Sulla cresta dell'onda

ITALIA

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (padova 1736 - Napoli 1814)
In Società uomini e istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia (Firenze, Istituto Geografico Militare, 1993)

Nel 1993 Vladimiro Valerio ha pubblicato con l'Istituto Geografico Militare di Firenze (presso il quale è possibile acquistare l'opera) Società uomini e istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia, ossia il più vasto resoconto sulla cartografia del Meridione - e non solo - mai pubblicato.

L'opera imponente (751 p., quadri sinottici della carriera dei topografi, disegnatori, incisori e litografi; indici delle fonti documentarie, della bibliografia, dei nomi, dei luoghi e delle 655 immagini, con 93 biografie) vuole ricostruire la "memoria cartografica" degli Stati italiani, di cui l'Istituto Geografico Militare è custode, che affonda le sue origini nell'operato della scuola cartografica napoletana.

Ci piace iniziare dalla premessa dell'Autore, che ben esprime lo spirito dell'opera:
Al di là di ogni possibile intenzionalità storiografica, questo lavoro nasce dalla profonda ammirazione per l'uomo cartografo e da un mio innato interesse per la cartografia e per ogni rappresentazione dell'ambiente circostante, filtrato e vivificato dalla mente umana. Sono stato anch'io, come tanti altri, disegnatore ed inventore di mappe; l'interese per il disegno cartografico ha preceduto in me quello per la scrittura, e percorsi inesplicabili mi hanno condotto negli ultimi anni ad indagare gli aspetti storici della cartografia.

Con la raccolta di notizie qui pubblicate pago un debito di riconoscenza, che tutti noi abbiamo, verso una negletta e dimenticata schiera di costruttori di immagini; poco lodati allora come ora e dimenticati dalla storia ufficiale dei grandi avvenimnenti e delle grandi figure storiche. Costruttori d'immagini effimere, continuamente superate dalla prassi dell'uomo, i topografi non sono mai assurti alla gloria dell'arte o della scienza, se non in rarissimi casi. Eppure questi uomini hanno costruito l'immagine del nostro Paese, e noi abbiamo usato ed abusato delle loro carte per modificare l'ambiente nel quale viviamo.

Le carte, come l'aria che respiriamo o l'acqua che beviamo, sembrano appartenere a quella categoria di oggetti la cui esistenza non va nemmeno messa in discussione; ci accorgiamo della loro importanza solo quando mancano e tendiamo a dimenticare che nella produzione di cartgorafie sono gravosamente coinvolti uomini e istituzioni per un tempo indefinibile.

La carta è la tela di Penelope, il masso di Sisifo, non ha mai termine e quando ci si avvicina al suo compimento ci si accorge di non aver fatto ancora nulla, perché tutto è da rifare.

La rivoluzione informatica è alle porte e, prima di saltare definitivamente il fosso che separa l'immagine simbolo dal simbolo numerico, fermiamoci un attimo a guardare riconoscenti coloro che ci hanno preceduti.

Altrove abbiamo inserito la biografia di Ferdinando Visconti, sempre a cura di Vladimiro Valerio, e stralci dei suoi Costruttori di immagini / Disegnatori, incisori e litografi nell'Officio Topografico di Napoli. Ora proponiamo la biografia di un altro protagonista della cartografia napoletana e non solo, ossia Giovanni Antonio Rizzi Zannoni tratta da Società uomini e istituzioni cit., p. 409-412.

Non si conosce un ritratto giovanile del Rizzi Zannoni.
Anche quest'incisione al tratto lo raffigura in età avanzata, certamente dopo il rientro in Italia, nel 1776.
Da Galleria dei letterati ed artisti delle provincie veneziane nel secolo XVIII, Venezia 1844 (Società uomini e istituzioni cit.)

