Sulla cresta dell'onda
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OSTIA ANTICA

Una costante tradizione romana, mantenutasi da Ennio fino a S. Girolamo, pone la fondazione di Ostia nel luogo dove, secondo la poetica leggenda esaltata da Virgilio, sarebbe sbarcato Enea, progenitore dei Latini.

Secondo una tradizione ormai consolidata, anche se non sufficientemente chiarita dalle risultanze archeologiche, il quarto re di Roma, Anco Marzio, presumibilmente intorno al 630 a. C., decise di assicurare il controllo del fiume Albula - poi chiamato Tevere - al fine di dare uno sbocco sul mare a Roma ed impadronirsi delle saline.

A tale scopo avrebbe sottomesso i diversi insediamenti laziali che contrastavano il cammino di Roma verso la costa, e avrebbe fondato una colonia chiamata Ostia, poiché assicurava l'ostium, cioè la foce del Tevere.

Rimane incerta l'ubicazione di tale primo insediamento, che poteva trovarsi in prossimità della foce, oppure nell'area del borgo medievale di Gregoriopoli (il nucleo centrale dell'attuale Ostia Antica), dove sono state rinvenute ceramiche arcaiche.

Le testimonianze archeologiche del periodo repubblicano sono più chiare e dimostrano che all'inizio del IV secolo a.C. i Romani, conquistata Vejo, fondarono un castrum, ossia una cittadella fortificata presso la foce, per assicurarsi il controllo della bassa valle del Tevere e della costa, soggetta alle incursioni dei Greci e dei Siracusani.

Questo evento corrisponde all'incirca all'emissione della prima moneta romana che, avendo per conio una prora di nave, potrebbe essere messa in rapporto con quella fondazione.

Gli scavi effettuati nella seconda metà del secolo scorso ci permettono di ammirare alcuni tratti ben conservati delle mura del Castrum repubblicano e di conoscerne le dimensioni e la struttura. Le mura delimitano una cittadella di forma rettangolare di m. 194 x 125, attraversata in origine da due strade principali (decumano e cardine) che si incrociavano al centro, dividendo l'area interna in quattro parti uguali; alle estremità delle strade si aprivano quattro porte.

Ostia segnò dunque la prima affermazione di Roma sul mare e ne accompagnò lo sviluppo e la potenza sia navale che commerciale. Entro il III secolo a. C. i Romani imposero la propria egemonia sull'Italia centrale, assoggettando Etruschi, Latini, Volsci e Sanniti.

La conseguente stabilità politica favorì l'espansione dell'abitato di Ostia fuori le mura del castrum che, da postazione essenzialmente militare, si trasformò in urbs, cioè un centro animato a carattere commerciale, preparandosi a divenire l'emporio dell'Impero di Roma.

Grandi navi onerarie portavano a Ostia derrate alimentari, vino ed altri prodotti, che venivano inoltrati a Roma risalendo il fiume. Fu pertanto concepito il progetto, attribuibile ad Augusto, di dotare Ostia di un vero e proprio porto.


dolia
dolia
Dolia, ossia enormi giare in terracotta, la cui capienza oscilla tra i 1200 e i 3000 litri, conservate nell'area archeologica di Ostia Antica. Altri monumentali Dolia provenienti dalla nave ritrovata nel golfo di Diano Marina sono conservati presso il Comune e presso il Museo civico archeologico di quella città
dolia I dolia erano usati per stivare derrate alimentari, sia liquide (olio, vino, mosto e i loro derivati), sia solide (cereali, uva e fichi). A volte erano interrati nei giardini per la coltivazione di piccole piante, mentre Varrone e Plinio descrivono un impiego particolare: il dolium glirarium era munito all'interno di canali a forma di spirale che correvano lungo le pareti e ospitavano ghiri, che i Romani allevavano come leccornìa.

