Sulla cresta dell'onda

OLANDA

I Van Keulen

La Casa Editrice van Keulen era stata fondata intorno al 1678 dal capostipite Joannes (ca 1650 - 1715) cui subentrò, nel 1695, il figlio Gerard, versato nelle discipline nautiche e abile incisore, il quale impresse all'azienda la specializzazione cartografica che la rese famosa in Olanda e in Europa per due secoli a seguire.

La produzione editoriale comprendeva un cospicuo portafoglio di carte sciolte manoscritte, un atlante nautico - Le Grand Nouvel Atlas de la Mer ..., Amsterdam, Chez Jean van Keulen ... 1683, di cui qui si riproduce il frontespizio (Courtesy J.-M. Urvoy) - e il monumentale De Nieuwe Groote Lichtende Zee-Fakkel, ovvero un portolano dei mari del mondo pubblicato tra il 1681 e il 1684 in cinque volumi in folio, ai quali - nel 1753 - se ne aggiunse un sesto per la navigazione lungo le coste asiatiche.

Secondo un'impostazione editoriale consolidata sin dallo Spieghel der Zeewaerdt di L. J. Waghenaer, il primo volume descrive i mari settentrionali dall'Olanda fino allo Stretto di Hudson, mentre il secondo volume è dedicato alla navigazione dal Mare del Nord alle coste europee continentali fino alle Isole di Capo Verde. Il terzo volume descrive invece il Mediterraneo - come già nel Licht der Zeewaerdt di Blaeu - che rivestiva particolare importanza come crocevia dei traffici tra l'Oriente e l'Occidente. Il quarto volume riguarda le Indie Occidentali e le coste orientali dell'America settentrionale, mentre il quinto contiene le carte dell'Africa occidentale fino al Capo di Buona Speranza e undici carte del Brasile, nonché alcune carte dell'Estremo Oriente che preludevano alla compilazione del sesto volume.

Le coste asiatiche erano infatti di interesse preminente per l'Olanda, che vi aveva fondato un impero commerciale, e quindi le carte di quelle regioni restarono a lungo manoscritte, affinché ne fosse impedita la diffusione all'esterno della flotta della V.O.C., fino al 1753, quando ormai erano già da qualche decennio in circolazione gli atlanti nautici pubblicati dagli Inglesi e dai Francesi.

Il Nieuwe Groote Lichtende Zee-Fakkel - che comprendeva istruzioni nautiche, carte generali e particolari, piani dei porti e vedute di costa - fu tradotto in diverse lingue e ebbe svariate riedizioni. Le più numerose riguardavano i primi due tomi, che sono anche i più voluminosi, perché erano volti a soddisfare le esigenze della navigazione mercantile internazionale, particolarmente intensa lungo le coste atlantiche europee.

L'opera è ormai rara nella sua interezza ma, nel 1972, C. Koeman ha riprodotto in fac-simile, con ampia introduzione storica, l'edizione del 1728, per i tipi di Theatrum Orbis Terrarum Ltd. di Amsterdam, di cui un esemplare è conservato presso l'International Hydrographic Bureau di Monaco, mentre l'Istituto Idrografico della Marina, a Genova, il Museo Correr di Venezia e l'Accademia Navale, a Livorno, possiedono l'edizione originale di alcuni volumi.

Sund (particolare). Il primo volume, in 45 carte e 4 fogli di vedute di costa, descrive le coste dall'Olanda alla Finlandia fino alla Prussia e alla Russia, dall'Islanda alla Scandinavia, fino alle Spitzbergen e allo stretto di Davis. Un coloratissimo frontespizio allegorico rappresenta Mercurio dio del Commercio con altre divinità marine tra i flutti, ai piedi della dea della Sapienza che sorregge un globo terrestre nella mano destra e una torcia accesa nella sinistra, con cui rischiara le vie del mondo. Una carta di formato doppio, pari a circa mm. 1120 x 510, con l'Est in alto, rappresenta il Sund, tra l'Isola Sjaelland e le coste meridionali svedesi, fino a Malmö e allo Oostzee, ovvero il Mar Baltico. In alto a sinistra una veduta di mm. 300 x 100 rappresenta il tratto di costa da Hälsingburg a Malmö a Copenaghen mentre, in primo piano, è raffigurato il Cronenburg, ovvero il castello reale di Helsingör.
(Monaco, International Hydrographic Bureau)
Prussia (particolare).
A pag. 45, come di consueto nel corso del testo, là dove si descrivono le coste nord-europee sul Mar Baltico sono inseriti minuti profili della Prussia, accompagnati da brevi descrizioni.
(International Hydrographic Bureau, Principato di Monaco)
Andalusia, dalla foce del Guadalquivir a Trafalgar (particolare)
Il terzo libro, dedicato al Mediterraneo, ebbe un'edizione italiana, pubblicata nel 1695 con il titolo Della nuova grande illuminante face del mare e ristampata nel 1705. Come estensore del testo figura N. J. Vooght, mentre la traduzione in italiano è del patavino Mosè Giron. Svariate carte recano date successive alla pubblicazione del portolano, perché mentre il testo non richiedeva aggiornamenti, le carte venivano sostituite nel tempo secondo necessità.
Nel particolare qui riprodotto della carta che rappresenta la foce del Guadalquivir, compaiono vedute prospettiche all'interno della rappresentazione della parte di terra, secondo un'usanza che scomparirà più avanti nel secolo.
(Genova, Istituto Idrografico della Marina)