In effetti la più completa ed aggiornata biografia sul Rizzi Zannoni è quella che compare nei capitoli II-X di Società uomini e istituzioni cit. con dovizia di particolari e di citazioni bibliografiche e d'archivio. Più avanti nel libro l'Autore tratteggia per sommi capi la figura del Geografo, al fine di fornire un orientamento generale sulla sua lunga e laboriosa vita ed utili elementi interpretativi della sua complessa personalità.

"La prestigiosa biografia, redatta dal Blessich nel 1898, ha arrecato -certamente non per colpa dell'autore- più danni che vantaggi alla ricostruzione della vita del grande cartografo ed astronomo padovano, in quanto tutti i successivi riferimenti e studi si sono fondati sulla sua indiscussa autorità. Ciò non ha fatto progredire, in un secolo, gli studi zannoniani se non di pochi passi. Solo nel 1981, ad esempio, attraverso un'indagine matematica, sono usciti allo scoperto alcuni difetti di costruzione, o scelte opinabili, nella realizzazione delle carte del regno di Napoli (VALERIO 1981b, c); osservazioni accolte, peraltro, con un certo scetticismo dal mondo accademico.

Nato a Padova, da Girolamo ed Elena Marchiori, alle ore 13 del 2 settembre 1736, Giovanni Antonio Bartolomeo visse un'infanzia travagliata. Sebbene si conosca poco di attendibile sui primi anni di vita e sulla sua educazione, tutte le fonti accreditano l'immagine di un giovane irrequieto e dal carattere instabile. Un particolare legame lo vincolò alla madre per tutta la vita; nella sua corrispondenza ella vi figura sempre come persona alla quale dover chiedere perdono per le sofferenze arrecatele ed alla quale dare conforto. Il rientro a Padova da Parigi, nel 1776, venne da lui vissuto e descritto come il ritorno del figliuol prodigo, che implora anche la benevolenza dei suoi concittadini (lettera da Monaco del 10 luglio 1776).

Tali elementi psicologici, apparentemente irrilevanti ai fini di un giudizio storico, risultano invece essenziali per la comprensione della figura dello scienziato e di parecchi suoi contraddittori atteggiamenti. Chiariscono, in parte, anche il fitto velo di mistero che egli stesso volle gettare sulla propria vita, definita come "entrêmelée de vicissitudes bizarres" e degna di un " roman " (si veda cap. II, nota 67). Carattere introverso, saturnino, guardò la vita e gli avvenimenti sempre dal proprio personale punto di vista: il mondo sembrava gravitare intorno alla sua esistenza. Atteggiamenti di cinismo, quali quelli manifestati in occasione della fuga da Napoli nel 1799 e la successiva richiesta di alcuni beni dei "rei di stato" (cap. IX, nota 23), vanno letti come manifestazioni del suo egotismo. Le difficoltà di rapporto con gli altri scienziati si manifestarono ben presto e lo accompagnarono per tutta la vita; solo durante il lungo soggiorno nel Mezzogiorno d'Italia non assistiamo a scontri e rivalità manifeste, ma va detto che egli visse i 33 anni napoletani nel più totale isolamento. La scelta tra Milano e Napoli, da lui operata nel 1781, fu anche effettuata assecondando la sua bramosia di primeggiare incontrastato, cosa che il vivace, e per certi versi ostile, ambiente milanese non gli avrebbe consentito. Solo un personaggio con tale temperamento e con tali difetti poteva avventurarsi in un'operazione come quella del rilevamento ex novo del Regno di Napoli confidando unicamente sulle proprie forze.

Va inoltre notato che alla sua complessa personalità si deve una pletora di documenti cui si può affidare ben poca credibilità, in quanto, su un substrato di avvenimenti veri, egli innestava una rete di illazioni personali, dettate da particolari circostanze o dalle aspettative del destinatario del documento. Tutto ciò ha creato ed ancora crea seri problemi di esegesi, dei quali non si può non tener conto nell'accingersi ad affrontare una sua biografia.

Firma del Rizzi Zannoni tratta da una lettera inviata all'abate Toaldo da Venezia, il 4 febbraio 1777. BSVP, cod.798, c.69. (l.f.), da Società uomini e istituzioni cit.