L'idea fu messa in atto dall'imperatore Claudio che, nel 42, pose mano alla realizzazione di un bacino artificiale, pur tra l'opposizione dei contemporanei, fondata sulla previsione di costi ingenti e sul timore di insabbiamenti dovuti alla vicinanza del Tevere. L'Imperatore aveva infatti scelto un sito a circa 3 km a nord della foce del fiume, costituito da un ampio bacino per metà nella terra ferma, con due moli a tenaglia, protesi in mare a delimitare un'ampia superficie. Un faro fu innalzato, secondo Plinio, su una nave di oltre 1000 tonnellate, mentre altri autori lo collocano su un'apposita isola artificiale.

I lavori furono così difficili e costosi che al loro compimento occorsero anni, sicché non Claudio poté inaugurarlo, ma Nerone nel 64, che volle tramandare l'effigie del nuovo Portus Augusti su alcune monete.

moneta Nerone Moneta di Nerone emessa nel 64 d. C., che commemora Portus affollato di navi

Questo primo impianto portuale fu affiancato dai primi magazzini (horrea), mentre la città si arricchiva di templi, domus di famiglie facoltose, tabernae per la vendita di cibi e bevande, e altri edifici commerciali, mentre al II sec. risalgono i primi sepolcri di una vasta necropoli.

Verso il 49 a.C. Ostia ricevette da Roma una nuova costituzione che le concedeva maggiore autonomia, con l'istituzione di una decuria affiancata da magistrati annuali, mentre fino a quel momento le attività di governo erano state esercitate dalle autorità romane.

Durante i primi tre secoli dell'Impero la città si accrebbe per sviluppo ed importanza, ospitando una popolazione cosmopolita che raggiunse all'incirca i 50.000 abitanti, e divenne il quartiere commerciale di Roma, alla quale era strettamente collegata attraverso la via fluviale del Tevere e la via Ostiense.


via Ostiense Tratto della via Ostiense, che collegava Ostia con Roma (Pellegrino 2000)
decumano
Tratto del Decumanus maximus, in età imperiale, orientato per est-ovest, che si interseca con assi ad esso perpendicolari, detti cardini, orientati per nord-sud. Il decumano era largo circa nove metri, così da assicurare lo scorrimento agevole in entrambi i sensi, per una lunghezza di circa un chilometro e mezzo, dalla Porta Romana, sulla via Ostiense, alla Porta Marina, sul litorale. (Pellegrino 2000).

L'inaffidabilità del bacino di Claudio era stata tuttavia dimostrata già nel 62 d.C., quando una tempesta aveva distrutto non meno di duecento navi. Traiano, pertanto, costruì un bacino più interno e sicuro, di forma esagonale, scavando e allungando il canale di comunicazione tra il porto e il fiume, cioè l'attuale "canale di Fiumicino", al duplice scopo di scongiurare allagamenti e insabbiamenti, e di alleggerire il traffico alla foce del Tevere.

L'intervento di Traiano migliorò notevolmente la capacità e l'efficienza del porto di Roma, e determinò l'aumento della comunità di residenti nel territorio circostante e anche il cambiamento della denominazione da Portus Ostiensis a Portus Traiani o anche semplicemente Portus, comprendendosi sotto tale nome anche l'insediamento intorno al porto stesso.

Il bacino traianeo, portato alla luce e restaurato negli scorsi anni Trenta, misurava 358 m. di lato, occupava una superficie di circa 33 ettari e consentiva l'attracco contemporaneo di almeno 200 navi di grande tonnellaggio, nonché lo svolgimento di tutte le operazioni connesse con il traffico di merci. Aveva le sponde "a scarpa", aveva una profondità media di 5 metri, era inclinato verso mare ed era lastricato con grandi pietre che ne facilitavano la manutenzione.

antica incisione
J. Blaeu, Utriusque portus Ostiae delineatio, incisione sec. XVII, presso la Biblioteca Clementina a Roma (da Clemente Marigliani, Storia dei porti di Anzio, Roma, Rubino Editrice 2000)

Nel IV secolo il porto fu protetto da un circuito di mura difensive, oggi parzialmente visitabili nel settore che comprende il canale d'ingresso al bacino esagonale e i cospicui resti dei magazzini traianei.

