Tra il 1618 e il 1619 Francesco Basilicata, cartografo al servizio della Serenissima, dedicò a Natale Donà, comandante della Cavalleria di Candia, l'atlante del Regno di Candia, composto da 43 tavole policrome racchiuse entro cornici fiorite, riprese "a volo d'uccello" da un alto punto di visuale, che riportano l'intero perimetro dell'Isola. Con sapiente uso del colore sono evidenziate l'orografia e la morfologia delle regioni raffigurate, mentre particolare attenzione è rivolta alla rappresentazione di ogni dettaglio di rilevanza economica, nautica e militare.
Nel 1625 Giorgio Corner produsse Il Regno di Candia che sostanzialmente riprende il precedente lavoro del Basilicata. L'atlante contiene 31 disegni policromi, ricchi di immagini decorative e fantasiose, e dettagliati nella descrizione dell'isola di Creta che l'Autore, là residente, dichiara di avere personalmente eseguito e dedicato alla famiglia Trevisan, il cui stemma figura sui piatti della legatura in cuoio rosso con dorature.
All'isola di Candia è ancora dedicata la raccolta di 61 di incisioni di Marco Boschini, del 1651, dal titolo Il regno tutto di Candia..., realizzata a "volo d'uccello". Nel 1658 realizzò un'opera, intitolata "L'Arcipelago Con tutte le isole, Scogli, Secche, e Bassi Fondi ..., che si compone di 48 incisioni con brevi testi a fronte, che danno notizie a carattere nautico, geografico, economico, storico e mitologico.
Le isole si ritrovano, ovviamente, anche nello Specchio del Mare, (1679), di Francesco Maria Levanto che, in dodici "dimostrazioni", illustra le coste e i porti principali del Mediterraneo.
Alla seconda metà del Cinquecento risalgono invece due carte generali dell'Egeo, che servirono di base per gli isolari successivi: sono di Nikolaos Sofianos di Corfù, che riporta gli antichi toponimi dei classici greci e latini, cercando di identificarli nella toponomastica contemporanea; e dell'italiano Jacopo Gastaldi, al quale si ispirò prima Ortelio per la sua carta della "Grecia moderna", e poi Mercatore.
Alla fine del secolo, il napoletano Francesco Piacenza pubblicò Egeo Redivivo...; l'opera non è rivolta ai fini della navigazione ma merita un accenno, perché delinea un percorso lungo le coste e le isole dell'Egeo, accompagnando le illustrazioni dei luoghi con una esauriente trattazione di ogni aspetto ad essi pertinente, dalla storia alle tradizioni, dall'economia all'etnografia, dalla letteratura all'architettura.
Anche Vincenzo Maria Coronelli inserì l'Egeo nel suo Isolario dell'Atlante Veneto (1696-97), tardo esempio di un genere editoriale ormai superato, che riprendeva il progetto di un Teatro delle città sul modello dell'atlante Braun-Hogenberg.
La guerra turco-veneziana stimolò la produzione di carte delle isole, che compaiono in tutti gli atlanti italiani dell'epoca e poi in quelli olandesi, inglesi e francesi, per effetto degli interessi mercantili che le potenze europee intrattenevano nella zona.
Rilevante è la produzione dei cartografi olandesi nel XVII e XVIII secolo - tra cui J. Blaeu, J. A. Colom, i Visscher e i van Keulen - che includeva carte e vedute dell'Egeo.
Anche la carta generale del Mediterraneo voluta da Re Sole includeva mappe a grande scala delle isole, per effetto delle aspirazioni egemoniche del Sovrano. Gli idrografi francesi- tra cui Bellin - con la costituzione del Dépôt des cartes tornarono a lavorare sistematicamente nell'Egeo per i successivi due secoli, e così pure gli idrografi della Gran Bretagna (cfr. J. Drew), fino alla costituzione del Servizio idrografico greco nel 1920.
Parallelamente la Turchia, anch'essa largamente presente nelle carte prodotte in Francia (cfr. Carte ... de Karamanie) e in Gran Bretagna (cfr. F. Beaufort e Th. Graves), nel 1909 aveva istituito un ufficio idrografico all'interno dell'Ammiragliato che, poi, cambiò denominazione e dipendenza gerarchica, fino alla costituzione, nel 1972, dell'odierno Servizio idrografico in seno alla Marina.