Sulla cresta dell'onda

dell'Istituto Idrografico della Marina

Dopo la parziale distruzione del Forte San Giorgio avvenuta a furor di popolo nel 1848 (v. nota 1), il Ministero della Marina decise di utilizzare il comprensorio per ospitarvi la Scuola di Marina, già situata nell'adiacente ex convento di Santa Teresa, che - per effetto degli edifici in rapida costruzione nella sottostante area di Prè - aveva perso la piena visibilità del mare, peraltro indispensabile a uno stabilimento didattico di quella natura.

Osservatorio Astronomico ad uso del R. Collegio di Marina da erigersi sull'area del demolito Forte San Giorgio, scala 1:200, 12 settembre 1858. (cfr. P. Presciuttini, L'Istituto Idrografico della Marina in Forte San Giorgio, Genova, I.I.M., 1995)

Pertanto il Ministro Alfonso Ferrero della Marmora dispose l'elaborazione di un progetto che comprendesse un osservatorio astronomico per le esercitazioni degli allievi. Un primo elaborato fu approntato nel 1858, completo di descrizione, disegni (andati perduti), previsione di spesa e conclusioni.

Queste ultime sconsigliavano il trasferimento della Scuola e suggerivano la sola costruzione dell'osservatorio per uso didattico. Un secondo progetto fu quindi presentato al vaglio del Ministero dalla direzione del Genio Militare, nel settembre dello stesso anno.

Alla direzione del costruendo osservatorio fu assegnato Simone Pacoret de Saint-Bon, già responsabile della torre-osservatorio esistente presso la Scuola, il quale auspicava che lo stabilimento potesse servire non solo per la conservazione e distribuzione dell'ora alle navi della Marina, ma anche per la ricerca astronomica e meteorologica.

A questo fine Saint-Bon, futuro ministro della Marina, propose migliorie al progetto, che portarono alla realizzazione dell'ultimo e definitivo elaborato, approvato nel settembre 1859; esso prevedeva la realizzazione dell'osservatorio vero e proprio, edificato sul saliente di nord-ovest del muraglione di cinta del bastione cinquecentesco, oltre a sale per osservazioni, deposito di strumenti, uffici e alloggi per il personale.

L'ufficio del direttore ospitò - nel 1904 - un affresco di G. Pennasilico, raffigurante l'ammiraglio Magnaghi, fondatore dell'Istituto Idrografico della Marina, in occasione della commemorazione dell'Ufficiale, a due anni dalla morte.

Progetto compilato il 24 aprile 1859 e approvato il 15 settembre, scala 1:200, in due fogli. Sul foglio I in due figure sono evidenti i pilastri di sostegno degli strumenti dell' Osservatorio; l'ampio alloggio del direttore sull'orecchione; le rampe ascendenti protette da muri spessi; l'alloggio del custode, ora ricavato nel tamburo adiacente alla cortina verso mare; e il secondo ingresso al piazzale inferiore della strada che proviene da Oregina (Archivio di Stato di Torino, Marina, Materiali, mazzo 460)

L'osservatorio era situato in una sala in muratura, con l'interno a cupola e l'esterno a sezione rettangolare, di circa 7,7 m di lato, alta al colmo 6,8 m. Le pareti, già molto robuste alla base, avevano, in certi punti, uno spessore di parecchi metri; per contro, le aperture meridiane erano larghe solo 60 cm e quindi rendevano quasi impossibile lo scambio termico tra l'esterno e l'interno, provocando fenomeni di rifrazione non trascurabili, nonché un'eccessiva irradiazione del calore che influiva non solo sulla temperatura della stanza, ma anche sulle parti metalliche degli strumenti.

L'osservatorio astronomico in una fotografia d'epoca, conservata presso l'Istituto Idrografico della Marina. A sinistra lo strumento dei passaggi Bamberg.

Nell'osservatorio si trovava il circolo meridiano di Ertel, montato su due monoliti di granito che poggiavano sulla parte più solida dei muraglioni dell'antico Forte. Tuttavia le vibrazioni prodotte dalla linea ferrata, alla base della collina su cui era stato edificato il Forte, erano tali da compromettere l'immobilità del mercurio nell'orizzonte artificiale, quando questo veniva sistemato per determinare il nadir.

L. Carnera (v. nota 2) in una relazione sugli strumenti per la determinazione dell'ora usati presso l'Istituto Idrografico ( Annali Idrografici n.10/1923), riferì di non meglio specificati "espedienti infruttuosi diversi" per migliorare le prestazioni dell'osservatorio. Tra questi è forse da includere l'impiego del carbone di legna, per le sue proprietà igroscopiche e isolanti.

