Sulla cresta dell'onda

OLANDA

Il Seicento e la Compagnia delle Indie Orientali

Gli Olandesi chiamano il Seicento l'"età d'oro", per una concomitanza di favorevoli circostanze socio-politiche che favorirono benessere e rinascita culturale e, di conseguenza, impressero un grande impulso all'attività tipografica. Il settore della geografia e della cartografia vantò una pluralità di autori - allievi e continuatori gli uni degli altri e spesso imparentati tra loro per effetto di matrimoni - le cui splendide incisioni, arricchite di raffigurazioni mitologiche e allegoriche, sovente incorniciate da "vignette" raffiguranti costumi nazionali e scene di vita locale oppure dettagliate vedute delle principali città del mondo, costituiscono esempi superbi di arte grafica.

Tra questi furono rappresentanti di spicco Petrus Plancius, cartografo ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali e fautore autorevole dello sviluppo marittimo e commerciale olandese; e poi i Blaeu, gli Hondius, i Visscher, e Jan Jansson, ai quali si affiancavano incisori di fama come, ad esempio, Peter van den Keere, cognato di Jodocus Hondius. Peraltro, l'Olanda aveva dato i natali a Mercatore (Gerard Kremer, 1512-1594), discepolo - all'Università di Lovanio - del famoso matematico e sfereografo Gemma Frisius, a sua volta allievo di Peter Apian. Fu Mercatore che definì le raccolte cartografiche con il nome di Atlante, mitologico Titano condannato per l'eternità a sostenere il cielo affinché non cadesse sulla Terra, ma poi raffigurato, nella leggenda successivamente distorta, con il globo terrestre sulle spalle.



Nel frontespizio dell'atlante nautico intitolato Zeekarten, di Frederick de Wit (1671), il titano Atlante sorregge la volta celeste, secondo la versione originale della leggenda (Birmingham, Central Library)

Nella leggenda modificata, Atlante sostiene il Mondo sulle spalle. Qui è riprodotto il cosiddetto "Atlante Farnese", statua di epoca ellenistica.
(Napoli, Museo Archeologico).

Già nel 1583 Jodocus Hondius, collaboratore e continuatore dell'opera di Mercatore, aveva fondato un laboratorio cartografico, facendo tesoro della competenza specifica acquisita a Londra, dove aveva contribuito alle riedizioni in lingua inglese del portolano-atlante del connazionale Lucas Janszoon Waghenaer. All'inizio del Seicento acquistò e arricchì le matrici dell'atlante di Mercatore, per contrastare la concorrenza del Theatrum Orbis Terrarum di Ortelio, e tale sua opera fu poi proseguita dai figli, in collaborazione anche con Jan Jansson (1588-1664), genero di Jodocus.

Abraham Oertel (1527-1598) è stato definito "padre della geografia moderna" per aver pubblicato nel 1570 la prima raccolta geografica sistematica, riedita fino al 1612 in diverse lingue europee. Il suo Theatrum comprendeva 66 carte particolari dell'Europa, dell'Asia e dell'Africa, e una carta generale per ciascun continente, incluse le Americhe. Nel 1575 fu nominato cartografo di Stato, ottenendo pertanto libero accesso alle informazioni degli esploratori spagnoli e portoghesi; fu così che, nel 1595, l'edizione definitiva del Theatrum poteva dare, del mondo conosciuto, l'immagine aggiornata alle più recenti scoperte.

Le Americhe in una bella carta di Ortelio (Courtesy J.-M. Urvoy)

All'atlante, pubblicato nel 1570, contribuì il tedesco Franz Hogenberg, che incise gran parte delle tavole e poi - in collaborazione con il connazionale George Braun - pubblicò, tra il 1612 e il 1618, un atlante del mondo in sei volumi, intitolato Civitates Orbis Terrarum. Si tratta di una raccolta di incisioni policrome che illustrano le principali città del mondo alla fine del Cinquecento.