Dalla stessa edizione italiana del III volume è tratta la carta della Sicilia. Nel cartiglio in alto a sinistra: Nieuwe Afteekening / van het Eyland en Koninkryk / SICILIA / Vertoonende alle desselfs Zee / Havenen Anker Plaetfen Riviere / Dieptens Klippen Steeden en / Vastigheeden. In basso scala grafica espressa in miglia tedesche, leghe inglesi, leghe francesi, leghe spagnole e miglia italiane, quest'ultima scritta in latino. A destra due scene di una battaglia tra Inglesi e Spagnoli del 2 agosto 1718.

Stretto di Gibilterra. A. H. De Leth, [1726]
L'incisione di mm. 558 x 115, che rappresenta lo Stretto come appare dal Mediterraneo, è racchiusa entro una propria cornice, incollata in fondo a una carta dello Stretto, orientata con il Nord a sinistra e datata 1726. E' firmata And.en Hend. De Leth, rinomato pittore e incisore che, in quello stesso anno, rilevò l'azienda dei Visscher e lasciò la Casa van Keulen.
In alto sulla veduta, cartiglio nastriforme in olandese "Aftekening van't Naauw van der Straat, uyt de Midddelandsche Zee te Sien". In basso, scritta in francese "Vue du Detroit, comme il se represente du côté de la Mer Méditerranée". Una legenda dei punti cospicui figura a sinistra in olandese e, a destra, in francese.
(Genova, Istituto Idrografico della Marina)
Mar Caspio. Gerard van Keulen, [ca 1720]
Incisione di mm. 590 x 510, Nord a sinistra, scala grafica in miglia. Nel riquadro a sinistra "Nieuwe Cart / van de / Caspische Zee / met alle desselfs Riviere, Eylanden en / Amsterdam by / Gerard van Keulen / aan de Nieuwen brug / met Previlegie". In alto, veduta della città di Astrakan, mm. 570 x 59; in basso a sinistra, veduta di Samgael e, a destra, di Derbent, entrambe di mm. 163 x 74.
(Genova, Istituto Idrografico della Marina)
Giava
In aggiunta alle carte dell'Africa occidentale e del Brasile, il quinto volume conteneva anche alcune carte dell'Estremo Oriente che preludevano alla compilazione del sesto. Le coste asiatiche rivestivano infatti un'importanza preminente per l'Olanda, che vi aveva fondato un impero commerciale, e quindi le carte di quelle regioni restarono a lungo manoscritte per impedirne la diffusione all'esterno della flotta della Vereenidge Oostindische Compagnie (Compagnia Olandese delle Indie Orientali), venendo di volta in volta distribuite ai capitani di mare con l'obbligo della restituzione. Analoga precauzione non veniva invece adottata dall'English East India Company che, già nel 1703, aveva commissionato a John Thornton il libro III dell' Egnlish Pilot for the Oriental navigation. Pertanto, nel 1753, quando ormai erano già da qualche decennio in circolazione gli atlanti nautici pubblicati dagli Inglesi e dai Francesi, Johannes van Keulen II diede alle stampe il sesto volume, di cui il testo fu compilato da Jan de Marre, già docente di navigazione in seno alla V.O.C.
Nell'edizione del 1728 del quinto libro si trovava anche la famosa carta di Giava, ad opera di Hadrianus Reland, che fu poi inserita nel sesto volume in due fogli di formato doppio, rispettivamente per la parte occidentale e per quella orientale dell'isola, ciascuno di circa mm. 570 x 510, con proprio titolo. Il foglio orientale reca il alto l'intitolazione "Insulae Iavae Pars Orientalis Edente Hadriano Relando t Amsterdam by Gerard van Keulen aan de Nieuwe brug met Privilegie". Immediatamente sotto, in un inserto, figura una splendida veduta del porto e del castello di Batavia - oggi Djakarta - di mm. 570 x 90, con la scritta "Afteekening van de Stad en t Kasteel van Batavia vertoonende aldus als men voor t Kasteel ter Reede Legt". Merita un cenno anche il foglio relativo alla parte occidentale dell'isola, per l'opulento cartiglio emblematico: su di una sorta di piedistallo il Leo Belgicus riceve doni da un indigeno prostrato mentre, sotto, altri due indigeni in catene affiancano la scritta "Hic sedet & domitis Leo Belgicus imperat Indis / Hic movet excussis aurea colla jubis / Quum fremit, attoniti ponunt diademata reges, / Seque Oriens".
(Monaco, International Hydrographic Bureau)

