Sulla cresta dell'onda

ITALIA

I planisferi - o "carte portolaniche" - su pergamena

La scuola di Pietro Vesconte non esaurisce le fortune della cartografia genovese: come risulta da documenti d'archivio, alla fine del secolo XIV è attivo un Francesco Beccario - o Franciscus Beccha - decoratore di carte che, insieme con un Jaime Ribes - nome assunto dopo la conversione dal cartografo ebreo Jafuda Cresques, figlio e collaboratore di Abraham, artefice presunto del cosiddetto Atlante Catalano - riceve l'incarico di produrre quattro carte, andate perdute, da un mercante fiorentino in viaggio nella penisola iberica.

Successivamente, definito maestro di carte per navigare nonché cittadino genovese, realizza a Savona una carta con una realistica rappresentazione di Genova. Una legenda dice che è ormai diffusa l'arte della cartografia, nella quale spiccano soprattutto i Catalani, i Genovesi e i Veneziani, a confermare lo stretto nesso che intercorre tra i cartografi italiani e maiorchini.

Probabilmente suo discendente è Battista Beccario, attivo nella seconda metà del Quattrocento, di cui fu allievo Pietro Roselli, operante a Maiorca ma di evidente origine italiana che, nel 1447, firma una carta definendosi appartenente alla bottega di Beccario.

Quest'ultimo, nella sua carta del 1435, accorda particolare attenzione alle coste e alle isole dell'Atlantico, tra le quali compare la prima rappresentazione nota della mitica Antilia: secondo un'antica leggenda, al tempo dell'invasione dei Mori sette vescovi spagnoli vi trovarono rifugio, fondandovi altrettante città. Da essa si ritiene sia derivato il nome delle Antille scoperte da Colombo. Vi appare anche un'altra bella veduta di Genova, simile a quella del suo omonimo su ricordata, a dimostrare non solo la sua origine ma anche l'importanza della Città.

La carta portolanica del 1466 di Pietro Roselli, presso la James Ford Bell Library, University of Minnesota. Ha le caratteristiche e le decorazioni tipiche dell'epoca, tra cui - in particolare - la catena dell'Atlante, l'arco delle Alpi orientali, il Mar Rosso, i prospetti di Genova e Venezia, dove la prima non prevale sulla seconda, come a dimostrare che l'autore non è genovese
L'esemplare, datato 1489, presso la James Ford Bell Library

Alla fine del Quattrocento lavora a Genova Albino de Canepa, di cui si sa molto poco, se non che è cittadino genovese, come precisa la sottoscrizione nel collo della pergamena, che riporta la data - il 1480 - il nome dell'autore e il luogo di esecuzione (Genova), di una carta conservata a Roma presso la Società Geografica Italiana; di una seconda, esposta e descritta alla fine dell'Ottocento dall'Uzielli a da Amat di San Filippo, si erano perse le tracce.

Evidentemente venduta a un collezionista, ora appartiene alla James Ford Bell Library (grazie a J.-M. Urvoy per la segnalazione). Si compone di due pelli incollate al centro ed è datata 1489, secondo quanto si legge nella descrizione che ne offre quella Biblioteca nel suo sito, mettendola a disposizione degli studiosi.

Le due carte sono molto simili e in ottimo stato di conservazione, sebbene l'esemplare di Roma sia monco del lembo laterale destro, dove la carta era fissata all'asta su cui si usava avvolgere e legare quei documenti per evitare grinze e piegature, e abbia conservato il collo della pelle unica su cui è disegnata. Rappresentano il bacino Mediterraneo con il Mar Nero e le coste africane atlantiche, con una moltitudine di isole reali e immaginarie, parte del Mar del Nord e del Baltico.

