Sulla cresta dell'onda

ITALIA

L'Atlante Marittimo del Regno di Napoli
torna nella sua città d'origine

Napoli
Palazzo Reale
Sala Dorica

12 dicembre 2006 - 8 gennaio 2007

I Rami dell'Atlante Marittimo
Matrici, disegni, documenti del
primo rilievo idrografico
del Regno di Napoli

Curatore della mostra e autore della
Guida alla Mostra:
prof. Vladimiro Valerio

La Regione Campania, il Comune di Napoli, la Marina Italiana, l'Istituto Idrografico della Marina, l'Istituto Geografico Militare, la Lega Navale Italiana, la Biblioteca Nazionale di Napoli, l'Archivio di Stato di Napoli, l'Accademia di Belle Arti di Napoli e la Soprintendenza ai Beni Architettonici - che ha fatto gli onori di casa - hanno riportato in quella che fu la sede di uno dei più prestigiosi enti cartografici in Europa - l'Officio Topografico del Regno di Napoli - le matrici in rame del celebre Atlante Marittimo del 1785: sono 23 rami di tavole più l'indice e lo splendido frontespizio, ai quali si accompagnano le carte da essi stampate e altri documenti cartografici; numerosi documenti d'archivio, tra i quali svariati autografi, che riguardano fatti e persone connessi con la realizzazione dell'Atlante; un vasto campionario di piccoli strumenti per l'incisione delle matrici, provenienti dall'Accademia di Belle Arti.

Completa la mostra un filmato prodotto dall'Istituto Idrografico, che illustra il procedimento di stampa mediante l'antico torchio calcografico conservato presso l'Istituto stesso. A fianco, i poster che illustrano la storia e l'attività dei due Enti cartografici di Stato.

Al tavolo della conferenza stampa, 13 dicembre 2006: da sinistra, il capitano di vascello Bruno Puzone Bifulco, comandante del Distaccamento Marina Militare; il prof. Vladimiro Valerio, ordinario di Geometria presso il Dipartimento di Storia dell' Architettura dell'Università IUAV di Venezia; il contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti, direttore dell'Istituto Idrografico della Marina; la dott. Laura Giusti, responsabile del Palazzo Reale, il generale Carlo Colella, direttore dell'Istituto Geografico Militare.

La presentazione della Mostra si è tenuta il 13 dicembre alle ore 17.00, nell'opulenta Sala Rari della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, alloggiata dal 1927 - su istanza di Benedetto Croce - nell' "Ala delle Feste", nel lungo braccio settentrionale del Palazzo.

Decorata con stucchi e bassorilievi, la sala ospita, tra gli altri cimeli, un imponente globo di Vincenzo Coronelli.

Sul podio si sono avvicendati, a sottolineare i molteplici significati e auspici insiti in questa mostra raffinata, frutto di una proficua sinergia tra Enti nazionali e locali, civili e militari, anche la dott. Felicita De Negri, direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli; la dott. Valeria Valente, assessore al Turismo del Comune di Napoli; il prof. Alfredo Scotti, direttore del''Accademia di Belle arti; la dott. Maria Rosaria Rosini presidente della Lega Navale Italiana, sezione di Napoli.

Al tavolo della Presidenza, da sinistra, il generale Carlo Colella, il prof. Vladimiro Valerio, il dr Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale, la dott. Antonella Basilico, assessore ai Beni Culturali della Provincia di Napoli, l'arch. Enrico Guglielmo, soprintendente ai Beni Architettonici e il contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti.

Il Direttore della Biblioteca Nazionale fa omaggio di alcune significative pubblicazioni di cultura partenopea all'ammiraglio di squadra Roberto Cesaretti, Comandante della Componente Marittima NATO di Napoli
Sulla terrazza dell'ufficio del Direttore della Biblioteca, foto di gruppo sullo sfondo del Vesuvio: da sinistra, il dr Claudio Romano, addetto stampa del Distaccamento Marina Militare di Napoli; il generale Carlo Colella, il prof. Vladimiro Valerio, il contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti, il comandante Bruno Puzone e il comandante Domenico La Faia, capo del Servizio Relazioni Esterne dell'Istituto Idrografico.

