Architetto partenopeo, formatasi nel pittoresco ribollire dei vicoli all'ombra del Vesuvio, è da anni impegnata nella sensibilizzazione al riciclaggio.
Legami e radici interiori affondano nella sofferta e incantevole terra per riemergere e raccontare.
L' utilizzo di materiale riciclato permette di riscoprire l'infinito universo degli oggetti che hanno scandito la nostra storia, frammenti di vite passate: serrature di ottone, tubi di rame, griglie di ferro che grazie ad una trasformazione quasi alchemica diventano scultura insieme a pietre laviche, sabbia, conchiglie, vetri colorati levigati dal mare, divenuti ormai parte ineliminabile delle nostre spiagge.
Partendo dalla destrutturazione di oggetti ormai in disuso, relegati dalla storia a far parte della nostra sola memoria, la ricerca artistica, seguendo una tecnica di assemblaggio che non utilizza saldature, esalta la naturale attitudine degli elementi ad unirsi tra loro in una composizione organica ed unitaria attraverso legami d'acciaio, colla, bulloni, similitudini morfologiche a testimoniare l'ormai sopraggiunta imprescindibilità della tecnologia dalla condizione dell'essere umano.
Ecco dunque emergere tutti gli incubi contemporanei dal riciclaggio all'inquinamento ambientale, dall'incalzare dei flussi virtuali alle possibili mutazioni genetiche.
Lo studio del movimento si intreccia con quello delle possibilità illuminotecniche creando diverse soluzioni che suggeriscono la possibilità di riscoprire il valore del tempo trascorso, del riciclare non solo l'oggetto ma anche il concetto, l'idea che lo ha prodotto.
Cyber: interpretazione di busto di manichino
ABATJOUR cm. 190 x 40
Recupero di un abatjour anni 50; il paralume è composto da radiografie tagliate e forate che creano una luce diffusa ed un effetto meditativo.
ONDE cm. 164x40
La base è ottenuta dal recupero di un freno a disco di una vecchia automobile, sul quale sono montati sei tubi di rame cromato; i portalampade sono decorati con avvolgimenti realizzati in rame preverniciato.
TRABUCCO cm.62 x54x35È composta dagli ingranaggi di un calcolatore meccanico degli anni 60. Il paralume è costituito da lamine metalliche e una grossa conchiglia, mentre altre conchiglie più piccole assieme a vetrini colorati levigati dal mare incrostano un po' ovunque l'intera struttura. L'idea ispiratrice è quella di una creatura marina antica e insieme futuristica, ormai trasformata in macchina da guerra.
ARA cm. 40x24x22La ruota di trasmissione di una bicicletta diventa un altare dove ossidiane, sassi sulfurei e madreperle sono offerte in voto assieme a fusibili e resistenze.
NAKED LUNCH cm.34x37x12Composizione con struttura di macchina da scrivere meccanica. I tasti sono ricoperti con sassolini provenienti da una spiaggia calabrese e la luce filtra da dietro attraverso i raggi.
OROLOGIO CONCHIGLIA cm. 23x16x2La base è una bella conchiglia rossa mentre le lancette sono di carta di riso nera.
SINUO cm.157x103Un tubo di rame si svolge da un pesante motore di lavatrice e la lampadina sbuca da un gruppo di denti di cane di notevoli dimensioni e di colore rosso naturale.
NAK 2 cm.45x47x13Ingranaggi di una macchina da scrivere con luce schermata da una conchiglia.