L'esemplare, datato 1480, presso la Società Geografica Italiana, a Roma

Le coste meridionali sono fitte di toponimi - come di consueto colorati, perpendicolari e interni alla linea di costa - a dimostrare la dimestichezza dei naviganti e quindi dei cartografi liguri con quelle aree; le coste scandinave e baltiche sono invece approssimative, mentre le isole britanniche ricalcano modelli consueti, nel rappresentare l'Inghilterra separata dalla Scozia, e l'Irlanda di dimensioni largamente superiori al vero. A ovest di quest'ultima figura l'immaginaria Brazilia - "Insulla de Brazil" - mentre più a sud compare, tra le altre, l'altrettanto immaginaria ma sempre presente Antilia.

Le Azzorre - peraltro ben note ai Portoghesi e prima ancora, probabilmente, agli stessi Genovesi - sono erroneamente posizionate e piuttosto stereotipate nella forma, come se la carta si rifacesse a modelli precedenti. L'orografia è scarsa e di maniera: della catena alpina compare solo l'arcata orientale che nell'esemplare romano è rosso mattone, mentre in quello presso la James Ford Bell Library il fondo rosso si alterna ad agglomerati verdi; parimenti la catena dell'Atlante in Africa - molto allungata verso est - è piuttosto diversa: disegnata in forma di montagnole verdi e rosse con andamento quasi "smerlato" nella carta di Roma, nell'altra ha l'andamento consueto delle carte portolaniche, sinuoso e quasi serpentiforme, di un verde brillante.

Particolare dell'esemplare presso la James Ford Bell Library: la costa africana occidentale, una delle rose dei venti, la catena dell'Atlante, una scala grafica, il reticolo di rombi e i punti d'intersezione da cui essi si dipartono

Altre differenze evidenti riguardano le scale grafiche che, nell'esemplare romano sono scialbe e schematiche mentre, nell'esemplare "americano", sono cinque, policrome e racchiuse in vistose cornici geometriche, affiancate da tende multicolori, che mancano del tutto nella carta di Roma; e le due vivaci rose racchiuse in una circonferenza colorata di rosso, mentre nell'esemplare romano compare un'unica rosa a otto venti, piuttosto insignificante a sud della Sicilia. Per contro, nella carta di Roma sono frequenti, e in qualche caso corpose, le legende esplicative, mentre nell'Africa settentrionale compaiono le immagini e i nomi dei monarchi.

L'idrografia è molto approssimativa in entrambi gli esemplari: dei fiumi si tracciano per lo più solo i tratti terminali, mentre spicca in entrambe le carte il Nilo con il suo delta, affiancato da una veduta di maniera di Alessandria. Nella carta romana una legenda afferma che il fiume segna il confine tra Africa e Asia, così come il Don separa l'Asia dall'Europa.

Entrambe le carte poggiano sul consueto reticolo di "rombi" che si dipartono, come sempre, da punti di intersezione regolarmente disposti, a formare idealmente una circonferenza che delimita la rappresentazione geografica. Su tutte e due figurano numerosi prospetti di città rilevanti, tra cui spicca Genova, l'unica raffigurata con un certo realismo, con la Lanterna, il faro del molo antico e il Castelletto che sovrasta il nucleo urbano, come a farne l'emblema della Città.

Genova, l'arcata orientale della Alpi e le città di Venezia e Avignone
Il sito della James Ford Bell Library offre in rete non solo le riproduzioni delle carte portolaniche quattrocentesche da essa preservate, ma anche zoomate per apprezzarne i particolari, nonché confronti e commenti di grande efficacia didattica

Nel 1502 Alberto Cantino, diplomatico a Lisbona della Casa d'Este, donò al Duca di Ferrara un planisfero su pergamena aggiornato alle più recenti scoperte geografiche, noto come "carta del Cantino", che è tuttavia considerato una probabile copia clandestina del Padrão real portoghese, e quindi non propriamente un prodotto italiano.

Molto simile a questa e coeva, a giudicare dalle conoscenze geografiche ivi rappresentate, è la carta del genovese Nicola Caverio, firmata in basso a sinistra "Opus Nicolay de Caverio Iannensis" e non datata, che è quindi considerata anch'essa una riproduzione illecita del padrão.