In aggiunta al ragguardevole numero di circa 600 carte a stampa, i van Keulen produssero svariate centinaia di carte manoscritte, per lo più a grande scala, di tutti i mari del mondo: al solo Gerard van Keulen ne sono attribuite circa cinquecento, prodotte tra il 1706 e il 1726. Sono tutte di grande formato, circa mm. 1000 x 600, e sono disegnate a inchiostro e acquerello sul consueto reticolo di "rombi" prestampato sulla carta, mentre quest'ultima é incollata sul cartoncino blu tipico delle "bluebacks", per conferirle robustezza. Molte carte recano, oltre alla data, la scritta "origineel", che stava a indicare il prototipo d'archivio da cui venivano ricavati - con le necessarie modifiche - gli esemplari per l'uso di bordo.

La carta nautica in ogni tempo è stata, infatti, soggetta ad aggiornamento sistematico per tutelare la sicurezza della navigazione, e questo fine ultimo è evidente anche nelle carte di van Keulen, ricche di simboli per segnalare secche, acque basse, scogli e quant'altro potesse essere di interesse per il navigante. Tuttavia, con le tecniche del tempo, aggiornare una carta a stampa poteva essere più difficile che non correggere manualmente una carta manoscritta.

E' forse questo uno dei motivi per cui esisteva tale ricco portafoglio di carte manoscritte, complementari a quelle a stampa inserite negli atlanti-portolani, che in genere erano a scala più piccola e, quindi, non richiedevano frequente revisione. Un corpus di questi manoscritti é oggi suddiviso tra la Biblioteca Universitaria di Leida, la Biblioteca Nazionale di Berlino e la Biblioteca Angelica di Roma.

Cuba.
Nel cartiglio a destra il titolo "De / Noord Cust / Van Cuba / Streckende Van Bahia / De Matancas tot Bahia / Hondaa / Int Groodt" . Nell'ovale a sinistra la sottoscrizione "tot / Amsterdam / bij / G. Van Keulen / Aen de Nieuwen / Brugh".
Disegno a china acquerellata, su reticolo prestampato, mm. 995 x 585, Nord in basso, scala grafica in miglia olandesi. In alto e in basso, numerose vedute delle coste cubane.
Curaçao.
Nel cartiglio al centro "Nieuwe / Afteekening Van het / Eijlandt Quracao / als mede de Baij St. Anna ent Fort / Amsterdam ook dat het Zig uijt der Zee / Coomende Op doet. Tot / Amsterdam bij / G. Van Keulen / 1711".
Disegno a china acquerellata, mm. 985 x 580, Nord a sinistra, scala grafica in miglia olandesi. In alto, sei profili di costa in due riquadri laterali e, al centro, planimetria del Forte Amsterdan nella Baia di S. Anna, rappresentato in prospettiva nel riquadro in basso a destra.

Le carte sono state pubblicate in Coste del Mediterraneo nella cartografia europea 1500-1900, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca Editori, 2004, 179 p., 318 ill.

Utrecht Research Program in the History of Cartography: un repertorio degli atlanti e portolani pubblicati in Olanda fino alla fine dell'Ottocento, variamente ubicati nel mondo.
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