Sulla cresta dell'onda

ITALIA

"Napoli dal cielo"
(Napoli, Voyage Pittoresque, 2001)
di Vladimiro Valerio
ovvero la cartografia napoletana di G. A. Rizzi Zannoni

Non c'è niente da fare! Certe immagini ci catturano perché il loro fascino giunge direttamente in quei luoghi dell'anima cui l'intelletto non ha accesso, perché si deve inchinare ad altre più penetranti facoltà. Il compiacimento per la bellezza delle figure che compongono i frontespizi, che si ritagliano un proprio spazio mentre sembra che le terre dimessamente si ritirino per cedergli il giusto posto, la finezza del tratto, la percezione quasi tattile del terreno, tutto questo precede ogni altra eventuale valutazione tecnica. La nostra attenzione, insomma, è catturata ben prima che il nostro intelletto lavori alla ricerca dei dati storici, degli elementi biografici e dell'esattezza dei rilevamenti, poiché queste immagini, non lo dimentichiamo, rappresentano il primo ritratto metricamente attendibile di quei territori.

Il fascino di certe mappe antiche sta nell'equilibrato intreccio tra il dato tecnico e quello figurativo, in quanto i luoghi non si identificano solo attraverso la loro geografia ma è presente in loro la sedimentazione di fenomeni naturali e di attività umane e non solo di quelle meccaniche dell'homo faber, che portano alla definizione di nuove organizzazioni spaziali ma anche a quelle fantasmagoriche del costruttore di miti. E di miti le nostre terre sono piene. Quale territorio più che il napoletano può presentare stratificati tanti aspetti della natura e della cultura?

Queste immagini che ci sembrano nate di getto, da un'unica mente ordinatrice, così definite in ogni dettaglio - impossibile pensare di togliere o di aggiungere altro - sono il prodotto del lavoro di uomini che con le loro competenze e con le loro peculiari capacità hanno messo insieme ognuno una tessera di questo complesso mosaico. La realtà che ha visto nascere queste carte, vista da vicino con la lente che solo i documenti di archivio mettono a nostra disposizione, si manifesta come una straordinaria storia nato lontano, a Parigi, a Padova o in Baviera, e portata a compimento nei quartieri di Napoli, in un multiforme mondo in fermento abitato da tanti piccoli uomini provenenti da luoghi distanti e che solo il caso a fatto ritrovare in quei vicoli di Napoli, tra via Toledo e Chiaia. Lì nasce e vive l'impresa cartografica, in anni che solo dopo si definiranno come spensierati e produttivi, prima che la caduta delle teste regali di Francia trasformasse tutti in servitori, burocrati o spie.

Non si conosce un ritratto giovanile del Rizzi Zannoni.
Questo ritratto a olio fu realizzato a Napoli in epoca francese, probabilmente tra il 1808 e il 1814.

Da Vladimiro Valerio
Società Uomini e Istituzioni Cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia
Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 217.

Proviamo ad avvicinarci ai soggetti ed ai luoghi di questa impresa senza eroi. Ferdinando Galiani (1728-1787), l'ideatore ed il regista dell'intera operazione, riesce a convincere un Re a dir poco distratto a chiamare a Napoli uno tra i più rinomati cartografi ed astronomi italiani dell'epoca, Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. Siamo nell'aprile del 1781. Galiani aveva dimenticato l'affronto subito dal Tanucci che, nel 1769, pose fine bruscamente al suo soggiorno parigino, ma ancora fluiva nel suo petto l'elettrizzante aria di modernità che aveva respirato per oltre un decennio nella capitale europea. La carta del regno in quattro fogli, da lui realizzata a Parigi nel 1769, si era affermata nell'intera Europa quale indiscusso monumento cartografico ma per il piccolo abate napoletano costituiva ora solo un memento per l'inefficienza e l'arretratezza della macchina amministrativa borbonica, che si trovava a gestire un territorio in gran parte ad essa ignoto.

