Abbiamo creduto di far cosa gradita agli appassionati, raccogliendo i nomi delle imbarcazioni mercantili usate nel Mondo. I testi sono prevalentemente tratti dal Dizionario di Marina medievale e Moderno della Reale Accademia d'Italia (Roma 1937), mentre le immagini provengono dai testi indicati in Bibliografia. La data di pubblicazione delle opere consultate giustifica il linguaggio a volte desueto.
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Suggerimenti, aggiunte, correzioni e immagini saranno gradite: contiamo sulla vostra collaborazione per arricchire la rubrica.

Barcone a vela, in uso soprattutto nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, lungo le coste dell'Africa orientale e dell'India. E' lungo fino a 30 metri, ha prua slanciata e poppa a specchio. Ha due alberi di cui quello di maestra è collocato a metà nave, leggermente inclinato in avanti, mentre quello di mezzana è più basso e meno inclinato. E' attrezzato con vele latine di sciabecco, che nei paesi arabi sono quadrangolari.

"Barchetta fatta d’una pelle di lupo marino da portar due sole persone ... Sulle basidarche gli abitanti delle isole Aleuziane, l’alto mare affrontando, cacciano la lontra saricoviana e combattono contro le più mostruose balene". (Botta, Viaggi, II 172).
Così, con ossatura di legno leggero e conteste di vimini, e poi coperte di cuoio le fece costruire Giulio Cesare (De bello gallico, I 34) nelle Gallie.


Grande barca delle Filippine (Pigafetta, I Viaggio).
Nave attrezzata per la cattura delle balene. Anche dell'imbarcazione a remi, lunga e sottile, impiegata dalle navi baleniere a vela per l'inseguimento e la cattura del cetaceo.

Piccola barca dei Siamesi, scavata in un tronco.

Barca a quattro remi, lunga piedi veneti trenta e velocissima al corso. Graziosamente guerrita, si usava in occasione di regate e particolarmente dai patrizi, direttori dello spettacolo, i quali, stando ginocchioni sulla prora, scoccavano per un arco pallottole di creta contro i rematori delle altre barche, i quali si fossero mostrati restii a lasciar libero il passaggio ai lottatori (Mutinelli). Secondo la tradizione, la balotina fu usata in antico per la caccia degli smerghi, in valle.
Sorta di battana di schegge sottili, usata dagli indiani di California.


Piccola barca, fatta d’un sol tronco, usata nei porti delle Antille per trasportare i viaggiatori.

Piroga di Manila, d’un solo tronco, coperta e lunga tra i 5 e gli 8 metri. (Bustico).


In passato, sia sulle navi da guerra sia su quelle mercantili, l’imbarcazione più grande, robusta ed attrezzata per l’esecuzione di lavori marinareschi come il distendere un’ancora. Oggi il nome è rimasto con lo stesso significato sulle navi mercantili mentre sulle navi da guerra tale imbarcazione si chiama barca a vela.

Barchetta.

Barca piccolissima (Tommaseo e Bellini).

Piccola barca per trasporti.

Barchetto usato per la caccia nei paludi.

Nave da carico di 600 botti anconitane (Guglielmotti).

Bastimento a vele quadre e armato, presso i Maltesi, per il corso (Guglielmotti).
Nome generico dei bastimenti velieri, esclusi quei minori che generalmente sono attrezzati con un solo albero.

Nave goletta (Frisoni, 1910; Laugieri, 1880).

Grandi barche senza coperta, con timone speciale (pala) invece di guarnàc (timone comune), che dai laghi vengono per i canali in città, carichi di combustibili, materiali da fabbrica, ecc. Sui laghi esse son dette Borcei o Brucei.

Barca molto ampia e di poca pescagione per alleggio e per gettare ponti.

Sorta di bastimento da guerra e da traffico (Villani).

Barca di grandezza mezzana (Alberti).

Lancia da parata per le autorità della Marina.

Specie di bastimento da guerra e da carico.

Nella Marina militare veliera si dava questo nome ad un’imbarcazione più leggera di quella che si chiama barcaccia ma che era attrezzata per compiere gli stessi lavori marinareschi. Quest’imbarcazione faceva le veci della barcaccia sulle navi sottili, ma talvolta anche le navi di linea portavano un bargio oltre la barcaccia.


Nome generico di tutti i galleggianti grandi e piccoli, esclusi quelli che comunemente si chiamano barche, pontati, destinati alla navigazione mediante le vele o sistemi meccanici di propulsione.



A Venezia, imbarcazione del tutto somigliante alla Battellina, ma lunga circa 34 piedi e larga 6 ½.

Bastimento indiano a vele latine.

Sorta di barca da remi (Villani, Tommaseo e Bellini).

Sorta di bastimento turco.
Barca spagnola, priva di ponte, con la prua slanciata, e un albero con una vela quadrangolare.

Bastimento, per quanto sembra, da traffico, a vele e della portata di 250 botti.

Bastimento a tre alberi costruito a Bermuda al tempo della guerra del 1814.

