Sulla cresta dell'onda

"Cristoforo Colombo", opera lirica di A. Franchetti

Le celebrazioni del 1892 includevano una fitta serie di manifestazini musicali di spicco, presso il teatro genovese "Carlo Felice" che, per l'occasione, fu soggetto a restauri e impreziosimenti.

Il Carlo Felice con il pronao sulla facciata, prima dell'erezione nella piazza del monumento a Giuseppe Garibaldi, nel 1893 opera di Augusto Rivalta.

L'opera I palcoscenici della Lirica, di R. Iovino, I. Mattion, G. Tanasini (Genova, Sagep, 1990, cap. XII), ne dà una spiritosa descrizione, tratta da un articolo del critico musicale del "Caffaro", di cui trascriviamo un brano: "... Io vorrei che l'egregio nostro sindaco barone Andrea Podestà, invece di godersi lo spettacolo da un palco di prima fila, si degnasse qualche sera trasportare i suoi penati e i suoi scopettoni tra una delle tante, anzi delle troppe file delle poltrone. Son convinto che , constatata de visu e anche de tactu tutta la sconvenienza di quelle strettoie non tarderebbe un'ora, con quella energia che costituisce uno dei suoi vanti principali, a farla scomparire. Un povero disgraziato che abbia il proprio posto in una poltrona centrale o anche semplicemente situata all'estremità verso il corridoio di mezzo, ogniqualvolta vuole uscire a respirare una boccata d'aria o rientrare a riprendere il suo posto, deve compiere tale e così gravosa fatica, deve dar prova di tanta perizia acrobatica, deve disturbare in modo tanto sconveniente un sì gran numero di persone che, dopo aver tentata la prova una o due volte, rinuncia senz'altro a muoversi e resta condannato per tutta quanta la sera a una specie di domicilio coatto. Le file delle poltrone e degli scanni sono così vicine tra loro, che un individuo per passare fra l'una e l'altra deve passeggiare sui piedi di tutti coloro che stanno seduti, deve spostare e buttare a terra tutti i soprabiti e le mantiglie poste sugli schienali, deve sfiorare anzi fregare addirittura contro le ginocchia altrui il che, specialmente quando si tratta di signore, riesce d'una sconvenienza enorme, che non s'addice davvero a un teatro di prim'ordine come si vanta di essere il nostro Carlo Felice..."

12 ottobre 1892. Serata di gala al Carlo Felice, alla presenza dei Reali, in occasione delle celebrazioni colombiane (Genova, Palazzo Bianco). Da T. O. De Negri, Storia di Genova, Firenze, Giunti Martello Editore, 1996

Le celebrazioni iniziarono il 14 luglio con l'inaugurazione dell'Esposizione presieduta da Edilio Raggio, e proseguirono con manifestazioni culturali, musicali, sportive e mondane, per culminare - l'8 settembre - con la rappresentazione dell'Otello, alla presenza dei Sovrani.

Dopo qualche giorno fu eseguita la Apoteosi di Colombo, una cantata per coro e orchestra, di Ettore Perosio.

Ma il clou musicale delle celebrazioni colombiane fu la "prima" - il 5 ottobre - del "Cristoforo Colombo", in cinque atti, di Alberto Franchetti su libretto di Luigi Illica, il più valente librettista della stagione post-verdiana. Lo stesso Verdi aveva indicato il nome del compositore torinese per musicare il testo prescelto con apposito concorso del Comune di Genova.

Tuttavia il libretto non fu considerato tra i migliori dell'Illica, che inventò avventure inverosimili nel Nuovo Mondo e aggiunse le passioni amorose tipiche del melodramma. La critica specialistica fu molto severa, addebitando agli Autori l'inutile stravolgimento della verità storica, e il direttore d'orchestra Luigi Mancinelli alla terza rappresentazione lasciò la bacchetta al giovane Arturo Toscanini.

L'opera fu poi rimaneggiata a più riprese, andò in scena alla Scala di Milano nel dicembre 1892 e poi transitò in Germania e in America, prima di essere dimenticata.

Un secondo lavoro musicale intitolato "Cristoforo Colombo", di Vittorio Penco, fu rappresentato al Politeama Genovese nello stesso 1892.

Nel 1951 ai Parchi di Nervi, in occasione del V centenario della nascita di Cristoforo Colombo, andò in scena " Il libro di Cristoforo Colombo " di Paul Claudel, interprete sommo della complessità del Personaggio.

Il dramma è dominato dallo "storico" - Paul Claudel - che governa l'azione, commentata dal coro che esprime le impressioni e i giudizi dell'Umanità, scettica e fidente, negatrice e affermatrice. Il lavoro possiede quindi una spettacolarità avvincente, intensa, poetica, dove simbolo e verità si fondono in un insieme di grande suggestione.

Il commento musicale fu di Fiorenzo Carpi e la regia di Adriano Grande, mentre tra gli interpreti ricordiamo Roldano Lupi nei panni del Genovese, Arnoldo Foà, Evi Maltagliati, Ernesto Calindri, Gian Carlo Sbragia, Cesare Fantoni, Gabriele Ferzetti, Antonio Pier Federici.

La rappresentazione, inaugurata da numerosissime autorità e personalità del mondo dell'arte e del giornalismo, ottenne un clamoroso successo di pubblico.

(Da Ettore Panzarotto, La realizzazione scenica de " Il libro di Cristoforo Colombo " di Paul Claudel,
in Studi Colombiani, V centenario della nascita di Cristoforo Colombo,
Genova, Civico Istituto Colombiano, vol III, 1952.)

Un sentito ringraziamento al dr Fernando De Giorgi,
per i suggerimenti e le indicazioni bibliografiche.


Bibliografia essenziale:

I palcoscenici della Lirica cit., 1990
Dizionario dell'opera lirica, 1991
De Negri, op.cit., 1996

(inserimento 17 giugno 2004, aggiornamento 1 aprile 2005)