Sulle tavole compaiono figure umane e scene di vita che forniscono interessanti informazioni sull'abbigliamento e sulle usanze dei Paesi descritti, di cui spesso compaiono gli stemmi, mentre le vedute sono precedute da una breve storia delle città rappresentate.

All'opera di braun e Hogenberg si ispirò Pieter van der Aa (1659-1733), intraprendente incisore ed editore di Leida: nel 1729 questi realizzò La Galerie Agreable du Monde ..., il più vasto "teatro di città" mai pubblicato, in tiratura limitata a un centinaio di copie, composto da 66 volumi con oltre 2500 tavole di carte, planimetrie e vedute di città, in gran parte ottenute da matrici acquistate presso altri editori olandesi.

Jan Jansson, invece, alla morte di Hondius nel 1611, attese con il figlio di lui, Henricus, all'aggiornamento dell'atlante Mercatore-Hondius, pubblicandone diverse edizioni accresciute e, nel 1638, finalmente produsse un proprio Nouvel Atlas ou Théatre du Monde comprenant les cartes & descriptions de l'Espagne, Italie, Grèce, Asie, Afrique & Amerique. Alla morte di Henricus, nel 1650, acquistò le carte dell'atlante di Hondius e le aggiunse al proprio Nouvel Atlas - che nell'edizione finale del 1658 raggiunse gli 11 volumi - allo stesso tempo realizzando svariate altre opere geografiche, tra cui il Theatrum Urbium, l' Orbis Maritimus e l' Atlas Contractus.

Aden, 1657
Dal primo volume del Nouvel Atlas, ou Théatre du Monde di Jan Jansson è tratta una carta che, in alto, offre una veduta a "volo d'uccello" delle città di Aden e, sotto, vedute di Mombasa, Quiloa e Cefala.
(Palermo, Soprintendenza ai Beni Librari per la Sicilia Occidentale)
Pernambuco, 1657
Dallo stesso primo volume del Theatrum di Jansson è tratta la carta che raffigura Pernambuco in Brasile: in alto la veduta della città - i cui luoghi cospicui sono elencati nel cartiglio a sinistra - è animata da una moltitudine di vascelli e imbarcazioni minori, che affollano le acque increspate. In basso compare invece una veduta a "volo d'uccello" della costa, su cui figura - secondo la consuetudine dell'epoca di arricchire le carte geografiche con scene di vita locale - un riquadro che rappresenta una bottega per la lavorazione della canna da zucchero.
(Palermo, Soprintendenza ai Beni Librari per la Sicilia Occidentale)

Ma per l'intero XVII secolo lo scenario cartografico olandese fu dominato dalla dinastia di cui fu capostipite Willem Janszoon Blaeu (1571-1638) il quale, dopo un apprendistato presso l'astronomo danese Tycho Brahe nell'osservatorio di Hven, nel 1596 aprì ad Amsterdam un laboratorio: conquistò la fama prima come costruttore di strumenti e di globi terrestri e, poi, come produttore e editore di cartografia.

Nel 1604 pubblicò una carta dell'Olanda e l'anno successivo un mappamondo in 18 tavole e una carta della Spagna mentre, nel 1606, realizzò un planisfero in proiezione cilindrica e di lì a poco carte murali e numerosi atlanti. Tra questi lo Zeespiegel - lo "specchio del mare" - ossia una guida in due sezioni, rivolta alla navigazione nei mari settentrionali d'oriente e d'occidente, poi tradotto in inglese e francese, e riedito negli anni '30 a scala maggiore. Successivamente produsse il Licht der Zeevaerdt, ossia la "fiaccola della navigazione", destinato al Mediterraneo: da allora in poi si instaurò la consuetudine di dedicare il terzo tomo dei monumentali portolani in folio a quel bacino.

La sua fama gli valse la nomina a cartografo della Compagnia delle Indie Orientali - Vereenidge Oostindische Compagnie (V.O.C.) - ovvero l'ente governativo che promoveva e controllava l'espansione territoriale e mercantile nel paesi del Levante. Anche in tale prestigiosa carica gli succedette il figlio Jan, a sua volta nominato cartografo della Compagnia delle Indie nel 1633.