Il Rizzi Zannoni, malgrado gli ipotizzati corsi presso l'università di Padova, come allievo del marchese Giovanni Poleni (1683-1761), fu con ogni probabilità un autodidatta. Un documento redatto nel 1756, indirizzato al Vicario Generale di Padova per ottenere un'attestazione di stato libero, descrive minutamente una lunga serie di viaggi attraverso l'Italia e l'Europa, da lui effettuati a partire dalla tenera età di 10 anni. Il documento termina osservando che " ne' viaggi della sua fanciullezza [aveva] campata la vita colla carità de' fedeli, e fatto adulto si procacciò il sostentamento coll'esercizio dell'arte della Geografia, e Pittura " (cap. II, nota 67), senza alcun riferimento a studi seguiti con continuità presso alcuna scuola o università. L'apprendistato presso il Poleni, vagheggiato dal Blessich -che ipotizzava anche la presenza di Giovan Rinaldo Carli (1726-1795) tra i suoi precettori- si basa a tutt'oggi, unicamente sulle indicazioni fornite dal Rizzi Zannoni in un famoso documento (" Abrégé des travaux du S.r Zannoni ") redatto nel 1774. Ma, se nuovi elementi non lo confermeranno, potrebbe trattarsi solo del tentativo di fornirsi un pedegree in occasione dei contrasti sorti con alcuni idrografi e scienziati francesi. Il Rizzi Zannoni non era nuovo ad attribuirsi titoli di cui non godeva. Comunque, la mancanza di autorevoli maestri non può certamente essere vista, oggi, come un demerito; anzi fa ancora più onore alla sua genialità ed alla sua vivacità intellettuale.

Del primo periodo di attività in Germania, che fu per il giovane geografo estremamente formativo, rimane traccia in questa carta della Lorena eseguita per lo stabilimento cartografico degli Eredi di Homann, pubblicata nel 1762. Presso gli Homann, egli lavorava come cartografo e come "professore di geografia e matematica". Proprietà privata. (m.v.). Da Società uomini e istituzioni cit.

Di lì a poco questi lasciava nuovamente Padova per recarsi in Germania ove avrebbe lavorato presso lo stabilimento cartografico dei Seutter e degli eredi di Homann. Nel 1759 era a Norimberga " pour dresser toutes les cartes qui ont étées le theatre continuel de la guerre dans la Saxe, dans la Bohême, dans la Westphalie " (cap. II, nota 63). Ma nel 1760 era già a Parigi, ove collaborava con un cartografo francese alla realizzazione di una grande carta della Germania. Molto improbabile è, quindi, la partecipazione alla battaglia di Rosbach nel 1757, durante la quale sarebbe caduto prigioniero dei francesi.

Dopo gli incerti anni dell'adolescenza e della gioventù, la sua vita può dividersi in tre netti periodi: quello parigino, dal 1760 al 1776 (descritto nei capitoli II e III); quello padovano dal 1776 al 1781 (capitolo III) ed infine quello napoletano dal 1781 al 1814 (capitoli IV-X).

Con il 1760 ha inizio il lungo periodo di attività a Parigi; in tale data compare la prima opera francese: Étrennes Géographiques, con 26 carte. Nel 1761 si affermò all'attenzione degli astronomi e dei cartografi europei per la pubblicazione di una "Epistula" con la quale chiedeva di effettuare osservazioni simultanee del passaggio di Venere sul disco solare, al fine di determinare le differenze di longitudine di parecchi luoghi dell'Europa centrale. Realizzò anche molte carte geografiche ed atlanti, mostrando una notevole capacità nella costruzione di cartografie derivate. A parte le osservazioni astronomiche, la sua produzione scientifica, durante tutto il periodo parigino, fu improntata soprattutto all'elaborazione di materiale già esistente.

