Sulla cresta dell'onda

ITALIA

Il ms Egerton 2803 alla British Library
Vesconte Maggiolo o Francesco Rosselli?

Presso la British Library di Londra è conservato, con segnatura "Ms. Egerton 2803", un atlante nautico manoscritto cinquecentesco, anonimo e non datato, che sembrava dimenticato ormai da almeno cinquant'anni.

Ultimamente, il dott. Lorenzo Bagnoli, nel corso dei suoi studi per il conseguimento del dottorato di ricerca in " Scienze geografico-ambientali e cartografiche " presso l'Università di Genova, lo ha ripreso in mano e ne ha pubblicato un'analisi completa (cfr. L. Bagnoli, Il manoscritto Egerton 2803 della British Library e il Nuovo Mondo, in: "Studi e Ricerche di Geografia", XXV, 2002, pp. 81-110) di cui si presenta qui una sintesi.

Pervenutoci in ottimo stato di conservazione, l'atlante è formato da 12 fogli in pergamena, di cui il recto del primo e il verso dell'ultimo sono incollati alla rilegatura in cuoio dalla chiara origine veneziana. I soggetti rappresentati sulle tavole sono i seguenti:

Tav. II. fol. 1b
Tav. III. fol. 2a
Tav. IV. fol. 2b
Tav. V. fol. 3a
Tav. VI. fol. 3b
Tav. VII. fol. 4a
Tav. VIII. fol. 4b
Tav. IX. fol. 5a
Tav. X. fol. 5b
Tav. XI. fol. 6a
Tav. XII. fol. 6b
Tav. XIII. fol. 7a
Tav. XIV. fol. 7b
Tav. XV. fol. 8a
Tav. XVI. fol. 8b
Tav. XVII. fol. 9a
Tav. XVIII. fol. 9b
Tav. XIX. fol. 10a
Tav. XX. fol. 10b
Tav. XXI. fol. 11a
Tav. XXII. fol. 11b
Tav. XXIII. fol. 12a

Planisfero
Mar Caspio
Mar Nero
Mediterraneo orientale
Mar Egeo
Mare Adriatico
Mediterraneo centrale
Mediterraneo occidentale
Stretto di Gibilterra
Golfo di Biscaglia
Mar Baltico
Isole britanniche
America centrale
Coste settentrionali America del sud
Atlantico settentrionale
Atlantico centrale
Golfo di Guinea
Oceano Indiano occidentale
Oceano Indiano orientale
Costa asiatica orientale
Fasi lunari e computo ecclesiastico
Strumento astronomico

Le dimensioni delle pagine sono di cm 20,5x28 e su ognuna di esse è disegnata una tavola dalle dimensioni di cm 18x24,5, per un totale di 22 carte nautiche. Sul bordo esterno delle carte è delineata una scala grafica, di dimensioni variabili di carta in carta. L'orientamento di ogni carta regionale è indicato sul bordo dalle lettere e dai simboli che sulle carte nautiche italiane rappresentano i quattro punti cardinali, cioè un cuneo per il nord, una croce greca gammata per l'est, una O (di Ostro) per il sud e una P (di Ponente) per l'ovest.

L'atlante conta in tutto più di 4000 toponimi, di cui 17 in greco, 11 in ebraico e 2 in etiope. Se i toponimi in ebraico sono rari nella cartografia dell'epoca, quelli in etiope sono addirittura una peculiarità pressoché unica di questo atlante; essi sembrerebbero tuttavia aggiunti in un secondo tempo, probabilmente ad opera di un acquirente di vasta cultura. La quantità elevatissima e l'originalità dei toponimi, benché la loro trascrizione sia non sempre corretta e sovente italianizzata, costituiscono senz'altro la caratteristica saliente e più interessante del cimelio.

Non si riscontrano in nessuna tavola né una firma né una data che possano inequivocabilmente fare attribuire il manoscritto ad un autore, ma ciò non deve stupire. L'anonimato dei cimeli, infatti, non è cosa rara per la produzione cartografica nautica dei secoli XVI e XVII, tant'è che raggiunge una percentuale prossima al 40%: tale fatto sarebbe da imputarsi alla presenza, nei maggiori laboratori, di artigiani specializzati e di apprendisti che producevano carte che poi venivano smerciate a minor prezzo. proprio perché non firmate dal titolare del laboratorio cartografico.

Il fatto che l'atlante manchi altresì di una data può essere, invece, attribuito all'abitudine dei cartografi del tempo di non datare i loro lavori, se non venduti immediatamente dopo la loro compilazione, al fine di poter aggiungere all'ultimo momento una data che "ringiovanisse" il lavoro per un successivo - e poco accorto - acquirente.

