Sulla cresta dell'onda
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Emisfero australe
Storia delle Effemeridi e delle costellazioni

di Vincenzo Gaggero

Le Effemeridi dell'Istituto Idrografico della Marina, vennero pubblicate, per la prima volta, nel 1916 e contengono i dati astronomici giornalieri di 66 stelle, del Sole, della Luna, di Venere, Marte, Giove e Saturno, l'angolo orario del Punto Gamma; in appendice vi sono altresì i dati mensili di oltre 150 stelle e tabelle di vario tipo.

La parola Effemeridi deriva dal greco Ephemeris = giornale, diario, libro ove si registrano le posizioni dei corpi celesti.

Le attuali Effemeridi sono molto accurate, forniscono le coordinate astronomiche con la precisione del decimo di primo e servono per calcolare il punto nave, il transito degli astri al meridiano, il sorgere e il tramonto del Sole e della Luna e la durata dei crepuscoli, durante i quali si vedono le stelle più luminose e la linea dell'orizzonte, su cui, col sestante, si può rilevare l'altezza dell'astro.

L'attuale precisione ed il nome delle Costellazioni e delle Stelle, sono il frutto di millenni di osservazioni astronomiche; l'affinamento degli strumenti di rilevazione delle coordinate astronomiche, grazie ai precisi strumenti ideati ed utilizzati dall'astronomo Tycho Brahe, alla fine del 1500 e successivamente grazie al telescopio che ha consentito una maggior precisione.

Sin da epoche remote, tutti i popoli della Terra hanno osservato il cielo per fini pratici, quali la misurazione del tempo, per compilare i Calendari e per orientarsi sia in mare, sia in terra, ed hanno assegnato dei nomi al Sole, alla Luna, ai pianeti, alle costellazioni ed alle stelle.

Le costellazioni stabilite dall'Unione Astronomica Internazionale nel 1922, sono 88; i nomi delle costellazioni più antiche derivano, principalmente, dalla mitologia mesopotamica e dalle successive integrazioni greche ed arabe, mentre le costellazioni moderne (specie quelle osservate dall'abate Lacaille tra il 1751 e il 1752) hanno nomi moderni di strumenti e di altre macchine inventate fino a quell'epoca.

I nomi delle stelle possono avere le seguenti origini:

1.  Posizione dentro la costellazione: Denebola (dall'arabo Al Dhanab al Asad = Coda del Leone), Menkar (dall'arabo Al Minhar = Naso della Balena), ecc…. (quasi tutti i nomi delle stelle hanno questa origine).

2.    Nomi propri: Arcturus, Canopus, Castor, Pollux, Regulus, ecc…

3.   Contrazione fra la lettera greca, attribuita alla stella ed il genitivo latino della costellazione: Acrux = Alfa Crucis (la stella più brillante della Croce), Atria = Alfa Trianguli Australis (la stella più brillante del Triangolo Australe)

4.   Nome dell'Astronomo: Le due stelle con magnitudine più grande del Delphinus, comparvero per la prima volta, con nome proprio, nel Catalogo di Palermo nel 1814; Alfa Delphini col nome di Rotanev e Beta Delphini col nome di Sualocin. Questi due nomi letti a rovescio diventano Nicolaus Venator che è il nome latinizzato di Nicolò Cacciatore, assistente di Padre Giuseppe Piazzi, direttore dell'Osservatorio di Palermo di cui assunse la direzione quando Padre Piazzi andò all'Osservatorio di Napoli.

5.     Negli anni Trenta del XX secolo, l'aeronautica reale inglese (RAF) ha chiesto all'ufficio nautico dell' Almanac (NAO) di produrre un Almanacco per la navigazione aerea, simile all'Almanacco per la navigazione marittima, ma con fogli staccabili in modo che gli aviatori potessero prendere solo i fogli necessari. La RAF volle che tutte le stelle avessero un nome proprio e così due stelle dell'emisfero australe, non comprese nell'Almagesto e prive di nome proprio (Epsilon Carinae e Alfa Pavonis) diventarono rispettivamente Avior (termine di origina latina che significa "La più lontana") e Peacock (Pavone).

Cronistoria

Nel 3° millennio a.C., in Mesopotamia, si cominciarono a registrare sistematicamente i nomi delle stelle con scrittura cuneiforme, su tavolette di argilla.