La mostra è stata allestita nella "Sala Dorica" - l' antica scuderia del Palazzo Reale - a breve distanza dai locali della Reale Stamperia che stampava anche i rami dell'Officio Topografico.

Quale collocazione migliore per questa celebrazione dei fasti cartografici del Regno di Napoli?

Per l'occasione la Regione Campania ha affidato, con fini promozionali, a Voyage Pittoresque la riproduzione ridotta dell'Atlante, unita a una pubblicazione di Vladimiro Valerio, che ne illustra la struttura geometrica, ripercore la storia dell'opera e dei suoi artefici, e offre un elenco ragionato dei pertinenti documenti d'archivio.

Sulle pareti della "Sala Dorica", i rami dell'Atlante, oggi conservati presso l'Istituto Geografico Militare, recentemente restaurati a cura dell'Istituto Idrografico della Marina; al centro - tra le possenti colonne che sostengono le ampie volte della sala - i fogli sciolti dell'atlante; sulle pareti altri monumenti cartografici del Regno di Napoli, provenienti sia dalla Biblioteca Nazionale sia da una vasta collezione privata; in fondo, la matrice e la stampa del frontespizio dell'Atlante, firmato dall'autore del disegno, il pittore Christoph Kniep, espressamente chiamato dai fratelli Hackert, direttori artistici dell'opera; bacheche sparse contengono lettere, suppliche, ordini di lavoro, mandati di pagamento e quant'altro, nonché la non vasta bibliografia esistente - prevalentemente le esaustive opere del prof. Vladimiro Valerio - e gli strumenti utilizzati per l'incisione e la stampa calcografica delle matrici.

La Guida alla mostra , redatta da Vladimiro Valerio e pubblicata dall'Istituto Geografico Militare, è fondamentale per la piena comprensione dell'articolato percorso. Se ne desume che "Nel maggio del 1781 giunse a Napoli, proveniente da Venezia, il geografo e astronomo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, che era stato richiesto dalla Corte napoletana al Senato veneto per rivedere e aggiornare la carta del Regno da lui pubblicata a Parigi nel 1769, sotto la guida di Ferdinando Galiani, segretario dell'Ambasciata napoletana in Francia".

Non si conosce un ritratto giovanile del Rizzi Zannoni. Questo ritratto a olio fu realizzato a Napoli in epoca francese, probabilmente tra il 1808 e il 1814. Da Vladimiro Valerio Società Uomini e Istituzioni Cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia Firenze, Istituto Geografico Militare, 1994, p. 217.

"Quella che doveva essere un'operazione da portare a compimento nel giro di sei mesi finì col trasformarsi in uno straordinario rilevamento delle coste del Regno e del suo territorio, e fu l'inizio di una grande avventura scientifica che segnò fortemente l'arte e la cultura napoletana.

Attorno a questa operazione, che vide impegnato Rizzi Zannoni con i suoi assistenti per oltre trent'anni, si costruirono competenze artistiche e tecnologiche e si svilupparono nuovi settori produttivi sollecitati delle esigenze di rilevamento, di disegno, di incisione e di stampa, quello che con moderna terminolgia potremmo definire l'indotto della carta geografica.

Per interessamento dell'ammiraglio John Acton, potente ministro borbonico e direttore della Marina, fu deciso di avviare dapprima il rilevamento delle coste per realizzare un atlante marittimo del Regno di Napoli. L'economista Giuseppe Maria Galanti polemicamente ricordava in quegli anni che "si conosceva più lo stato dell'isola degli Otaiti che quello delle nostre provincie" e con il rilevamento marittimo si volevano porre le basi per la conoscenza fisica del Regno, che rappresentava il più vasto territorio italiano. Le stesse coordinate geografiche di Napoli erano in quegli anni ancora incerte e mal definite.

Per rilevare tutto il litorale del Regno furono impegnati per circa dieci anni astronomi e topografi, che disegnarono minutamente ogni particolare costiero e le principali emergenze nella terraferma utili alla navigazione e al riconoscimento della costa, mentre piloti della Reale Marina scandagliarono i fondali e le foci dei fiumi.

