Sulla cresta dell'onda

MAR BALTICO

Mentre i peripli prodotti nell'area mediterranea dall'era classica fino al Medioevo descrivono la costa da porto a porto, i primi portolani nordici danno istruzioni per la navigazione d'altura, dalla Scandinavia verso l'Islanda e la Groenlandia.

Per quanto concisi e privi di riferimenti alla bussola o all'uso di carte nautiche, e quindi poco illuminanti in merito alle tecniche di navigazione, essi sono interessanti quali esempi precoci di istruzioni nautiche per la navigazione nell'Atlantico.

L'esemplare più antico risale alla metà del 1200 e appartiene al Codice Valedemar, conservato nella Biblioteca Reale di Copenaghen e, come i manoscritti successivi fino al XV secolo, dà indicazioni di rotta orientate secondo il sole o la stella polare, mentre le distanze sono misurate in base al tempo necessario a percorrerle.

Al XVI secolo risale invece il primo portolano-atlante prodotto nell'area germanica per la navigazione costiera da Gibilterra fino al Mar del Nord e al Baltico, di poco precedente uno analogo inglese.

Sono entrambi ricchi di annotazioni su correnti, maree, fondali, ancoraggi e rotte, mentre un elemento originale, rispetto ai portolani mediterranei, è la comparsa di carte, vedute di costa e pianetti di porti, sia stampati nel testo, sia in forma di disegni sciolti inseriti tra le pagine oppure rilegati nel volume.

Tra i più antichi profili di costa si annovera uno schizzo dell'isola di Gotland, in un portolano danese del 1568 pubblicato, e forse tradotto da un archetipo di diversa origine nord-europea, dall'editore Laurens Benedicht in Copenaghen, ovvero il Sökartet offner Öster - og Vester Söen; vdi huilcken mand finder paa det allerflittigste aff de beste Piloter optegnet oc beschreffuen all Söens leylighed oc skicklse. Alle Skippere, Styrmend oc andre, som bruge Sylatzen til vilie oc tieniste fordansket.

L'opera è conservata presso la Biblioteca Nazionale di Copenaghen mentre un esemplare manoscritto dello stesso portolano, attribuito alla fine del 1400, si trova presso la Biblioteca Nazionale di Stoccolma. Lo schizzo qui riprodotto è tratto da A. E. Nordenskjöld, Periplus..., Stockholm 1897.

Svezia, Isola di Gotland. L. Benedicht, 1568

Nel Mar Baltico l'attività marittima era monopolizzata, fin dall'Alto Medioevo, dalla Lega Anseatica, che, nel suo periodo di massimo splendore, raggruppò fino a 164 città costiere e continentali dalla Bretagna alla Svezia alla Russia, mentre la Danimarca controllava il traffico nel Sund attraverso l'imposizione di dazi a carico delle navi straniere.

Tuttavia, nella seconda metà del 1500, lo scenario politico nord-europeo si modificò: l'Inghilterra si affermò come potenza marinara mentre l'inglese Compagnia della Moscovia intratteneva relazioni commerciali con la Russia attraverso la città di Novgorod, grande snodo mercantile internazionale tra Occidente e Oriente nord-europeo.

La Scandinavia venne riunita sotto la Corona svedese dalla dinastia dei Vasa che, proponendosi il controllo dei commerci con la Russia, fondò la città di Helsinki prospiciente Reval, l'odierna Tallin, e occupò l'Estonia; e gli Olandesi contendevano alle altre potenze il controllo dei mari nord-orientali.

Nel 1565 oltre l' 80% dei traffici nel Baltico erano effettuati da loro navi, e questo spiega perché quasi tutti i portolani locali dell'epoca fossero prodotti nei Paesi Bassi: Cornelis van Anthonisz nel 1543 compilò la prima carta nota del Baltico, cui seguirono gli atlanti-portolani di L. J. Waghenaer e poi la vasta produzione dei Blaeu. Tuttavia, nella seconda metà del XVII secolo, la Svezia riprese il controllo del Baltico, gradualmente precludendolo alle navi olandesi e, dopo essersi annessa l'Estonia, occupò le coste germaniche, allo stesso tempo riorganizzando e potenziando la propria flotta.

Occorrevano dunque portolani e carte nautiche aggiornate, in sostituzione della produzione olandese: l'incarico fu affidato nel 1644 a Johan Månsson - già capitano della flotta reale - il quale compilò un portolano che, pur descrivendo in 112 pagine oltre 600 approdi nel Baltico meridionale e nel golfo di Finlandia, non forniva informazioni sul golfo di Botnia né includeva carte nautiche.

A quest'ultima lacuna lo stesso Månsson sopperì pubblicando una carta del Baltico che, tuttavia, non poteva competere con la cartografia olandese. Del suo portolano - che pur ricalcato sui prototipi prodotti nei Paesi Bassi, era innovativo nella descrizione del bacino tra Wismar, Stoccolma e Frisches - furono pubblicate riedizioni aggiornate negli altri paesi nordici fino alla metà del 1700.

Dopo la sua morte - nel 1659 - il rilievo idrografico del Baltico proseguì, secondo le istruzioni dell'Ammiragliato svedese, ma rimase affidato ad operatori privati fino al XIX secolo.

