Sulla cresta dell'onda

Genova, Campopisano

Il Campopisano ripreso dall'alto, da una delle abitazioni lungo la cinta muraria "del Barbarossa". All'epoca il mare arrivava proprio sotto la collina. Alla base la scritta: "I volontari e A. Porta 1992" (Foto V. Rossi)

A Genova, sulla collina che scende al mare all'altezza del porto antico, c'è "Campopisano". Anticamente l'area si chiamava Campus Sarzanni, ma con tutta probabilità fu ridenominata nel 1284, dopo la vittoria dei Genovesi sui Pisani alla Meloria.

Oltre novemila prigionieri furono condotti a Genova e ammassati in estrema miseria in quella località, tanto che si diffuse il detto "Chi vuole vedere Pisa, vada a Genova".

La miseria e il freddo ebbero ragione dei prigionieri, che con l'inverno morirono e furono seppelliti in quello stesso luogo. Nel Quattrocento un decreto stabilì che il Campo Pisano non dovesse essere edificato né alienato a nessun titolo, essendo di fatto divenuto un cimitero, nel quale fu concessa sepoltura anche agli indigenti e ai pellegrini.

Ma già alla fine del secolo tale disposizione veniva disattesa e, nel 1523, i Padri del Comune emanarono un proclama che consentiva a chiunque di acquistare il terreno e costruirvi abitazioni, cosicché la zona fu presto popolata da numerose case.

La pavimentazione fu realizzata con un selciato di ciottoli di mare bianchi e neri, frequente nel mondo rurale ligure fin dal Medioevo, per contenere e drenare le acque piovane, e successivamente impiegato per decorare sagrati di chiese e talvolta anche gli ingressi di residenze patrizie; è detto rissêu da "rissoli", nome locale per ciottoli.

Foto V. Rossi

Nel 1992, in occasione delle Colombiane, un gruppo di volontari del luogo, diretti dal maestro Armando Porta, vi ha realizzato un mosaico che rappresenta una delle navi di Colombo, con gli stemmi della Città e del Genovese.

(Da Vigliero 1986)
A cura di Paola Presciuttini, aggiornamento aprile 2006