Il committente sembra essere stato uno studioso di vasta cultura, interessato all'ampliarsi degli orizzonti geografici. A suffragare tale ipotesi c'è il fatto che il cartografo abbia voluto registrare con la massima precisione tutte le sue conoscenze, tralasciando interpretazioni fantasiose, registrando soltanto ciò di cui era totalmente sicuro e lasciando piuttosto ampi spazi bianchi o linee tratteggiate, al fine - forse - di permetterne l'eventuale completamento in tempi successivi.

Il planisfero del ms Egerton 2803 (tav. II fol. 1b, secondo il rifacimento in:
J. Denucé, Les origines de la cartographie portugaise et les cartes des Reinel, (Gand, 1908)
e la Carta da navigare di Francesco Roselli del 1508, di seguito riprodotta

Per quanto riguarda l'attribuzione del cimelio, gli storici della cartografia hanno proposto i nomi del genovese Vesconte Maggiolo o del fiorentino Francesco Rosselli. Il primo compare già nel catalogo delle acquisizioni del 1895 ma tale ipotesi, che ha goduto in passato dei favori di qualche studioso, non sembra però pienamente sostenibile, poiché, se pure è possibile ravvisare qualche affinità tra l'atlante anonimo e alcune delle carte che fanno parte della vastissima produzione del cartografo genovese, non ci si trova mai di fronte a quelle identità che renderebbero tale attribuzione inequivocabile.

Per esempio, confrontando la rappresentazione del sud America del Ms. Egerton 2803 con quella dell'atlante di Vesconte Maggiolo conservato a Monaco (1519), si nota innanzitutto un progresso notevole delle esplorazioni costiere verso sud registrate dal cartografo genovese: se l'atlante del Maggiolo giunge ad una latitudine di 28° sud, l'anonimo, almeno nella tavola regionale rappresentante il sud America, si arresta ad una latitudine ben minore, calcolata all'incirca sui 18-20°.

Il Sud America nel ms Egerton 2803 (tav. XV fol.8a)

Per quanto riguarda l'atlante di V. Maggiolo del 1512 conservato a Parma, benché fare paragoni fra la rappresentazione del Nuovo Mondo del Ms. Egerton 2803 e quella dell'atlante di Parma risulti particolarmente difficile proprio per la poca estensione di tale continente in quest'ultimo, si può tuttavia notare che in ambedue le carte l'estremità orientale del continente americano viene situata alla stessa latitudine della foce del fiume Congo, cioè in posizione corretta. Fra le argomentazioni contrarie all'attribuzione dell'opera al Maggiolo, si può infine opporre anche il fatto che questo cartografo aveva l'abitudine di firmare tutti i suoi lavori.

L'attribuzione dell'atlante Egerton a Francesco Rosselli si basa, invece, su alcune caratteristiche comuni riscontrabili fra il planisfero del Ms. Egerton 2803 e due delle principali carte del cartografo fiorentino, ossia il planisfero ovale del 1507 ca. e la Carta da Navigare del 1508, contenuti entrambi nel c. d. "Atlante della Contessa Bentivoglio" conservato oggi al National Maritime Museum di Greenwich.

Fra le affinità più notevoli si ricordano: l'oceano Atlantico occidentale delineato a forma di golfo, secondo il modello di Juan de la Cosa; la presenza di un vasto golfo in corrispondenza della foce del Rio delle Amazzoni e di grandi isole al largo delle coste sudamericane; la toponomastica del nord America, dove sono registrati, pur sotto diversa variante, i toponimi Labrador e Bacalaos; la configurazione della penisola scandinava.

Accanto a queste affinità, si devono tuttavia segnalare anche alcune differenze: la presenza di una terra antartica sui Rosselli non riscontrabile sul Ms. Egerton 2803; l'influenza della tradizione tolemaica per la rappresentazione dell'Asia meridionale, in parte già superata dall'autore anonimo ma ancora forte in Rosselli; la forma a mandorla del Mar Caspio delle carte rosselliane, che non trova riscontro né nel planisfero della tav. II. fol. 1b né nella carta di tav. III. fol. 2a, dedicata alla rappresentazione di tale mare; l'assenza dell'isola Fislanda sulle carte del Rosselli, rappresentata invece nell'atlante Egerton. Inoltre, l'ipotesi di paternità rosselliana lascia in parte insoddisfatti, se si considera che nella produzione del Rosselli non si annoverano carte nautiche manoscritte.

Il Mar Caspio nel ms Egerton 2803 (tav. III fol.2a)

Per determinare altre probabili fonti cui ha attinto il cartografo anonimo dell'atlante manoscritto, non risulta nemmeno utile l'analisi delle tavole relative al Mar Caspio, al Mar Baltico e all'Asia, regioni periferiche dell'ecumene del primo Cinquecento e - limitatamente alle prime due - anche abbastanza inconsuete negli atlanti coevi.