Pochi anni fa, infatti, è stato fortuitamente scoperto un quantitativo imprecisato di tale materiale, stivato in un'area murata e inaccessibile, individuata mettendo a confronto le planimetrie rinvenute negli archivi di Stato e i rilievi effettuati in occasione di recenti lavori di ristrutturazione.

Da tale confronto è emersa l'esistenza di un vano di circa 180 metri cubi, direttamente sottostante l'osservatorio, nel quale sono stati anche scoperti due tubi verticali di metallo - forse zinco - del diametro di circa 30 cm. Un apposito rilievo ha permesso di stabilire che essi raggiungono il piano dell'osservatorio, in corrispondenza dei pilastri di sostegno degli strumenti. E' quindi possibile che alloggiassero i pendoli dell'apparecchio per misurare la verticale, al riparo da ogni perturbazione ambientale.

Ulteriori carotaggi hanno evidenziato l'esistenza, all'interno del "vano del carbone", di un basamento di mattoni spesso circa tre metri che, presumibilmente, costituiva la massa sismica di fondazione dei monoliti su cui poggiava il circolo di Ertel, intesa ad assicurare l'immobilità del mercurio nell'orizzonte artificiale. Alle oscillazioni orizzontali ovviava probabilmente l'intercapedine riempita con il carbone, mentre quelle verticali venivano assorbite dal sistema di molle descritto da L. Carnera.

Con la seconda guerra mondiale l'osservatorio cadde in disuso, le feritoie furono tamponate, pur conservandosene il tracciato nella volta a botte, e l'ampio locale fu trasformato prima in refettorio e poi in legatoria.




(nota 1) Forte San Giorgio fu eretto dopo l'annessione della Liguria al Piemonte - su di un bastione della cinta fortificata cinquecentesca immediatamente retrostante il porto - a difesa degli arsenali di terra e di mare e degli altri circostanti edifici militari. Dopo l'esito infausto della Prima Guerra d'Indipendenza, il popolo in rivolta lo assaltò e lo distrusse parzialmente, e il manufatto rimase semidiroccato e inadoperato per anni. Verso la fine degli anni Cinquanta dell'Ottocento il Governo sabaudo esaminò varie possibilità di riutilizzo - tra cui la destinazione a polveriera, allora collocata nell'area del Lagaccio, nel comprensorio oggi noto come Caserma intitolata alla M.O.V.M. Carlo Gavoglio - fino alla decisione di realizzarvi l'Osservatorio astronomico.
La storia circonstanziata del Forte e della sua evoluzione strutturale e logistica - dalla trasformazione dell'omonimo bastione cinquecentesco alla costruzione della soprastante fortezza, dalla realizzazione dell'Osservatorio all'insediamento dell'Ufficio Dipartimentale Scientifico della Marina nel 1865 e della sede dell'Ufficio Idrografico nel 1872 - è descritta in tutti i suoi passaggi nell'unica opera esistente dedicata alla fortezza, di Paola Presciuttini, L'Istituto Idrografico della Marina in Forte San Giorgio, Genova, Istituto Idrografico della Marina, 1995.



(nota 2) Luigi Maria Silvestro Carnera, di Giuseppe e di Maria Luigia Aite, nacque a Trieste nel 1875. Prestò servizio come "assistente" negli Osservatori di Torino,dal 1° marzo 1900; di Milano, dal 1° gennaio 1904; di Catania, dal 16 maggio 1910. Con il 1° agosto 1911, a seguito di apposito concorso, fu nominato - in via provvisoria - docente di Astronomia e Geodesia presso l'Istituto Idrografico della Marina, venendo confermato definitivamente nell'incarico a datare dal 1° agosto 1912. Durante il conflitto mondiale fu inviato a Valona, in Albania, per effettuare rilievi idrografici, una prima volta dal dicembre 1916 all'agosto 1917, e nuovamente nel mese di novembre 1917. Dal febbraio 1919 assunse per un anno l'incarico di direttore dell'Osservatorio presso il Comitato Talassografico a Trieste. Nel dicembre dello stesso anno fu nominato Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Fondamentale per la storia dell'Osservatorio dell'I.I.M. è il suo studio sui Metodi e strumenti usati presso l'Istituto Idrografico di Genova per conservare e segnalare l'ora, pubblicato negli Annali Idrografici (1923/10).