A Viareggio (29 luglio-4 ottobre 2006), nelle opulente sale affrescate della Villa Paolina, è stata allestita la mostra Mirabilia Maris. Le marine lucchesi tra XVI e XVIII secolo: visioni cartografiche e resoconti di viaggio.
La mostra, realizzata in collaborazione con le Università di Firenze, Pisa e Siena, con il Museo della Scienza di Firenze, e con gli Archivi di Stato di Firenze e Lucca, ha proposto un percorso scandito da 66 pezzi - tra una prevalenza di carte a scale diverse, alcuni strumenti nautici e topografici, e testimonianze di viaggiatori antichi - che illustrano il mare e la terra della Versilia.
Tale varietà di documenti ha quindi messo in evidenza come, fino a Settecento inoltrato, la fascia costiera della Toscana fosse molto scarsamente popolata: erano presenti le torri e altri punti di approdo e controllo marittimo, mentre gli insediamenti abitativi punteggiavano il territorio collinare adiacente.
Sono particolarmente accattivanti i documenti relativi al Viareggino che, dal tardo XVI secolo in poi, appare solcato da corsi d'acqua e canali artificiali di diversa portata, dotati di porti, che consentono la navigazione interna e quindi i collegamenti tra i diversi centri abitati.
Viareggio era infatti l'unico sbocco al mare della Repubblica di Lucca e, con le sue fertili aree umide, dal XV secolo in poi offre rifornimenti agricoli alla città, che richiedono iniziative di sistemazione fluviale e di bonifica idraulica, anche al fine di incoraggiare lo sviluppo di un insediamento permanente.
Nel 1513 la foce di Viareggio viene quindi dotata di un porto-canale adiacente alla torre Matilde e ai magazzini, realizzati prima della metà del secolo.
Ma, per utilizzare appieno le potenzialità del Viareggino, occorre incoraggiare lo sviluppo di un insediamento permanente, che richiede l'onerosa bonifica del territorio circostante.
Viene così favorita, nell'aprile 1488, la creazione di una Maona di cinquanta Lucchesi, sotto la supervisione di un "Offizio sopra la Maona", alla quale si concede lo sfruttamento delle aree bonificabili, a condizione che essa indennizzi i latifondisti e si accolli i costi di risanamento e messa a coltura.
Tra i numerosi documenti cartografici, alcuni attestano gli sforzi messi in atto dalla Repubblica di Lucca per bonificare il territorio attraverso progetti diversi che andavano dalla deviazione del Serchio nel lago di Massaciuccoli con colmatura dei paduli adiacenti, al taglio della macchia costiera per facilitare la ventilazione.
Altri illustrano i progetti di potenziamento dell'area portuale attorno al canale Burlamacca, l'apertura di nuove strade, la suddivisione tra proprietà pubbliche e private.
Su altri ancora si trovano progetti di fortificazione della città, che includono fortilizi, mura e bastioni simili a quelli di Lucca, e un castello a pianta ottagonale.
Sono stati anche esposti alcuni strumenti: un podometro della seconda metà del Cinquecento in legno e ottone, attribuito a Hans Christoph Schissler, che consente di misurare la distanza tra due luoghi; un compasso geometrico militare in ottone, dei primi del Seicento, di Galileo; un compasso topografico in ottone dorato, del Seicento, di autore ignoto, impiegato per misurare angoli di posizione utili nel rilevamento terrestre; un compasso di divisione, XVII secolo, di costruttore ignoto, in ottone e acciaio; un ottante della seconda metà del Settecento, attribuito ad Alexander Wellington; una bussola topografica secentesca, di fattura italiana: sul retro reca incisi i nomi di Matteo e Giovanbattista Botti, cremonesi, che potrebbero essere i costruttori.
Tutto il materiale esposto è stato riprodotto e schedato, con ampia introduzione storico-descrittiva in un bel catalogo a cura di Anna Vittoria Bertuccelli Migliorini e Susanna Caccia (Edizioni ETS, www.edizioniets.com)