Galiani viveva nel palazzo di famiglia al termine di vico storto di S. Anna di Palazzo, non lontano dal principesco palazzo Cellamare, con la sua splendida affacciata sulla spiaggia di Chiaia.

Nel giugno del 1781, Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, dopo un lungo viaggio marittimo da Venezia, il viaggio terrestre era ben più lungo e pericoloso, giunge a Napoli e prende alloggio non lontano dalla dimora del Galiani, con la sua giovane compagna, Teresa Zanoela che, forse per la notevole differenza di età, preferisce presentare come sua nipote. Quando un suo assistente padovano, l'ingegnere Bartolomeo Carboni, doveva raggiungerlo a Napoli, nel 1783, il Rizzi Zannoni così gli indica la strada: "Arrivato a Napoli si faccia condurre a traverso la strada di Toledo, e per la Speranzella salga sino al largo del Rosariello; di la per il vicolo storto di S. Anna di Palazzo sino all'altra estremità, dimandi il Sig. Consigliere Galiani: vicino al palazzo Galiani vi è un sartore, e gli dimandi dove stà il Zannoni matematico del Re, con sua nipote (poiché non bisogna scordarsi di dire a tutti che Teresa è mia nipote, perché a Padova da tanti anni la chiamano mia nipote)". Il "sartore" è Michele Afeltro agente e factotum del Galiani a Napoli anche durante la permanenza parigina; era tenuto a stipendio da Galiani non solo per le sue qualità sartoriali ma, come egli stesso ebbe a scrivere in un pagamento del 1783, "per l'accudimento di alcune mie esiggenze".

Nei dintorni trovarono alloggio anche Antonio Moretti e Giovanni Ottone di Berger (nota2), scesi giù a Napoli col geografo padovano, quando i flussi migratori ancora non avevano preso la costante direzione da sud verso nord. Antonio Moretti, udinese, era una sorta di segretario tuttofare del Rizzi Zannoni addestrato a parecchi mestieri: "mon secretaire - così lo definisce in una lettera del 1776 - que je mis aussi au faitte de tous les calcules astronimique". A Napoli egli svolgerà il delicatissimo ruolo di triangolatore e configuratore; sua sarà l'intera Calabria rilevata dopo il rovinoso terremoto del 1783, in condizioni disagevoli e talvolta disperate.

Il Berger, invece, era un ufficiale austriaco conosciuto a Parigi ed assunto per le sue straordinarie doti di disegnatore topografo.

Questo piccolo drappello fu ben presto coadiuvato da un configuratore, quello che oggi chiameremo un topografo, Giovanni Marini, piemontese, nativo di Gattinara presso Vercelli, da un matematico che eseguiva i calcoli, Rocco Bovi di Scilla, e dagli incisori Aniello Cataneo e Giuseppe Guerra. Questi ultimi furono presi in prestito grazioso dalla Stamperia Reale e tolti al loro lavoro di routine che si perdeva nella correzione e nel rifacimento dei pedantissimi rami delle Antichità di Ercolano.

Nell'area intorno al Rosario di Palazzo, dove poi sarà trasferita in epoca murattiana la prestigiosa Stamperia Reale, e con questi uomini sorse il primo laboratorio cartografico napoletano. Pochi ambienti molto luminosi, certamente ad un piano alto, con alcuni tavoli per il disegno, alcune scrivanie per il calcolo e mobilia per contenere le carte ed i volumi con le osservazioni astronomiche e topografiche; e poi gli strumenti astronomici e topografici che arricchivano non di poco il patrimonio del piccolo laboratorio.

