Sulla cresta dell'onda

ITALIA

Il Mappamondo di Fra Mauro alla Biblioteca Marciana

Il mappamondo di Fra Mauro - conservato presso la Biblioteca Marciana, a Venezia, e riprodotto in facsimile dall' Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in tiratura di 499 esemplari numerati, nel 2002 - è considerato tra i massimi monumenti cartografici tardo-medievali, per la complessità e l'imponenza della costruzione.

L'Autore è un frate camaldolese di San Michele di Murano, di cui l'effigie compare su una moneta che reca la scritta "Frater Maurus S. Michelis Muranensis de Venetiis ordinis Camaldulensis chosmographus incomparabilis".

Di lui non si hanno molte notizie: lo si identifica con un Frater Maurus citato in due documenti, del 1409 e del 1433, e si sa che per qualche tempo soggiornò in un convento dell'Istria, al fine di cartografarne le proprietà. Nel registri del suo monastero si citano le spese per materiali necessari alla confezione di carte, e si nominano due suoi collaboratori, di cui uno è Andrea Bianco, noto per le sue carte nautiche.

Si suppone quindi che Fra Mauro conducesse una bottega cartografica, alla quale si attribuisce una carta oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, pubblicata da Roberto Almagià in Monumenta Cartographica Vaticana, vol. I (Città del Vaticano 1944), nonché un mappamondo realizzato nel 1459 per Alfonso V, re del Portogallo, di cui si sono perse le tracce.

E' probabile che Fra Mauro sia morto nello stesso 1459, perché nell'ottobre di quell'anno si dispose che i suoi lavori venissero custoditi sotto chiave presso il monastero di San Giovanni alla Giudecca.

Il mappamondo di Fra Mauro (quadrante alto a destra),
nella riproduzione facsimile del Poligrafico dello Stato,
di cui un esemplare si trova presso l' Istituto Idrografico della Marina a Genova.

Il Mappamondo è grosso modo circolare (cm 196 x 193), inscritto in un quadrato di circa cm 223 di lato. Negli angoli superiori e in quello a destra in basso figurano corpose didascalie di contenuto geo-cosmografico e tre sfere, mentre nell'angolo di sinistra è rappresentato il Paradiso Terrestre.

Sul retro è scritto che il Mappamondo fu completato il 26 agosto 1460 ma è probabile che la stesura originaria sia anteriore al 1450, per via di alcuni anacronismi tra cui, in particolare, una didascalia in corrispondenza di Costantinopoli, che ne parla come sede dell'Impero Romano d'Occidente, ignorandone la conquista da parte dei Turchi.

Il Paradiso Terrestre, nell'angolo a sinistra in basso

Il Mappamondo è privo di scala e di rombi dei venti, ossia linee di direzione; sul bordo della circonferenza sono riportati i nomi dei punti cardinali e dei punti intermedi, mentre l'orientamento è con il Sud in alto, secondo una pratica frequente nella cartografia antica, di probabile origine islamica.

E' dipinto su pergamena e rappresenta tutte le terre note, circondate dall'oceano. Una caratteristica che salta agli occhi è l'abbondanza di didascalie, alcune molto lunghe, probabilmente scritte dopo il completamento della parte cartografica, poiché sono sovrapposte al disegno delle onde.

La dott. Tullia Gasparrini Leporace, che ha trascritto le didascalie e ha curato il commento alla riproduzione facsimile del Poligrafico, ha scoperto che alcune sono tracciate su frammenti di pergamena incollati sul fondo originario, forse a coprire scritte o disegni precedenti.

E' anche da notare la presenza di cartigli vuoti, il che fa supporre che il mappamondo non sia stato del tutto completato.


(a cura di Paola Presciuttini, 2002)
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