Nel 1957 sono stati portati alla luce i resti affioranti del molo destro del porto di Claudio, adiacenti all'attuale Museo delle Navi di Fiumicino, insieme con murature di un edificio con tracce degli originari affreschi; poco discosto si incontra l'area archeologica di Monte Giulio, dove sono emerse altre strutture che prospettavano sul bacino, attribuite al II secolo.

Durante la costruzione dell'aeroporto "Leonardo da Vinci" sono stati recuperati i relitti di imbarcazioni, attualmente conservati nel Museo delle Navi, che si ipotizza appartenessero a un "cimitero" di navi abbandonate in un'area periferica del bacino, perché ormai inutilizzabili.


porto di Traiano Il porto di Traiano. (F. Corni 1994, riel. G. Mulas 1997)

Il porto traianeo, con le sue strutture e gli adiacenti insediamenti, tuttavia, non influì sensibilmente sul successivo decadimento della vita civile e commerciale della vicina Ostia, di cui si accrebbero anzi lo sviluppo e l'importanza. Collegata al porto mediante una strada che attraversava l'Isola Sacra con numerosi traghetti sul fiume, essa rimase il centro di una fiorente vita cittadina, sede della vasta organizzazione annonaria della capitale.


Si spiegano così il moltiplicarsi dei suoi monumentali edifici pubblici e religiosi, dei suoi magazzini, delle sue eleganti abitazioni, il decoro delle sue botteghe, la perfetta fognatura delle strade. Caligola la dotò di una conduttura ad acqua, Claudio vi pose un distaccamento di "vigili del fuoco" per proteggerla dagli incendi e sotto di lui cominciarono a sorgere i grandi horrea per deposito del grano; con Traiano si intensificò un sempre crescente numero di magazzini e di taberne, e furono costruite case a schiera per la piccola borghesia.


tabernae
Le taberne - Numerose erano, lungo le vie e i portici della città, le botteghe e le osterie, come ad esempio la Caupona di Fortunato, un piccolo locale in origine appartenente ad una casa benestante, e poi destinato alla vendita delle bevande, come si desume dalla presenza di un'iscrizione musiva pavimentale degli inizi del III sec.: (dicit) Fortunatus vinum e cratera quod sitis bibe [dice Fortunato: se hai sete, bevi dal cratere]. A fianco del Macellum, destinato al commercio delle carni, nel III sec. d.C. furono edificate due botteghe di pescivendoli, attrezzate con tavoli e vasche per il lavaggio. Il mosaico pavimentale di una delle due rappresenta un delfino che addenta un polpo, mentre la scritta sembra uno scongiuro: Inbide calco te, ossia "o invidioso, ti calpesto" (Pellegrino 2000).

I Grandi Horrea di Ostia, ampliati e ristrutturati tra la fine del II e gli inizi del III sec. d.C., sono una delle più importanti strutture di immagazzinamento del porto. L'edificio la cui facciata principale era sul lato nord, verso il Tevere, consiste di 64 celle che gravitavano intorno a un cortile occupato al centro da un portico a colonne di tufo; in età commodiana furono aggiunte altre due serie di celle parallele, addossate a un muro di porfido, che vennero dotate di suspensurae, cioè pilastrini su cui poggiava il pavimento. Ciò indica che i magazzini erano destinati ad accogliere il grano che, con tale accorgimento, veniva isolato dall'umidità.

Durante l'Impero di Adriano la città si trasformò profondamente, con larghi piani regolatori che ricostruirono interi quartieri; quest'intensa attività edilizia continuò con gli Antonini e i Severi che inaugurano l'ampliamento del Teatro iniziato da Commodo e il rinnovamento del cosiddetto Piazzale delle Corporazioni, punto di riferimento per quanti operavano nel campo delle importazioni delle merci dalle Province.