Questa conoscenza approdò a Creta, fiorente civiltà mediterranea che nel 1450 a.C. venne spazzata da un gigantesco maremoto, provocato dal terremoto che squarciò la vicina isola di Santorini. I superstiti si rifugiarono in Egitto e, a contatto con la civiltà egizia che si interessava di astronomia, poterono proseguire i loro studi.

Talete di Mileto (624 - 546 a.C.), dopo essersi recato in Mesopotamia, studiò la sfera celeste e le antiche costellazioni.

Eudosso di Cnido (408 - 355 a.C.), descrisse sistematicamente 45 costellazioni, comprese nella sua sfera celeste e costruì un osservatorio astronomico.

Nel 3° secolo a.C. , Alessandro Magno invase l'Egitto e l'Asia Minore e così la cultura greca, nella nuova città Alessandria d'Egitto (fondata nel 338 a.C.), si integrò ancor più con la cultura persiana, mesopotamica ed egizia.

Sempre nel 3° secolo a.C., Aristarco di Samo espose per primo la teoria eliocentrica che verrà ripresa da Copernico e pubblicata nel 1543.

Arato di Soli (315 - 245 a.C.) commentò l'opera di Eudosso, nel libro Phaenomena (Fenomeni), tradotto in latino da Cesare Germanico, aggiunse altre due costellazione alle 45 di Eudosso e diede i nomi propri ad alcune stelle (tra cui Arcturus).

Eratostene di Cirene (276 - 194 a.C.) direttore della biblioteca di Alessandria d'Egitto, calcolò con buona approssimazione la circonferenza della Terra, inventò l'Astrolabio (poi perfezionato dagli Arabi) e, nel suo libro Catasterismi, descrisse le costellazioni ed i miti greci che ad esse si riferivano

Ipparco di Nicea (185 - 125 a.C.) elaborò una sfera celeste con le coordinate di 1087 stelle, suddividendole anche per luminosità; egli, confrontando queste coordinate con quelle tramandategli da Timocharis e Arystillus, misurò lo spostamento dei punti equinoziali e formulò la teoria della Precessione degli equinozi (già ben nota empiricamente agli antichi astronomi).

Claudio Tolomeo (100 - 178 ), bibliotecario di Alessandria d'Egitto, pubblicò intorno al 140 il libro "Mathematiké syntaxis", tradotto in arabo come "Al Magisti" (il Grandissimo) e trasformato poi nel medioevo in "Almagesto"; in questo libro elencò 48 costellazioni e catalogò 1022 stelle. Gli scritti di Tolomeo sono giunti sino a noi grazie alla traduzione effettuata da Gherardo da Cremona, nel 12° secolo.

Delle 48 costellazioni di Tolomeo, negli attuali cataloghi astronomici ve ne sono 47, perché la Nave di Argo è stata suddivisa, a metà del 1700, dall'Abate francese Nicolas-Louis de Lacaille, in 4 costellazioni: Carina, Puppis, Pyxis e Vela (Carena, Poppa, Bussola e Vela).

Tolomeo assegnò alcuni nomi propri alle stelle: Aetus (Altair), Antares, Basiliscos (Regulus) e Lyra (Vega) e descrisse per ogni stella la sua posizione all'interno della Costellazione e queste descrizioni vennero riprese dagli arabi e tradotte nella loro lingua.

Al crollo dell'Impero romano, molti studiosi occidentali si rifugiarono a Gondé-Shapur in Persia, importante centro culturale, occupato nel 7° secolo dai musulmani che incoraggiarono gli studi e la traduzione in arabo dei classici occidentali.

Nuovi centri della ricerca astronomica furono Damasco (fondata dai califfi Omayyadi) e poi Baghdad (fondata dai califfi Abbasidi). Il califfo di Baghdad, Al Mamun (786 - 833), figlio di Harun al Rashid, creò la Casa del sapere, dove operavano studiosi occidentali e di altre religioni e venne così accusato di essere il "Comandante dei miscredenti". A Baghdad operarono molti astronomi, tra cui Albategno che compilò la Scienza delle stelle.

La città persiana di Suzi, divenne nell'11° secolo, grazie ai sultani Soldjuk, un importante centro culturale dove nacque Al Sufi che nella sua opera "Descrizione delle stelle fisse", catalogò 1018 stelle.

