Sulla cresta dell'onda
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Pietre che parlano: le "caselle" di Grammondo (IM)

di Sergio Pallanca

Il monte Grammondo (1380 m ) ai nostri giorni è pochissimo frequentato, vi si recano turisti o escursionisti con buona gamba o, una volta l'anno, gli abitanti delle cittadine e frazioni italiane e francesi che sorgono nelle vallate limitrofe.

Infatti, a settembre si svolge in Gerri, presso il rifugio Gambino, la Festa della Montagna. Molti partecipanti alla festa si recano in Gerri addirittura in elicottero, tre-quattro minuti di volo e il gioco è fatto; a piedi si impiegano in media 2-3 ore.

Tornando con la fantasia ai tempi trascorsi, immaginiamo come fosse la conca di Gerri da "zeru": freddo, gelo e la montagna circostante non molto tempo addietro, ancora a memoria d'uomo.

Caselle di Grammondo

La montagna era terrazzata e coltivata; tuttora si vedono tracce di muri a secco "maixei" e di fasce ondulate e declivi; vi si coltivava l'orzo e il grano e, in tempi più recenti, la lavanda.

La coltivazione della lavanda era molto redditizia perché dal fiore si ricava l'essenza base per i profumi.

Non era nemmeno trascurabile l'attivitą pastorizia: pochi bovini, molte pecore e capre. I contadini-pastori provenivano da Olivetta, Airole, Collabassa, Villatella, Calvo; il cammino da percorrere per raggiungere il monte era molto lungo, quindi essi preferivano trascorrere molti giorni sul monte senza far ritorno alle loro case, per risparmiare tempo e fatica. Per ripararsi dalle intemperie e per riporre gli attrezzi da lavoro edificavano piccole costruzioni in pietra a secco, le "caselle".

Caselle di Grammondo

Tali costruzioni sono maggiormente diffuse nell'entroterra di Imperia, specialmente in alto sino al Pizzo d'Evigno e al monte Faudo ma discendono sin quasi al mare; per vederne qualcuna senza fare la fatica di camminare nei boschi, se si presta attenzione transitando sull'autostrada dopo Cipressa, verso Ventimiglia, sul lato monte se ne possono vedere molte, alcune ancora ben conservate.

Questo tipo di costruzione, simile ai Nuraghi sardi o ai Trulli pugliesi, si potrebbe far risalire ai Castellari degli antichi Liguri Intemelii; infatti, la tecnica impiegata è antichissima.

Ricalcano la tecnica della pseudo cupola e del Thòlos, antico edificio greco a pianta circolare e forma conica, per uso abitativo o funerario.

Vogliamo andare pił in là e azzardiamo: se sostituiamo alle pietre blocchi di neve compressa, abbiamo gli igloo degli eschimesi!

Le costruzioni di monte Grammondo sono relativamente grandi, presentano pianta circolare e forma a tronco di cono. La tecnica consiste nel sovrapporre, a secco, pietre in cerchi concentrici, che vanno via via restringendosi.

Le pietre aggettano verso l'interno e la fila a spirale è chiusa in alto da una lastra piatta, la "ciappa". La parte terminale, la cupola, veniva poi ricoperta di uno spesso strato di terra con funzioni di impermeabilizzazione.

Caselle di Grammondo

Come si vede dalle foto, era presente un'unica apertura, la porta, che permetteva l'aerazione e l'illuminazione dell'interno.

L'architrave della porta è formato da una grossa trave anch'essa di pietra, un grosso monolite: nella casella fotografata in Grammondo è addirittura sovrastata da un arco che ha la funzione di finestra, esempio - credo - rarissimo.

Ecco così che il pastore-contadino diventa anche muratore: oltre a costruire i muri a secco si costruisce anche i ripari, utilizzando le pietre che ha divelto dal terreno per renderlo arabile.

Le caselle del Grammondo, che io sappia, sono le uniche della zona intemelia, molto vicine al rifugio Gambino.

Con un po' di buona volontà potrebbero essere restaurate, senza alcuna spesa, utilizzando il pietrame locale; si potrebbero tagliare gli arbusti circostanti e pulire l'interno, ora ridotto a discarica, e tracciare nuovamente il viottolo di accesso. Sarebbe auspicabile anche un rilievo topografico.

Caselle di Grammondo

Per quanto concerne la datazione, il problema è arduo: alcuni fanno risalire la costruzione delle caselle al IX secolo, altri pensano addirittura ad epoche successive.

Posso notare che nel IX secolo esistevano tecniche più raffinate e i contadini dotavano le loro campagne più isolate di piccole casette edificate con pietre squadrate, fra loro legate con malta a base di calce.

Al piano terra erano collocate una o due stalle per i conigli e l'asino, e al piano superiore una piccola camera dotata di focolare per il contadino.

A mio parere la datazione delle caselle del Grammondo è da fissare in epoca remota, ai secoli VII-VIII, se non prima ancora.

Le caselle del monte Grammondo sono quindi un esempio di architettura rurale arcaica da preservare e valorizzare oltre che come patrimonio culturale anche a fini turistici.

Sergio Pallanca, Marzo 2011