Eco di questa grande impresa si ritrova nelle parole di Domenico Diodati, che proprio in quegli anni scriveva: "furono spediti architetti, astronomi, disegnatori, piloti e diversi altri per prendere misure, nonché girar tutto il litorale e i luoghi mediterranei del regno".

Tra il 1783 e il 1792 furono disegnati e incisi 23 grandi fogli con i quali si copriva l'intero perimetro costiero del Regno da Gaeta al fiume Tronto, in scala di 1:90.000 circa. L'atlante marittimo di Napoli fu e rimane uno dei più bei prodotti cartografici europei del XVIII secolo."

Il rame del primo foglio e la stampa della "conchiglia" che funge da cartiglio, unita a immagini di ispirazione marinara: inciso da Giuseppe Guerra, il rame rappresenta il golfo di Terracina con le isole di Ventotene, Ponza, Palmarola e altri scogli. Nel cartiglio: Atlante Marittimo / del Regno di Napoli; / Disegnato per ordine del Re / da Gio: Antonio Rizzi Zannoni Geografo Regio / Dell'Accademia Elettorale di Baviera, / di quelle di Gottinga, di Padova & c. / e scandagliato da Salvatore Trama / Piloto di Vascello / MDCCLXXV.
Nel cartiglio a nastro al di sopra della conchiglia la scritta: Or cominci novello ordin di cose ... / E venga a gloria sua l'Oste d'Egitto. / Tasso Gerus. Liber.
Matrici e stampe dell'indice e del frontespizio dell'Atlante, in fondo alla sala. E' qui esposta l'unica copia nota del frontespizio, nella quale compare anche la firma - in basso a sinistra - dell'autore del disegno, Christoph Kniep. Per motivi ignoti il nome di Kniep fu abraso dal rame all'atto della stampa dei primi esemplari dell'atlante. La stampa fu effettuata su un foglio prodotto dalla cartiera di Stefano Merla a Traetto, incaricato di fabbricare carte speciali per la realizzazione della carta nautica e dell'atlante geografico del Regno: è visibile in trasparenza la sigla SM della cartiera.
Atlante piccolo marittimo / del Regno di Napoli / disegnato per ordine del Re / da Gio Antonio Rizzi Zannoni Geografo Regio / [...] / e scandagliato da Salvatore Trama / Piloto di Vascello / MDCCLXXXV.
Si tratta di un abbozzo di atlante marittimo in scala ridotta, tratto dai rilevamenti già eseguiti e in parte stampati dei primi tre fogli dell'Atlante Marittimo. In particolare, la configurazione del golfo di Napoli è identica a quella incisa dal Cataneo nel 1785 e definitivamente sostituita solo dopo il 1792. Il vivace cartiglio, con elementi militari e marinareschi, è probabilmente opera di Alessandro D'Anna, di cui la biografia compare in Costruttori di immagini / Disegnatori, incisori e litografi nell'Officio Topografico di Napoli (1781-1879), di V. Valerio (Napoli, Paparo Edizioni).

E' esposta la riduzione della prima versione della carta marittima del Golfo di Napoli del 1785, riedita dall'editore William Faden nel 1793 (coll. priv.). Dal frontespizio si desume che il disegno era stato "communicated" da Alexander Dalrymple (1737-1808), primo idrografo dell'Ammiragliato britannico dal 1795. Nulla venne modificato nella topografia e negli scandagli dell'edizione originale ma vi furono due piccole aggiunte: la posizione del "Casino Hamilton", residenza dell'ambasciatore inglese alle pendici del Vesuvio, e il computo delle coordinate da Greenwich.

