Sulla cresta dell'onda
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Museo di Archeologia Ligure a Genova-Pegli

La statuetta di Pasherienaset si riunisce, dopo secoli,
al sarcofago e alla mummia del sacerdote

La statua ritrovata

Il 2006 d.C. è un anno molto importante nella lunga storia di Pasherienaset, il sacerdote egizio di cui il Museo di Archeologia Ligure conserva la mummia ed il sarcofago.

Ad Edfu nell’Alto Egitto circa 2600 anni fa, egli credeva fermamente che se il tempo e le sue offese avessero danneggiato irrimediabilmente l’integrità del suo corpo imbalsamato, solo la statuetta di pietra che lo rappresenta poteva garantire nell’Aldilà il giusto luogo di riunione per i vari elementi spirituali che compongono ciascun uomo e dare inizio alla sua “seconda” vita.

Questa statuetta rappresenta quindi, per Pasherienaset, la garanzia di possedere una dimora eterna per il suo ka, ovvero l’energia vitale.
Era giusto ed importante fare in modo che questo elemento essenziale del corredo del sacerdote fosse recuperato sul mercato antiquario dove finalmente, dopo una lunga ricerca condotta dal Museo Archeologico, era stato individuato nel 2004. Così, ed è cronaca nota degli ultimi mesi, la statuetta funeraria è stata acquistata all’asta da Sotheby’s e offerta in comodato al Comune di Genova dalla Fondazione “Edoardo Garrone” e un’esposizione temporanea alla Commenda di Pre’ ne ha ricostruito l’avventuroso viaggio attraverso i secoli ed i continenti.

A partire dal 27 gennaio 2006, dopo secoli di separazione, la statuetta in pietra che rappresenta idealmente il sacerdote si è riunita al suo proprietario al Museo di Archeologia Ligure, un evento senz’altro raro in egittologia, e può essere ammirata dal pubblico nel contesto della rinnovata Sala Egizia del Museo.

In occasione di questo importante avvenimento, sono stati attivati nuovi percorsi sulla civiltà egizia e nuovi laboratori per le scuole, a cura delle archeologhe del Museo: “In viaggio verso l’eternità”, incentrato sul corredo, i rituali e gli amuleti magici del sacerdote egizio; “Come un dio-animale egizio”, le divinità-animali e i rapporto tra natura e civiltà egizia; mentre prosegue la possibilità di giocare all’Egittoca, percorso-gioco per scoprire i segreti della civiltà egizia.


Pasherienaset: un viaggio attraverso tre continenti

Pasherienaset

Sappiamo che Pasherienaset era vissuto ad Edfu, fra il VII e il VI secolo a.C.

Edfu, di cui Behedet era uno dei nomi antichi, era un importante centro religioso dell’Alto Egitto meridionale. Crocevia strategico tra Tebe e Assuan, dalle quali dista un centinaio di chilometri, e le piste carovaniere, si estendeva in riva al Nilo, in posizione lievemente elevata, al riparo dalle acque della piena.

Ad Edfu Pasherienaset era votato al servizio del dio falco-Horo e di Hathor, la Dorata e dirigeva funzioni in onore di Osiride e di Iside nel grande tempio consacrato al dio Horo di Behedet che vi fu oggetto di culto fin dall’età predinastica ed è simboleggiato dal disco solare alato.

Discendeva da una importante famiglia di sacerdoti di cui il padre e il nonno avevano ricoperto le prestigiose cariche di “primo sacerdote” e “sovrintendente ai sacerdoti”. Il benessere derivato dalla sua posizione sociale, si evince anche dallo studio del suo scheletro che non presenta particolari patologie; infatti muore a circa 40 anni, l’età media di morte presso gli Egizi dell’epoca.

Il luogo esatto della sepoltura di Pasherienaset, è tuttora sconosciuto, ma doveva trovarsi nella necropoli di Nag el-Hassaia, una delle aree cimiteriali di Edfu, che si estende a 12 chilometri circa a sud della città. Le tombe rinvenute, riconducibili dalla XXVI dinastia all’età greco-romana, si presentano sia articolate in più ambienti rupestri, sia come semplici pozzi funerari.. Oltre al sarcofago racchiudente il suo corpo imbalsamato e la statuetta, nella sua tomba erano verosimilmente custoditi i vasi canopi, la stele funeraria e gli ushabti, come lasciano supporre gli elementi di corredi provenienti da altri contesti della stessa necropoli.

Alcuni tra gli innumerevoli oggetti riportati alla luce a Nag el-Hassaia - sarcofagi o frammenti di sarcofagi, vasi canopi, contenitori per ushabti e stele che vari Musei conservano - recano il nome di membri della sua numerosa famiglia.

Non sappiamo quando la tomba del nostro sacerdote è stata violata, e se a seguito di scavi clandestini o regolari ma non documentati. E non sappiamo neppure se il corredo della sua tomba sia finito nelle mani di mercanti senza scrupoli o donato a illustri personaggi, locali e non, secondo consuetudini consolidate.

Il sarcofago e la mummia di Pasherienaset furono donate al Museo Archeologico di Genova da Emanuele Figari, la cui famiglia soggiornò a lungo in Egitto: forse appartenevano al padre Tito Cao, o al prozio, il famoso Antonio Figari, che introdusse nel corso dell’Ottocento la farmacopea occidentale in Egitto e fu insignito del titolo di bey, “signore”, per i suoi meriti scientifici. A Genova, nel 1931, si conclude il viaggio di Pasherienaset e del suo sarcofago.

