Nell'esperienza di chi scrive, il collezionismo cartografico è stato, fino a tempi recenti, prevalentemente circoscritto alle rappresentazioni di terra: forse la carta geografica è più appariscente o forse è legata al vissuto personale dei più, nel descrivere un ambiente più familiare che non quello marino. Ha probabilmente influito anche la maggior rarità della carta nautica, da sempre "strumento" per l'uso corrente di bordo, soggetta a continui aggiornamenti e quindi non destinata alla conservazione.
È possibile che proprio il diffondersi del diporto nautico, insieme con la diminuita offerta del prodotto geografico, abbia favorito l'orientamento dei collezionisti verso i documenti nautici, dalle carte ai portolani ai trattati di navigazione, oltre - ovviamente - alla strumentazione di bordo che, però, ricade in una tradizione consolidata di origine diversa.
Tuttavia la carta nautica possiede un fascino particolare, che risiede proprio nel suo essere essenziale eppur densa d'informazioni ed evocatrice di suggestioni. Secondo una bella definizione di alcuni studiosi americani, essa rappresenta una sorta di linguaggio comune a genti di razze e culture diverse ( The History of cartography, vol 1, edited by J. B. Harley and D. Woodward, University of Chicago, 1987).
Gli esemplari più antichi (il primo a noi noto è la Carta pisana del XIII secolo), inizialmente scarni, riflettono - con il trascorrere del tempo - l'incalzante progresso della conoscenza, accompagnato dall'avanzata fragorosa di flotte indomite e impietose, raffigurate sulle carte con le bandiere d'origine e spesso i nomi delle navi.
All'informazione geografica si aggiungono nel tempo elementi estranei alla rappresentazione oggettiva, come simbologia biblica, islamica e cristiana, leggende, immagini ferine che esprimono la paura dell'ignoto: la carta nautica riflette quindi l'immaginario collettivo che nei secoli accompagna il fermento dell'esplorazione e della conquista.
Ancora nel Quattrocento l'insigne geografo Fra Mauro riporta nel suo monumentale planisfero le Colonne d'Ercole, seppur accompagnate da una legenda nella quale egli si dice personalmente scettico sulla loro reale esistenza, e auspica che informazioni esatte giungano dai Portoghesi che navigano in quelle acque!
La carta nautica, nei secoli che contrapposero le grandi potenze navali, diventa strumento di potere politico, militare e commerciale, ed è quindi protetta dal segreto di Stato: le Compagnie delle Indie puniscono con la morte i trasgressori, eppure la carta è trafugata e illecitamente copiata, come sembra essere il caso della celebre magnifica " Carta del Cantino".
I cartigli opulenti sono densi di significati politici: Re Sole, ammantato di ermellini, schiaccia con il piede la testa di un personaggio che rappresenta l'Inghilterra; il sesto volume del secentesco Zee Fakkel di Van Keulen - nel "secolo d'oro" dell'Olanda egemone sui mari - contiene una famosa carta di Giava, ad opera di Hadriano Reland, dove il cartiglio rappresenta il Leo Belgicus che riceve offerte da un indigeno prostrato mentre altri due sono accovacciati in catene vicino all'iscrizione: " Hic sedet & domitis Leo Belgicus imperat Indis / Hic movet excussis aurea colla jubis / Quum fremit, attoniti ponunt diademata reges, / Seque Oriens": il "Leo Belgicus" è un motivo araldico ricorrente e, nelle carte delle province fiamminghe, spesso racchiude in sé i contorni delle regioni, che assumono le sue forme; a volte invece le figurazioni allegoriche rappresentano scene di vita ed economia locale: tende multicolori in Asia e in Africa; indigeni armati di arco e frecce; fiere assortite; abbondanza di animali marini irreali, che possono indicare pericoli immaginati oppure anche acque pescose; orti sproporzionati dalle colture minuziosamente disegnate e armenti al pascolo.
Era tipico degli atlanti portolanici sei-settecenteschi il frontespizio allegorico, che nel Mariners Mirrour di A. Ashley è un capolavoro di arte tipografica: strumenti nautici ornano l'opulenta cornice neo-classica che racchiude il titolo, mentre in fondo alla pagina un vascello a vele spiegate solca acque agitate tra mostri marini.
Dal Secolo dei Lumi in poi la costruzione diventa matematica, la razionalità supera la suggestione, le carte diventano attendibili e scevre di raffigurazioni allegoriche o semplicemente decorative, eccezion fatta per le splendide vedute di costa che, inscindibili dalla carta nautica per tutto l'Ottocento - come strumento complementare al riconoscimento della costa e quindi alla determinazione del punto-nave - perdurano ancora fino agli scorsi anni Sessanta, via via sempre meno artisticamente pregevoli.
Se gli esempi citati appartengono alla cartografia di primo piano, più difficile (ma non impossibile) da trovare sul mercato, sono numerose e gradevoli le opere "minori" di autori meno noti, dalle vedute di costa alle vedute di città, alle carte nautiche e geografiche a scale diverse.
Siamo certi che questa sezione di collezionismo cartografico le porterà alla luce, così alimentando un travaso di conoscenze tra gli interessati, utile alla collocazione nel tempo e nello spazio di nomi ancora ignoti, per contribuire all'approfondimento di una materia di crescente interesse.