Sulla cresta dell'onda
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L'Ufficio Scientifico Dipartimentale, precursore dell' Istituto Idrografico della Marina, fu dotato di una Biblioteca fin dalla sua costituzione nel 1865. A quell'epoca si possono dunque far risalire i primi nuclei di materiale librario e cartografico, pregevole nel suo genere. Alcune opere presentano timbri della Scuola di Marina, fondata a Genova nel 1816, degli Istituti Idrografici di altri Paesi, degli organi cartografici degli Stati italiani preunitari; altre probabilmente provengono da rapporti di scambio con enti analoghi, in Italia e all'estero; altre invece recano gli ex libris o le dediche di donatori privati, tra cui il contrammiraglio Giovan Battista Magnaghi, primo direttore dell'Istituto Idrografico dal 1872 al 1884, G. Tonta, direttore nel 1924-25, B. G. Fornari, Kohlschitter. Quest'ultimo era il responsabile dell'Ufficio cronometri e don= all'Istituto una piccola ma preziosa raccolta di testi di orologeria riccamente illustrati, ormai rari.

Interessante è una raccolta di oltre 2000 pezzi di carte - prevalentemente ottenute con procedimento calcografico - e portolani, pubblicati tra la fine del 1600 e il primo Novecento dagli enti cartografici stranieri o preunitari, cui si aggiungono circa 1000 carte, rarissime, dei fiumi russi, risalenti al primo Novecento.

Tra i documenti più importanti si ricordano Della grande nuova illuminante face del mare, pubblicata nel 1695 da J. Van Keulen e l'atlante inglese intitolato A complete pilot for the West Indies, pubblicato a Londra nel 1794. Tra le opere italiane preunitarie citiamo invece l' Atlante Marittimo del Regno delle Due Sicilie, inciso da Giuseppe Guerra e pubblicato nel 1785; la Carta di cabottaggio del Mare Adriatico disegnata e incisa sotto la direzione dell'I. R. Stato Maggiore generale, 1:750.000, pubblicata a Milano nel 1822-24; la Carta di Cabottaggio della costa del Regno delle Due Sicilie bagnata dall'Adriatico, dal fiume Tronto al capo S.ta Maria di Leuca, in 13 tavole 1:100.000 più foglio d'insieme 1:1400.000, (Napoli, 1834); il Portolano della Liguria, in effetti un album di 24 tavole, di G. Albini, contrammiraglio della Marina sarda (Genova, 1855). Dello stesso autore la Biblioteca dell'Istituto Idrografico possiede una Guida ... della Sardegna, probabilmente complementare al Portolano della Sardegna, conservato presso il Museo Navale di Imperia.

Ma questi primi prodotti della Marina sarda erano stati preceduti dalla vasta produzione del Servizio idrografico francese a copertura del Mediterraneo, dalle coste italiane fino alla Turchia, di cui la Biblioteca dell'IIM conserva un centinaio di esemplari, che si vanno ad aggiungere alle carte di W. H. Smyth per l'Ammiragliato britannico, del primo Ottocento.

Sono carte di fattura pregevole, spesso integrate da suggestive vedute di costa e piuttosto rare, come del resto tutta la cartografia nautica, anche se relativamente recente. La carta nautica è, infatti, per definizione uno strumento di lavoro non destinato alla conservazione, ma anzi sostituito con le riedizioni aggiornate via via. E' dunque possibile che di questi documenti esistano pochi esemplari, in aggiunta a quelli conservati presso i diversi centri di produzione.

Dei secoli precedenti la Biblioteca possiede riproduzioni anastatiche di tre atlanti manoscritti, che permettono lo studio di opere altrimenti non facilmente accessibili alla libera consultazione: l'atlante nautico del 1318, di Pietro Vesconte, tra i più antichi documenti cartografici esistenti, non essendo a noi pervenuti esemplari precedenti il tardo Medioevo, di cui l'originale si trova presso la Biblioteca Nazionale di Vienna; il cosiddetto "Atlante catalano", forse del 1375, di fattura maiorchina, splendido per opulenza, conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi; e l'atlante nautico di Vesconte Maggiolo, del 1512, come il precedente curato e commentato da Georges Grosjean per la Urs Graf Verlag GmbH, che si trova alla Biblioteca Palatina di Parma.