Il Rizzi Zannoni vi aveva depositato, una sorta di investimento era il suo, la propria intera raccolta di memorie geografiche e di osservazioni astronomiche, i suoi portfolio pieni di carte manoscritte e a stampa di ogni parte del mondo, che faranno gola ai francesi durante l'occupazione napoletana del 1799; luoghi da lui visitati ed alcuni solo vagheggiati ma resi plausibili da millantate imprese e da documenti di incerta provenienza. Si diceva che fosse stato nella Luisiana francese in missione segreta ma nulla era certo anche se le carte di quei mari ed alcune memorie scritte presenti nel suo archivio facevano pensare ad una visita suoi luoghi. Egli stesso continuava a tessere la trama della propria vita "entrêmelée de vicissitudes bizarres" e degna di un "roman", come egli stesso la definì. Ciò non faceva che accrescere il fascino del geografo ed il prestigio di cui godeva presso i suoi aiutanti.

Così pure vi teneva i suoi strumenti scientifici tra i quali primeggiava il famoso quadrante di Jesse Ramsden, il più famoso costruttore britannico di strumenti. Comprato durante la sua permanenza francese, aveva attraversato orgogliosamente l'Europa da Parigi a Venezia, passando per la Baviera, ove era stato utilizzato per il rilevamento dell'alto corso del Danubio, e precipitando rovinosamente in una gola alpina, ed ora Rizzi Zannoni lo aveva portato con sé nel più tranquillo viaggio marittimo da Venezia a Napoli. E' lo strumento riprodotto con la più grande evidenza nella Pianta della città di Napoli del 1790; lì un puttino ignaro e intrigante traguarda attraverso di esso un'eclisse di Sole, realmente osservata a Napoli il 17 ottobre 1781.

Pianta della città di Napoli come esiste nel presente anno MDCCXC
incisione su rame ad acquaforte e bulino datata 1790. Il magnifico disegno e la superba realizzazione su rame del frontespizio vanno probabilmente attribuiti ai fratelli Hackert, incaricati da ferdiando IV, nel 1788, della supervisione artistica di tutti i prodotti del laboratorio cartografico
Vladimiro Valerio, Società cit., Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 157.

In questo gruppo così vario nell'estrazione sociale, nella cultura e nelle lingue - chissà quanto e come comunicavano il franco-padovano Rizzi Zannoni, la cui corrispondenza è tutta in lingua francese, ed il Guerra di Afragola; il piemontese Marini, e l'austriaco Berger; il friulano Moretti, e Rocco Bovi (1), calabrese - amalgamati dalla definizione di "addetti alla carta geografica", entrano a far parte, nel 1784 il pittore di corte Alessandro D'Anna, ed il disegnatore Gaetano Montefuscoli (2).

E' un momento di grande unità del gruppo degli "addetti". L'entusiasmo del Galiani aveva contagiato tutti, egli stesso aveva più volte percorso le pianure della Campania Felix con il suo geografo, mentre il suo Re percorreva le stesse terre negli stessi momenti, ma per dare sfogo alle scorribande venatorie.

Il gruppo generava invidia e risentimenti, perché si era incuneato in un territorio culturalmente affrancato ma sul quale molti avevano avanzato le proprie mire; il Galiani, per sua natura era poco disponibile a compromessi e giochi di facciata e chiamava le persone e le cose con il loro nome, e questo non generava simpatia intorno alla sua figura. Il Rizzi Zannoni, con la sua prosopopea e la naturale ritrosia a condividere con altri qualunque brandello della propria vita - figurarsi poi le attività scientifiche - gli faceva da spalla perfetta. Inoltre si era circondati di persone non regnicole e, se del Regno, non appartenenti ad alcuna conventicola accademica, snobbando le istituzioni ufficiali. Pertanto il Rizzi Zannoni non viene mai nominato da Felice Sabatelli, astronomo ufficiale, che bellamente ignora nei suoi libri le importantissime ed originali osservazioni astronomiche eseguite in quegli anni a Napoli, mentre Giuseppe Maria Galanti, il famoso geografo salito alla ribalta per i suoi studi statistici e politici sul Regno, si può permettere di sparare a zero - ma si tratta di una sorta di suicidio culturale - sulla carta della Calabria definendola "piena di scorrezioni" ove "la posizione dei luoghi vi è fissata a capriccio" (è evidente che qui egli sfoga tutto il rancore verso il Galiani suo recensore non sempre benevolo per il lavori geografici commissionatigli dalla Corte). E così avviene anche per gli incisori presi, diciamo così, di seconda mano e non dal mondo dell'Accademia.

