La Regione Campania, il Comune di Napoli, la Marina Italiana, l'Istituto Idrografico della Marina, l'Istituto Geografico Militare, la Lega Navale Italiana, la Biblioteca Nazionale di Napoli, l'Archivio di Stato di Napoli, l'Accademia di Belle Arti di Napoli e la Soprintendenza ai Beni Architettonici - che ha fatto gli onori di casa - hanno riportato in quella che fu la sede di uno dei più prestigiosi enti cartografici in Europa - l'Officio Topografico del Regno di Napoli - le matrici in rame del celebre Atlante Marittimo del 1785: sono 23 rami di tavole più l'indice e lo splendido frontespizio, ai quali si accompagnano le carte da essi stampate e altri documenti cartografici; numerosi documenti d'archivio, tra i quali svariati autografi, che riguardano fatti e persone connessi con la realizzazione dell'Atlante; un vasto campionario di piccoli strumenti per l'incisione delle matrici, provenienti dall'Accademia di Belle Arti.
Completa la mostra un filmato prodotto dall'Istituto Idrografico, che illustra il procedimento di stampa mediante l'antico torchio calcografico conservato presso l'Istituto stesso. A fianco, i poster che illustrano la storia e l'attività dei due Enti cartografici di Stato.
La presentazione della Mostra si è tenuta il 13 dicembre alle ore 17.00, nell'opulenta Sala Rari della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, alloggiata dal 1927 - su istanza di Benedetto Croce - nell' "Ala delle Feste", nel lungo braccio settentrionale del Palazzo.
Decorata con stucchi e bassorilievi, la sala ospita, tra gli altri cimeli, un imponente globo di Vincenzo Coronelli.
Sul podio si sono avvicendati, a sottolineare i molteplici significati e auspici insiti in questa mostra raffinata, frutto di una proficua sinergia tra Enti nazionali e locali, civili e militari, anche la dott. Felicita De Negri, direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli; la dott. Valeria Valente, assessore al Turismo del Comune di Napoli; il prof. Alfredo Scotti, direttore del''Accademia di Belle arti; la dott. Maria Rosaria Rosini presidente della Lega Navale Italiana, sezione di Napoli.
Al tavolo della Presidenza, da sinistra, il generale Carlo Colella, il prof. Vladimiro Valerio, il dr Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale, la dott. Antonella Basilico, assessore ai Beni Culturali della Provincia di Napoli, l'arch. Enrico Guglielmo, soprintendente ai Beni Architettonici e il contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti.
La mostra è stata allestita nella "Sala Dorica" - l' antica scuderia del Palazzo Reale - a breve distanza dai locali della Reale Stamperia che stampava anche i rami dell'Officio Topografico.
Quale collocazione migliore per questa celebrazione dei fasti cartografici del Regno di Napoli?
Per l'occasione la Regione Campania ha affidato, con fini promozionali, a Voyage Pittoresque la riproduzione ridotta dell'Atlante, unita a una pubblicazione di Vladimiro Valerio, che ne illustra la struttura geometrica, ripercore la storia dell'opera e dei suoi artefici, e offre un elenco ragionato dei pertinenti documenti d'archivio.
Sulle pareti della "Sala Dorica", i rami dell'Atlante, oggi conservati presso l'Istituto Geografico Militare, recentemente restaurati a cura dell'Istituto Idrografico della Marina; al centro - tra le possenti colonne che sostengono le ampie volte della sala - i fogli sciolti dell'atlante; sulle pareti altri monumenti cartografici del Regno di Napoli, provenienti sia dalla Biblioteca Nazionale sia da una vasta collezione privata; in fondo, la matrice e la stampa del frontespizio dell'Atlante, firmato dall'autore del disegno, il pittore Christoph Kniep, espressamente chiamato dai fratelli Hackert, direttori artistici dell'opera; bacheche sparse contengono lettere, suppliche, ordini di lavoro, mandati di pagamento e quant'altro, nonché la non vasta bibliografia esistente - prevalentemente le esaustive opere del prof. Vladimiro Valerio - e gli strumenti utilizzati per l'incisione e la stampa calcografica delle matrici.