Il Piazzale delle Corporazioni è una vasta area scoperta, circondata su tre lati da un portico, un complesso singolare che non si ritrova in nessun'altra delle città romane a noi note.

Costituito da un doppio portico situato dietro il proscenio del Teatro, il Piazzale era stato concepito in epoca augustea come porticus post scenam, per il riparo dalle intemperie o per il passeggio degli spettatori negli intervalli tra le rappresentazioni.

A partire dalla metà del sec. II il complesso venne gradualmente abbellito con mosaici che, con le loro raffigurazioni e iscrizioni, alludevano ai traffici e ai vari tipi di commercio esercitati dalle singole corporazioni di lavoratori.

Nel corso del III sec., tramite divisori, nella navata interna furono ricavate 61 stanzette (stationes): erano gli uffici di rappresentanza di imprenditori e negozianti e delle diverse compagnie marittime che assicuravano il traffico mercantile tra Roma e svariate località del Mediterraneo, che in tal modo intendevano pubblicizzare le proprie attività commerciali, peraltro chiaramente raffigurate nei pavimenti a mosaico: alcune delle iscrizioni che accompagnano le immagini emblematiche dei mosaici appartengono per esempio ad armatori, produttori di cordami e misuratori di grano, provenienti da Cartagine, Cagliari, Porto Torres, Narbona, Alessandria ecc.

mosaico Cagliari Nave tra due moggi. L'iscrizione significa "gli armatori e i commercianti di Karales", ossia l'antico nome di Cagliari
mosaico imbarcazioni Il mosaico rappresenta un facchino nell'atto di trasbordare anfore da una nave oneraria a un'imbarcazione fluviale
mosaico delfini Un faro, due navi e delfini. Dall'iscrizione si può desumere che la "stazione" apparteneva ad armatori di Syllectum, una città nell'odierna Tunisia
mosaico Misua Sotto le navi, due pesci ai lati di un moggio. L'iscrizione navikularii minuenses hic indica la corporazione degli armatori di Misua, città nei pressi di Cartagine

Verso la metà del II secolo d.C. fu istituito il Collegio dei Fabbri Navali, con adiacente tempio, ossia la sede di una delle più potenti corporazioni ostiensi, che riuniva armatori, carpentieri e costruttori navali, e quindi deteneva il controllo della flotta.

Emblematiche della prosperità di Ostia sono le terme, tra le quali ben conservate nella parte musiva sono quelle dette "di Nettuno", complete di palestra e sottostante grandiosa cisterna.

mosaico Nettuno
L'ingresso delle terme è decorato con un mosaico straordinariamente ben conservato, che rappresenta Nettuno trasportato da ippocampi, con un corteggio di delfini e creature fantasticihe.

Tuttavia, a partire dalla fine del III secolo ebbe inizio il declino di Ostia città, sia a causa della crisi politica ed economica che affliggeva l'Impero, sia per l'importanza assunta da Porto, presso cui col tempo si erano trasferite tutte le attività commerciali: era ormai diventata una città a sé, alla quale Costantino, chiamandola Civitas Constantiniana, aveva dato i diritti municipali, sottratti a Ostia, e aveva assegnato un vescovo nel 314.

Da allora Porto, precedentemente detta Portus Ostiae o Portus Augusti, si chiama Portus Romae; è dunque ormai quest'ultima, e non più Ostia, che va collegata con Roma, e infatti la Tabula Peutingeriana ci dà un'efficace rappresentazione delle mutate condizioni di Ostia e Porto.

