Sulla cresta dell'onda
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Emisfero australe

Le costellazioni scaturirono dall'immaginazione degli Antichi che in ogni espressione del Creato cercavano una manifestazione del divino, ma anche dal loro bisogno di trovare punti di riferimento nel cielo notturno, per scandire le proprie attività per mare e per terra.

Fu così che Tolomeo (II secolo d.C.), nel suo Almagesto, individuò 48 costellazioni ispirate alla mitologia, ad esclusione della Bilancia, l'unica che "rappresenti" un oggetto anziché una creatura vivente.

In origine l'area che essa occupa apparteneva alla costellazione dello Scorpione, di cui costituiva le chele; in epoca classica erano molti coloro che avrebbero preferito non modificare la composizione di quest'ultimo segno, e contenere lo Zodiaco in undici figure.

Virgilio invece preferiva la creazione della nuova costellazione, sotto la quale era nato Ottaviano Augusto, e nelle Georgiche narra intenzionalmente che lo Scorpione si raccoglie su se stesso per lasciar posto alla Bilancia.

Le costellazioni qui riprodotte - alcune dell'emisfero boreale, altre di quello australe - sono tratte dalla terza edizione dell' Atlas Céleste / de Flamstéed, / publié en 1776 par J. Fortin, / Ingénieur-Mécanicien pour les Globes et Sphères./ Troisième Edition, / Revue, corrigée et augmentée, / par MM. Delalande et Méchain. / A Paris, / Chez Delamarche, Editeur et Géographe, Successeur de Robert de / Vaugondy, Rue de Jardinet, n. 13 (quartier St. André des Arcs).

Jean Flamstéed (1646-1719), celeberrimo astronomo inglese, aveva pubblicato nel 1729 l' Atlas Céleste in 28 carte di grande formato, dove la posizione delle costellazioni visibili sull'orizzonte di Londra era fissata all'anno 1690. Nell' edizione successiva, curata da J. Fortin, la posizione era stabilita al 1780.

Vi furono inserite nel frattempo - così afferma J. Fortin nella sua prefazione alla terza edizione dell' Atlas Céleste - alcune nuove costellazioni, tra cui il Rameau et Cerbere creato da J. Hevel (1611-1687) - generalmente noto con la forma latinizzata del suo nome in Hevelius - che visse a Danzica, dove fece costruire un osservatorio astronomico nel 1641; lo Scudo di Sobieski, dello stesso Hevel (1690), in onore del suo protettore, il re Giovanni Sobieski III di Polonia; e la Renna, istituita da Pierre Charles Le Monnier (1715-1799) - che studiò l'astronomia applicata alla navigazione - in memoria del viaggio al Circolo Polare degli astronomi francesi nel 1736.

Nella terza edizione compaiono il Turdus Solitaire di Le Monnier; il Gentiluomo di Joseph-Jérôme Lalande (1732-1807), direttore dell'osservatorio di Parigi e autore fecondo di studi astronomici; il Toro Reale di Poniatowski, ideato dall'astronomo polacco Poczobut; il Telescopio di Herschel (1738-1822) - l'astronomo che con Laplace individuò il pianeta Urano, dai predecessori ritenuto una stella - e l' Arpa di Georges, create da Hell e pubblicate nelle Effemeridi di Vienna, 1790; sono presenti il Trofeo di Federico (1787) di Johan Bode e il Quadrante, collocato da Lalande in un'area vuota tra il Drago, Boote e Ercole. Fu inoltre aggiunto il planisfero australe (1760) di Nicolas-Louis Lacaille (1713-62), che contiene 14 costellazioni intese a glorificare strumenti della Fisica, della Navigazione e dell'Arte, quali - ad esempio - il Regolo, il Compasso, il Cavalletto, l' Atelier dello Scultore, il Microscopio, la Macchina Pneumatica, la Bussola, il Sestante.

Nel 1922 l'International Astronomical Union rese ufficiale un elenco di 88 costellazioni, compilato dall'astronomo belga Eugene Delporte, che suddividono definitivamente il cielo stellato.

La Rivista Marittima (2001) ha pubblicato - secondo una tradizione ormai consolidata - un Supplemento del comandante Simone Romano, intitolato Le 88 costellazioni del cielo stellato: loro posizione e mitologia, corredato di piccole carte celesti che ne indicano posizione e confini.
 

(a cura di Paola Presciuttini)

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