Sulla cresta dell'onda
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Pietre che parlano: ai Balzi Rossi di Ventimiglia le peschiere romane?

di Sergio Pallanca

Da un po' di tempo penso di scrivere qualcosa circa un manufatto che ho scoperto casualmente in un'assolata giornata estiva. Proporrò qui la mia scoperta e la mia opinione in merito, in attesa che qualcuno più qualificato di me la condivida o la confuti.

Vicino al vecchio confine italo-francese fra la Riviera dei Fiori e la Costa Azzurra nei pressi dei Balzi Rossi, verso levante c'è un tratto di costa molto frastagliato costituito da aspre rocce, le spiagge sono ridottissime e bellissime, raggiungibili solo a piedi o a nuoto, ma la fatica per arrivarci è ripagata dalla suggestione dei luoghi e dalla purezza delle acque.


peschiera di XXMiglia

In un certo punto vicino alla Via Iulia Augusta, nella zona sottostante la "tagliata", le rocce sono scavate, a formare una piccola galleria di circa un metro di larghezza e due e mezzo di altezza per cinque di lunghezza, parzialmente sommersa e percorribile a nuoto senza l'ausilio di auto respiratori con mare calmo; allo sbocco della galleria, a monte, c'è un'ampia vasca a cielo aperto di forma rettangolare, squadrata e dalle pareti levigate di circa tre metri per due e con un'altezza di circa quattro metri e mezzo, ora parzialmente colmata da ghiaia e massi. Col moto ondoso l'acqua all'interno della vasca viene continuamente rinnovata ed è pura ed ossigenata.

A mio avviso si tratta di una "peschiera" cioè di opera dell'uomo che serviva a contenere il pesce pescato vivo e vitale, in un luogo da cui potesse essere facilmente prelevato all'occorrenza per essere cucinato fresco.

Una prova che conforta la mia tesi è che lo sbocco della galleria nella vasca a livello della volta presenta ancor oggi fori circolari con all'interno materiale ferroso fortemente ossidato, arrugginito: probabilmente erano gli ancoraggi di robuste grate in ferro che formavano il supporto per reti a maglie più fini che avevano la funzione di impedire che il pesce riprendesse il mare.

Sui bordi superiori della vasca, sui due lati lunghi si vedono ancora tre incavi che si fronteggiano parallelamente di circa venti cm di lunghezza per dieci di profondità: probabilmente erano le sedi per robuste tavole che coprivano la vasca e rendevano più agevole il lavoro di manutenzione e il recupero del pesce. Sugli angoli del bordo, a monte, si vedono tuttora pietre cementate con malta e tracce di una graffa di ferro. Ricordiamo che sino a non molti decenni orsono non esistevano frigoriferi e che sin dall'antichità l'uomo ha imparato a conservare il freddo pressando la neve in inverno nelle "ghiacciaie", camere per lo più ipogee, utilizzabili quali fonti di ghiaccio anche in estate: era una pratica molto complessa e costosa, e attuabile solo in certe zone.

peschiera di XXMiglia

Vicino al mare era più semplice conservare il pesce vivo e fresco: il pesce è sempre stato un alimento prelibato e ricercato e quello di mare, specialmente le murene, era preferito dai nobili e dai ricchi, mentre quello d'acqua dolce era riservato alle classi più povere.

Come ci ha tramandato Lucio Giunio Columella, i Latini allevavano pesci nelle "piscinae" con tecniche complesse già sperimentate negli ambienti greci ed orientali; gli impianti erano molto vasti e se ne trovano tracce in particolare lungo il litorale tirrenico tra la Toscana e la Campania, sino a Capo Palinuro e alle coste orientali della Sicilia, di forma quadrangolare in muratura o appunto scavate nella roccia viva.

Nel nostro caso si trattava di una semplice peschiera per la conservazione temporanea del pesce pescato, non di un vero e proprio allevamento. Per pura ipotesi potevano anche esistere altre strutture sulla costa di fronte ad Albintimilium, l'odierna Ventimiglia, antico Municipio Romano, poi scomparse per l'erosione del mare e l'impaludamento.

Molto controversa e difficile potrebbe essere la datazione dell'opera appena illustrata; posso dire che si ha memoria di una vasca naturale - sottostante il ristorante del casinò della Bella Epoque dei Balzi Rossi (sotto all'attuale omonimo ristorante) - che aveva la funzione di peschiera: i clienti potevano ammirare i pesci nel loro habitat naturale e scegliere quello che doveva essere per loro pescato e cucinato.

Trovo molto affascinante datare la peschiera all'epoca romana; la mia tesi per la datazione può essere avvalorata dalla presenza di insediamenti, ville di nobili e ricchi Romani nella piana di Latte, e dalla vicinanza della via Iulia Augusta; altresì le peschiere potrebbero essere più recenti ma, dato il lavoro imponente, la tipologia dell'opera, la struttura completamente scavata nella roccia, la mancanza di notizie da fonti recenti orali o scritte, non penso di sbagliare nell'indicare le peschiere dei Balzi Rossi opera risalente al periodo Romano.

Luglio 2010

Sergio Pallanca ci ha inviato altri contributi, non strettamente pertinenti alle tradizioni marinare ma interessanti per la storia del Ponente ligure:

- Pietre che parlano: bucranio sul Battistero di San Giovanni a Ventimiglia (IM)

- Pietre che parlano: le "caselle" di Grammondo (IM)

- Pietre che parlano: i "palmenti" di San Lorenzo, frazione di Ventimiglia (IM)

- Pietre che parlano: i Templari a Ventimiglia (IM)

- Pietre che parlano: l'Agnello mistico a Ventimiglia (IM)

Ci ha inoltre segnalato i quadranti solari di Sasso di Bordighera (IM), Voze, fraz. di Noli (SV), e di Fontan in Francia