Battista Agnese, ancora un genovese attivo a Venezia, produsse oltre settanta atlanti nautici tra il 1536 e il 1564, ossia le date che compaiono su due suoi atlanti conservati al British Museum di Londra. Di lui non si hanno notizie biografiche ma lo si ritiene il conduttore di una bottega cartografica, visto il gran numero di opere non firmate e scritte da mani diverse, che tuttavia si possono ricondurre alla sua persona per effetto delle tante spiccate somiglianze con le opere certe.

Il manoscritto qui riprodotto è un mappamondo ovale che rappresenta l'avanzamento dell'esplorazione alla metà del Cinquecento. In Asia si nota l'assenza della penisola indiana, mentre i rilievi montuosi sono approssimativamente rappresentati nel consueto stile a "mucchio di talpa". Il planisfero, circondato da dodici putti che rappresentano i venti principali, sembra essenzialmente avere l'obiettivo di segnalare la rotta delle spezie aperta da Magellano con il suo viaggio di circumnavigazione, qui vistosamente segnalata in nero.

Mappamondo di Battista Agnese, 1543
Pergamena policroma mm 295x195, Parigi, Bibliothèque Nationale de France.
La carta è stata pubblicata su Les Portulans: cartes marines du XIIIe siècle / par Monique de La Roncière et Michel Mollat du Jourdin, Fribourg, Office du Livre, 1984. L'opera, corredata di ottime riproduzioni esemplificative del patrimonio cartografico della Biblioteca Nazionale di Francia, è accompagnata da ampie esaurienti schede analitiche.

Presumibilmente di Battista Agnese è una carta del Mar Nero, con lo Stretto dei Dardanelli e qualche isola dell'Egeo. Pur essendo anonima e non datata, è pressoché identica a una tavola dello stesso bacino, opera certa dell'Agnese, conservata a Bergamo, e a una terza carta inserita in un suo atlante presso il Trinity College di Dublino.

Battista Agnese, metà sec. XVI, Pergamena mm 488x350
(Genova, Civico Museo Navale)

Tre atlanti in folio attribuibili all'Agnese, che rappresentano il mondo conosciuto su pergamena acquerellata, come pure uno del suo allievo Francesco Ghisolfi, genovese, sono conservati presso la Henry E. Huntington Library and Art Gallery, San Marino, California, che ne ha messo in rete immagini in scala 1:1.

Tra gli esemplari rappresentativi della cartografia rinascimentale si può ricordare la carta detta "di Colombo", manoscritta su pergamena, di 110x700 mm, anonima e non datata, ma probabilmente del 1492, preservata a Parigi presso la Bibliothèque Nationale de France.

Viene attribuita al Genovese sia perché sulla carta stessa compaiono annotazioni e imprecisioni analoghe a quelle che si ritrovano scritte di suo pugno nei suoi libri, sia perché Cristoforo e il fratello Bartolomeo, durante la loro permanenza a Lisbona, avevano esercitato il mestiere del cartografo.

Lo stesso Colombo, accenna a quattro carte di loro produzione, che contengono una sfera: il documento in questione si compone, infatti, di due parti sovrapposte lungo un margine, che rappresentano l'una, una piccola carta del mondo attorniata dalle sfere celesti, secondo la concezione geocentrica dell'epoca; l'altra, il Mediterraneo e parte dell'Atlantico, dalla Norvegia meridionale alla foce del fiume Congo.

All'interno della raffigurazione una trentina di vignette raffigurano le città più importanti, mentre la bandiera spagnola in corrispondenza della città di Granada fa pensare che la carta sia successiva al 2 gennaio 1492, quando gli Arabi ne furono cacciati.

In Africa sventola il vessillo portoghese nelle terre conquistate dai Lusitani, mentre legende sparse offrono indicazioni sulla vita e sui prodotti locali, esportati in Europa. Accanto al Mar Rosso, è scritto che "la sua lunghezza richiede sei mesi di navigazione e un anno per raggiungere l'India".