Nel medioevo vennero pubblicate le seguenti tavole con le coordinate astronomiche delle stelle, che possono essere considerate le antesignane delle attuali effemeridi:

a)    Il Cairo: Tavole kakemite

b)    Toledo: Tavole toledane di Azarchel

c)    Maragha (Persia): Tavole il-khaniche

d)   Castiglia: Tavole Alfonsine (da Re Alfonso X di Castiglia) del 1272, in cui, per la prima volta, i lunghi nomi arabi delle stelle vennero contratti ed europeizzati.

e)   Samarcanda: tavole Zig del 1437, con le coordinate astronomiche delle stelle, approssimate al decimo di grado.

f)    Germania: Tavole Rudolphine (dal nome dell'Imperatore Rudolph II) pubblicate da Keplero nel 1627 a Ulm; esse riportavano le coordinate astronomiche con la precisione del 1' di grado (le precedenti avevano la precisione di 30' - il diametro apparente del Sole e della Luna) e tenevano conto della forma ad ellisse delle orbite.

Il cartografo olandese Gerardus Mercator (Mercatore), nel suo Mappamondo Celeste del 1551, aggiunse Coma Berenices (Chioma di Berenice), alle 48 Costellazioni tolemaiche.

Il teologo e cartografo olandese Petrus Plancius, incaricò il capo pilota Petrus Theodorus Keyser di osservare le stelle dell'emisfero australe e nel 1598 pubblicò un Mappamondo Celeste, in cui vennero aggiunte 12 costellazioni di cui 11 sono state ammesse nel 1922 dalla Unione Astronomica Internazionale: Apus (Uccello del Paradiso), Chamaeleon (Camaleonte), Dorado (Pesce d'Oro), Grus (Gru), Indus (Indiano), Hydrus (Idra maschio), Pavo (Pavone), Phoenix (Fenice), Triangulum Australe (Triangolo Australe), Tucana (Tucano), Volans (Pesce Volante).

La costellazione non ammessa nel 1922 è Ape (Apis). Sul Mappamondo venne aggiunta una tredicesima costellazione, Crux (la Croce del Sud), così ben descritta nel 1516 da Andrea Corsali; Tolomeo aveva collocato le stelle della Crux nel Centaurus.

Johann Bayer, giurista ed astronomo tedesco, pubblicò nel 1603 la Uranometria, il primo grande atlante stellare, con le costellazioni di Tolomeo, di Mercatore e di Plancius ed aggiunse la costellazione Musca (Mosca). Nella Uranometria, per la prima volta, ogni stella era indicata sia dal nome, sia da una lettera greca seguita dal genitivo latino della costellazione.

La lettera greca era attribuita con il seguente criterio: alla stella più luminosa della costellazione veniva attribuita (con alcune eccezioni) la lettera alfa, alla seconda la lettera beta e così via e tale metodo è ancora attuale.

Il già citato Petrus Plancius, nel 1613, pubblicò una Carta Celeste, in cui aggiunse 7 nuove costellazioni di cui 3 sono state ammesse dall'UAI nel 1922 : Camelopardalis (Giraffa), Columba (Colomba) e Monoceros (Unicorno).

Julius Schiller presentò nel 1627 il "Coelum stellatum christianum" ove alle classiche costellazioni, sostituì costellazioni con figure tratte dall'antico e dal nuovo testamento: per esempio il Boote era diventato San Silvestro, le 12 costellazioni zodiacali erano diventate i 12 apostoli, ecc…; questa opera non venne presa in considerazione da Santa Romana Chiesa.

L'astronomo polacco Johannes Hevelius (nome latinizzato di Johannes Hevel) ideò nuove costellazioni, utilizzando le osservazioni astronomiche di Sir Edmund Halley dall'Isola di Sant'Elena e nel 1690, venne pubblicato postumo il suo atlante Firmamentum Sobescianum (in onore del Re polacco, Giovanni Sobieski III).

Le 7 nuove costellazioni, ammesse dall'UAI nel 1922, sono: Canes Venatici (Cani da caccia, Lacerta (Lucertola), Leo Minor (Leoncino o Leone Minore), Lynx (Lince), Scutum (Scudo) - il nome originale è Scutum Sobiesii, in onore del re di Polonia Giovanni Sobieski III, Sextans (Sestante) e Vulpecula (Volpetta)- il nome originale è Vulpecula cum Anser, la Volpe con l'oca.

