Sulla cresta dell'onda

Giovan Battista Cerruti, Varazze, 1850 - Penang, 1914

Giovan Battista Cerruti, nato a Varazze (Savona) nel 1850, occupa un posto di tutto rispetto nella storia delle esplorazioni tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX: fu un instancabile viaggiatore, valoroso esploratore e paziente ed illuminato colonizzatore.

Conseguita la patente di capitano di lungo corso, nel 1881 si stabilì prima a Batavia e poi a Singapore, girando in lungo e in largo l'Estremo Oriente; fu nel Siam, tra le tribù dei Semang, dei Negriti, dei Sam Sam e dei Batacchi, e nel 1886 partecipò come interprete, data la sua perfetta conoscenza del malese, alla spedizione tra i "cacciatori di teste" dell'isola di Nias, guidata dall'etnologo fiorentino Elio Modigliani, il quale nel resoconto di questo viaggio parlò poi del Cerruti in modo lusinghiero, lodandone l'intelligenza e l'attività.

Carte/De l'ile Java / et des / Mers environnantes / dressée d'après les travaux hollandais / par / Robiquet hydrographe / Roue Pavée Saint André, N. 2/Paris 1858.
Una nota informa che gli scandagli sono espressi in metri, e dà la legenda dei simboli alfabetici con cui si descrive la natura del fondo, secondo un metodo escogitato da Vicente Tofiño.
La carta misura cm 105x70 e include tre riquadri: lo Stretto della Sonda, tra Sumatra e Giava; lo Stretto di Sourabaya, tra la baia omonima, sulla costa orientale di Giava, e l'isola di Madura; e la baia di Batavia, rilevata nel 1843 dagli Ufficiali della Marina olandese.
Una delle più belle e celebri carte di Giava fu prodotta dai van Keulen nel loro monumentale De Nieuwe Groote Lichtende Zee-Fakkel, ovvero un portolano dei mari del mondo pubblicato tra il 1681 e il 1684 in cinque volumi in folio, ai quali - nel 1753 - se ne aggiunse un sesto per la navigazione lungo le coste asiatiche.
La baia di Batavia, oggi Jakarta, nella carta di Robiquet tratta dal voluminoso Atlas / Hydrographique / comprenant / les Côtes d'Europe, d'Asie et d'Afrique / sur l'Océan Atlantique, la Mer des Indes et l'Océan Pacifique / Les Côtes des Etats-Unis, le Golfe du Mexique et les Antilles / Les Côtes du Brézil et de la Patagonie / Les Côtes du Chili, du Pérou et de l'Amérique Centrale / à l'usage des Officiers de la Marine Marchande, des Armateurs et des Assureurs Maritimes / Redigé & Publié par Robiquet, hydrographe, / Paris / Rue Cavée Saint André des Artes N°2 / 1856 / Edition du 1861 / Girault scripsit et sculpsit. (Genova, Istituto Idrografico della Marina)

Tornato a Penang nel 1891, stanco di viaggi e peregrinazioni, cominciò a raccogliere notizie su una popolazione nomade allo stato primitivo, i Mai-Darat o Sakai, "una popolazione così fiera come mi veniva descritta, libera da ogni regime, da ogni autorità" da esercitare su di lui un particolare interesse e fascino, uniti ad un desiderio di penetrare un ambiente nuovo presso un popolo circondato dal mistero, e ad un senso di nostalgia della vita avventurosa, di commozioni profonde.

Spinto da tali sentimenti e anche dalla vaga speranza di scoprire nel cuore della penisola malese qualche giacimento aurifero, accompagnato da cinque portatori con un minimo bagaglio e armato della sola carabina, Cerruti intraprese il lungo viaggio alla ricerca dei Sakai, che raggiunse alfine dopo varie traversie, tra cui l'abbandono da parte degli uomini della scorta, tranne un giovane Sam Sam che gli restò accanto fedele.

Rimase presso i Sakai ben quindici anni, salvo fugaci apparizioni in quella che chiamava ironicamente "la civiltà" -gli agglomerati urbani della costa- e qualche raro breve ritorno nella sua mai dimenticata Varazze, stesa sul mare e sulle colline tra una rigogliosa vegetazione di ulivi, agrumi e palme.

Lorenzo Centurione, Varazze 1863 : veduta da ponente, litografia.
E' una delle poche vedute note di Varazze.
All'estremità di levante si nota la torre della Mola, abbattuta nella seconda metà dell'Ottocento
(Giacomo della Cella, Il mandamento di Varazze nel 1820,
in Quaderni di storia varazzese, a cura di Tonino Olivieri)

Fu in occasione di un suo viaggio in patria, nel 1906, che diede alle stampe un suo volumetto intitolato "Nel paese dei veleni / Fra i Sakai" (Verona 1906; 2a ed. a cura di Tonino Olivieri, Genova, Pirella, 1981) che è il fedele racconto della sua esperienza tra i Sakai, un libro avvincente, dalla narrazione limpida ed efficace, dal piglio a volte ironico, a volte appassionato, ricco di aneddoti e costellato qua e là di riflessioni filosofiche.