Bastimento tondo, con tre alberi di vela quadra, e alloggiamenti altissimi a scaglioni rientranti, reggente al mare da 500 a 10000 tonnelllate, usato dagli Inglesi e dai Bretoni.

Piccola nave della Marina militare, al comando d’un sottufficiale, addetta al trasporto di materiali, viveri, munizioni.

Barca per il trasporto di materiali scavati dal fondo del mare.

Galleggiante ampio e profondo da rimorchiarsi, per il trasporto di materiali, viveri, munizioni, nelle rade, nei porti e arsenali. Le bettoline per il trasporto delle munizioni sono sempre pontate.

Piccolo bastimento da cabotaggio. Anche frequente sul Tevere con marmi carraresi.
Veliero olandese a due alberi. In italiano, Belandra.

Bastimento per traghettare da Manilla alle altre isole Filippine, con una larga costruzione e due alberi a vela latina.
Nave da guerra greca e romana. Vedi anche Triremi.
Una galleria di navi romane alla pagina apposita di www.romaeterna.org

Sorta di bastimento a vele quadre della Biscaglia.
Barca veneziana di parata, lunga 36 piedi veneti (=m. 12,50), e sottile, a otto remi, con un casotto, con pareti a giorno sulla prora, velocissima, addobbata sfarzosamente per le regate o altre comparse. Anche "biscione".

Nave a vela di Ceylon, dal fondo piatto e con la prua acuta.
Grande barca olandese coperta, a madieri piatti.

Barca fiamminga, a due alberi, con due ali di deriva, che la rendono atta ad andare bene alla bolina senza derivare molto. Bastimento da carico, con bompresso e accastellato a poppa e a prua. Somiglia molto alle somache.
Piccolo bastimento da guerra del periodo velico, molto robusto, con due alberi. Quelli di maestra quasi al centro, quello di mezzana verso l’estrema poppa. Al posto dell’albero di trinchetto aveva una piattaforma di rovere, su cui era collocato un mortaio da bombe.
Oggi è un piccolo veliero da carico, con portata tra le 80 e le 150 tonnellate, usato nel Mediterraneo orientale. L'albero prodiero, attrezzato con polaccone, è ubicato a metà nave e porta vele quadre. Il secondo albero è spostato verso poppa e porta vele auriche, mentre il bompresso è attrezzato con vele di straglio.

Sorta di bastimento della Sardegna.

Battello costiero del Mar Baltico per il servizio merci da terra a bordo di grosse navi.
Bastimento di cui si servono gli Olandesi per la pesca delle aringhe.
Piccolo bastimento usato sulle coste della Bretagna.

Piccolo bastimento da carico a due alberi verticali: quello di maestra a calcese con vela latina, quello di mezzana piccolo e molto a poppa, con randa, o vela latina; con albero di bompresso, fornito di vari fiocchi. Oggi in disuso.

Come scrive M. Marzari, "era considerata la regina della pesca in laguna per l'importanza e la diffusione avute tra il XVIII e il XIX secolo e per il suo vistoso aspetto, che la evidenziava rispetto a tutte le altre barche lagunari. ..." E' molto difficile reperire dati statistici relativi a quest'imbarcazione, in quanto le bragagne, facendo parte del naviglio minore, rientravano nelle generiche voci "battelli" o "barche da pesca"; inoltre era scarsa la regolarità dei "bragagnanti" nell'iscriversi, anche se obbligatorio, alle "scole" dei pescatori, per non pagare la relativa tassa.
Le scarse doti marinare e il limitato impiego della "bragagna" sono stati le cause principali della sua totale scomparsa, indipendentemente dal tramonto della vela per l'avvento del motore. Infatti "andare a bragagna" all'inizio del Novecento non dava sufficienti introiti per vivere, data la brevità del periodo di questo tipo di pesca. Per cui i pescatori si indirizzarono verso un'imbarcazione diversa, che fosse in grado di affrontare meglio il mare per potersi dedicare, con uno stesso natante, negli altri periodi dell'anno, ad altri tipi di pesca; la "bragagna" fu così sostituita dai "bragozzetti".

Barca adriatica da pesca, pontata, di forme rotonde, falcata nei bordi, con prua alta e rigonfia; due alberi con vele al terzo e asta di fiocco con uno o due fiocchi. Molto pittoresca per le sue decorazioni a colori e le vele rossastre.


Brigantino napoletano.

Barchetta di fondo piatto, quadra in prora e in poppa, usata per brevi viaggi sul Lago di Como.
Bastimento fabbricato a disegno per essere caricato di fuochi lavorati, e condotto a portare l’incendio, in tempo misurato, tra le navi o nei porti del nemico.

Piroga con tre ordini di remi sovrapposti.

Sorta di bastimento latino usato una volta.

Sorta di bastimento a vela o a remo del tempo di Riccardo I d’Inghilterra (sec. XII).

