Sulla cresta dell'onda
imbarctitle

Leudo Dominica Nina (ex San Marco)

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Foto storica anni '50 Foto storica anni '50: il San Marco sulla spiaggia di Lavagna
(Archivio Pietro Berti)

MUSEO DEL MARE E DELLA NAVIGAZIONE
ASSOCIAZIONE NUOVA NIPOTI DI HUDSON J.E.

In collaborazione con

PROVINCIA DI GENOVA
COMUNE DI LAVAGNA
ENTE DI DIRITTO REGIONALE ALLO STUDIO
CANTIERI SANGERMANI
TRENITALIA
LATTE TIGULLIO

presentano

LE VELE BIANCHE DEL NOSTRO MARE

MOSTRA SUL RESTAURO DEL LEUDO RIVANO SAN MARCO
(EX DOMINICA NINA)

La storia del restauro del leudo San Marco, ex Dominica Nina, è stata decisamente travagliata. Infatti l'imbarcazione, dopo aver navigato a lungo nel bacino del Porto Antico, dove era adibita ad attività turistiche, giaceva in stato di semi abbandono nel piazzale dei Cantieri Sangermani, esposta alle intemperie e fuori dal suo ambiente naturale, il mare.

Questa imbarcazione da lavoro appartiene alla classe delle imbarcazioni storiche a vela e ad un patrimonio a forte rischio d'estinzione, quello dei leudi liguri.

Leudo

Per definire le caratteristiche generali di questo tipo d'imbarcazione si può utilizzare una definizione di Pietro Berti, uno dei massimi esperti sul campo: "In sostanza si tratta di un legno tondo con estremità a cuneo, armato con una vela latina issata su un albero a calcese inclinato in avanti, ed un fiocco, detto polaccone, che viene teso su un'asta posta a dritta della pernaccia, e che può essere rientrata in coperta".

La sua scomparsa è stata determinata dall'eliminazione progressiva dei traffici di piccolo cabotaggio ai quali ne era legato l'uso: infatti ormai esistono solo 6 leudi.

Il San Marco è l'unico ad essere stato sottoposto a tutela da parte della Soprintendenza PSAE della Liguria nel 1999, con la dichiarazione di particolare interesse storico artistico.

Per questo motivo l'intervento di restauro, condotto dalla Cantieri Sangermani, risulta essere particolarmente interessante, in quanto agisce rispettando pienamente la volontà dei due committenti - il proprietario e la Soprintendenza - di riportare il leudo alla navigazione, ripristinandone l'aspetto originale.

Tra le altre cose questa operazione ha evidenziato il vuoto legislativo riguardante questa tipologia di beni, e gli operatori hanno dovuto, in accordo con il funzionario che ha seguito il restauro, arch, G. Rosato, operare delle scelte che faranno probabilmente testo in futuro.

Al fine di rendere l'operazione di restauro nel modo piu' fedele e accurato possibile, una lunga ricerca sui leudi è stata compiuta da parte degli appaltatori dei lavori, i Cantieri Sangermani, ora conservata presso il loro archivio.

Inoltre l'intervento è stato seguito in sede istituzionale, mediante tesi di laurea dalla Facoltà di lettere e Filosofia dell'università di Genova.

Il leudo Dominica Nina apparteneva alla categoria dei vinacceri e fra questi si distingueva per la sua imponente mole.

Fu costruito nel 1923 da "Lorenzin" Figallo per conto di Amerigo e Nicolò Piaggio "Ciccheti" di Sestri Levante, armatore in epoca successiva del barcobestia San Marco II.

Dai registri del R.I.N.A. del 1941 risulta classificato con il numero 6078. Le sue dimensioni sono di 17,30 x 5,40 x 2,39 metri con una portata di 43,27 tonnellate di stazza lorda e 33,33 di stazza netta. Il passaggio del nome da San Marco a Dominica Nina avvenne in seguito alla morte della moglie del proprietario che volle così ricordarla. Al termine del restauro ha ripreso il suo nominativo originale.

La sua attività si svolgeva soprattutto all'isola d'Elba, e lo ritroviamo in una cartolina di Portolongone insieme ad altre barche. Purtroppo non si sono conservati documenti riguardanti la vita di questo leudo: non si deve dimenticare infatti che era una comune imbarcazione da lavoro.

L'unico episodio documentato è il salvataggio di una coppia di sposi vittime di un incidente aereo, effettuato negli anni '30 dall' equipaggio del San Marco.

Dopo aver navigato per molti anni come scafo da diporto, venne adibito ad attività turistica nel Porto Antico, dove qualcuno lo ricorda ancora.

Per mancanza di fondi l'intervento di restauro è stato rimandato a lungo e solo il cambio di proprietà ha permesso il recupero dell'imbarcazione, che è iniziato nell'anno 2003.

Il cantiere navale più noto, specializzato nella costruzione dei leudi, era quello di Lorenzo Figallo fu Nicolò, detto"Lorenzin", di Lavagna, dove ha visto anche la luce il Ferdinando Bregante, leudo di proprietà del Comune di Lavagna.

La mostra vuole essere l'occasione per lanciare l'idea di una tutela su questo tipo di patrimonio così legato alla cultura ligure, ad oggi a forte rischio di scomparsa, e della sua valorizzazione.

E' stata realizzata in base ad una proposta dell'Associazione Nuova Nipoti di Hudson j.e., prima junior enterprise della Liguria riconosciuta dalla Facoltà di lettere e Filosofia dell'Università di Genova. Per maggiore chiarezza si utilizza la definizione della Camera di Commercio che definisce i campi d'azione delle j.e.: "Il marchio Junior Enterprise è utilizzato per contraddistinguere i seguenti servizi appartenenti alla classe n° 42 della tabella C: studi, ricerche e attività finalizzati ad integrare la preparazione teorico accademica dell'Università per aziende private e pubbliche svolte da studenti universitari nell'ambito dei loro campi di studio, riuniti in associazioni senza scopo di lucro, confederate nazionalmente con sede nelle Università italiane".

Queste strutture sono, a livello UE, piuttosto diffuse - nella sola Francia sono 300 - e rappresentano un valido punto d'unione fra il mondo dell'Università e quello del lavoro.

Nella mostra fotografica in questione è stato presentato sia il materiale inedito sull'intervento di restauro, sia quello d'archivio proveniente dalla collezione di Pietro Berti.

La mostra, allestita con il supporto del "Galata" Museo del Mare , è stata presentata in anteprima al Comune di Lavagna, sede del restauro, ed è stata realizzata con il finanziamento della Provincia di Genova, del Comune di Lavagna, dell'ERSU Genova, di Trenitalia e della Latte Tigullio S.p.A.

Dopo esser stata ospitata nel Giardino della Torre del Borgo di Lavagna dal 30 Aprile al 9 Maggio 2005, la mostra è stata portata al Museo Navale di Genova - Pegli - dal 16 Maggio al 31 Luglio 2005, in occasione della VII Settimana della Cultura.

Testi ed immagini dell'Associazione Nuova Nipoti di Hudson j.e.


La storia del leudo Dominica Nina, a cura della dott. Alessandra Spagnolo, è stata messa in rete - con dovizia di illustrazioni - all'interno di numerose belle pagine web, realizzate in collaborazione con esperti e storici della marineria, da Sergio Schiaffino, membro dell'Associazione Magellano. Sergio proviene da una famiglia che per generazioni è stata proprietaria di leudi destinati al trasporto della sabbia e del vino, dalla quale ha ereditato la passione per il naviglio tradizionale ligure e la volontà di tramandarne la memoria.