Si lavorava senza orario ed il Commissario - questo era il titolo che era riuscito ad ottenere il Galiani in qualità di responsabile dell'impresa cartografica - era prodigo di "fiori" per i lavori straordinari che la compagine era costretta a realizzare.

Nel 1783, il Berger riceve 12 ducati "per gratificazione straordinaria per il travaglio forzato fatto nel disbrigare la carta marittima co' scandagli del golfo di Napoli". Sì! È lo splendido foglio del golfo di Napoli inciso da Giusepe Guerra tra l'ottobre del 1784 ed il luglio 1785, per un costo totale di 130 ducati. La lastra di rame era stata preparata e "brunita" nel luglio del 1785 ed il suo peso era risultato di 48 libre, circa 20 chili. La preparazione delle lastre di rame era affidata al Console della corporazione dei ramari, corporazione potente che gestiva un amplissimo mercato nel quale erano coinvolte tutte le classi e tutte le attività della capitale.

Furono costruiti "telari" per filtrare la luce che dalle finestre irrompeva sui tavoli degli incisori e dei disegnatori, rendendo gravose e penose le loro precise occupazioni. I geodeti ed i topografi lavoravano durante i mesi primaverili ed estivi - "la stagione" come si dice da noi - rilevando misurando e disegnando il territorio, percorrendolo passo dopo passo (quando stupide e maligne erano le osservazioni del Galanti che oppone all'evidenza delle carte rilevate sul terreno le supposizioni dei "locali"!) lasciando alle corte giornate invernali il compito di mettere ordine nei loro brogliacci e nell'elaborare le misure prese. Tuttavia il loro lavoro era continuamente ostacolato dalle popolazioni, dalle autorità locali e dai briganti che infestavano le strade del regno. Fin dall'inizio, oltre alle reali patenti concesse per potersi muovere liberamente nel regno, ai geografi fu assegnata anche una scorta armata; nel maggio del 1783 il Ministro Acton dovette inoltrare un "ordine conveniente al Capitano Generale perché siano dati due soldati svizzeri, o di altro reggimento, che siano sperimentati ed onorati, per scortare il Sig. Rizzi Zannoni, e 'l suo ajutante nel loro viaggio in S. Lorenzo di Padula affine di proseguire le operazioni geografiche", e siamo solo a poche miglia dalla capitale ma in terre tanto poco note quanto malsicure.

I disegnatori e gli incisori, invece, lavoravano senza sosta e durante tutto l'anno negli stessi locali al chiuso, potendo percorre quei territori con meno rischi ma soltanto con la matita ed il bulino. Solo Alessandro D'Anna, il più fortunato, ma forse la fortuna risiedeva nella sua naturale abilità a ritrarre paesaggi, viaggiava e lo troviamo spesso in compagnia dei rilevatori a ritrarre le montagne. Talvolta da solo, talvolta con Luigi Marchese, al quale Alessandro insegnò l'uso della tempera per la coloritura dei paesaggi e delle mappe mentre da lui scopriva quell'attitudine tutta topografica di leggere il paesaggio con un colpo d'occhio ed immaginarselo dall'alto, come veduto da una mongolfiera.

Di Alessandro D'Anna è il disegno dello spettacolare cono vesuviano ritratto nell'Agro Napoletano. Nell'agosto del 1792, sappiamo che egli percorreva le pendici del monte con Luigi Marchese "per ultimare e perfezionare la configurazione del Vesuvio", mentre Giuseppe Guerra era già alle prese con l'incisione del rame relativo.

Incisione del 1793 sulla Topografia dell'Agro Napoletano
e, nel 1794, sulla tavola 15 dell'Atlante geografico
Vladimiro Valerio, Società cit., Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 166.

