Abbiamo creduto di far cosa gradita agli appassionati, raccogliendo i nomi delle imbarcazioni mercantili usate nel Mondo. I testi sono prevalentemente tratti dal Dizionario di Marina medievale e Moderno della Reale Accademia d'Italia (Roma 1937), mentre le immagini provengono dai testi indicati in Bibliografia. La data di pubblicazione delle opere consultate giustifica il linguaggio a volte desueto.
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Barca o pontone di alleggio, a fondo piatto, per carico e scarico di bastimenti.
Bastimento sottile, di circa 50 metri di lunghezza, largo circa 7, con due metri di pescaggio. Aveva da uno a due alberi a vele latine (raramente 3), e da ciascun lato da 25 a 30 banchi per la voga, che per esso era il sistema di propulsione più importante. Fino alla metà del Cinquecento usò remi sensili, cioè ad un sol vogatore: due o tre di tali remi, appoggiati a scalmi ravvicinati, per ogni banco di ciascun lato (perciò due o tre uomini per banco). Si ebbero così rispettivamente la galea bireme, la trireme e la quadrireme. Nel Cinquecento ai remi sensili furono sostituiti remi a scaloccio, uno per ogni banco di ciascun lato, maneggiato da 3 a 5 vogatori. Dato l’impiego tattico, la sua artiglieria era sistemata per il tiro in caccia, e consisteva in un cannone posto all’estremità prodiera della corsia (cannone di corsìa o corsiero), di altri quattro cannoni posti lateralmente al primo, e di varie altre piccole bocche da fuoco sui fianchi. Lo stato maggiore della galea era formato di ufficiali cui era riservata la condotta del combattimento, che erano al tutto ignari dell’arte e dei servizi nautici, ai quali erano addetti il comito, i sottocomiti e un reparto di gente di mare. L’uso delle armi era affidato a un reparto di soldati e di bombardieri; e alla voga era destinata la ciurma. Le galee erano unità da linea e formavano il grosso di una forza navale: si avvicinavano al nemico, in linea di fronte, facendo fuoco con le artiglierie e mirando ad un sollecito arrembaggio. Per avere la massima facilità di evoluzione, senza la soggezione al vento, questi bastimenti, nel prendere l’assetto di combattimento, imbrogliavano o ammainavano le vele, e si avvicinavano al nemico con i soli remi. Il Molmenti (Storia di Venezia, VIII ed., I 230) osserva che il nome di Galea si trova più spesso di prima verso il secolo XI. Fu in uso dal sec. IX al principio del sec. XIX, ma in questo secolo non per la guerra. Nella Rivista Marittima (1881) si trova una memoria di L. Fincati sulle galee triremi genovesi e veneziane di cui si descrivono la struttura, l'armamento, i remi, la voga, gli equipaggi e le condizioni di vita di questi ultimi, le tecniche di costruzione complete di disegni.
Bastimento a vela e a remi, che prese forme definitive nella seconda metà del Cinquecento. Era d'alto bordo, con casseretto e castello, attrezzato con tre alberi a vele latine e il bompresso. Aveva il ponte di coperta e il suo palamento consisteva in 32 banchi sottostanti a quel ponte, con remi a scaloccio. Pertanto il ponte di coperta era libero per la manovra delle vele e poteva portare una batteria di grossi cannoni (circa 36) e altri minori installati sui fianchi. La galeazza, imitazione della galea da traffico con la sua attrezzatura e l'alto bordo, fu il coronamento degli sforzi per mettere le galee in grado di meglio opporsi al crescente predominio della nave a vela.
Nei sec. XVI e XVII: veliero da guerra le cui forme e attrezzature nacquero dalle esigenze della navigazione oceanica. Fu il tipo di costruzione navale che dette origine al vascello di linea. Era più grande della galeazza, alto di bordo, con due ponti e i due castelli di prua e di poppa. I più grandi ebbero quattro alberi verticali: il trinchetto e la maestra a vele quadre (bassa vela e gabbia), la mezzana e la mezzanella a vele latine. Una coffa per ogni albero. Inoltre le vele quadre di civada al bompresso. La batteria era armata di 5 o 6 cannoni di grosso calibro per ogni lato, altrettanti pezzi di calibro minore erano installati sul di coperta, e quattro bocche da fuoco di calibro minimo si trovavano su ciascuno dei castelli. Il galeone fu usato nelle marine italiane, ma soprattutto dalla Spagna per i viaggi alle colonie.
Piccolo bastimento da guerra somigliante alla mezza-galea, che navigava quasi sempre a vela, e al bisogno armava una ventina di remi sensili per ogni fianco. Aveva fondo piatto, era priva di albero di trinchetto e l'albero di maestra era armato con vele quadre, mentre l'albero di poppa portava solo una randa. Era munita di due mortai collocati su piastre rotanti. Equipaggio di uomini liberi che adempivano indifferentemente ai servizi marinareschi e a quelli militari.

Vascello veloce. Uno fu fatto costruire da R. Dudley.

Imbarcazione con un albero nel mezzo e un altro piccolo a poppa, adoperata nella pesca della garoupa (pesce dei percoidi).
Bastimento mercantile levantino, molto largo con quattro vele.
Bastimento della Cina e dell'Estremo Oriente, con carena di solito piatta, a prua affilata, a poppa rigonfia, con un albero di maestra, uno di albero di trinchetto.
Il gozzo è la barca con la quale i pescatori di tonni fanno la guardia sopra il bordonaro, per osservare quando vengono i tonni. Ha prua e poppa aguzze e va a remi o con piccola vela.
Gozzo sardo restaurato da Ivan Zanchetta a La Maddalena.

Tipo di barchino costruito nel 1917, atto a scavalcare ostruzioni retali, con catena galles azionata da motore elettrico, a guisa di tank marino, per azioni notturne contro navi nemiche ancorate nell'interno dei porti. I barchini tipo Grillo erano armati di siluri.

vedi SALA-SALA