Un destino diverso e più avventuroso era riservato alla sua statua. Le prime notizie certe ci conducono al Cairo e ad Alessandria d’Egitto, alla fine dell’Ottocento, nelle dimore di un illustre personaggio politico della comunità armena: Tigrane Pacha d’Abro, primo proprietario noto della statuetta. Uomo di cultura, amante dell’archeologia, membro del Comitato d’Archeologia del Cairo, fu un grande collezionista d’antichità egizie che conservava nei suoi palazzi del Cairo e di Alessandria, i cui giardini erano abbelliti dai pezzi più monumentali.

Fu Michel Abemayor, mercante d’arte ebreo al Cairo a cavallo fra ‘800 e ‘900 ad acquistare la maggior parte della collezione di Tigrane Pasha, dopo la sua morte. La sua famiglia si trasferì a New York negli anni ’50, continuando l’attività in Madison Avenue. Dopo una breve apparizione nel catalogo di una mostra di scultura dell’età saitica tenutasi al Brooklyn Museum nel 1960, della statuetta si persero le tracce, per ricomparire all’asta di Sotheby’s nel dicembre 2004, quando è stata comprata dalla Fondazione Edoardo Garrone. Sappiamo così che l’ultimo proprietario noto della statuetta è stata una importante collezionista e commerciante d’arte parigina, Marianne Maspero, che è stata sposata a un Maspero, nipote del celebre egittologo, Direttore del Museo Nazionale del Cairo, Gastone Maspero.


La Statua di Pasherienaset

La scultura che ritrae idealmente Pasherienaset,, presenta la superficie liscia e la struttura compatta tipiche della produzione statuaria della XXVI dinastia (664-525 a.C.) – detta saitica, dalla città di origine dei suoi sovrani, Sais, nel Delta occidentale – la cui cultura e i cui gusti erano rivolti al glorioso passato del Paese, e che ha rappresentato l’ultimo momento di indipendenza politica dell’Egitto. Questa tendenza, espressa attraverso scelte stilistiche e iconografiche “arcaiche”, rinnovate e reinterpretate con la maturità tecnica e la maniera proprie del periodo, si manifesta nella tipologia e nella forma generale, nell’atteggiamento e nel costume, che riecheggiano opere regali della IV dinastia (2575-2465 a.C.). L’idealizzazione del corpo, ritratto nella pienezza del vigore e inscritto in uno schema formale che conferisce un’apparente fissità alla figura, adempiva pienamente ai requisiti di completezza e perfezione che la vita ultraterrena esigeva. L’emozionante contatto diretto consente di apprezzarne la compattezza generata dalla forte coesione dei volumi delle varie parti del corpo, i quali si iscrivono nel blocco litico originario dal quale il personaggio sembra emergere senza che ne siano liberate né le braccia ben modellate, né le gambe con malleolo e piede ben evidenziati. Particolari come le clavicole emergenti alla base del collo, l’ampiezza dei muscoli pettorali con capezzolo evidenziato e la lunga depressione mediana che divide verticalmente le fasce muscolari del torso, consentono di datare l’opera alla prima metà della XXVI dinastia.


Ritratto di un sacerdote

L’immagine, alta 25 centimetri, poggia su una base parallelepipeda ed è addossata a un pilastro dorsale. Pasherienaset è ritratto in piedi, la gamba sinistra avanzata rispetto alla destra: il movimento conferito alla figura da questo incedere si contrappone alla staticità della parte superiore del corpo, con busto eretto e braccia tese lungo i fianchi. Il sacerdote indossa un gonnellino corto, formato da un tessuto di lino drappeggiato attorno ai fianchi e trattenuto da una semplice cintura a nastro; tale indumento, shendyt in antico egiziano, era tradizionalmente portato dai sovrani con significato paragonabile a quello degli emblemi regali. Il capo è coperto da una voluminosa parrucca liscia di lunghezza media, che scende bassa sulla fronte e lascia scoperte le orecchie. Il volto, pieno e di carattere giovanile, ha tratti somatici enfatizzati, tra cui spiccano i grandi occhi sormontati da sopracciglia arcuate, il naso lievemente camuso, la bocca dalle labbra carnose e gli zigomi, alti e prominenti.


L’iscrizione

Il pilastro dorsale reca l’iscrizione volta a identificare la statua al suo proprietario. Disposti su due colonne senza divisori verticali, i caratteri geroglifici, lineari ed eseguiti con incisione nitida e sicura, compongono il nome, i titoli e la genealogia di Pasherienaset. Sulla colonna di destra inizia la consueta formula d’offerta: “Offerta che dona il re a Horo di Behedet, Dio Grande e Signore del Cielo, (affinché) conceda offerte (consistenti) in pane e birra al servitore di Horo, servitore della Dorata, sacerdote di Osiride Khentisehnetjer, sacerdote di Iside-Hededet, assistente della terza phylae e sacerdote di Iside-Menset, Pasherienaset giustificato, figlio del primo sacerdote di Horo di Behedet e servitore della Dorata, Padiaabehedet (giustificato), figlio del profeta di Amon in Karnak e sovrintendente ai sacerdoti di Horo di Behedet, Patjenfi giustificato”.

Secondo le credenze degli Egizi, al momento della morte i vari elementi spirituali, le “anime”, che compongono un uomo si separano dal corpo. Se il corpo si preserva intatto, ad esso si ricongiungono e, rianimandolo in eterno, danno inizio alla “seconda” vita. Ma se il corpo viene distrutto, solo la statua che reca il nome può sostituirlo. Questa statuetta rappresenta quindi, per Pasherienaset, la garanzia di possedere una dimora eterna per il suo ka, ovvero l’energia vitale.


Museo di Archeologia Ligure
Via Pallavicini 11
16155 GENOVA PEGLI

tel. 010/6981048
informazioni e prenotazioni 010/6984045
www.museoarcheologicogenova.it
e-mail: archligure@comune.genova.it

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