Sulla cresta dell'onda

Segnaliamo libri e articoli, attinenti alle nostre varie sezioni, senza obiettivi di programmata selezione. Si tratta a volte di opere di largo respiro, di recente pubblicazione e quindi reperibili in libreria; a volte sono invece cataloghi di esposizioni specializzate o di collezioni locali, pertanto strumenti fondamentali di conoscenza e di ricerca, per lo più reperibili presso l'ente promotore dell'evento o presso le biblioteche pubbliche locali.


Panella Giovanni, Gozzi in Liguria, stampato a Genova per i tipi dell' Editore Tormena, 2003, 142 p., ill.

L'Autore, membro dell'Atlantic Challenge Genova e dell'Associazione culturale"Storie di Barche" - da diversi anni impegnata nella valorizzazione della cultura marinara - ha dedicato questo elegante volumetto alla riscoperta di un'imbarcazione inscindibile dal paesaggio ligure: belle fotografie d'epoca e moderne ne illustrano la storia e l'attività, mentre capitoli sono dedicati alla vela latina, ai maestri d'ascia, ai "cadrai", alle essenze e alle tecniche di lavorazione del legno. Per concludere, un glossario specialistico, un elenco di cantieri e associazioni che a vario titolo si occupano di queste vecchie barche, e un'esauriente bibliografia, con indicazioni importanti per i numerosi interessati alla vela latina.


Panella Giovanni, Il pinco, veliero dei genovesi, Genova, GMT, 120 p., ill., 2008

Dopo Leudi di Liguria e Gozzi di Liguria, la serie edita da Tormena, (oggi GMT) vede l'uscita de: Il pinco, veliero dei Genovesi. Èun progetto editoriale che vuole tratteggiare le vicende della nostra terra da un punto di vista piuttosto inconsueto: quello delle sue "barche". Il pinco fu adottato in modo massiccio dagli armatori liguri in uno dei periodi più travagliati della loro storia, in anni scanditi dal declino economico della Repubblica e da una serie di disastri: è del 1684 il terribile bombardamento incendiario su Genova da parte della flotta di Luigi XIV; il 1747 vede l'occupazione austriaca; il 1768 segna la perdita definitiva della Corsica. Infine, con la caduta della Repubblica nel 1797, si apre una fase di aspri conflitti che terminerà solo nel 1815, quando Genova sarà assegnata al Regno di Sardegna.

Questo lungo periodo di difficoltà spiega la scelta di un veliero dalla gestione economica, che si adattava ai traffici mediterranei e che con le sue grandi vele latine e il suo armamento permetteva di contrastare, in qualche modo, il pericolo sempre presente dei pirati barbareschi. Si trattava, quindi, di un "veliero per i tempi difficili", che poteva cavarsela da solo anche in acque ostili. Il pinco impersona poi la continuità tra la navigazione antica e quella moderna: l'immagine arcaica di questo legno è data delle sue enormi vele latine che, ancora a metà dell'Ottocento, gli davano l'aspetto di un veliero medievale.

L'atmosfera che si respirava sui pinchi che navigavano con il pericolo costante di imbattersi nei barbareschi, è fatta rivivere in un racconto di Alberto Cavanna: La burrasca, inserito nel testo.

Dopo le guerre napoleoniche, la presenza del pinco in Mediterraneo diminuì per il venir meno della sua "ragion d'essere", la minaccia dei barbareschi, che terminò nel 1830, con la conquista francese dell' Algeria. I primi decenni dell'Ottocento videro poi il graduale ritorno alla navigazione di lungo corso da parte delle flotte degli stati italiani: fu quindi adottato in modo massiccio un veliero, il brigantino che era adatto ad affrontare l'Atlantico, che poteva essere manovrato da equipaggi ridotti e che non era appesantito dai cannoni.

Per effettuare delle felici traversate transatlantiche non bastava però disporre dei velieri adatti, ma occorreva conoscere le rotte giuste. Ha un sapore beffardo il fatto che i capitani italiani, lontani eredi di Cristoforo Colombo, dovettero imparare per una seconda volta le regole della navigazione atlantica, un'arte di cui da noi si era persa la memoria. Si fece così le ossa una generazione di comandanti diversi dai patroni dei vecchi pinchi mediterranei . Erano "cittadini del mondo" che conoscevano i mercati e gli approdi dei quattro continenti: si sentivano a loro agio a New York come a Liverpool, a Sumatra come a Buenos Aires . Non stupisce che di questi comandanti abbiano fatto parte personaggi come Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio.


