Sulla cresta dell'onda

ITALIA

Ferdinando Visconti
biografia a cura di Vladimiro Valerio


Ferdinando Visconti / Carteggio / (1818-1847)
a cura di Vladimiro Valerio
Firenze, Leo S. Olschki, 1995
("Archivo della corrispondenza degli scienziati italiani", 12)

Di quest'opera illuminante sui rapporti epistolari che con il mondo scientifico a lui contemporaneo intratteneva un personaggio fuori del comune - per spessore umano, morale, politico - pubblichiamo la biografia tracciata dall'Autore, sommo esperto di cartografia napoletana e non solo.

Nella pagina successiva diamo un saggio del carteggio.

Ferdinando Visconti nacque a Palermo il 3 gennaio 1772, da Domenico - colonnello comandante delle milizie della provincia di Bari intorno al 1800 - e da Francesca Palumbo, come risulta, oltre che dal cenno biografico di Settimio Severo Lopresti - che riporta, però la data del 9 gennaio (note 9) - da quello della Royal Geographical Society, e dai documenti conservati nell'Archivio di Stato di Milano. Un'erronea tradizione, che risale alle prime biografie lette e pubblicate dopo la morte per ricordarne la figura, lo indica nativo di Portici, patria di un altro illustre cartografo meridionale, Antonio Campana, direttore dell'Istituto Geografico Militare austriaco. A tali fonti, riprese da Cesare Firrao, e quindi consacrate alla storia dalla sua autorità (note 10) si deve anche l'erronea data di morte, anticipata di due anni (1845). Insomma, sino ad oggi erano incerte sia la patria sia le date di nascita e di morte del più illustre direttore dell'Officio Topografico di Napoli.

Malgrado le molteplici biografie, spesso ricalcate l'una sull'altra (note 11) non esisteva un'aggiornata e completa ricostruzione della sua vita. Anzi, l'interesse per tale illustre personaggio - giustamente definito dal Firrao "una delle maggiori nostre glorie" - si è perso nel nostro secolo. La casa editrice Utet, nel pubblicare nuovamente la Enciclopedia, non ha ritenuto di inserirlo nelle ultime edizioni, sebbene il suo nominativo comparisse in quella ottocentesca curata da Gerolamo Boccardo (note 12); anche la prestigiosa Enciclopedia Treccani non lo ricorda. Le solite notizie, ulteriormente semplificate, compaiono nel Dizionario del Risorgimento Nazionale e ne Il Risorgimento Italiano. Uomini Politici di Francesco Ercole, ed in altri opere, che è di poca utilità ricordare. Il nome di Visconti è scomparso purtroppo anche dalle pubblicazioni, per altro rare o di scarso interesse, sulla scienza napoletana del XVIII e del XIX secolo.

Definire Visconti un grande cartografo e geodeta è forse riduttivo, se si considerano la grande tensione morale e l'impegno socio-politico che lo animarono per tutta la vita, ed i ruoli direttivi ricoperti a Milano ed a Napoli, che lo portarono a rendere sempre operative al massimo le strutture da lui dirette, ed infine i rapporti che riuscì a tenere in piedi con molteplici istituzioni scientifiche italiane e straniere. Vero e proprio faro nella cultura napoletana dell'800, punto di riferimento morale e culturale per quanti lo conobbero, egli meritò la stima ed il rispetto anche degli avversari politici. Non è azzardato definirlo una delle più belle figure di scienziato che abbia attraversato l'orizzonte della cultura meridionale.

Aveva solo tre anni quando divenne cadetto nel reggimento Real Napoli (note 13); nel novembre 1786 entrò come convittore nell'Accademia Militare, istituita con reale dispaccio del 27 ottobre 1786; fece parte, quindi, del primo contingente di allievi ammessi nella nuovissima struttura didattico-militare, con la quale si cercò di portare la formazione degli ufficiali al livello delle principali nazioni europee. Visconti mostrò subito una grande attitudine per le materie scientifiche e per la balistica. Studiò con particolare impegno gli effetti delle bombe sulle volte, le sezioni coniche e la teoria geometrica relativa alla traiettoria dei proiettili (note 14). Uscito dall'Accademia, il 27 febbraio 1791, col grado di sottotenente nel corpo di Artiglieria e Genio, vi fu richiamato provvisoriamente per l'insegnamento della matematica. I suoi interessi scientifici si allargarono in quegli anni alla geografia, all'astronomia ed alla nautica: compose un trattato sul pilotaggio e sulle manovre dei vascelli " dans lequel il avoit reuni tout ce qu'il y a de meilleur, et plus moderne " che però non diede alle stampe; studiò anche la lossodromia e la costruzione delle carte mercatoriane.