Nel 1725, venne pubblicato postumo il catalogo del primo astronomo reale inglese, John Flamsteed, con le precise coordinate di 3000 stelle ed un numero, progressivo per ogni Costellazione, assegnato secondo l'Ascensione Retta.

Nel 1750, l'abate francese Nicolas-Louis de Lacaille (1713 - 1762) venne inviato a compiere osservazioni astronomiche in Sudafrica, a Città del Capo, ove allestì un piccolo osservatorio sotto il Monte Table che utilizzò dall'Agosto del 1751 al Luglio 1752.

planisfero di Lacaille
Il planisfero celeste australe di Lacaille

Egli osservò il cielo australe con straordinaria precisione e, al suo rientro in Francia, presentò nel 1754, alla Accademia reale delle scienze, una Carta celeste (pubblicata dopo due anni), con 12 nuove costellazioni: Antlia (Macchina pneumatica) - in origine Antlia pneumatica- Caelum (Bulino), Circinus (Compasso), Fornax (Fornace o Fornello chimico), Horologium (Orologio - che ha la forma di un orologio a pendolo), Mensa (Tavola) - Montagna Mensa, la Table Mountain vicino a Città del Capo, Microscopium (Microscopio), Norma (Squadra) - squadra da disegno-, Octans (Ottante), Pictor (Pittore) - in origine Equuleus Pictoris, il Cavalletto del Pittore -, Pyxis (Bussola), Reticulum (Reticolo), Sculptor (Scultore) - in origine Apparatus Sculptor, lo studio dello Scultore-, e Telescopium (Telescopio).

Lacaille nel 1760 pubblicò "Coelum australe stelliferum" con 3 nuove costellazioni derivanti dallo smembramento della costellazione tolemaica "Nave di Argo": Carina (Carena), Puppis (Poppa) e Vela (Vela).

Altri importanti cartografi:

Joseph-Jerome Le Francais de Lalande (1732 - 1807) che nel 1801 ideò, tra le altre, le costellazioni Felis (Gatto) e Globus Aerostaticum (Mongolfiera) che non rientrano fra le attuali 88 costellazioni.

Padre Giuseppe Piazzi dell'ordine dei Teatini, (1746 - 1826) che, mentre era direttore dell'Osservatorio astronomico di Palermo, il 1 - Gennaio - 1801, scoprì con il telescopio, il primo asteroide cui assegnò il nome di Cerere Ferdinandea (Cerere: dea greca protettrice della Sicilia e Ferdinandea: in omaggio al Re Ferdinando III di Borbone); nel 1803 pubblicò il suo primo catalogo stellare "Praecipuarum Stellarum Inerrantium Positiones mediae ineunte Saeculo XIX", ripubblicato con grande successo nel 1814 e comprendente 7476 stelle, con le loro coordinate astronomiche.

Johann Elert Bode (1747 - 1826), direttore dell'osservatorio di Berlino che pubblicò, nel 1801, il catalogo stellare "Uranographia" con oltre 100 costellazioni. In questa opera vennero, per la prima volta, inserite tutte le stelle osservabili ad occhio nudo, fino alla sesta magnitudine.

Per mettere ordine fra le tante costellazioni, l'Unione Astronomica Internazionale, fondata nel 1919, nella sua prima assemblea, tenutasi a Roma nel 1922, decise che le costellazioni erano 88 e nella successiva assemblea di Cambridge (1925), l'astronomo belga Eugene Delporte (1882 - 1955) fu incaricato di definire i confini fra le costellazioni; egli presentò il suo lavoro nel 1928 all'assemblea di Leyde, con questa novità: venivano rettificati i tradizionali confini curvilinei fra le costellazioni, facendo ad essi invece seguire le linee dei meridiani e dei paralleli celesti.

L'assemblea approvò la sua opera ed Eugene Delporte pubblicò nel 1930 "Delimitation scientifique des constellations".


Courtesy V. Gaggero,
Presidente dell'Associazione Culturale "Il Sestante",
Corso Italia 14/1 - 16043 Chiavari
0185-323924
333-9782629
sito internet www.ac-ilsestante.it:80/index.html

fondata luglio 2007


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