Nel 1679 Werner von Rosenfeldt, in virtù della sua lunga esperienza di navigazione, assunse la responsabilità delle operazioni idrografiche con l'incarico di addestrare i comandanti della flotta e di produrre una carta nautica del Baltico. A questo fine chiese la collaborazione del geometra-topografo Petter Gedda che, nel 1695, produsse un atlante manoscritto, completo di istruzioni nautiche, con 34 carte delle coste da Blekinge fino alla Norvegia, oggi conservato presso il Museo Navale di Karlskrona.

Wismar (particolare). Werner von Rosenfeldt, 1658
(Norrköping, Sjökartevdelningen )

A Karlskrona nel 1687 fu fondato un Ufficio per la navigazione, mentre Rosenfeldt pubblicava nel 1693 un manuale di nautica, ovvero il Navigationen Eller Styrmans - Konsten Til Ungdomens Nytta wed Kongl. Ammiralitet, corredato della prima carta del Baltico fondata su rilievi originali svedesi.

Nel 1695 venne finalmente dato alle stampe il primo grande atlante nautico nazionale - il General Hydrographisk Chart-Book öfwer Östersiön och Katte-gat, pubblicato anche in olandese e in inglese, corredato di 10 carte, di cui due in proiezione di Mercatore. Due anni dopo l'incisore olandese A. de Winter e l'editore Johannes Loots ne pubblicarono una versione sotto il titolo Het Nieu en Compleet Paskaart Boek van de Noord en Oost See - dedicato al Re di Danimarca - che pur successivamente riconosciuto come plagio e quindi confiscato, si diffuse tuttavia, e fu anche acquistato dai van Keulen che lo riutilizzarono parzialmente per un proprio atlante.

Comunque, nel 1699 Rosenfeldt dette alle stampe un nuovo atlante aggiornato e corretto, in 12 fogli, che fu riedito dopo la sua morte, avvenuta nel 1710. A quell'epoca la cartografia svedese era tanto apprezzata nell'area baltica, che lo Zar Pietro il Grande nel 1714 ne ordinò un rifacimento in 16 carte, quasi tutte ricavate dagli originali di Gedda e Rosenfeldt, e riedite più volte sino al 1723.

Ma con il passar del tempo si avvertiva la necessità di carte più aggiornate, che la situazione politica della Svezia non consentiva di realizzare. Ciò nonostante Nils Strömcrona pubblicò, nel 1739, una raccolta di carte generali e locali dell'intero Mar Baltico che ne comprendeva alcune nuove delle acque finlandesi, intitolata General och åtskilliga speciale paschartor öfver hela Östersjön.

Per quanto non innovativo, quel lavoro riscosse l'ammirazione dei Russi che in quelle aree svolgevano una sistematica attività idrografica fin dal 1719, e nel 1738 avevano pubblicato un atlante, largamente basato sulle carte di Gedda.

Nel 1756 ne realizzarono un secondo dell'intera regione baltica, dal titolo di Atlas vsego Baltiskago Morja, parzialmente fondato sull'opera di Nils Strömcrona: l'opera fu riedita più volte entro la fine del secolo e, a sua volta,fornì i fondamenti per i lavori idrografici successivamente intrapresi dalla Svezia.

Ma intanto le osservazioni geodetiche di A. Celsius, professore di astronomia all'Università di Uppsala, avevano risvegliato gli interessi del mondo scientifico verso la cartografia in generale, con particolare riferimento alla determinazione dello schiacciamento polare.

Contemporaneamente l'occupazione russa della Finlandia nel 1742-43, se da una parte aveva prodotto carte nautiche di quei mari, dall'altra parte dimostrava l'urgente necessità di rinnovare i rilievi idrografici in quello che era un potenziale teatro di guerra.

Pertanto nel 1772 Johan Nordenkar - dopo un lungo tirocinio nella Marina inglese - fu posto a capo dell'Ente cartografico svedese e, con la collaborazione di Erik Klint, iniziò la triangolazione delle coste svedesi meridionali, con l'obiettivo di produrre un nuovo atlante nautico del Baltico, che fu pubblicato nel 1785-90 in 12 fogli.

Nel 1798 la direzione dell'Ufficio fu assunta da Gustaf Klint, figlio di Erik che, negli anni successivi, iniziò il rilievo sistematico delle coste svedesi e finlandesi meridionali. Successivamente, assegnato al comando della flotta, estese l'attività idrografica alle coste atlantiche, al Mediterraneo e al Mar Nero, pubblicando - entro il 1820 - una quarantina di carte, affiancate da cinque portolani che ebbero traduzioni in altre lingue nord-europee.

Alla sua morte l'attività fu continuata dal figlio Erik Gustaf, che proseguì la pubblicazione delle carte sotto il titolo di Sveriges Sjöatlas, avendo ricevuto dal Re l'esclusiva della produzione cartografica, cosicché la famiglia Klint esercitò un vero e proprio monopolio nel settore, nell'arco di tre generazioni.

Nel 1848, al termine di tale contratto, la responsabilità idrografica e cartografica fu assunta in toto dal Reale Corpo Idrografico - fondato nel 1809 - che, nel 1871, fu sostituito dal Kongl Sjökarteverket, ovvero il Servizio Idrografico svedese, dipendente dalla Marina Militare.

A cura di
Paola Presciuttini
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