Il Visconti, in quegli anni, fu attratto dalle formulazioni politiche espresse dal gruppo di giovani giacobini, raccolti intorno alle figure dei matematici Giordano e Lauberg. Fu certamente tra i napoletani che presero contatto con i francesi della flotta di Latouche-Tréville, nei primi giorni del 1793, durante la forzosa sosta nel porto di Napoli, per la riparazione dei danni subiti da una burrasca al largo di Civitavecchia. Accusato di cospirazione, venne processato dalla prima Giunta di Stato, voluta da Ferdinando IV e condannato, il 3 ottobre 1794, malgrado " les plus pompeus eloges que les juges firent de lui " (note 15), a dieci anni di reclusione nell'isola di Pantelleria (note 16). Come ricorda il Firrao, "questi lunghi anni si volsero per lui al meglio; ché nel silenzio dell'esilio si dié a studiare i nuovi metodi matematici, di che faceano allora ricca la scienza gl'immortali Lagrangia, Monge, Laplace, Legendre ed altri".

È con Annibale Giordano, anch'egli condannato a risiedere " in castrum Insulae Pantelereae ", e successivamente tradotto nel castello di L'Aquila, che probabilmente avviò tali studi. Ma di non poco momento dovette essere l'incontro con l'allora giovane economista e matematico Francesco Fuoco (1774-1841), segregato nell'isola di Pantelleria dal 1799 al 1801. Soprattutto il Fuoco poté arricchirsi di quella valenza matematica che sarà un tratto caratteristico del suo più maturo pensiero economico (note 17); tra i due si crearono un sodalizio scientifico ed un legame affettivo che rimasero saldi per il resto della loro vita.

Tornato in libertà, per le clausole del trattato di Firenze, stipulato il 28 marzo 1801, tra la Francia ed i Borbone, Visconti rientrò a Napoli ove si diede all'insegnamento della matematica. Il ministro delle finanze Giuseppe Zurlo lo propose come ingegnere geografo aggiunto nonché successore del Rizzi Zannoni nella direzione dello stabilimento topografico napoletano; ma la trattativa fallì in quanto "il Re non volle ammetterlo perché altra volta accusato di Repubblicano" (note 18). Viste le difficoltà che si frapponevano ad un suo inserimento nell'ambiente napoletano, incattivito dalla brutale repressione operata dalle Giunte contro i rei di Stato, solo mitigata dopo il trattato di Firenze, Visconti si trasferì a Milano dove già operavano parecchi esuli napoletani con i quali condivise sogni e preoccupazioni per le sorti del regno di Napoli. Incontrò spesso il giovanissimo Fedele Amante, del quale frequentava la casa, futuro geodeta capo nell'Officio Topografico di Napoli; fu amico e compagno di lavoro di Francesco Macdonald (ministro della Guerra murattiano) di Giovambattista Vinci, che diventerà alto ufficiale del Genio borbonico, di Luigi Cosenz, che raggiunse a Napoli il grado di brigadiere con l'incarico di ispettore di artiglieria e genio in Sicilia, senza mai tradire, però, i suoi ideali liberali, e di Calcedonio Casella. Strinse amicizia con i principali militari e tecnici della pubblica amministrazione italiana, tra i quali l'ingegnere Antonio Assalini cui rimase legato anche dopo il rientro a Napoli.

A Milano ebbe modo di farsi conoscere ed apprezzare dal famoso astronomo Barnaba Oriani (1752-1832), presso il quale poté affinare le sue conoscenze sul calcolo e sulla geodesia; con questi intrecciò un solido rapporto di amicizia ed un proficuo dialogo scientifico. Più volte il discorso tra i due dovette cadere sullo stato della cartografia nel Mezzogiorno d'Italia e sulla necessità di effettuare rilevamenti secondo i più moderni criteri geodetici.