Non diverso fu il contributo, per altro notevole, all'allestimento della " Carta geografica della Sicilia Prima ", avviata dal Galiani nel 1762 e completata dal Rizzi Zannoni tra il 1767 ed il 1769. Il 20 marzo del 1765 era divenuto corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Göttingen. Un'altra prestigiosa opera cui si accinse a lavorare, terminata la carta del Napoletano, fu l'atlante della Polonia, annunciato nel 1770 e terminato nel 1772.

La sua fama crebbe molto in quegli anni: con la stima di alcuni potenti uomini politici francesi, arrivarono anche le prime gelosie ed inimicizie. Il 22 marzo 1772 ricevette un " Brevet d'ingénieur hydrographe de la Marine" e, malgrado la netta opposizione del Lalande, riuscì ad ottenere il posto di "premier ingénieur" nel Dépôt de la Marine, già del Bellin, morto il primo maggio 1772. Ma l'ostilità dell'ambiente francese, che mal tollerava uno straniero in una posizione così importante e delicata, fu tale che egli dovette abbandonare il posto, nell'agosto successivo. Nel 1775 riuscì ad ottenere, per intercessione del Ministro degli Affari Esteri de Vergennes, la direzione del "Bureau Topographique pour la démarcation des limites". Purtroppo una serie di infelici programmazioni di spese cartografiche - stava preparando una carta dell'impero turco in Europa - lo ridussero sull'orlo del collasso economico.

In tale delicato frangente, si presentò l'occasione di nuovi contatti con la sua patria, attraverso la folta colonia veneta a Parigi. L'interessamento dell'astronomo Giuseppe Toaldo al lavoro da lui svolto ed alla sua imponente raccolta di dati astronomici e cartografici lo convinse a rientrare a Padova. Dopo una serie di circostanze avventurose (su queste si veda il terzo capitolo) egli lasciò Parigi il 10 giugno 1776, nella speranza di farvi ritorno, un giorno, quando i suoi problemi, non solo economici, fossero stati risolti.

Il rientro a Padova si realizzò lentamente, dopo un interessante viaggio di natura scientifica attraverso il Baden e la Baviera, che lo portò a visitare i principali osservatori della bassa Germania, ospite di principi ed elettori, che ambivano conoscere il geografo, il cui nome si era affermato nell'intera Europa. A Monaco, ove giunse nei primi giorni di luglio, risiedette per circa quattro mesi, avviando, per espresso interessamento di Maximilian III, una carta della Baviera da finanziarsi per sottoscrizione. Purtroppo, anche tale progetto, per quanto fossero avviate le operazioni di rilevamento, dovette essere abbandonato, a causa del fallimento della sottoscrizione.

Il Rizzi Zannoni giunse infine a Padova, negli ultimi giorni di novembre; si recò quindi a Venezia ove, su indicazioni del Toaldo, prese contatto con studiosi ed aristocratici, per raccogliere materiale, strumenti e sostegno economico, per la realizzazione di una carta degli stati veneti. Lavorò a tale progetto per tutto il 1777, portandosi in Friuli ed in Istria, effettuando triangolazioni ed osservazioni astronomiche necessarie alla realizzazione della carta. In occasione di tali viaggi - si recò forse anche a Vienna - ebbe occasione di contattare il principe Kaunitz, al quale sottopose (13 novembre 1777), forse su sua espressa richiesta, un progetto per una carta della Lombardia.

Su tale lavoro, la cui direzione tecnica era divisa tra il Rizzi Zannoni e l'abate Frisi, si scatenò subito un conflitto "culturale" con gli astronomi dell'osservatorio di Brera, che ritenevano la strumentazione del geografo padovano assolutamente inadeguata per la realizzazione di accurate osservazioni astronomiche ed angolari. Il conflitto di competenza tra gli astronomi ed il Frisi si trasformò presto in una polemica personale alla quale il Rizzi Zannoni fu del tutto estraneo, ma che bloccò l'operazione della carta per circa tre anni.