La Guida alla mostra , redatta da Vladimiro Valerio e pubblicata dall'Istituto Geografico Militare, è fondamentale per la piena comprensione dell'articolato percorso. Se ne desume che "Nel maggio del 1781 giunse a Napoli, proveniente da Venezia, il geografo e astronomo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, che era stato richiesto dalla Corte napoletana al Senato veneto per rivedere e aggiornare la carta del Regno da lui pubblicata a Parigi nel 1769, sotto la guida di (in nuova finestra)">Ferdinando Galiani, segretario dell'Ambasciata napoletana in Francia".
Non si conosce un ritratto giovanile del Rizzi Zannoni. Questo ritratto a olio fu realizzato a Napoli in epoca francese, probabilmente tra il 1808 e il 1814. Da Vladimiro Valerio Società Uomini e Istituzioni Cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 217.
"Quella che doveva essere un'operazione da portare a compimento nel giro di sei mesi finì col trasformarsi in uno straordinario rilevamento delle coste del Regno e del suo territorio, e fu l'inizio di una grande avventura scientifica che segnò fortemente l'arte e la cultura napoletana.
Attorno a questa operazione, che vide impegnato Rizzi Zannoni con i suoi assistenti per oltre trent'anni, si costruirono competenze artistiche e tecnologiche e si svilupparono nuovi settori produttivi sollecitati delle esigenze di rilevamento, di disegno, di incisione e di stampa, quello che con moderna terminolgia potremmo definire l'indotto della carta geografica.
Per interessamento dell'ammiraglio John Acton, potente ministro borbonico e direttore della Marina, fu deciso di avviare dapprima il rilevamento delle coste per realizzare un atlante marittimo del Regno di Napoli. L'economista Giuseppe Maria Galanti polemicamente ricordava in quegli anni che "si conosceva più lo stato dell'isola degli Otaiti che quello delle nostre provincie" e con il rilevamento marittimo si volevano porre le basi per la conoscenza fisica del Regno, che rappresentava il più vasto territorio italiano. Le stesse coordinate geografiche di Napoli erano in quegli anni ancora incerte e mal definite.
Per rilevare tutto il litorale del Regno furono impegnati per circa dieci anni astronomi e topografi, che disegnarono minutamente ogni particolare costiero e le principali emergenze nella terraferma utili alla navigazione e al riconoscimento della costa, mentre piloti della Reale Marina scandagliarono i fondali e le foci dei fiumi.
Eco di questa grande impresa si ritrova nelle parole di (in nuova finestra)">Domenico Diodati, che proprio in quegli anni scriveva: "furono spediti architetti, astronomi, disegnatori, piloti e diversi altri per prendere misure, nonché girar tutto il litorale e i luoghi mediterranei del regno".
Tra il 1783 e il 1792 furono disegnati e incisi 23 grandi fogli con i quali si copriva l'intero perimetro costiero del Regno da Gaeta al fiume Tronto, in scala di 1:90.000 circa. L'atlante marittimo di Napoli fu e rimane uno dei più bei prodotti cartografici europei del XVIII secolo."
E' esposta la riduzione della prima versione della carta marittima del Golfo di Napoli del 1785, riedita dall'editore William Faden nel 1793 (coll. priv.). Dal frontespizio si desume che il disegno era stato "communicated" da Alexander Dalrymple (1737-1808), primo idrografo dell'Ammiragliato britannico dal 1795. Nulla venne modificato nella topografia e negli scandagli dell'edizione originale ma vi furono due piccole aggiunte: la posizione del "Casino Hamilton", residenza dell'ambasciatore inglese alle pendici del Vesuvio, e il computo delle coordinate da Greenwich.
