Sulla cresta dell'onda

ITALIA

Federico Gatti
Biografia a cura di Vladimiro Valerio

Vladimiro Valerio
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Federico Gatti

Dal Dizionario Biografico degli Italiani dell' Istituto della Enciclopedia italiana, 52/1999.

L'attività di Federico Gatti è soprattutto nota attraverso l'associazione imprenditoriale con un altro famoso disegnatore litografo napoletano, Gaetano Dura. Tuttavia Gatti ha goduto nel corso della lunga carriera artistica e tipografica di una certa fama e notorietà, anche prima dell'unione con Dura e in gran parte ignota alla letteratura artistica contemporanea.

Nulla si sa dei suoi natali e della sua educazione. Le prime notizie certe risalgono all'epoca della collaborazione, nel 1823, con la Litografia Militare annessa all'Officio Topografico di Napoli. Tra le prime opere firmate vi è un ritratto di Antonio Genovesi (25x22, firmato e datato 1825), litografato da Cuciniello e Bianchi, facente parte di una raccolta iconografica di napoletani illustri. Si tratta di un lavoro nel quale sono già manifesti i segni di una certa maturità artistica, che gli permette di competere con altri già affermati artisti presenti in quella stessa operazione editoriale: Gioacchino Forino, Gaetano Dura, Costanzo De Angelis, Nunzio Pacileo (Valerio 1998, p. 25 e Ritratti e scene popolari, 1999). Per conto della litografia Militare (in quei primi anni di attività detta anche "della Guerra") Gatti realizzò, nel 1829, i ritratti di Maria Isabella di Borbone (27x21) e di Francesco I (27x21), tutti e due su disegno di De Falco, mentre a sua firma risulta un ritratto di S. A. R. il duca di Calabria, il futuro re Ferdinando II (19x19).

Le commissioni reali gli provenivano certamente dal grande prestigio che egli riuscì a raggiungere nello stabilimento litografico militare, presso il quale fu tra i più attivi e stimati collaboratori esterni. Di quegli anni si ricordano anche una battaglia navale (36x53), datata 1828 ed una piccola deliziosa veduta di Algeri (15x28), pubblicata nel 1830 a seguito della conquista francese (luglio 1830) ed inserita nel catalogo di vendita dell'Officio.

Gatti fu tra i principali aspiranti ad uno dei tre posti di litografo previsti nel nuovo organico dell'Officio Topografico di Napoli, stabilito con reale decreto del 1833. Gatti aspirava a quel posto in considerazione della decennale attività svolta all'interno dell'Officio e godeva anche dell'appoggio del direttore, Ferdinando Visconti. Il posto di litografo di seconda classe, messo a concorso nel 1836, venne assegnato solo nel 1839 a Gioacchino Forino, per diretto interessamento del Re. Nell'esprimere al Ministro della Guerra il rammarico per la mancata nomina di Federico Gatti nella Litografia Militare, Visconti lo definiva "uno dei migliori litografi della capitale" (Valerio 1993, p. 273).

Comunque, già dai primi anni trenta Gatti aveva fondato un proprio stabilimento litografico, come risulta da alcune stampe popolari: l'Acquaiolo (26x18), il Cambiamonete (30x23), Donna di Aversa (30x23), insieme ad altre scene di vita popolare, furono tutte realizzate nel 1833 su disegno di Gaetano Dura. Gatti realizzò in litografia, da disegni di P. Canna, parecchie scene di balletti rappresentati al teatro S. Carlo, tutte dedicate alla regina Maria Cristina di Borbone (morta nel 1836).

Forse proprio le lungaggini del concorso e la delusione per la mancata assunzione nell'Officio portarono Gatti ad associarsi con Dura, anch'egli presente nel concorso per litografo di seconda classe; insieme diedero origine ad una prestigiosa stamperia litografica, tra le più famose ed apprezzate d'Italia. Dai loro torchi uscirono per oltre un trentennio stampe sciolte, ritratti, raccolte di costumi e di scene popolari, almanacchi, illustrazioni per libri e fogli musicali, tutti impressi e smerciati nello stabilimento sito in calata Gigante 19. Tra le prime opere possiamo menzionare un foglio musicale datato "Napoli, ottobre 1835" (Arrigoni, Bertarelli, n. 329). I rapporti con l'Officio Topografico non furono del tutto interrotti come risulta dalla pubblicazione, nel 1837, della"Carta della Frontiera del Regno" in due fogli, su disegno di Benedetto Marzolla (89x53), allegata ad un resoconto sulle dispute confinarie con lo Stato della Chiesa.

Tra il 1837 ed il 1838, furono pubblicati cinquantadue fascicoli della "Galleria Pittorica", periodico litografico con ritratti, scene e vedute varie (Ozzola, p. 26). Nel 1842 furono realizzate due tavole per il Cenno Storico descrittivo della città di Castellammare, pubblicato a Firenze. Nel 1844 Gatti e Dura collaborarono alla Descrizione del viaggio a Rio de Janeiro, di Eugenio Rodriguez, a loro firma risulta la "Veduta della città di S. Sebastiano").

Veduta della città di S. Sebastiano di Rio de Janeiro dall'isola Das Cobras

Dopo l'associazione con Dura, tuttavia, sembra che la principale attività di Gatti sia stata quella di riproduttore e litografo, piuttosto che di disegnatore ed inventore di soggetti. A sua firma non risultano altri prodotti se non quelli editoriali dello stabilimento litografico; tra le rare eccezioni si ricorda, nel 1851, la parte figurata del primo foglio ("Definizioni di Geografia") dell'atlante geografico di Bruno Colao, pubblicato nel 1859 (Valerio 1980, p. 107).

Precedente al 1835 va fatta risalire, con ogni probabilità, la produzione di gouaches con scene popolari: Pescatori sulla spiaggia di Chiaia, Mangiatori di Maccheroni, Popolane a Mergellina sono alcuni dei soggetti passati negli ultimi anni sul mercato antiquario. E'molto probabile che quella attribuita a Gatti (erroneamente detto Giovambattista) nella mostra sulle gouaches napoletane (Eruzione del Vesuvio del 1858), sia solo una litografia colorata, come risulta dalla scritta "Gatti e Dura" che compare sul foglio (Gouaches Napoletane, I, 52 e I, 53). L'attività pittorica di Gatti necessita, comunque, di una maggiore documentazione e di una più attenta collocazione storica e stilistica.

Dopo l'Unità, la litografia Gatti e Dura continuò a lavorare, come risulta dalla raccolta di immagini storiche relative al Risorgimento italiano dal titolo Album 1861, realizzata su disegni di Dura (copia nella raccolta Bertarelli, n. 3378).

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