Il 7 settembre 1802 venne nominato tenente in seconda nel corpo degli ingegneri geografi della Repubblica Cisalpina, comandato dallo svedese Gustavo Tibell. La matricola militare conservata nell'Archivio di Stato di Milano ci lascia anche un'interessante descrizione del suo aspetto fisico: alto m 1,68, capelli ed occhi castano scuri, fronte, naso e bocca "giuste", mento tondo e viso ovale (note 19).

In considerazione delle grandi doti tecniche, svolse sin dall'inizio l'incarico di vice caposezione del corpo topografico, diretto, dal 23 agosto 1805, dal capitano Antonio Campana. Nel maggio del 1805 venne confermato in tale ruolo con decreto del Ministro della Guerra del regno d'Italia, Domenico Pino (1767-1828). Quando il Campana divenne direttore del Deposito della guerra, propose la promozione a capitano e la nomina a vicedirettore del Visconti essendo "il solo - scriveva Campana al Ministro, il 29 novembre 1806 - che possa estesamente esercitare in ogni caso le mie funzioni come si conviene" (note 20). La lettera del direttore del Deposito è un utile documento dal quale emergono le mansioni affidate al Visconti ed il suo livello di preparazione, nei primissimi anni di attività cartografica: "D'altronde mi sia permesso, Eccellenza - continua Campana -, di farvi presente che le operazioni astronomiche e geodetiche di I° ordine sonosi sempre fatte dal suddetto Uffiziale, e che in appresso dovranno ancora farsi, o almeno dirigersi dal medesimo, tostoché sotto di lui siansi formati gli uffiziali atti a tal genere di sublimi operazioni, giacché egli è il solo che sia fornito di tutte quelle cognizioni a ciò necessarie". Visconti aveva anche collaborato con i topografi francesi alla carta del Veneto e ad altri lavori nei quali il Viceré aveva ritenuto necessaria la presenza dei geodeti italiani (note 21). Nominato capitano in seconda solo il 21 settembre 1809, malgrado la motivata richiesta del Campana, fu promosso capitano in prima meno di un anno dopo (23 agosto 1810).

Nel 1808 gli fu affidata la costruzione di un'esatta carta del mare Adriatico; per tale opera intraprese, come egli stesso ricorda, "un viaggio lungo le coste dell'Istria, dell'isole del Quarnèro, della Dalmazia ed Albania fino a Budua, ad oggetto di fissare astronomicamente la posizione geografica d'un sufficiente numero delle coste medesime" (note 22). Si dedicò alla carta dell'Adriatico per il resto della sua permanenza nel Deposito della guerra di Milano. L'ultima nomina ricevuta in quella sede fu a capo squadrone e direttore in seconda del Deposito (8 luglio 1813).

Più volte il governo napoletano aveva richiesto al Visconti di rientrare a Napoli per dirigere la sezione topografica, impiantata presso il Ministero della Guerra e diretta dal vecchio G. A. Rizzi Zannoni. Ma gli impegni di lavoro, topografici e scientifici, gli impedirono per alcuni anni di pensare al rientro in patria. L'occasione propizia venne nella primavera del 1814, alla fine del dominio napoleonico in Europa e, soprattutto, a causa della caduta del viceregno di Eugenio di Beauharnais e del conseguente passaggio dell'intera Lombardia nell'orbita d'influenza austriaca. Gli accordi tra Murat e la Corte di Vienna, che si trovarono alleati in quel particolare frangente, resero possibile il trasferimento di Visconti da Milano a Napoli. A seguito di una sua espressa richiesta, Visconti poté ottenere la dimissione dal servizio presso l'esercito italiano il 9 maggio 1814 (note 23). Il 21 maggio, il giorno seguente la morte del Rizzi Zannoni, egli giunse a Napoli per prendere il carico dello stabilimento topografico napoletano (note 24).