Tabula Peutingeriana
La Tabula Peutingeriana è considerata la copia di un itinerarium di epoca tardo-imperiale, probabilmente ripreso da un modello anteriore, appartenuta nel Cinquecento all'umanista tedesco Konrad Peutinger. Suddivisa in undici fogli per esigenze di conservazione, la Tabula era originariamente costituita da un rotolo di pergamena lungo quasi sette metri per soli 34 cm di altezza e rappresenta le strade principali per uno sviluppo di oltre 100.000 km, stazioni di posta, fiumi, città, terme, porti, foreste, insediamenti, granai e quant'altro rivestisse un interesse pratico. Poiché la mappa, policroma e molto gradevole, era esclusivamente rivolta alla rappresentazione e alla rapida visione di ciò che era utile all'amministrazione imperiale, l'accuratezza cartografica non rientrava nelle esigenze dei suoi estensori. Essa, infatti, non è in scala ed è tanto compressa in senso verticale, che la distanza tra Roma e Cartagine risulta inferiore a quella tra Roma e Napoli, mentre la Liguria e l'Africa sono separate da un Mediterraneo nastriforme. Nel IV frammento - di cm 59.3x33 - è rappresentata Roma, personificata nella figura di una divinità assisa in trono, mentre sulla costa è imponente Porto a qualche distanza da Ostia, raffigurata senza alcun risalto (Vienna, Österreichische Nationalbibliothek, Codex Vindobonensis 324). Riproduzione integrale alla pagina http://terra.antiqua.free.fr/table_peutinger.html

Nell'alto medioevo si manifesta il reale definitivo decadimento della città e del suo territorio e anche del porto, e già alla metà del sec. V lo scrittore Procopio forniva un'immagine di Ostia tagliata fuori da ogni comunicazione, essendo la navigazione del Tevere piena di ostacoli e la via Ostiense ormai ricoperta da boschi.

La Chiesa non poté ridare ad Ostia alcun vigore. Nel IX secolo vi furono tentativi da parte di Gregorio IV e Nicola I di affidarle una funzione militare, munendola di mura e di torri; e la foce del Tevere tornò ad essere luogo di transito per navigli di offesa e di difesa, come quelli dei Saraceni che la flotta di Giovanni VIII, partita da Ostia, disperse a Terracina; e nelle acque di Ostia si svolse la grande battaglia, glorificata da Raffaello nelle stanze vaticane, vinta contro i Saraceni dalle galere di Amalfi, Gaeta e Napoli, alleate della flotta e dell'esercito di Leone IV, che si era recato ad Ostia nella basilica di S. Aurea a benedire gli armati.

Alla fine del 1400 Giuliano della Rovere, poi salito al soglio pontifico come Giulio II, fece costruire la rocca intorno alla torre innalzata cinquant'anni prima da Martino V. Ostia, luogo di approdo e di partenza, riacquistò vita commerciale, tanto che nel secolo XVI la via Ostiense era indicata come la più frequentata nel commercio di Roma e la sua dogana, collocata appunto nella Rocca, divenne la principale dell'Urbe.


Rocca Giulio II
La Rocca, sulla sponda sinistra del Tevere in un'incisione cinquecentesca conservata presso l'Istituto Nazionale per la Grafica. Progettata dal fiorentino Baccio Pontelli, la fortezza fu terminata nel 1487 da Giuliano da Sangallo e fu affrescata in alcune sale da Baldassarre Peruzzi nel Cinquecento. Ha pianta triangolare e presenta agli angoli due torrioni cilindrici e un mastio, anch'esso cilindrico, di circa 24 metri di altezza e ben 15 metri di diametro, con funzioni di avvistamento.
Rocca oggi La Rocca oggi. Per saperne di più visita www.mondimedievali.net.
Una pagina molto documentata e illustrata, in lingua inglese, in un sito sconfinato, incentrato sulle bellezze della Roma papalina, con molti e vari argomenti collaterali, tra cui le tante ricche pagine dedicate alle fortificazioni veneziane in Grecia.

Ma questo periodo di nuova fioritura ebbe vita breve, anche a causa del nuovo corso che assunse il Tevere in seguito ad una devastante alluvione nel 1557: la piena delle acque cancellò l'ampia ansa su cui sorgeva la Rocca Giulia, che pertanto - oramai distante dal fiume - perse la sua funzione daziale e militare e, non più tappa del commercio fluviale, fu praticamente abbandonata.