L'autore dedica ai veleni un intero capitolo, affermando che il Sakai professa quasi una venerazione per i suoi veleni, alla cui ricerca e preparazione consacra le migliori facoltà del suo intelletto, e con i quali provvede a tutte le necessità della sua primitiva esistenza: la caccia, la pesca, la protezione personale e dell'accampamento, "ad acquistare tabacco, riso e quanti oggetti il capriccio faccia desiderare al semplice abitatore della foresta".

Il libro è tutto permeato di una profonda stima e di un sincero affetto per quella gente semplice, libera da ogni tipo di schiavitù morale e materiale, contenta del suo stato, istintivamente refrattaria ad ogni costrizione, ad ogni mutamento.

I Malesi della costa trattavano con disprezzo gli abitanti della foresta (il termine Sakai che avevano affibbiato alle tribù Mai-Darat ha il significato di "popolo di schiavi") ma, in più punti del suo libro, Cerruti dichiara apertamente di avere molta più stima di quei semplici e primitivi "selvaggi" che degli inciviliti Malesi, che considerava infidi, corrotti e profittatori.

Una volta volle provare a far conoscere ai suoi ospiti le meraviglie della "civiltà" e condusse con sé alcuni Sakai a Penang, ma le seduzioni della civiltà non ebbero alcuna presa su quelle anime semplici, che dopo tre giorni di permanenza in città lo pregarono vivamente di ricondurli alle famiglie e alla foresta.

Si rese conto ancora una volta che solo là essi si sentivano sicuri, liberi da qualsiasi schiavitù e contenti del poco che avevano, senza alcun desiderio di cambiare le loro abitudini. Eppure il Cerruti con pazienza e gradualità, adattandosi lui per primo alla loro vita per essere accettato, rispettando il loro atteggiamento nei riguardi del lavoro e della vita in generale, riuscì a conquistarne la fiducia e ad insegnar loro a coltivare la terra, ad estrarre con metodo il caucciù, a lavorare le fibre vegetali.

G. B. Cerruti con bambini Sakai

Nel 1900 venne nominato dal governo britannico soprintendente presso i Sakai del Perak ai quali, inculcando il rispetto della Bandiera britannica, giunse a far capire che erano sudditi inglesi. E fu tale l'apprezzamento per la sua opera che gli fu assegnata la Gran Medaglia d'argento.

Il capitano G.B.Cerruti morì a Penang, all'età di 66 anni, il 28 giugno 1914, ufficialmente per infezione intestinale; ma le circostanze della sua morte sono ammantate di un certo mistero, come ha raccontato Tonino Olivieri, membro della Società Ligure di Storia Patria, in una sua conferenza commemorativa tenuta nell'ottobre del 2004 a Varazze, nell'Oratorio della Confraternita di N.S.Assunta (una prima conferenza era stata tenuta nel 1981 presso il Lions Club di Varazze, in occasione della riedizione, dopo 75 anni, del libro del Cerruti).

Lasciato gradualmente il suo incarico di soprintendente, dopo che il governo britannico aveva inviato fra i Sakai altri funzionari bianchi che egli fece rispettare ed obbedire, il Cerruti si era dedicato ad una nuova impresa che era convinto l'avrebbe reso ricco: era il solo a conoscere l'ubicazione di alcune miniere di stagno e wolframite, e occorreva costituire delle compagnie con adeguati capitali per effettuarne lo sfruttamento.

Ma il capace e accorto esploratore era al contrario un pessimo uomo d'affari e finì nelle mani di una stretta cerchia di trafficanti senza scrupoli, che desideravano solo impadronirsi della sua scoperta e sfruttarla; e quando egli finì in ospedale, vuoi per un'appendicite degenerata in peritonite, vuoi per una ferita andata in suppurazione (è incerta la vera causa del suo ricovero), vollero lasciarlo morire, mentre una semplice operazione l'avrebbe salvato.

Gli furono tributati a Penang funerali fastosi, presenti numerose autorità indigene e funzionari europei, ma le sue spoglie vennero trasportate solo nel 1933 nella natia Varazze, dove riposano nel cimitero; sulla tomba si legge: "Cap. G.B. Cerruti - Re dei Sakai - Esploratore in Malesia".

Purtroppo questa eccezionale figura di esploratore è finora quasi del tutto sconosciuta alle nuove generazioni, anche se al suo nome sono state intitolate una Scuola Media e una strada di Varazze. I Varezzini, che di lui sono fieri, sperano che questa segnalazione valga a renderlo noto e ad indurre a leggere il suo interessantissimo libretto di memorie.

A cura di Paola Presciuttini