Sulla cresta dell'onda

Francesco Carletti, esploratore fiorentino del XVII secolo

Tra i grandi viaggiatori merita di essere ricordato il fiorentino Francesco Carletti, che, primo tra i privati, compì nel Seicento il periplo del globo, restando lontano dalla Patria per ben tre lustri.

Nel 1591, diciottenne, partì con suo padre Antonio, mercante, diretto alle isole di Capo Verde, " non tanto per curiosità di vedere il mondo, quanto ancora per interesse di negozi, e particolarmente per comperare schiavi mori di Etiopia, e condurli poi nelle Indie Occidentali".

All'epoca dei Carletti queste erano le carte alle quali i naviganti affidavano le proprie sorti: planisfero in Cosmographia universalis di Heinrich Bunting, 1581-1594(www.worldviewmaps.com)
Carta dell'Africa di Jodocus Hondius (Courtesy J.-M. Urvoy)

Attraversato l'Atlantico, i Carletti sostarono qualche tempo in Messico e in Perù e poi ad Acapulco, città che era nel XVII secolo un centro commerciale di notevole importanza e in attiva relazione con le Filippine, ed infine approdarono all'isola di Luzon.

Da qui passarono in Giappone e poi in Cina, dove Francesco perse il padre nel 1598; continuò il viaggio da solo, recandosi nelle Indie Orientali; giunto a Goa, si fermò a lungo in quella che era la sede del Viceré delle Indie per il Re del Portogallo.

Ma il desiderio di rivedere la cara Patria e di godere in famiglia delle ricchezze conquistate lo indusse a lasciare le dolcezze di Goa e ad affrontare l'ultima sua navigazione per il ritorno. Caricò sul galeone portoghese S. Jacopo in partenza per Lisbona sei grandi cassoni contenenti ricchissime mercanzie e vi si imbarcò egli stesso, accompagnato da tre servitori.

Purtroppo fu defraudato del suo prezioso carico da due navi zelandesi con cui il S. Jacopo si scontrò nel porto dell'isola di Sant'Elena, ragione per cui giunse a Firenze, dopo quindici anni di peregrinazioni, senza quasi nulla di quelle ricchezze raccolte a prezzo di infiniti disagi.

Sant'Elena, di Jan Huygen Linschooten

Tornato in Patria volle lasciare un ricordo dei suoi viaggi in dodici Ragionamenti, da lui intitolati al serenissimo suo signore il Granduca di Toscana. Quest'ultimo aveva infatti protetto il Carletti mentre viaggiava, raccomandandolo ai suoi rappresentanti all'estero e, quando il fedele suddito tornò a Firenze più povero di quando ne era partito diciottenne, lo accolse umanamente e lo consolò con un onorevole ufficio a Corte.

I Ragionamenti intorno ai suoi viaggi, pregevoli per la curiosità delle notizie e per lo stile semplice ed elegante, furono ritoccati da L. Magalotti e pubblicati nel 1701, mentre una seconda edizione fu curata da G. Barbera a Firenze nel 1878 (Viaggi di Francesco Carletti, da lui raccontati in dodici Ragionamenti e novamente editi da Carlo Gargiolli).

Nel 1879 del libro appena pubblicato uscì sulla rivista una lunghissima recensione di Piero Antonio Filippi, denso di profonda stima e ammirazione per il coraggio con cui il Carletti aveva affrontato per tanti anni un così lungo viaggio, ai suoi tempi irto di pericoli e grandissimi disagi; in questo articolo viene inoltre molto lodato lo stile ed esaltata l'importanza dei Ragionamenti, che, si afferma, "si legge da capo a fondo come fosse un romanzo, un romanzo divertente ma con un bel corredo di notizie importanti per la geografia, l'etnografia e la scienza navale".

A cura di Paola Presciuttini