Sulla cresta dell'onda

PORTOGALLO

Il Padrão Real

Nuno Golçalves, Enrico il Navigatore (1394-1460).
Lisbona, Museo di Arte Antica.

Nel Quattrocento lo spirito di scoperta che portò i Portoghesi a contendere agli Spagnoli le terre del Nuovo Mondo, ricevette un impulso decisivo dal principe Enrico il Navigatore (Porto 1394 - Sagres 1460), il quale fondò in quest'ultima città un centro di studi scientifici, riunendovi astronomi, cartografi e capitani di mare.

Animò quindi un movimento sistematico di esplorazione oceanica, inteso a cercare sbocchi commerciali nei paesi favolosi oltre le Canarie, e a stringere alleanze contro i Mori nel misterioso regno del prete-re cristiano Gianni, di cui Marco Polo aveva confermato l'esistenza.

Dopo aver "riscoperto" Madera e le Azzorre - peraltro già note ai Genovesi e ai Catalani e poi dimenticate - spinse le sue navi oltre il Capo Bojador raggiungendo, nel 1445, le isole di Capo Verde e poi la Sierra Leone.

Alla morte di Enrico il re Giovanni II continuò la penetrazione nel territorio africano, coltivando nel frattempo il proposito di conquistare il monopolio della navigazione per le Indie.

Nel 1488 Bartolomeo Diaz doppiò il Capo delle Tempeste, da allora denominato "di Buona Speranza"; dopo di lui Vasco de Gama raggiunse la costa di Malabar in India, trovando così la via che avrebbe consentito ai Portoghesi di importare le spezie a condizioni più favorevoli rispetto ai Veneziani, da cui derivò il definitivo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico.

Nel 1500 fu scoperto il Brasile - colonizzato entro la prima metà del secolo successivo - e venne fondato l'impero commerciale in India, estendendosi l'esplorazione fino alla Cina e al Giappone.

In quegli anni cruciali era stato costruito, e veniva aggiornato nella Casa da India - fondata a Lisbona nel 1500 - il Padrão real, ovvero un portafoglio cartografico campione, costantemente aggiornato con le nuove scoperte e i relativi rilievi, protetto dal segreto di Stato, pena la morte per i trasgressori. Eppure, nel 1502 Alberto Cantino, diplomatico a Lisbona della Casa d'Este, donò al Duca di Ferrara un planisfero su pergamena raffigurante le nuove scoperte, considerato appunto una copia clandestina del Padrão.

Vi compare per la prima volta la linea di demarcazione tra possedimenti spagnoli e portoghesi concordata nel 1494 con il trattato di Tordesillas, con cui si stabiliva a 370 leghe a ovest delle isole di Capo Verde il meridiano che assegnava le terre occidentali alla Spagna e quelle orientali - Terranova e il Brasile - al Portogallo.

Presumibilmente al 1505 risale una pergamena di poco successiva, del genovese Nicola Caverio, tanto simile alla precedente da far supporre che sia anch'essa derivata dal Padrão, di cui ha conservato interamente la nomenclatura.

Comunque la più antica carta portoghese datata e firmata è del 1492, di Jorge de Aguiar, uno dei circa quaranta cartografi noti dei secoli XIV e XV, dei quali non si hanno notizie biografiche, essendone ricordati i nomi solo perché hanno sottoscritto le proprie carte.

La "Carta di Cantino", (1502). pergamena mm. 2200x1050
(Modena, Biblioteca Estense)
La "Carta di Caverio", (1505). Pergamena mm 2250x1150
Seppure opera del genovese Nicola Caverio,
la carta è considerata una copia del Padrão real
(Parigi, Bibliothèque Nationale de France)
Le carte sono state riprodotte in
Coste del Mondo nella cartografia europea:1500-1900, (179 p., circa 300 immagini),
da Priuli & Verlucca, editori, Ivrea, 2000.)
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