Chart of the Bay of Naples and part of the Bay of Salerno drawn and published in 1785 by order of the King of the Two Sicilies, by G. A. Rizzi Zannoni, Royal Geographer, published with additions by W. Faden geographer to the King and to H R H the Prince of Wales, London 1803 (coll. priv.)
Si tratta di una copia conforme all'originale del terzo foglio dell'Atlante Marittimo, nella quale le modifiche sono relative all'inserto con il cono vesuviano e all'aggiunta della residenza di William Hamilton.
Fa parte di una rara carta del Mediterraneo disegnata dal pilota maggiore della Marina borbonica Giovanni Fileti, in 11 fogli in proiezione piana rettangolare, ma con parallelo medio diverso in ogni foglio. La carta fu ordinata dal Conte di Thurn e Valvassina, comandante della Real Marina da Guerra; e fu la prima ad accogliere e pubblicare il nuovo profilo costiero del Regno, così come era stato delineato nell'Atlante Marittimo. Il Conte di Thurn chiese a Rizzi Zannoni di fornire al Pilota Maggiore le più aggiornate carte e piani sul Mediterraneo di cui egli disponesse. Dopo la caduta della Repubblica Napoletana tutto il laboratorio cartografico finì, per un breve periodo, sotto il controllo e la direzione del Conte di Thurn. (Coll. priv.)

Un quadro d'unione dell'Atlante Marittimo non fu mai pubblicato, sia per la mancanza di tempo sia per le sovrapposizioni e per l'andamento dei fogli che si adattavano all'andamento della costa, dando luogo a fogli orizzontali e verticali e a rose dei venti locali, che non trovavano corrispondenza nei fogli adiacenti. L'unica costante che si ripete per tutti i fogli è il reticolato geografico della proiezione piana, che viene messo in evidenza dalla ricostruzione del quandro d'unione, ottenuta riducendo e semplificando il disegno costiero di ogni singolo foglio. Dallo sguardo d'insieme che si può avere sull'intera opera vengono fuori alcune scelte effettuate dal geografo e dettate da un lato dall'esigenza di portare a compimento quanto prima il rilevamento e la stampa dell'Atlante Marittimo, dall'altro dalla finalità della carta che, data la scala, certamente sarebbe stata usata per il piccolo cabotaggio e per il riconoscimento della costa. Queste due esigenze portarono all'adozione di una proiezione piana rettangolare molto più immediata sia nella costruzione grafica sia nei calcoli rispetto alla proiezione di Mercatore, generalmente adottata per le carte nautiche.

Le differenze sostanziali tra la carta nautica e quella geografica, terminata nel 1812, stanno solo nelle longitudini della Terra d'Otranto, collegate alle ossservazioni astronomiche effettuate sul Castello di Lecce nel 1786, e oggetto di pubblicazione ancora nel 1818, a cura dell'astronomo de Zach.

Per una corretta lettura della carta era necessario anche l'elenco dei simboli e dei segni convenzionali utilizzati; la legenda, però, non venne mai pubblicata, anche se la simbologia adottata era quella largamente usata in Europa, in Francia e in Germania, in particolare dove Rizzi Zannoni si era formato. Così, quando nel 1814 fu pubblicata a Napoli una carta topografica ideale dei segni convenzionali, questa potè adattarsi anche alla lettura delle carte zannoniane terminate appena due anni prima.

Quadro d'unione dell'atlante marittimo, disegno di Vladimiro Valerio, 850x700
Autografi conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli
A destra: dispaccio - 13 agosto 1790 - di Ferdinando Corradini, direttore del Supremo Consiglio di Azienda, al Duca di Cantalupo, intendente degli Allodiali, sul pagamento a favore del regio incisore Giuseppe Guerra, di 24 ducati, per il ritocco apportato al rame della carta geografica destinata al Notiziario di Corte del 1791, secondo l'apprezzo formulato dal regio geografo Gio Antonio Rizzi Zannoni (Archivio di Stato di Napoli).
A sinistra: lettera - 11 novembre 1799 - al Brigadiere conte di Thurn, capo del Dipartimento della R. Marina di Napoli, di Giovanni Acton, consigliere di Stato, in cui si comunica che il Re ha gradito e accettato l'offerta di G. A. Rizzi Zannoni della sua collezione di carte geografiche (Archivio di Stato di Napoli).
Al termine della sua trentennale carriera, nel 1814 Giuseppe Guerra lasciò ai suoi allievi e alle generazioni future una raccolta di Regole ed Esemplari di diversi caratteri secondo le varie maniere di scrivere delle più colte Nazioni, in 28 tavole incise; in una di queste egli ritrae forse se stesso, con la parrucca imbiancata dell'Ancien Régime, seduto al tavolo di lavoro, per mostrare "la positura del corpo, nell'atto che si scrive ... oggetto interessantissimo, sì per iscriver bene, che per conservar la sanità".