Nel 1778, sfumata la carta del Milanese, egli aveva avviato la realizzazione di una grande carta del territorio padovano, in scala 1:20.000, che doveva comporsi di dodici fogli; nel 1781 ne risultavano pubblicati già tre. Il Rizzi Zannoni era stato nominato il 29 marzo 1779 pensionario dell'Accademia di Padova con una retribuzione di 100 ducati mensili.

Il 17 aprile 1781, venne inoltrata al Senato veneto, attraverso il residente napoletano, la richiesta di accordare al Rizzi Zannoni un permesso di sei mesi "per ridurre ad effetto la di lui opera di correggere, e migliorare la carta topografica di quel Regno" (cap. III, nota 64). In effetti il Galiani, cui si deve l'iniziativa diplomatica, non aveva mai abbandonato l'idea di effettuare un regolare rilevamento del regno di Napoli, similmente a quanto andavano realizzando i Cassini in Francia. Purtroppo le vicissitudini parigine del geografo padovano non avevano consentito al Galiani un agevole contatto con lui. Solo attraverso gli amici milanesi, l'abate napoletano poté conoscere la nuova occupazione e la residenza del Rizzi Zannoni.

Nello stesso mese di aprile il Frisi riprese i contatti con Rizzi Zannoni, invitandolo a presentare un nuovo progetto per la carta della Lombardia, per la quale avrebbero fatto a meno degli astronomi di Brera. Ma l'impegno preso con il Galiani gli impedì di dare seguito alle offerte del Frisi; avrebbe ripreso il progetto della carta del Milanese solo dopo avere terminato "la commissione di Napoli".

Nel giugno del 1781 era a Napoli, nuovamente con l'abate Galiani, a progettare una carta dell'intero Regno, da realizzarsi, questa volta, attraverso rilevamenti diretti. Il permesso di sei mesi venne rinnovato per due anni e poi ancora per due, finché la residenza napoletana non divenne definitiva. L'idea di Galiani di "rettificare" la carta realizzata a Parigi nel 1769 - ma sappiamo che si trattò solo di una scappatoia per superare le diffidenze della Corte e del mondo scientifico napoletano - diede luogo alla nascita, nel Mezzogiorno d'Italia, della moderna cartografia geodetica. Il Rizzi Zannoni assistette a tutte le trasformazioni dell'istituto topografico da "Commissione per la carta geografica", dal 1781 al 1795, a Officina geografica e topografica, della quale egli era il solo responsabile amministrativo e scientifico, a Deposito Topografico, durante il Decennio francese.

La possibilità di rientrare a Parigi gli si prospettò nel 1799, durante la permanenza a Napoli dell'armata francese. Lasciato il Regno, nel mese di maggio, rimase bloccato nella città di Roma, con tutto il ricco materiale cartografico da lui prodotto, per le difficoltà incontrate dai francesi a ricollegarsi con l'armata d'Italia. Costretto a rientrare a Napoli dopo l'ingresso delle truppe inglesi a Roma, continuò segretamente a negoziare con il governo francese, per un suo incarico di direttore del Dépôt de la Guerre. Ma le alte pretese del geografo fecero arenare la trattativa nel 1803.

Nel periodo borbonico, poté fregiarsi anche del titolo di "geografo del Re". In effetti egli fu l'ultimo autentico geografo di corte in un mondo che si andava radicalmente e velocemente trasformando sotto gli impulsi della rivoluzione francese e delle nuove tecniche di rilevamento e di calcolo geodetico.

Con la venuta dei francesi, Rizzi Zannoni continuò ad attendere alla realizzazione delle carte del Regno. Nel 1807, fu posto a capo del Deposito topografico, istituito da Giuseppe Bonaparte; nel 1812, sotto il regno di Gioacchino Murat, riuscì a stampare l'ultimo dei 31 fogli dell'atlante geografico, la cui pubblicazione era iniziata nel 1788.

Le opere realizzate a Napoli, in oltre trenta anni di attività, lo consacrarono come il maggiore cartografo italiano dell'età moderna ed uno dei più accreditati in Europa".

Da V. Valerio, Società uomini e istituzioni cit., p. 409-412.
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