Nella feconda attività della sua officina ebbe, infatti, come collaboratori e poi successori, i figli Cornelius, prematuramente scomparso nel 1648 e Jan (1596-1673), sotto la cui conduzione l'azienda produsse capolavori.

Tra le opere più importanti sono noti il Theatrum Orbis Terrarum Sive Atlas Novus, di cui la prima edizione apparve nel 1635 in due volumi che, nelle edizioni successive, divennero sei.

Celeberrimo è l' Atlas Maior sive Cosmographia Blaviana, pubblicato in diverse lingue e in latino tra il 1662 e il 1665, in dodici volumi a copertura mondiale, compreso il bacino Mediterraneo con il Mar Egeo e il Mar Nero. Si compone complessivamente di seicento carte di grande formato, dipinte a mano, splendide per decorazioni, cartigli, immagini emblematiche dei luoghi e costumi dei paesi rappresentati, ed ebbe gran successo più per la sua bellezza che per i suoi contenuti scientifici.

Un bell' atlante di città fiamminghe di Blaeu è Toonneel der Steden del 1652, di cui una parte si trova in rete alla pagina
http://www.computergenealogie.org/kaarten1600/toonneeldersteden/.

La serie delle grandi carte dei continenti, opera dei Blaeu, e la rara riedizione ridotta delle stesse carte, pubblicata a Roma dai De Rossi, sono conservate presso la Biblioteca Vaticana. Analoghe collezioni sono presenti presso l' Istituto Geografico Militare di Firenze e presso l'Università di Perugia.

<-- L'opulento frontespizio del Theatrvm Orbis Terrarvm..., sei vol., 1648-58, edizione di lusso in tiratura limitata per uso di committenti illustri, dalla Bernardo Mendel Collection presso la Lilly Library (Indiana University, Bloomington, (Courtesy J.-M. Urvoy)
Carta di Blaeu delle "Molucche isole celeberrime", esplorate da Magellano nel Cinquecento, prima occupate dai Portoghesi e poi dagli Olandesi, da cui si importavano in Europa le spezie.
(Birmingham, Central Library)

L'attività dei Blaeu cessò drammaticamente nel febbraio 1672, quando un incendio distrusse l'azienda. Solo alcuni rami e precedenti edizioni immagazzinate altrove si salvarono, che furono vendute all'asta: tra gli ultimi acquirenti Pierre Mortier, che comprò le matrici di città italiane, e Frederick de Witt, che acquistò invece quelle relative alle città olandesi, mentre i globi furono ceduti a Johannes van Keulen.

Questi acquistò anche le matrici di Hendrick Doncker (ca 1626-99) che, con suo figlio Hendrick II (ca 1664-1739), per circa cinquant'anni condusse ad Amsterdam una florida attività come editore di atlanti nautici e libri per la navigazione, apprezzati perché accurati e costantemente aggiornati.

Per molti anni, inoltre, i Doncker collaborarono con Pieter Goos e Anthonie Jacobsz alla produzione dell'altante-portolano De Zeespiegel.

Le Indie Occidentali, due secoli dopo la scoperta di Colombo, in una bella carta dei Doncker (Courtesy J.-M. Urvoy)
Una scenografica battaglia navale in fondo al frontespizio opulento dell'edizione inglese di De Zeespiegel di P. Goos (Courtesy J.-M. Urvoy)
Carta del mondo nello splendido De Zeespiegel di P. Goos (Courtesy J.-M. Urvoy)

Frederick De Witt è il nome di tre membri della stessa famiglia di cartografi, padre, figlio e nipote, di cui il primo (1616-1698) nel 1648 fondò ad Amsterdam l'officina cartografica che portò il suo nome anche dopo la sua morte. L'Azienda produsse una serie di atlanti terrestri famoso per le carte di città, un atlante nautico intorno al 1675, uno del Belgio e, sembra, ben 127 carte regionali, 27 carte nautiche a grandi carte murali. Nel 1706 l'officina fu acquistata da Pierre Mortier. Dal 1677 al 1711 lavorò per i De Witt la famiglia dei Reiner.