Dalla Guida cit. di Vladimiro Valerio: "Tra le varie fasi per la realizzazione di una carta topografica, una delle più lente, gravose e costose era quella dell'incisione. Una volta eseguita la bozza completa del foglio, per poter ottenere la riproduzione di più esemplari si doveva provvedere alla sua incisione. Le tecniche erano ovviamente mutuate dell'arte e gli esecutori imparavano ad incidere nei laboratori calcografici ed erano, spesso, essi stessi degli artisti. Le tecniche adottate erano quelle della punta secca, del bulino e dell'acquaforte, spesso utilizzate tutte per la realizzazione di uno stesso rame. L'importanza tutt'altro che secondaria della fase di riproduzione nell'intero processo calcografico è dimostrata dal grande spazio dedicato alla "gravure" nel Mémorial Topographique et Militaire del 1803, dedicato alla normalizzazione della cartografia e all'unificazione dei simboli e dei segni convenzionali, con il quale si può dire nasca la moderna cartografia.

L'incisione tecnica, quale quella di una carta geografica, poneva molti più problemi di quella artistica poiché si fondava sulla necessità di riprodurre con estrema esattezza il disegno, scomponendolo in una serie di operazioni per ognuna delle quali era prevista una specializzazione e una tecnica riproduttiva: il tratto , la scrittura, le montagne, il filamento per le acque, la finitura. Il tratto poteva essere eseguito sia al bulino che all'acquaforte, la differenza risiedeva nella nettezza e nella maggiore resistenza del tratto inciso a bulino, mentre le montagne e i boschi erano realizzati all'acquaforte. La scrittura era affidata ad incisori esperti in questo genere particolarmente difficoltoso a causa della grandezza variabile delle scritte e della disposizione spesso non lineare ma che seguiva i corsi dei fiumi o delle catene montuose. Per molti simboli si usavano punzoni che venivano battuti sul rame fino a lasciare un'impronta. Il filamento delle acque poteva essere realizzato sia a bulino sia a punta secca, a seconda se il filo seguiva l'andamento dei fiumi, dei laghi e della costa o se invece era realizzato con un tratteggio "parallèle à l'équateur". La finitura avveniva in genere con la punta secca.

Terminata l'incisione si passava a quella dell'inchiostrazione e della stampa per la quale erano previsti ulteriori fasi e operatori. Ad esempio, la pulitura della lastra di rame, dopo l'inchiostrazione, poteva avvenire tanto con tamponi e stoffe quanto con il palmo della mano, ottenendo effetti e durata diversi: "les planches imprimés à la main - osserva il Mémorial - résistent beaucoup plus longtemps, et les épreuves en sont plus belles".

Tampone in pelle per la preparazione del fondino ad acquaforte
Colofonia in polvere, composto della vernice dura, utilizzata anche come grana d'acquatinta
Sabbia di mare.
Viene utilizzata come grana d'acquatinta
Bianco di Spagna per la sgrassatura nelle tecniche indirette
Tampone in pelle per l'inchiostrazione in fase di stampa
Sopra, punta conica o punta secca: attrezzo per tecnica diretta
Sotto, raschietto e brunitoio per raschiare e brunire segni indesiderati
A sinistra in alto, pietra Arkansas per affilare punte e bulini; sotto, bulino quadrello per la tecnica diretta; a destra, matrice di rame con incavi prodotti dal bulino
Allestimento della strumentazione a cura della dott. Maria Rosaria Perrella,
docente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli

Testi ricavati dalla Guida alla mostra , di Vladimiro Valerio, e dalle didascalie dei diversi oggetti in esposizione

Fotografie di Mauro Pizzimenti e Paola Presciuttini, Napoli 13 dicembre 2006
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