Sulla cresta dell'onda
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Pietre che parlano:

Il "bucranio" sul Battistero di San Giovanni a Ventimiglia (IM)

di Sergio Pallanca

Sul lato sud-orientale dell'ottagono del tamburo del Battistero di San Giovanni, ad una certa altezza, si può notare una pietra di marmo bianco, di colore diverso rispetto alle altre grigie di arenaria. Per osservare meglio la pietra occorre recarsi nel vicino ex seminario, al secondo piano.

Battistero di San Giovanni
Battistero di San Giovanni

La pietra in questione, di circa 25 cm di base per 20 di altezza, posta vicino a un foro pontale, presenta due motivi a bassorilievo che appaiono rovesciati, evidenti nelle due foto che, per comodità di lettura, ho capovolto.

Il frammento presenta in alto e in basso profonde scanalature longitudinali; si tratta, evidentemente, di un frammento di cornice.

Un motivo, a sinistra per chi guarda dal basso, è una leggiadra ed elegante voluta; la seconda decorazione del frammento, molto più complessa, è una testa cornuta di toro: sembrerebbe un teschio, dato che si vedono le ossa nasali e le profonde orbite vuote.

Dall'unico corno rimasto integro, verso l'interno del frammento, pende una ghirlanda di fiori e foglie; anche le ossa frontali, all'attacco delle corna sono decorate con una ghirlanda, una corona.

Ecco quindi che abbiamo descritto il classico "bucranio", ossia lo scheletro di testa di bue che è una decorazione marmorea spesso presente nei monumenti sacri romani e greci, nelle metope di ordine dorico. Un illustre esempio si trova sull'Ara Pacis a Roma.

L'origine del bucranio è molto antica: se ne trovano tracce addirittura nell'arte mesopotamica del IV millennio a.C. e anche nella pittura funeraria egizia del II millennio a.C.

Dopo l'età romana ricompare nella pittura e scultura rinascimentali, nelle decorazioni dette"grottesche".

Battistero di San Giovanni

In particolare, si vede bene in molti antichi monumenti che il festone, ossia la ghirlanda decorativa, è avvolta attorno alle corna e cinge la fronte dello scheletro come, appunto, nel nostro caso.

Il festone ricorda le bende e le ghirlande di fiori che cingevano le vittime sacrificali. Quindi ci troviamo di fronte a una pietra che parla e ci dice molto.

Non si tratta di un simbolo cristiano, di un frammento bizantino di recupero dalla prima cattedrale del secolo VIII, quali i molti frammenti inglobati nella attuale Cattedrale e tuttora ben visibili, ma di un frammento decorativo marmoreo romano proveniente, probabilmente, dalla città nervina.

Controprova può essere la presenza nelle mura del Battistero di grossi conci ben squadrati di pietra della Turbia provenienti dal Teatro Romano, uno ben visibile nel piedritto del portale.

Un altro simbolo, quindi, è da aggiungere ai molti, visibili e invisibili, della Cattedrale e del Battistero di Ventimiglia.

Nella letteratura in mio possesso non ho trovato notizie di tale frammento; dunque lo porto a conoscenza del lettore sperando di aver fatto una corretta analisi.

Sergio Pallanca, marzo 2011