Sulla cresta dell'onda
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I templi di Hera, Nettuno e Cerere, a Paestum, e la "Tomba del Tuffatore"

La "Piana di Paestum" e le retrostanti alture di Capaccio erano abitate già nella preistoria; verso la metà del VII secolo a.C. l'area fu invasa da coloni greci i quali, intorno al 600 a.C., fondarono una città che chiamarono Poseidonia, in onore del dio del mare. Innalzarono anche, nei pressi della foce del Sele, un santuario alla Hera di Argo, presto entrato nel mito del mondo greco, di cui Strabone racconta che si attribuisse la fondazione a Giasone.

Tempio di Hera
La Basilica dedicata ad Hera e costruita verso il 540/530 a.C., presenta 9 colonne sul fronte e 18 sui lati lunghi.

La città, insidiata dagli Etruschi insediati al di là del fiume, fu difesa con mura imponenti e, raggiunto in breve tempo un alto livello economico e culturale, fu dotata di splendidi templi dorici; divenne quindi obiettivo di conquista da parte dei Lucani, che la occuparono intorno al 400 a.C., mutandone il nome in Paistom.

Tempio di Nettuno
Il tempio di Nettuno, costruito verso la metà del V secolo a.C., ha 6 colonne sui lati corti e 14 su quelli lunghi.
Tempio di Cerere
Il tempio di Cerere, nel settore settentrionale della città, dedicato ad Atena, fu costruito alla fine del VI secolo a.C.

Dopo alterne vicende fu assoggettata dai Romani che, nel 273 a.C., vi fondarono la colonia di Paestum e ne accentuarono lo splendore, costruendovi edifici imponenti quali il portico del foro, le terme, l'anfiteatro ed il cosiddetto Tempio della Pace. Sul finire dell'Impero un insieme di circostanze sfavorevoli - le mutate esigenze politiche di Roma, le incursioni saracene, la malaria - ne decretò la decadenza e la popolazione si spostò sui colli retrostanti, fondandovi Caput Aquìs, da cui il nome "Capaccio" del centro odierno.

Il nuovo nucleo accrebbe rapidamente la propria rilevanza commerciale e strategica, e culminò al tempo di Federico II, ma fu da questi raso al suolo nel 1246, a seguito della congiura dei baroni contro l'Imperatore.

Dell'antica Poseidonia/Paestum, distrutta e dimenticata, erano rimasti i templi, celebrati dai letterati rinascimentali e definitivamente riscoperti ed esaltati, all'inizio del Settecento, da poeti e artisti di fama - Goethe, Shelley, Canova - che ne diffusero la notorietà nell'intera Europa.


Nel giugno 1968 fu scoperta - a 1,5 km. a sud di Paestum, in località Tempa del Prete, sede di una necropoli frequentata ininterrottamente dal VI al IV sec. a.C. - una sepoltura, nota come "Tomba del Tuffatore", attribuita intorno al 480 a.C. Deve il suo nome al soggetto dipinto all'interno del lastrone di copertura, che costituisce l'unico esempio di pittura funeraria di matrice greca della città. La tomba è un sarcofago, le cui pareti sono decorate con scene conviviali, mentre il lastrone di copertura reca sulla faccia interna l'immagine di un uomo che, dall'alto di una specie di colonna di blocchi di pietra a base quadrangolare, si tuffa in uno specchio d'acqua increspata, fra due alberi stilizzati.

A differenza delle contemporanee sepolture dipinte etrusche, costituite da ampie camere affrescate visitabili dai vivi, la decorazione di questa tomba è rivolta verso l'interno e quindi destinata al solo defunto. Sul significato del dipinto, l'ipotesi più accreditata è che l'immagine - senza alcun riferimento realistico all'esistenza terrena del sepolto - rappresenti simbolicamente il passaggio dalla vita alla morte: le colonne segnerebbero i confini del mondo terrestre, mentre lo specchio d'acqua si potrebbe identificare con il fiume che conduce all'oltretomba.

Tomba del Tuffatore La tomba del Tuffatore

In aggiunta al suo valore di documento unico nel suo genere, il dipinto rappresenta una conferma dell'importanza dell'acqua nella simbologia antica, peraltro attestata dalla presenza frequente, nei luoghi di culto, di bacinelle di varie dimensioni e materiali diversi, che simboleggiano i riti di purificazione.


Per saperne di più visita la pagina turistica di Paestum.