Sorta di naviglio del sec. XIII).
Nave, prima mossa a rimorchio, poi a remi, sfarzosamente maestosa, usata a Venezia ogni anno, all'Ascensione, per lo sposalizio del mare, dal Doge e dalla serenissima signoria. La cerimonia risale al 1311 ed era intesa a commemorare la vittoria dei Veneziani sui pirati dalmati nell'anno 1000. L'origine è da ricercare nell'augurio che il papa Alessandro III, riconoscente per l'ospitalità ricevuta, rivolse al Doge: "Che il mare ti sia sottomesso come la sposa allo sposo". Il nome della nave probabilmente deriva dal fatto che il doge buttava in mare l'anello attraverso un apposito condotto dorato - il "bucio d'oro". Alcuni fanno invece derivare il nome dalla buccina, antico strumento a fiato per uso militare, con riferimento ai festeggiamenti in occasione di parate navali. Altri dal Bue centauro, trireme troiana citata da Virgilio. Altri ancora, da Duecentorum, perché ospitava una moltitudine di rematori. Come scrive Franco Gay, "L'ultimo Bucintoro, quello più famoso, fu costruito nel 1729 su disegno di Stefano Conti, con sculture e ornamenti di Antonio Corradini e con due statue attribuite finora ad Alessandro Vittoria, ma forse opera di Agostino e Marcantonio Vianini di Bassano, provenienti dalla precedente costruzione del 1605. Lo scafo era quello di una galeazza, lungo metri 37,70 e largo metri 7,50; costò 70.000 ducati. La nave era mossa da ventuno remi per lato, con quattro vogatori ciascuno" ... Un cronista dell'epoca lo descrive come " una galera a due ponti: i vogatori rimangono nel ponte inferiore, i dignitari siedono in coperta al di sopra della quale è innalzata una volta in legno riccamente scolpita e dorata nell'interno, sorretta all'ingiro da un gran numero di statue. Un'altra fila di statue forma al centro una galleria dorata e pavimentata con sedili per i Senatori. L'estremità della poppa è formata a semicerchio ed ha il pavimento elevato di un palmo. E' lì che il Doge, circondato dai dignitari, si colloca su un tronetto e va a sposare il mare". Nel 1824, anno in cui fu demolito ciò che rimaneva dello scafo dell'ultimo bucintoro, l'ammiraglio austriaco Amilcare Paolucci delle Roncole fece eseguire, sulla base dei documenti esistenti e sulle forme dello scafo in demolizione, un modello che ora è esposto nel Museo Storico Navale di Venezia. La sontuosa nave ci appare tutta dorata all'esterno e all'interno, là dove non è rivestita di velluti e damaschi color cremisi. La sala ha, all'intorno, 90 seggi e 48 finestre protette da cristalli, con tendine di seta. A poppa il "gabinetto" del Doge ha un trono, rialzato e decorato con le statue della Prudenza e della Forza, dietro il quale si apre un finestrino dal quale il Doge gettava in mare un anello simile a quello che portava al dito. ... La prua, ornata da un incredibile trofeo di statue simboliche, di volute, di ghirigori, aveva al sommo la statua di Venezia sotto forma di Giustizia, mentre davanti si protendevano due speroni, sul maggiore dei quali era il Leone di San Marco, accompagnato da altre allegoriche fantasie. Un alto pennone sormontava la nave e su di esso veniva issato lo stendardo ducale a sei code. Nelle sue uscite di rappresentanza il bucintoro lasciava la sua casa in Arsenale con una scorta eccezionale. Vicino gli stavano i tre peatoni ducali ... Lo seguivano le gondole straordinariamente fastose del Nunzio Apostolico, degli Ambasciatori, del Patriarca, sei galere in parata, altre dodici navi imbandierate "dipinte e fornite di militari stromenti", le peate che portavano i rappresentanti delle comunità del Dogado, centinaia di altre barche private adorne di festoni e di fiori e infine qualche migliaio di gondole (nella sola Venezia se ne contavano 15.000). Anche il bucintoro e i peatoni ducali non sfuggirono all'insensata furia che nel 1797 assalì i Francesi nell'intento di distruggere ogni traccia del vecchio regime; il bastimento, orgoglioso simbolo della Repubblica, ... fu demolito e ridotto a un pontone che servì poi come batteria galleggiante. ... Gli ornamenti del bucintoro e delle altre barche, tranne pochi elementi che furono fortunosamente salvati, furono bruciati per recuperare il poco oro delle dorature. Un po' di ceneri furono spedite in omaggio a Bonaparte, nel suo quartier generale, a Montebello.

Sorta di bastimento. Il Bucius è nominato in particolare nel secolo XIII e nel 1436. A Venezia i buzi erano navi da guerra e da commercio, a due alberi, alcune della portata di 300, altre di 600 migliaia. Il nome vive nello spagn. "buzo", sorta di barca.

Piroga dell’America meridionale ricavata dall’albero "Bonga".

Barca vivaio.

Barca grossa, pesante, lenta, per trasporto di passeggeri e merci sui fiumi.


Battello traforato, reso simile al "buregozzo".

Antica nave da pesca.