A tali atlanti si aggiunge la riproduzione del Mappamondo di Fra Mauro, conservato presso la Biblioteca Marciana, a Venezia, pubblicata in facsimile dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in tiratura di 499 esemplari numerati, nel 2002: il planisfero misura circa cm 250x250 ed è considerato tra i massimi monumenti cartografici tardo-medievali, per la complessità e l'imponenza della costruzione.

Interessante è una raccolta di portolani ottocenteschi del Mediterraneo di autori diversi (Baudin, Cavalcanti, Findlay, Lamberti, Marieni, Persano, Presbitero, Smyth), come pure una collezione di circa 300 relazioni di spedizioni scientifiche e polari, oltre a svariati esempi di letteratura coloniale e resoconti di viaggi di esplorazione e circumnavigazione.

Le più antiche, del sec. XVIII, descrivono le prime ricerche sistematiche nel Pacifico, di J. Cook e di J. Vancouver, e le ricerche britanniche del passaggio di Nord-Est. Tra gli autori si annoverano il Franklin, il McClure, il Ross, lo Scoresby, il Simpson, nonché i comandanti delle spedizioni di ricerca del Franklin, ripartito nel 1845 per la sua ultima infausta impresa.

Non mancano i resoconti di alcuni celebri esploratori delle zone artiche, dal Nares al Nordenskjöld al Nansen, dal Duca degli Abruzzi fino alla Spedizione Nobile, come pure i rapporti di osservazioni condotte da svariati Paesi nell'ambito delle "Esplorazioni polari 1882-83".

Anche per le esplorazioni dell' Antartide sono presenti alcune relazioni, dalla spedizione della "Belgica" alla spedizione britannica condotta da Scott, da quella francese dello Charcot alla spedizione Amundsen, fino alle recenti esplorazioni dell'Enea e del CNR nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), alle quali l'Istituto Idrografico partecipa con un proprio gruppo di specialisti fin dal 1986.

L'Italia fu partecipe del fermento esplorativo fin dall'unificazione, come dimostrano gli svariati testi, tra resoconti di viaggio ed esempi di letteratura coloniale: sono tra l'altro presenti le relazioni di D'Albertis, De Amezaga, De Filippi, Fea, Giglioli, Mantegazza, e di Tommaso di Savoia, duca di Genova, nonché la Storia delle campagne oceaniche della R. Marina, pubblicata dall' Ufficio Storico della Marina, densa di avvincenti notizie di natura socio-politica e ambientale.

Tuttavia, essendo la Biblioteca dell'Istituto Idrografico finalizzata ai compiti specifici dell'Ente, il nucleo più cospicuo è rappresentato dalla letteratura afferente le discipline connesse con tali compiti, per un totale di circa 30.000 volumi, che comprendono circa 300 periodici specialistici.


A titolo di curiosità: sulla facciata esterna dell'odierna Biblioteca, nel 1919 venne collocata una meridiana realizzata e donata all'Istituto dal capitano Enrico Alberto d'Albertis, navigatore, esploratore, sommo "marinaio", studioso di cose colombiane, perno della vita culturale genovese a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, e ... abilissimo progettista di meridiane. Ne realizz= 106 di cui 22 in Liguria: alla cortesia della discendente Anna Giulia d'Albertis dobbiamo le fotografie dall'archivio familiare, che documentano la posa della meridiana sulla parete dell'Istituto Idrografico, mentre nello spiazzo antistante sono in corso lavori di sbancamento per la costruzione di ulteriori edifici. Negli anni Cinquanta la lastra di marmo è caduta e si è irrimediabilmente frantumata, ed è stata quindi rimpiazzata con un'altra, opera di esperti matematici.

Sotto la data, l'iscrizione ALMAE MATRI ITALICAE GENTIS RESTITUTIONIS ANNO, ossia "Nell'anno della restituzione dell'italica gente all'Alma Madre". Sotto lo gnomone HORA IUSTITIAE.

In basso: A propugnaculo olim / nunc coeli marisque specula / accipe horam, ossia "da [quello che era] un fortino in passato, ora specola del cielo e del mare, ricevi l'ora".

È un esplicito riferimento all'attività di determinazione e distribuzione dell'ora ai naviganti e alla popolazione, svolta presso l'osservatorio astronomico situato nell'Istituto Idrografico, che era stato precedentemente una semplice fortezza.

(courtesy Anna Giulia d'Albertis)