Nell'Atlantico occidentale figura invece Antilia, una delle tante isole immaginarie che ancora per lungo tempo compariranno sulle carte nautiche - analoga a Brasilia e a San Brendano - a nord-ovest delle Azzorre, sistematicamente rappresentata da molti cartografi, i quali pertanto indussero in errore i navigatori che la cercavano per farvi scalo.

La carta viene attribuita a Colombo. Su Granada compare la bandiera spagnola: potrebbe essere un riferimento alla riconquista della città sottratta agli Arabi nel 1492 (Parigi, Bibliothèque Nationale de France)
La carta comapre su Les Portulans cit.

(Tutto su Cristoforo Colombo alla pagina a lui dedicata)

Vesconte Maggiolo è il capostipite di una famiglia di cartografi genovesi attivi dall'inizio del Cinquecento all'inizio del successivo, artefici di carte molto ricche ma sfumate al tempo stesso, che rappresentano - come tutte le carte "portolaniche" di origine medievale - il bacino mediterraneo. Una pergamena acquerellata (mm.920 x 1390) del 1504, conservata presso la Biblioteca Federiciana di Fano, raffigura le terre note agli inizi del Cinquecento, cioè immediatamente dopo la scoperta del Nuovo Mondo. Delle isole oceaniche e dei continenti sono appena delineate le coste mentre l'informazione geografica interna è scarsa e imprecisa; compaiono dodici rose di 32 venti e i toponimi - scitti in varie lingue mediterranee - sono in rosso o in nero a seconda dell'importanza del luogo.

Di suo figlio Jacopo è una pergamena conservata al Civico Museo Navale di Genova, dove la rappresentazione è estesa alle coste atlantiche europee e africane, con una profusione di elementi decorativi: le rose e le scale sono sobrie, ma colpiscono le numerose tende opulente in Africa e in Asia, la quantità di vascelli a vele rigonfie, i monarchi assisi in trono nei rispettivi potentati, i tanti prospetti di città disseminate lungo le coste, tra cui Genova, evidenziata da uno specchio di mare blu.

Una carta coeva dello stesso autore, conservata alla Biblioteca Civica Berio di Genova, è tanto somigliante nello stile, nei colori, nell'impostazione dell'apparato ornamentale, da dimostrare come questi tardi prodotti membranacei fossero ormai esclusivamente destinati all'amatore e non certo al navigante.

Jacopo Maggiolo, 1564, pergamena, mm 1230x914
(Genova, Civico Museo Navale)

Un altro fertile esponente della tradizione cartografica genovese fu Giovanni B. Cavallini, attivo tra il 1637 e il 1654, con almeno quindici opere, di cui l'ultima fu eseguita in collaborazione con Pietro Cavallini, che forse era suo figlio.

La carta, datata e firmata, è di evidente tardiva ispirazione da prototipi dei secoli precedenti: vi si ritrova il consueto reticolo di rombi e un ricco apparato ornamentale, rappresentato dalle policrome rose dei venti ai lati della rappresentazione, da numerosi prospetti di città, e da scale grafiche racchiuse entro cornici a forma di nastro che, per gli esemplari medievali, avevano fatto suppporre che i naviganti potessero impiegare una fettuccia, anziché il compasso, per misurare le distanze. In Terra Santa una croce su un'altura colorata di verde rappresenta il Golgota.

Si tratta insomma di un oggetto decorativo, che tuttavia, con la carta nautica per l'uso di bordo, non ha evidentemente più nulla in comune.

Uno splendido esemplare dello stesso Autore, in sei fogli su pergamena manoscritta e acquerellata, di cui quattro dedicati alle isole principali del Mediterrnaeo italiano, è conservato presso la Henry E. Huntington Library and Art Gallery, San Marino, California, che ne ha messo in rete immagini in scala 1:1.

Giovanni B. Cavallini, 1639, pergamena, mm 920x468
(Genova, Società Ligure di Storia Patria)


(a cura di Paola Presciuttini, 2002)
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