Sulla cresta dell'onda

L'isola Ferdinandea

Non sapevamo dove inserire la storia bizzarra dell'Isola che non c'è, ossia l'isola Ferdinandea, alla quale Gaetano Allotta ha dedicato uno secondo studio (il primo è del novembre 2000) esauriente ed intrigante, che qui riassumiamo: "non essendoci", non trovava nel nostro sito una collocazione precisa. Per questo motivo abbiamo ad essa destinato un capitolo a sé nei nostri appunti di cartografia italiana.

La sua "italianità" è stata, in verità, messa in discussione e torna periodicamente ad esserlo, tant'è vero che altri Paesi - se l'isola dovesse riemergere - potrebbero avanzare pretese territoriali.

Nel web sono molti i siti che ne parlano, alcuni in termini robustamente rivendicativi, essenzialmente sulla scorta - anacronistica - del fatto che, all'epoca della sua comparsa, l'Italia non era un'entità politica. Ma andiamo con ordine.

Il frontespizio della Descrizione cit. (da Allotta 2002)

Il 10 dicembre 1831 Benedetto Marzolla, dipendente dell' Officio Topografico del Regno delle Due Sicilie, pubblicò una Descrizione dell'Isola Ferdinandea nel mezzo-giorno della Sicilia, comunicando che il precedente 12 luglio un vulcano era emerso dal mare e, dopo numerose eruzioni, aveva lasciato un'isoletta. Era un piccolo pianoro di sabbia nera e pesante, tanto friabile da non sostenere il peso di una persona; nel centro vi sorgeva un colle e poco discosto c'era un laghetto di acqua fumante, dall'acre odore di zolfo.

Tale friabilità induceva Marzolla a credere che l'isola potesse presto sparire. In effetti, alla data della pubblicazione, l'isola era già scomparsa, come aveva rilevato il giorno 8 dicembre il comandante del brigantino "Achille", lasciando uno scoglio a pochi metri sotto il pelo dell'acqua.

Ad osservare l'evento accorsero navi e scienziati di vari Paesi, dal Regno delle Due Sicilie, alla Svizzera, alla Germania, alla Gran Bretagna. Una relazione sul fenomeno eruttivo fu pubblicata da Carlo Gemmellaro, professore di Storia Naturale all'Università di Catania, che vi fece un sopralluogo il giorno 11 agosto 1831. Poiché Re Ferdinando aveva da poco visitato Palermo, lo Scienziato suggerì che l'isola gli fosse intitolata. Per effetto di un regio decreto del 17 agosto, l'isola Ferdinandea fu annessa al Regno delle Due Sicilie.

Eruzione della Ferdinandea, disegnata in loco dal prof. Gemmellaro
(da Allotta 2002)
Veduta del fianco di Tramontana; disegno allegato alla relazione Gemmellaro
(da Allotta 2002)

Tuttavia il precedente 10 agosto il cutter britannico "Hind" aveva raggiunto l'isola e il comandante affermava di avervi piantato la bandiera britannica, chiamandola Graham dal nome del Primo Lord dell'Ammiragliato. Secondo Benedetto Marzolla, all'isola erano anche arrivati il brick austriaco "Ussero", che aveva lasciato una targa, e una spedizione francese che pure aveva lasciato una targa con iscrizione, chiamando l'isola Julia, perché il fenomeno si era verificato in luglio. Sulla veridicità di tali eventi il prof. Gemmellaro espresse dubbi, sia per la friabilità dell'isola, sia perché l'eruzione di fatto non era mai cessata, rendendo presumibilmente l'attracco impossibile.

Nell'Atlante cartografico, storico e statistico del Regno delle Due Sicilie, pubblicato dall'Officio Topografico nel 1832, l'isola figura come Ferdinandea mentre, dopo la scomparsa, un Banco di Graham compare sulle carte nautiche successive, italiane ed estere, certo sull'esempio delle carte britanniche, essendosi evidentemente persa in Italia la memoria dell'originaria annessione borbonica.

