Il Museo Civico di Diano Marina - istituito nel 1970 grazie agli sforzi congiunti del Comune, dei membri della Communitas Diani, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria e dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri - fu aperto al pubblico nel 1978, al secondo piano del Palazzo del Parco.
Il 5 settembre 2004, con il restauro dell'intero Palazzo, sono stati inaugurati i nuovi spazi espositivi, rinnovati, ampliati e dotati di strumenti multimediali, per meglio valorizzare la gran messe di reperti, arricchitisi nel tempo di nuovi materiali di scavo; ad essi si affiancano documenti dell'epoca napolenica e del Risorgimento, che annovera tra i suoi protagonisti il dianese Andrea Rossi.
Sono presenti documenti di interesse peleontologico - tra cui vasi in ceramica originari della Gallia e della Penisola Iberica, ritrovati nello scavo della mansio di San Bartolomeo al Mare - che attestano la storia del territorio dianese.
Gli insediamenti più antichi nell'area costiera risalgono all'età del bronzo ma, con le invasioni barbariche, la popolazione arretrò nell'entroterra fondando il Castrum Diani, oggi Diano Castello, e i borghi limitrofi.
Di particolare suggestione sono i reperti della nave a dolia romana, rinvenuta nel goldo dianese nel 1975 e poi sistematicamente scavata ad eccezione dello scafo, che, opportunamente protetto, giace tuttora sul fondale.
E' una nave "a corbita", simile a quella di Albenga, ma di minori dimensioni; proveniente dalla Spagna, trasportava un carico di vini e naufragò in età claudio-neroniana (41-68 d.C.) a un miglio e mezzo dalla costa e a circa 40 metri di profondità.
Schizzo esplicativo del sistema di stivaggio, dal Museo Civico di Diano
Il carico centrale era costituito da quattordici grandi dolia, le enormi giare di terracotta dell'antichità, la cui capienza media oscilla tra i 1200 e i 3000 litri. Questi recipienti presentano una forma sferica o oblunga e contenevano presumibilmente mosto o vino "sfuso" di qualità minore rispetto a quello contenuto nelle anfore, disposte fra gli spazi vuoti tra i dolia e stivate a prua e a poppa, su almeno tre file sovrapposte. Sono stati anche rinvenuti oggetti disparati per l'uso di bordo e della cucina, mentre dei grandi dolia sei sono stati collocati all'interno del Palazzo del Comune.
Anfora massaliote
Ceppi di ancore della nave dianese
Su uno dei doliola compare il "marchio di fabbrica"
Anfore della nave di Diano