Organizzato ex novo il servizio topografico, attraverso l'istituzione di un Deposito Generale della Guerra, strutturato come quelli parigino e milanese, Visconti progettò una carta del Regno da rilevarsi in scala 1:20.000 e da incidersi a 1:80.000. Con due distinti decreti del 29 settembre 1814, Murat rendeva operative le proposte del geografo napoletano, nominandolo, nella stessa data, colonnello e direttore del Deposito. Non molto poté essere fatto nei pochi mesi di regno che rimanevano al Murat. Profittando della permanenza delle truppe napoletane nelle Marche, Visconti riuscì a portare la triangolazione proveniente dall'alta Italia al di qua dei confini napoletani, contando, in seguito, di verificare i lati d'attacco attraverso la misura di una base geodetica.

Rientrato Ferdinando IV sul trono di Napoli, nel 1815, non si verificarono né le persecuzioni né le epurazioni del 1799. La struttura militare rimase quasi intoccata, in virtù dell'ottima preparazione degli ufficiali e della buona organizzazione di tutto il sistema. Senza dubbio tra i due eserciti, quello napoletano e quello siciliano, il primo risultava meglio addestrato nonché fornito degli uomini più validi. Visconti, questa volta, venne confermato nella direzione del Deposito della guerra con il decreto del 21 dicembre 1815. Una serie di rivalità sorte tra i militari borbonici e quelli murattiani e, probabilmente, la volontà del Re di limitare il potere del Visconti, stanno alla base del decreto del 22 gennaio 1817, con il quale il Deposito Generale veniva smembrato in due distinti stabilimenti: il Deposito della guerra e l'Officio Topografico.

Il primo fu affidato al fedele colonnello di Brocchetti, mentre il secondo al Visconti (decreto del 4 giugno 1817). Per unanime giudizio, questa separazione risultò "non utile al servizio" (note 25) e causa di rallentamenti nell'esecuzione della carta del Regno.

Il ritratto a olio, non datato e non firmato, conservato nella Direzione dell'Istituto Geografico Militare a Firenze, è stato certamente realizzato nel 1814 allorché il Visconti assunse la direzione dell Deposito della Guerra di Napoli.
Ecco i dati somatici riportati in un suo stato di servizio del 1803: statura 5 piedi, 2 pollici e 3 linee (m1,68); capelli e occhi castano scuri; ciglia castano chiare; bocca giusta; mento tondo; viso ovale (ASM, Ministero guerra, 2856)
Da Società uomini e istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia, di Vladimiro Valerio (Firenze, Istituto Geografico Militare, 1993)

Tra il 1817 ed il 1820 Visconti riuscì a realizzare, con il poco personale militare messo a disposizione dallo Stato Maggiore, dal quale dipendeva l'Officio, una serie di operazioni geodetiche e topografiche fondamentali, sulle quali si basò la successiva produzione cartografica: tra il 1817 ed il 1819 fece rilevare in scala 1:25.000 i dintorni di Napoli, per i quali aveva progettato una grande carta in 9 fogli (note 26); tra il 1818 ed il 1819, profittando di una richiesta del governo austriaco, che voleva portare a compimento la carta dell'Adriatico - iniziata, come si è detto, dal Visconti durante la sua permanenza a Milano - inviò una squadra di ingegneri topografi a rilevare le coste adriatiche del Regno, in scala 1:20.000; nel 1819, a fondamento della triangolazione del Regno, fece misurare una base geodetica tra Castel Volturno ed il lago Patria, utilizzando l'apparato di Ramsden, proveniente dall'Officio di Palermo. Al suo interessamento, inoltre, si devono gli esperimenti di stampa litografica, avviati nei primi mesi del 1818, che stanno all'origine dell'istituzione della Litografia Militare e della diffusione del metodo litografico a Napoli (note 27). Alla sua instancabile attività si deve anche un inedito ed interessantissimo "saggio" di catasto geometrico in scala 1:2.000, che rimase purtroppo a livello di esperimento (note 28).