Rimase ancora importante il commercio del sale, per l'estrazione del quale vi furono costantemente in Ostia un certo numero di abitanti stabili, ma anche questa grama vita mercantile cessò quasi del tutto con la riapertura del canale di Fiumicino nel 1613; alla fine del '700 si contavano nel territorio, ormai micidialmente malarico, solo 156 lavoratori che cercavano di bonificarlo, ridottisi poi al principio dell'800 a un centinaio di galeotti del governo papale: la città ricca e fiorente era ormai divenuta una località incolta e deserta, un cumulo di rovine abbandonate.

Già alla fine del secolo XIX i papi avevano dimostrato qualche attenzione sia alla bonifica del territorio sia al recupero dei reperti monumentali, assegnando agli scavi i forzati appositamente deportati nella Rocca di Giulio II, ma la resurrezione archeologica e la redenzione agricola di tutta la zona ostiense avvenne infine per opera dello Stato italiano all'inizio del Novecento.

I primi scavi sistematici a scopo scientifico ebbero inizio nel 1909 e sono continuati fin da allora più o meno ininterrottamente, rimettendo in luce la topografia ed il grandioso aspetto monumentale della città e del suo porto.

In aggiunta al mutato corso del Tevere avvenuto nel XVI secolo, un secondo elemento di differenziazione tra l'attuale morfologia ostiense e il nucleo antico riguarda la linea di costa, oggi avanzata di circa quattro chilometri rispetto all'area archeologica, per effetto dei detriti trasportati dal fiume nel corso dei secoli.

La Rivista Marittima pubblicò nel 1876 un ampio studio geologico del prof. G. Ponzi, intitolato Il Tevere e il suo delta, che spiega i motivi endogeni di tale avanzamento e ne dà la cronologia approssimativa, illustrata da una Carta idrografica e topografica / del delta del Tevere / ... 1:30.000 / dell'ingegnere R. Canevari / per il bonificamento dell'Agro Romano / ridotta / dal prof. G. Ponzi / a carta geologica / per dimostrarne la formazione e l'avanzamento / 1875.

avanzamento del Tevere
Avanzamento approssimativo della linea di costa alla foce del Tevere, secondo i rilievi di G. Ponzi:
A. Linea di costa alla fondazione di Ostia, da parte di Anco Marzio, nel 633 a.C.
B. Dopo 743 anni Traiano aggiunse il suo porto al precedente di Claudio. Il fiume era avanzato di circa 950 m., con una media annua di m. 1,28
C. Nel 1569, dopo 1459 anni (innalzamento della Torre di Pio V), l'avanzamento era di m. 1750, con una media annua di m. 1,20
D. Nel 1662, dopo 93 anni (innalzamento della Torre di Alessandro VII), l'avanzamento era di m. 550, con una media annua di m. 5,91
E. Nel 1773, dopo 111 anni (innalzamento della Torre di Clemente XIV), ), l'avanzamento era di m. 450, con una media annua di m. 4,05
F. Nel 1874, dopo 101 anni, l'avanzamento era di m. 400, con una media annua di m. 3,96

Sulla carta abbiamo evidenziato in blu l'ansa del Tevere, cancellata dall'alluvione del 1557.

Una suggestiva ricostruzione virtuale di Ostia antica, realizzata da Angelo Coccettini e Marzia Vinci per il Dipartimento Archeologico dell' Università di Ginevra è in www.artrecon.com, come pure nel sito di Marzia Vinci www.colonia-ostiensis.com

Per sapere e vedere tutto di Ostia visita il sito www.ostia-antica.org

La storia di Roma, con particolare riferimento alla nautica, al sito www.romaeterna.org; pagine splendide sono dedicate a specifici aspetti navali e marittimi del mondo romano.

Bibliografia essenziale
Becatti G., I mosaici e i pavimenti marmorei, Roma 1961
Meiggs R., Roman Ostia, Oxford 1973
Pavolini C., Ostia, (Guide archeologiche Laterza), Roma 1983
Pellegrino A., Ostia Antica: guida agli scavi, Roma 2000

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