Sulla cresta dell'onda

MAR EGEO

Gli Isolari

La rappresentazione delle isole mediterranee è un genere cartografico a sé, che va sotto il nome di Isolari, in alcuni autori del Quattro-Cinquecento chiaramente intesi per l'uso di bordo: compaiono simboli per segnalare acque basse e scogli affioranti, mentre un accenno all'esigenza di descrivere il territorio si desume dai numerosi prospetti di edifici rilevanti e dai profili montuosi tracciati nel tipico stile a "mucchio di talpa".

In altri autori il prodotto è ibrido, essendo accompagnato da commenti ricchi di informazioni geografiche, etnografiche, economiche e storiche, che rendono l'isolario simile a una guida per lettori dotti.

Le isole dell'Egeo furono per la prima volta raffigurate nel 1420, nel Liber Insularum Archipelagi dell'umanista fiorentino Cristoforo Buondelmonti, che comprende 77 isole dell'Arcipelago greco, disegnate a colori su pergamena.

L'Autore, nato intorno al 1385, conosceva bene le terre del Levante, essendo vissuto e avendo viaggiato lungamente nell'Egeo, dalle isole fino ai Dardanelli e a Costantinopoli. Nel 1417 realizzò la Descriptio insulae Cretae cui seguì il Liber, che fu trascritto e tradotto in varie lingue, fino alla versione in latino di L. de Sinner, nel 1824, mentre alla fine del secolo il manoscritto fu tradotto in greco. L'opera ebbe grande successo e fu imitata nel tempo, perché costituiva una guida completa alla conoscenza dell'Egeo, ricca di notizie utili ai naviganti e ai mercanti, e di informazioni di carattere storico, mitologico e archeologico.

Le sue carte sono infatti arricchite di rappresentazioni architettoniche e artistiche: nella carta di Costantinopoli compaiono in prospettiva le mura imponenti che attorniano la città, la moschea di Santa Sofia, l'Ippodromo, le colonne degli imperatori e il palazzo imperiale.

Costantinopoli dal Liber insularum Archipelagi di Cristoforo Buondelmonti, ms, mm 290x220, cc. 32, sec. XV
(Venezia, Biblioteca Marciana)

Intorno al 1485 il veneziano Bartolomeo Zamberti "Dalli Sonetti" - così soprannominato perché corredava le sue carte di legende e commenti in versi - pubblicò un "isolario" analogo al Liber di Buondelmonti, in 49 carte, riedito nel 1532, che costituisce la prima raccolta italiana di carte nautiche a stampa mediante xilografia. Le carte, iscritte in un cerchio che racchiude una rosa di otto venti, indicano con simboli secche e scogli, e rappresentano porti e particolari prospettici del territorio. In oltre settanta sonetti, generalmente a fronte dei disegni cui si riferiscono, sono riportate notizie geografiche, storiche e archeologiche per ciascuna delle isole descritte.

Cipro
Dall'Isolario di Bartolomeo "Dalli Sonetti".
(Venezia, Museo Correr)

Sul finire del secolo Enrico Martello (Henric Hammler) - di cui si sa solo che era 'germanus', perché così lui stesso si definisce, e che probabilmente lavorava a Venezia - fu autore di planisferi e di un Insularium illustratum, manoscritto e acquerellato.

Nel 1528 il patavino Benedetto Bordone (1450-ca 1539), miniatore e intagliatore di xilografie, produsse il primo testo italiano a stampa comprensivo delle isole oceaniche oltre a quelle mediterranee: il primo volume è infatti dedicato all'Atlantico e al Nuovo Mondo, il secondo al Mediterraneo, il terzo all'Oceano Indiano. In questo, dunque, l'opera si distingue all'interno di un filone cartografico all'epoca diffuso, oltre al fatto che, pur limitando la rappresentazione geografica ai toponimi essenziali, fornisce coordinate, descrizioni del territorio, notizie mitologiche e antropologiche.

Tommaso Porcacchi (1530-1585), umanista aretino, pubblicò a Venezia nel 1572 L'isole più famose del mondo in tre volumi di 47 carte incise su rame da Gerolamo Porro, ampliato e riedito dopo quattro anni e ristampato più volte entro il 1686. L'opera descrive inoltre posizioni e distanze relative, le varianti dei nomi, la descrizione del territorio, cenni storici e notizie di interesse locale.

Le isole greche si ritrovano negli atlanti tardo-cinquecenteschi di Joan Martines, cartografo ebreo della scuola catalano-maiorchina, che nel Cinquecento e nel Seicento ebbe in Sicilia il suo apice. L'Isola era infatti un possedimento aragonese, sotto il controllo di un viceré, e una postazione avanzata della guerra contro l'Islam. Vi si stabilirono pertanto, specialmente a Messina, molti cartografi israeliti spagnoli, tra i quali Martines, autore prolifico.

I suoi atlanti generalmente includono dalle cinque alle dieci carte su pergamena policroma, ma l'esemplare conservato alla Biblioteca Nazionale di Madrid ne ha 19 rilegate in cuoio rosso, decorato con le insegne di Filippo II, per il quale fu probabilmente confezionato. Il primo foglio è firmato "Joan Martines En Messina Añy 1587".

Joan Martines
Corfù, 1587

Le isole furono ancora descritte da André Thevet, storico e "cosmografo del Re", nel 1584, con Le grand Insulaire et Pilotage..., che doveva diventare una guida alla navigazione, corredata di piante. In un successivo repertorio di uomini illustri, lo stesso Thevet afferma che Le grand Insulaire conteneva oltre 300 carte ma, per ignote ragioni, non gli fu possibile completare tale ponderoso lavoro, di cui il manoscritto è conservato presso la (in nuova finestra)">Bibliothèque Nationale de France, mentre parte delle carte furono trafugate, per poi confluire anch'esse nella stessa biblioteca.

Giacomo Franco, alla fine del secolo, realizzò un'opera con commento di Giuseppe Rosaccio, ristampata dopo qualche anno con il titolo Viaggio da Venetia a Costantinopoli per mare e per terra, & insieme quello di Terra Santa. Le tavole riprendono le isole a "volo d'uccello", evidenziandone dettagliatamente i prospetti di città, i rilievi, l'orografia, e ogni incisione è unita a una descrizione di storia locale, a consigli per la navigazione, distanze relative, origine dei toponimi.

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