Durante il periodo di reggenza di Francesco I - Ferdinando I era a Laybach, invitato dalle potenze europee per discutere dei nuovi equilibri politici determinati dai moti scoppiati in varie nazioni d'Europa nei primi mesi dell'anno - Visconti fece approvare dal parlamento nazionale, nel quale era stato eletto, un decreto con il quale veniva istituito un corpo di ingegneri topografi e ne erano nominati gli ufficiali (26 dicembre 1820). Con tali nuove forze contava di avviare in maniera spedita il rilevamento in scala 1:20.000 del Regno e portare a compimento tutti i programmi geodetici e topografici. Purtroppo i suoi progetti non ebbero futuro; con lo scioglimento dell'esercito, avviato nel 1821, dopo il rientro sul trono di Ferdinando, appoggiato dalle truppe austriache, Visconti venne esonerato dalla direzione dell'Officio ed allontanato dall'esercito. L'universale stima di cui godeva gli evitò più drammatica sorte; non è improbabile l'intercessione del Koller - presso la cui residenza napoletana era stato per anni graditissimo ospite - del Ramdhor, ambasciatore prussiano a Napoli, o degli alti comandi militari austriaci, rispettosi del suo ingegno e della sua integrità morale.

Tra il 1822 ed il 1830, continuò a progettare e ad eseguire lavori geodetici in qualità di membro dell'Accademia delle Scienze: effettuò osservazioni astronomiche e livellazioni nell'isola d'Ischia; contava, inoltre, di determinare la differenza di longitudine tra Napoli e Roma, qualora il direttore dell'Officio, de Sauget, gli avesse concesso un paio di ufficiali topografi. Per sopravvivere - era stato allontanato da ogni incarico pubblico - esercitò la professione di architetto e di perito dei tribunali.

L'8 luglio 1828 presentò all'Accademia delle Scienze una memoria sul "Sistema metrico che meglio conviene a' domini al di qua del Faro", dando inizio ad un ampio dibattito sul tipo di riforma da avviare nel Regno per uniformare le unità di misura. La sua propensione verso l'antico sistema, che appoggiò in sede di Commissione istituita dal Re nel 1832, e che fece approvare con il decreto del 6 aprile 1840, venne in seguito negativamente valutata: "Chi avrebbe potuto pensare - scrisse il de Luca - che il grande Geodeta avesse appoggiato col suo nome il barocco sistema napolitano di pesi e misure, in opposizione alla stessa Scienza, dal cui seno era sortito il grande sistema metrico francese?" (note 29) Ma la sua scelta poggiava su concrete considerazioni: egli, pur consapevole del fatto che era certamente bello "un sistema metrico tutto ordinato, per così dire, scientificamente come quello della Francia", si rendeva conto che questo "sarebbe [stato] solo alla portata delle persone istruite, cioè d'una ben piccola frazione della nostra popolazione"; inoltre "per lunga pezza l'accennato sistema [avrebbe dato] luogo a frodi ed inganni assai più di quello che ora avviene per la non uniformità delle misure" (note 30).

Il Visconti mostrò, in questa occasione, di sapere ben temperare le astratte ideologie della scienza, confrontandole con le situazioni contingenti. Se la sua scelta risultò ai più, in seguito, un compromesso, non va dimenticato che essa fu appoggiata da gran parte del mondo scientifico napoletano, tra cui si può annoverare anche l'Afan de Rivera, e che la restante parte era contraria solo in via di principio. La proposta di Visconti diede luogo ad un controllo delle antiche misure ed al loro ritocco, a seguito delle nuove misurazioni dell'arco di meridiano terrestre. Il nuovo palmo, leggermente variato (passò da m 0,26367 a m 0,26455), risultava essere la settemillesima parte del miglio geografico e quindi anch'esso, come il metro, proveniente da una esatta frazione della misura del quadrante terrestre, sebbene non fosse in progressione decimale.

L'11 gennaio 1831 venne reintegrato nei ranghi militari, riacquistando il grado di colonnello del Genio. Solo il 22 ottobre 1835, a seguito della morte di Giovanni Melorio, poté rientrare nell'Officio ed assumerne la direzione. Sotto la sua guida lo stabilimento topografico tornò a lavorare a pieno regime; vennero riprese le triangolazioni di primo ordine, secondo un preciso progetto mirante anche alla misurazione di due grandi archi di parallelo e di meridiano, con la quale intendeva contribuire allo studio della forma della terra; si collegò la Sicilia al continente attraverso una triangolazione che passava per la Calabria e le isole Eolie, e si iniziò a pensare alla necessità di misurare altre basi di raffronto in Sicilia, in Calabria ed in Puglia.