La componente "grafica" prese ben presto il sopravvento sugli altri aspetti della formazione delle carte, essendo la parte più costosa in termini di tempo e di danaro. Giuseppe Guerra provvedeva da solo all'incisione dei rami ma sembrava manifestare la necessità di creare una scuola di allievi che potessero coadiuvarlo e poi sostituirlo quando la vista, che si andava perdendo nell'incisione delle strette viuzze dei borghi, nei dirupi costieri e nei giardini del Vomero, lo avrebbe del tutto abbandonato.

E così, con Reale prescritto del primo di luglio del 1786 gli viene assegnato sui fondi dei Reali Allodiali - la Commissione non poteva pagarlo con i suoi miseri fondi - una pensione di 20 ducati mensili quale "maestro della scuola di incisione di caratter". La scuola, guarda caso, venne allocata ancora lì, all'incrocio tra Vico Storto S. Anna di Palazzo e Strada S. Anna di Palazzo, forse nello stesso edificio che ospitava l'ormai cresciuto laboratorio zannoniano cui, nel 1788, era stato assegnato un portiere, Antonio Falcone.

Quando i contorni e le forme della natura visitata dai geografi diventava un ritratto del territorio nelle mani dell'abile Berger, doveva sembrare un miracolo. A quel punto corniciai e vetrai preparavano gli allestimenti per mostrare alle Altezze Reali quei prodotti dell'ingegno e dell'arte, che erano passati al vaglio del direttore scientifico dell'impresa, il Rizzi Zannoni, ed avevano anche ottenuto il placet dei fratelli Hackert, cui era stata affidata la supervisione artistica della carta a partire dal gennaio del 1788. I due fratelli furono coinvolti nell'operazione, da un lato per la valutazione della qualità delle incisioni dall'altro per le scelte dei cartigli e dei frontespizi e di tutto l'apparato grafico delle carte. Georg, l'incisore, valutava anche la congruità dei prezzi mentre Filippo, il pittore, giudicava degli aspetti figurativi. A Domenico Mondo venne richiesta una composizione di sua invenzione per il frontespizio dell'Atlante Marittimo. Il disegno, consegnato nel marzo del 1789, forse troppo rigido negli stilemi accademici, non esaltò gli Hackert e venne scartato. Lo stesso lavoro venne quindi offerto a Cristoph Heinrich Kniep (1755-1825) nell'ottobre del 1790.

Questi, giunto a Napoli nel 1783 aveva fatto parte della "coterie" di Goethe durante il viaggio nel Mezzogiorno d'Italia, intrapreso nel 1787 in compagnia di un altro artista tedesco, Johann Heinrich Wilhelm Tischbein. Il frontespizio fu quindi inciso e portato a compimento da Guerra nel 1792 e posto in testa all'Atlante Marittimo, terminato l'anno precedente.

Allo stesso Kniep era stato commissionato, nel gennaio del 1790, "il disegno d'un frontespizio di sua composizione, da incidersi sul rame de' Contorni di Napoli". Il disegno, forse, non è proprio nello stile dell'artista, qui riconoscibile nei dettagliati ciuffi di vegetazione posti ai margini della composizione piuttosto che nel composito paesaggio costruito come mélange di elementi architettonici e naturalistici campani.

La lastra fu incisa e firmata da Giuseppe Guerra senza alcuna menzione dello Kniep, autore del disegno (Cartoteca dell'Istituto Geografico Militare)
Topografia dell'Agro Napoletano con le sue adjacenze, incisione su rame ad acquaforte e bulino datata 1793
Vladimiro Valerio, Società cit., Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 154.