Il "Banco Graham" nel rilievo dell' Istituto Idrografico, 1:10000, 1925.

I primi rilievi dell'Istituto Idrografico della Marina risalgono al 1890, effettuati dalla nave "Washington". Tuttavia, nel 1923 J. B. Charcot, comandante della nave francese "Pourquoi Pas?" in missione oceanografica nel Tirreno, non avendo trovato il minimo fondale indicato sulle carte italiane, avanzò l'ipotesi di una successiva modificazione del fondo marino, per effetto di un rinnovato fenomeno vulcanico.

Pertanto la nave idro-oceanografica "Ammiraglio Magnaghi" (I) ripeté i rilievi e, il 13 luglio 1925, confermò l'esistenza del banco, in lat.37°09'48",95 N e long.12°43'06",85 E, di cui la sommità occupa un'area di circa 30 mq, con profondità variabile dagli 8 ai 12 metri, e fondali circostanti molto irregolari che, a circa 200 metri dall'apice del banco, precipitano considerevolmente. Tale rilievo fu pubblicato sul vol. 12° degli Annali Idrografici.

L'interessante pubblicazione di G. Allotta procede con la riproduzione della relazione Gemmellaro e della Descrizione dell'Isola Ferdinandea di B. Marzolla; e prosegue con la riproduzione di stralci della Malta Government Gazette (luglio e agosto 1831) - che seguiva attentamente il fenomeno vulcanico sulla scia delle rivendicazioni britanniche - e di documenti successivi che evidenziano il perdurare dell'interesse. Seguono relazioni sul Rischio geologico nel Canale di Sicilia ... (prof. P. Colantoni); sugli Aspetti geologici dell'Isola Giulia (dr G. P. Francalanci); persino citazioni letterarie da A. Dumas e A. Camilleri, e un'ampia rassegna stampa, comprensiva di un articolo del Times (5 febbraio 2000) esplicitamente intitolato British isle rises off Sicily coast. Per finire, suggestive fotografie a colori dei fondali del banco e un'esaustiva bibliografia specifica.

La Sicilia di giovedì, 22 agosto 2002, annunciò che la TV tedesca avrebbe, quello stesso giorno, realizzato un reportage sull'isola Ferdinandea.
Sullo stesso quotidiano apparve la notizia che il giorno 11 novembre 2002, Carlo di Borbone aveva presenziato a Sciacca a una cerimonia simbolica per riaffermare l'appartenenza dell'isolotto sommerso alla Sicilia.

L'Istituto Idrografico nel 1989 e nel 2002 ha rinnovato i rilievi dei fondali circostanti l'Isola, che non hanno evidenziato variazioni nella batimetria.

La soluzione giuridica all'ipotesi di rivendicazioni altrui è esposta nella prefazione all'opera, dal prof. Tullio Scovazzi - Ordinario di Diritto Internazionale all'Università di Milano-Bicocca - che cita il principio della contiguità geografica del banco con altre isole italiane; l'art. 77 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Montego Bay 1982), per effetto del quale i diritti sovrani dell'Italia sull'area, che fa parte della piattaforma continentale italiana, sono automatici e non dipendono né da un'occupazione né da una proclamazione espressa; e il Protocollo sulle aree specialmente protette ...(Barcellona 1995), per effetto del quale, l'Italia potrebbe istituire un parco marino nell'area, che includerebbe il fondo marino e il suo sottosuolo.

Elaborazione del dr Gian Piero Francalanci.
Misure eseguite sulla carta n. 18 dell' Istituto Idrografico della Marina,
che dimostrano come il banco si trovi entro il limite della zona contigua,
che si estende per 12 miglia oltre le acque territoriali (da Allotta 2002).

L'isola Ferdinandea è anche il perno del racconto di Andrea Camilleri, Un filo di fumo, edito da Sellerio: un gioiellino di poche pagine dense di contenuti che vanno ben oltre il fatto in sé.


A cura di
Paola Presciuttini, 2002
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