Nemmeno volendo limitarci all'attribuzione del cimelio ad una scuola cartografica, l'atlante può essere attribuito inequivocabilmente ad una delle due principali scuole cartografiche del primo Cinquecento, quella mediterranea e quella iberica, in quanto esso presenta caratteristiche di entrambe: da una parte, la centralità del Mediterraneo e la finalità non necessariamente pratica propria delle carte mediterranee; dall'altra, la cura per un prodotto aggiornato e la meticolosa distinzione fra terre realmente esistenti e zone incognite propria delle carte iberiche.

Al fine di datare l'atlante è invece utile analizzare l'abbondantissima toponomastica delle tavole rappresentanti il Nuovo Mondo. Esso è rappresentato sul Ms. Egerton 2803 sia nel planisfero (tav. II. fol. 7b) che nelle carte regionali (tavv. XIV. fol. 7b, XV. fol. 8a, XVI. fol. 8b e XVII. fol. 9a).

Il Centro America nel ms Egerton 2803 (tav. XIV fol.7b)

Nelle tavole regionali del manoscritto le coste atlantiche americane si estendono a meridione fino a circa 18-20° di latitudine sud e a settentrione fino alla latitudine di Cuba, cioè a circa 23° nord, il punto estremo raggiunto da Vicente Yañez Pinzón e Juan Diaz de Solis nel 1509. In tali carte non vi è ancora alcuna traccia delle coste pacifiche.

Il disegno generale delle Americhe delineato sul planisfero rappresenta invece una linea costiera continentale continua, sul modello del mappamondo di Juan de la Cosa del 1500, da 70° di latitudine nord a 50-52° di latitudine sud. Sul planisfero sono altresì rappresentate le coste pacifiche: un tratto di inchiostro inizia dalla latitudine di circa 52° sud, volge verso nord, raggiunge l'istmo centroamericano e riprende quindi in direzione sud-ovest.

Da questa analisi sommaria si potrebbe ricavare che, quando il Ms. Egerton 2803 è stato completato, o l'istmo centroamericano dal quale Balboa aveva visto per la prima volta nel 1513 il Mar del Sur era già conosciuto, oppure che il planisfero è stato successivamente corretto.

Anche circa il problema della contiguità o meno fra le terre nordamericane e l'Asia sul nostro atlante, i pareri degli studiosi sono discordanti. Secondo alcuni, l'estensione delle terre nordamericane fino al bordo occidentale del planisfero suggerisce una connessione con l'Asia.

Secondo altri, invece, i due margini del planisfero rappresentano l'Asia orientale e l'America occidentale come non concordanti, mentre l'analisi della tav. XXI. fol. 11a, raffigurante le coste asiatiche pacifiche, suggerisce il contrario. La risposta più convincente sembra tuttavia essere che l'autore anonimo abbia voluto espressamente lasciare il disegno indefinito, per non escludere nessuna soluzione che si sarebbe potuta dimostrare veritiera in futuro.

Analizzando invece l'orientamento della linea di costa del sud America, noteremo che in ambedue le tavole del Ms. Egerton 2803 nelle quali tale regione è rappresentata (il planisfero di tav. II. fol. 1b e la carta regionale di tav. XVII. fol. 9a), essa mantiene l'andamento corretto NNE/SSW.

Nell'Egerton, come nei planisferi King-Hamy, Pesaro e Fano, non avviene cioè quanto notato in altre carte coeve, dove la linea costiera è stata tracciata da nord a sud - accorgimento, quest'ultimo, non casuale, in quanto comporta che le terre di recente scoperta ricadano tutte nella sfera di influenza portoghese, e non anche oltre la rraya, nella sfera di influenza spagnola.

Nelle tavole relative al Nuovo Mondo si trovano testimonianze dei viaggi di Colombo, di Ojeda (1499), di Pinzón (1499-1500), di Bastidas (1500-1502) e di Solis e Pinzón (1508-1509). La data del viaggio di Solis-Pinzón e l'abbondanza dei toponimi che vi si riferiscono direttamente proverebbero altresì che il Ms. Egerton 2803non possa essere attribuito all'anno 1508, come è stato più volte suggerito e come viene anche riportato nel catalogo della British Library.

Poiché il viaggio di Solis e Pinzón durò dal 29 luglio 1508 alla fine di agosto 1509, l'atlante Egerton 2803 deve essere posteriore a tale data, che costituisce quindi il termine post quem. Per quanto riguarda il termine ante quem, sembra si debba indicare invece il 1513, anno in cui furono scoperti l'Oceano Pacifico (da parte di Balboa) e la Florida (da parte di Ponce de Leon), di cui non ci sono tracce nelle tavole dell'atlante.


Per saperne di più, contattare il prof. Lorenzo Bagnoli

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