Nel 1839, egli progettò una carta amministrativa del Regno, da rilevarsi in scala 1:40.000 e da incidersi a 1:360.000, nella speranza di poter realizzare in breve tempo una copertura cartografica dell'intero reame, che potesse andare incontro alle necessità delle amministrazioni centrali e periferiche, costrette a fare uso delle antiquate rappresentazioni cartografiche del Rizzi Zannoni. Malgrado alcuni promettenti saggi, effettuati durante la campagna topografica del 1839, la carta venne in seguito abbandonata.

Il 16 aprile 1843 venne nominato brigadiere ed ispettore del Reale Officio Topografico e degli Istituti di educazione militare. Da ispettore continuò a dirigere lo stabilimento, essendo l'unico che potesse maneggiare con disinvoltura ogni questione scientifica connessa alla topografia ed alla geodesia. Negli ultimi anni di vita continuò a mantenere una ricca corrispondenza con le principali società geografiche ed astronomiche europee, che a lui si rivolgevano quale referente scientifico. Fu membro corrispondente della Societé de Géographie, della Royal Geographical Society, della Astronomical Society, della società geografica di Atene. Partecipò alla settima adunanza degli scienziati italiani tenuta a Napoli nel settembre del 1845, ricevendo molteplici attestati di stima. Una significativa epigrafe era già apparsa nel 1844 nel diciottesimo volume della Antologia Militare di Antonio Ulloa: "Al generale del Genio Ferdinando Visconti uomo di splendida fama europea".

Sposato, non ebbe figli dalla moglie Adelaide ma adottò Clorinda, figlia di un carissimo amico, il colonnello Lojacono. L'amata figliastra morì molto giovane, prima che gli giungesse la nomina a brigadiere; il de Luca racconta come "la rimembranza di questa perdita gli rende[sse] grave la nuova onoranza pe'l tristo pensiero che non ne partecipava la sua Clorinda" (note 31). Colpito da una forma infettiva alle gambe (erisipela) morì a Napoli, in servizio, il 26 settembre 1847 (note 32) È probabile che il Visconti, già ammalato, sia stato informato dei moti messinesi del 1° settembre e delle richieste costituzionali libertarie, che venivano dalle città calabresi e siciliane e ci piace pensare che la sua mente sia andata indietro nel tempo a ripercorrere la sua vicenda umana segnata da un continuo anelito per la libertà dei singoli e delle nazioni. I moti che di lì a poco avrebbero sconvolto l'Europa lo avrebbero visto certamente protagonista. La sua scomparsa non fu registrata dai giornali napoletani, mentre la notizia venne tempestivamente data dalle società geografiche di Parigi e di Londra. Nella seduta del 17 dicembre 1847, il presidente della società francese, il conte Mathieu Louis Molé (1781-1855), ne annunciò la "perte douloureuse" (note 33); la Royal Geographical Society gli dedicò un breve ma esatto ritratto biografico (note 34).