Per il Littorale di Napoli, carta tematica destinata a descrivere "i luoghi antichi più rimarchevoli" l'incarico della redazione di un frontespizio cadde su di un giovane pittore napoletano pensionario a Roma, Giuseppe Cammarano. La carta del "littorale" venne interamente realizzata nell'arco di un anno (1791) ed era stata commissionata al Rizzi Zannoni "per ponersi alla testa dell'opera di Ercolano". Il disegno del frontespizio, commissionato nell'ottobre del 1792, era già nelle mani di Saverio Mattei, nuovo commissario per la carta Geografica dopo la morte del Galiani nel 1788 e dello Spinelli nel 1791. L'allegoria del disegno è composta con i consueti simboli della retorica classicista: il Tempo alato mostra alla Storia un lekythos, mentre sullo sfondo si intravedono i resti di una antica città sulla quale incombe il Vesuvio fumante. Per tale carta, il giovane figlio di Mattei, Gregorio, vittima illustre del 1799, compose il seguente sonetto:

Al Re
Per la Carta del littorale di Napoli, e de' luoghi
antichi più rimarchevoli ne' contorni
Signor, su questa placida marina
Dicearco famosa, Cuma sorse:
Quì muggì la fatidica cortina,
E le future guerre Enea qui scorse.
Quà dal Tarpeo la Maestà Latina
A mitigar le gravi cure accorse:
Ma, oimè! Che la barbarica ruina
Tutto distrusse, e tutto il tempo assorse.
Vedi or là nell'opposta arsa campagna
Pompei, Stabia, Ercolano incenerito
Da' colpi dell'ignovima montagna.
Sofron le ville, e città del tempo i danni,
E ver, mio Re; ma un Antonino, un Tito
Sfuggon la tomba, e muovon guerra agli anni
Carta del littorale di Napoli e dei luoghi antichi più rimarchevoli di quei Contorni delineata per ordine del Re da Gio. Ant. Rizzi-Zannoni geografo di S. M. MDCCXCIIII incisione su rame ad acquaforte e bulino datata 1794
Vladimiro Valerio, Società cit., Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 166.

Sotto questo aspetto la corte borbonica mirava davvero al meglio e molti intellettuali napoletani erano ancora fiduciosi in un possibile rinnovamento; in quegli anni i fatti di Francia non erano arrivati a traumatizzare la Corte napoletana, che ancora poteva distrarsi nella cura delle arti, sebbene già da anni la situazione economica non fosse affatto florida; ai danni del terremoto in Calabria, che non si era riusciti a risanare nemmeno con la confisca dei beni della Chiesa, si era aggiunto il dispendioso viaggio a Livorno e nel nord Italia nel 1785.

Con il 1794 terminano le attività "civili" del laboratorio ed i militari iniziano a prendere il sopravvento nella direzione amministrativa e nelle scelte dei programmi e delle attività del laboratorio . E' passato poco più di un decennio da quando il Rizzi Zannoni saliva la strada Speranzella per raggiungere la sua nuova ed ultima residenza (morirà a Napoli nel 1814) ed i prodotti realizzati nei vicarielli di Napoli già affascinavano le corti d'Europa e, ancora dopo 200 anni, noi che li possiamo ammirare.

Chissà qual era la curiosità suscitata nei popolani che vedevano transitare per quei ripidi e stretti vicoli di Napoli strumenti astronomici, cannocchiali, orologi, lastre di rame di dimensioni spropositate, che non si erano mai viste nemmeno nella Stamperia Reale che dovette essere appositamente attrezzata per la tiratura di quei rami, grandi risme di carta d'Inghilterra e d'Olanda. E poi, pittori, disegnatori, matematici che discorrevano di un incredibile progetto comune, la nuova carta del Regno.

 

Per riferimenti bibliografici e biografici e per le citazioni del testo si rimanda a: Vladimiro Valerio, Società Uomini e Istituzioni Cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia, Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994.

 
NOTE (stralcio)
1: Rocco Bovi (1734-1831), nativo di Scilla, professore di matematica e di geometria nel Real Convitto di Salerno e nel liceo del salvatore a Napoli, attivo come geodeta e calcolatore presso il laboratorio cartografico negli anni 1782 e 1783.
2: Gaetano Montefuscoli (1748-1815), calligrafo e disegnatore topografo nel laboratorio zannoniano dal 1784. Attivo nel laboratorio fino a tutto il Decennio francese.
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