Altrettanto famosi furono gli atlanti e portolani di Jacob Aertsz Colom e di suo figlio Arnold, che vennero tradotti nelle principali lingue europee, e persino in latino, fino al 1669. Il Colom de la Mer MEDITERRANEE..., 1650, realizzato anch'esso per conto della Compagnia Olandese per le Indie - la V.O.C. - si compone di dieci "dimostrazioni", ciascuna completa di una o più carte nautiche, che descrivono le coste del bacino mediterraneo, da Gibilterra fino ad Alessandria d'Egitto, ed è preceduto da un'introduzione che fornisce un confronto tra la cartografia italiana e quella olandese, e da una descrizione dei principali metodi e strumenti per la navigazione.

La funzione del portolano-atlante di rappresentare una "colonna di luce" per il navigante è espressa dal frontespizio emblematico, che raffigura in alto un faro che illumina una flotta di vascelli mentre, in basso, una schiera di uomini dotti esamina globi terrestri e strumenti nautici.

La p. 72 dà istruzioni per la navigazione nel golfo di Venezia, intercalando il testo ai profili - peraltro ottenuti da rudimentali xilografie - delle coste descritte, secondo uno stile comune ai portolani olandesi dell'epoca. E' evidente la somiglianza con il terzo volume dell'analogo portolano-atlante dei van Keulen, e con la loro intera monumentale opera in sei volumi a copertura mondiale.
(Venezia, Museo Correr)

Nello sviluppo della cartografia esercitò dunque un ruolo determinante la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (Vereenidge Oostindische Compagnie) costituita nel 1602, cui seguì nel 1621 l'analoga Compagnia delle Indie Occidentali. Al suo servizio operavano i più famosi idrografi e cartografi del tempo, tra i quali i Blaeu che si tramandarono di padre in figlio tali incarichi. Dal 1730 in poi la V.O.C. si avvalse dell'opera dei van Keulen che, di lì a qualche anno, ottennero l'esclusiva delle forniture navali. I loro compiti andavano infatti oltre la vendita delle carte, fino ad assicurare la compilazione di portolani, l'aggiornamento della cartografia corrente - sulla scorta delle informazioni fornite dagli stessi capitani di mare - e la manutenzione della strumentazione di bordo: assolvevano dunque le funzioni che poi sono divenute appannaggio dei Servizi idrografici.

Una carta dell'atlante di Mercatore-Hondius (1633), conservata presso la Central Library di Birmingham, mostra la sede, fondata ad Amsterdam nel 1606, della Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

Alle navi che non operavano per conto della V.O.C. era fatto divieto di esercitare il commercio nei mari che ricadevano sotto il monopolio mercantile della Compagnia, che proteggeva le proprie carte imponendo l'obbligo della segretezza ai propri capitani.

Esisteva quindi una produzione cartografica parallela al portafoglio esclusivo della V.O.C., riservata all'uso di naviganti "indipendenti". Alla produzione cartografica vera e propria si affiancava un vasto assortimento di vedute di costa e piani di porti, di cui oggi sono conservate collezioni in biblioteche soprattutto italiane e olandesi.

Alla metà del 1700 la produzione complessiva della V.O.C. e dell'editoria nautica per uso generale - ciascuna distinguibile perché sulle carte figurano sia il nome della nave sia quello dell'idrografo - offriva una copertura cartografica e portolanica plurilingue pressoché mondiale, attribuendo pertanto all'Olanda l'indiscusso primato nautico e cartografico.

(Un profilo esauriente della V.O.C., dall'ascesa al declino, è stato pubblicato da Carla Scardini in Rivista Marittima, gennaio 2002, p.95-107, ill.)

Utrecht Research Program in the History of Cartography: un repertorio degli atlanti e portolani pubblicati in Olanda fino alla fine dell'Ottocento, variamente ubicati nel mondo

Il Theatrum Orbis Terrarum di Ortelio alla (in nuova finestra)">pagina apposita della Library of Congress.
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