Un quadro d'unione dell'Atlante Marittimo non fu mai pubblicato, sia per la mancanza di tempo sia per le sovrapposizioni e per l'andamento dei fogli che si adattavano all'andamento della costa, dando luogo a fogli orizzontali e verticali e a rose dei venti locali, che non trovavano corrispondenza nei fogli adiacenti. L'unica costante che si ripete per tutti i fogli è il reticolato geografico della proiezione piana, che viene messo in evidenza dalla ricostruzione del quandro d'unione, ottenuta riducendo e semplificando il disegno costiero di ogni singolo foglio. Dallo sguardo d'indieme che si può avere sull'intera opera vengono fuori alcune scelte effettuate dal geografo e dettate da un lato dall'esigenza di portare a compimento quanto prima il rilevamento e la stampa dell'Atlante Marittimo, dall'altro dalla finalità della carta che, data la scala, certamente sarebbe stata usata per il piccolo cabotaggio e per il riconoscimento della costa. Queste due esigenze portarono all'adozione di una proiezione piana rettangolare molto più immediata sia nella costruzione grafica sia nei calcoli rispetto alla proiezione di Mercatore, generalmente adottata per le carte nautiche.
Le differenze sostanziali tra la carta nautica e quella geografica, terminata nel 1812, stanno solo nelle longitudini della Terra d'Otranto, collegate alle ossservazioni astronomiche effettuate sul Castello di Lecce nel 1786, e oggetto di pubblicazione ancora nel 1818, a cura dell'astronomo de Zach.
Per una corretta lettura della carta era necessario anche l'elenco dei simboli e dei segni convenzionali utilizzati; la legenda, però, non venne mai pubblicata, anche se la simbologia adottata era quella largamente usata in Europa, in Francia e in Germania, in particolare dove Rizzi Zannoni si era formato. Così, quando nel 1814 fu pubblicata a Napoli una carta topografica ideale dei segni convenzionali, questa potè adattarsi anche alla lettura delle carte zannoniane terminate appena due anni prima.
Dalla Guida cit. di Vladimiro Valerio: "Tra le varie fasi per la realizzazione di una carta topografica, una delle più lente, gravose e costose era quella dell'incisione. Una volta eseguita la bozza completa del foglio, per poter ottenere la riproduzione di più esemplari si doveva provvedere alla sua incisione. Le tecniche erano ovviamente mutuate dell'arte e gli esecutori imparavano ad incidere nei laboratori calcografici ed erano, spesso, essi stessi degli artisti. Le tecniche adottate erano quelle della punta secca, del bulino e dell'acquaforte, spesso utilizzate tutte per la realizzazione di uno stesso rame. L'importanza tutt'altro che secondaria della fase di riproduzione nell'intero processo calcografico è dimostrata dal grande spazio dedicato alla "gravure" nel Mémorial Topographique et Militaire del 1803, dedicato alla normalizzazione della cartografiae all'unificazione dei simboli e dei segni convenzionali, con il quale si può dire nasca la moderna cartografia.
L'incisione tecnica, quale quella di una carta geografica, poneva molti più problemi di quella artistica poiché si fondava sulla necessità di riprodurre con estrema esattezza il disegno, scomponendolo in una serie di operazioni per ognuna delle quali era prevista una specializzazione e una tecnica riproduttiva: il tratto , la scrittura, le montagne, il filamento per le acque, la finitura. Il tratto poteva essere eseguito sia al bulino che all'acquaforte, la differenza risiedeva nella nettezza e nella maggiore resistenza del tratto inciso a bulino, mentre le montagne e i boschi erano realizzati all'acquaforte. La scrittura era affidata ad incisori esperti in questo genere particolarmente difficoltoso a causa della grandezza variabile delle scritte e della disposizione spesso non lineare ma che seguiva i corsi dei fiumi o delle catene montuose. Per molti simboli si usavano punzoni che venivano battuti sul rame fino a lasciare un'impronta. Il filamento delle acque poteva essere realizzato sia a bulino sia a punta secca, a seconda se il filo seguiva l'andamento dei fiumi, dei lagni e della costa o se invece era realizzato con un tratteggio "parallèle à l'équateur". La finitura avveniva in genere con la punta secca.
Terminata l'incisione si passava a quella dell'inchiostrazione e della stampa per la quale erano previsti ulteriori fasi e operatori. Ad esempio, la pulitura della lastra di rame, dopo l'inchiostrazione, poteva avvenire tanto con tamponi e stoffe quanto con il palmo della mano, ottenendo effetti e durata diversi: "les planches imprimés à la main - osserva il Mémorial - résistent beaucoup plus longtemps, et les épreuves en sont plus belles".