 
Vladimiro Valerio
Dipartimento di Storia
dell'Architettura
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NOTE:
9. Una lunga biografia del Visconti, abbastanza attendibile sebbene poco citata, fu pubblicata a commento di un ritratto in litografia eseguito da Settimio Severo Lopresti, in occasione della morte del Visconti.
10. Cfr. la necrologia di Ferdinando Visconti, apparsa negli "Annali Civili del Regno delle Due Sicilie", LVI (1856), pp. 154-156; Ferdinando DE LUCA, "Ferdinando Visconti", "Atti del R. Istituto di Incoraggiamento di Napoli", II (1865), pp. 327-342 e Cesare FIRRAO, Sull'Officio Topografico di Napoli. Origine, e vicende, Tipografia dell'Unione, Napoli 1868, p. 32.
11. Oltre le opere già citate si ricordano Giuseppe FERRARELLI, "L'Ufficio Topografico di Napoli e il generale del Genio Ferdinando Visconti", "Napoli Nobilissima", IV (1896), pp. 125-127; Attilio MORI, Cenni storici sui lavori geodetici e topografici e sulle principali produzioni cartografiche eseguite in Italia dalla metà del secolo XVIII ai nostri giorni, Istituto Geografico Militare, Firenze 1903, pp.50-56; Oreste MASTROJANNI, Il Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli, Pierro, Napoli 1907, pp. 222-224, Giuseppe FERRARELLI, Memorie militari del Mezzogiorno d'Italia, Laterza, Bari 1911, pp. 91-94 e Attilio MORI, La cartografia ufficiale in Italia e l'Istituto Geografico Militare, Stabilimento Tipografico per l'Amministrazione della Guerra, Roma 1922, pp. 96 e sgg, con alcune rettifiche rispetto al lavoro del 1903.
12. Gerolamo BOCCARDO, Nuova Enciclopedia Italiana, Unione Tipografica Editrice Torinese, Torino 1888, vol. XXIII, p. 205.
13. Cfr. Mémoire, in ASM, Ministero guerra, fs. 2856, di seguito riprodotto nella Appendice I.
14. ASM, Ministero guerra, fs. 2856.
15. ASM, Ministero guerra, fs. 2856.
16. Cfr. Giuseppe Maria ARRIGHI, Saggio storico per servire di studio alle rivoluzioni politiche e civili del Regno di Napoli, Stamperia del Corriere, Napoli 1809-1813, vol. III, pp. 82-86.
17. Sulla figura del Fuoco, per qualche verso ancora oscura nei tratti biografici, cfr. Biagio SALVEMINI, Vanni MALAGOLA, Francesco DI BATTISTA, Piero BARUCCI, Sul classicismo economico in Italia; il "caso" Francesco Fuoco, Istituto di Scienze Economiche, Facoltà di Economia e Commercio, Firenze 1979.
18. VALERIO 1993 cap. IX, note 38-40.
19. ASM, Ministero guerra, fs. 2856.
20. ASM, Ministero guerra, fs. 1953/Visconti.
21. Henri Marie Auguste BERTHAUT, Les ingénieurs géographes militaires, Imprimerie du Service Géographique, Paris 1902, vol. II, ad indicem.
22. Ferdinando VISCONTI, Sulla posizione geografica e sulla larghezza della bocca del mare Adriatico, "Atti della Reale Accademia delle Scienze", Napoli II (1825), p. 51.
23. ASM, Ministero guerra, matricola ufficiali, cart. 96.
24. Ferdinando VISCONTI, Notizia intorno al Reale Officio Topografico di Napoli ed ai lavori in esso eseguiti, in: Annuario Geografico, a cura di Annibale Ranuzzi, Milano 1844, p. 20.
25. Cesare FIRRAO, Sull'Officio Topografico di Napoli... cit. , a nota 10, p. 32.
26. Cfr. Vladimiro VALERIO, La carta dei contorni di Napoli degli anni 1817-1819 ed il Reale Officio Topografico di Napoli, in: Cartografia Napoletana dal 1781 al 1889, a cura di Giancarlo ALISIO e Vladimiro VALERIO, Prismi, Napoli 1983, pp. 29-40.
27. Cfr. Vladimiro VALERIO, Il Regio Officio Topografico di Napoli, "Rassegna ANIAI", I (1979), pp. 28-30.
28. Sulla operazione catastale avviata nel comune di Castelvolturno cfr. VALERIO 1993, pp. 244-245.
29. Ferdinando DE LUCA, Op. cit. a nota 10, p. 440.
30. Ferdinando VISCONTI, Del sistema metrico uniforme che meglio conviene ai domini al di quà del Faro del Regno delle Due Sicilie, Stamperia Reale, Napoli 1829, p. 7.
31. Ferdinando DE LUCA, Op. cit. a nota 10, p. 342.
32. Secondo Alfredo COMANDINI, L'Italia nei cento anni del secolo XIX, Milano 1902-1907, il Visconti sarebbe morto il 26 mentre il Lopresti lo indica morto il 28.
33. Cfr. Bulletin de la Societé de Géographie, VIII (1847), p. 427.
34. Cfr. The Journal of the Royal Geographical Society, I (1848), pp. xxxii-xxxiii.
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