Panella Giovanni, Introduzione alla storia della vela latina, p. 67-80., in Rivista Marittima, aprile 2001.
"La storia delle popolazioni costiere del Mediterraneo è caratterizzata, per un periodo di tredici secoli, dalla presenza di navi e imbarcazioni armate con una vela dalla forma particolare, detta latina. Da cinquant'anni a questa parte la fortuna di questa vela si è interrotta: è quasi scomparsa dagli orizzonti e rischia di essere cancellata anche dalla memoria ..."


Panella Giovanni, Leudi in Liguria, stampato a Genova per i tipi dell' Editore Tormena, 2002, 113 p., ill.

"Si difende ciò che si ama e si ama ciò che si conosce". Con lo slogan del F.A.I. - Fondo Ambiente Italiano, www.fondoambiente.it - esordisce l'Autore, dopo una bella poesia di Vittorio G. Rossi dedicata al leudo. "Perché", si chiede, "preoccuparsi dei leudi, tra le tante barche da pesca distrutte quando sono diventate inutilizzabili? Perché fanno parte della storia non solo di Liguria, ma dell'intero Mediterraneo".

Come il volumetto dedicato nel 2003 ai gozzi, anche questo - di analoga eleganza - è ricco di suggestive immagini passate e recenti, ampie note, cenni esaustivi alla vela latina e glossario.


Panella Giovanni, Carloforte e i suoi battelli , Genova, GMT, 154 p., ill., 2010

Scrive l'Autore: "Nel presentare le precedenti opere di questa collana, ho citato il motto del F.A.I. (Fondo Italiano per l’Ambiente) si difende ciò che si ama e si ama ciò che si conosce. Il testo vuole ricordare la “Liguria altrove” e cioè le tante comunità che sono sparpagliate per il mondo, figlie della storia marittima e mercantile di Genova. La narrazione parte delle origini di Carloforte, un’avventura che si è dipanata tra Pegli e le coste dell’Africa ai tempi di Andrea Doria.
L’elenco dei luoghi che è necessario citare per ripercorrerla comprende Pegli, la comunità costiera da cui sono "salpati" i Carlofortini e poi uno scoglio africano, che li accolse per più di duecento anni. Essi amano riconoscersi nell’appellativo di Tabarchini, facendo riferimento all’isoletta di Tabarca dove, a partire dal 1541, è iniziata la loro vicenda. Qui la comunità dei Tabarchini, nata intorno alla pesca del corallo, per due secoli rappresentò un importante luogo di scambio di merci e di idee, ma nel 1741, dopo la cattura del paese da parte del Bey di Tunisi, iniziò per molti suoi abitanti un periodo di schiavitù. Fortunatamente già nel 1738 i Tabarchini avevano fondato una nuova comunità sull’isola di S. Pietro: Carloforte.
Oggi, per chi sbarca nel suo porto, il primo indicatore della storia del luogo è la parlata che si sente risuonare in banchina: qui infatti tutti parlano un genovese antico. Nel 1955 Giovanni Ansaldo, appena sceso dal traghetto, sentì parlare questo dialetto che è "soltanto un po’ più strascicato e lento di come lo dovevano parlare gli antichi, e qua e là corroso appena dalle lunghe frequentazioni barbaresche, spagnolesche, sarde; ma nel complesso straordinariamente conservato, a meraviglia e istruzione di tutti i glottologi del mondo". Per chi ama rileggere le pagine di un grande giornalista e scrittore, al testo è stato allegato l’articolo che Ansaldo scrisse allora per l’Illustrazione Italiana.
Oltre al paese di Calasetta, che si trova sull’isola di Sant’Antioco di fronte a Carloforte e che accolse anch’esso una parte dei profughi, l’epopea dei Tabarchini comprende un'ultima isoletta, quella di San Pablo, al largo delle coste spagnole. Qui si stabilirono i Tabarchini che nel 1768 furono riscattati dalla schiavitù dal re di Spagna e che fondarono un’altra comunità, battezzata Nueva Tabarca.
La seconda parte del testo è dedicata a quanto accadde a Carloforte a metà dell’Ottocento, quando la principale attività marittima del paese divenne il trasporto del minerale dalle coste della Sardegna fino al porto di Carloforte . Visto che il minerale veniva chiamato galena, o galanza, chi lo trasportava fu chiamato galanziere . Era un’attività di cabotaggio del tutto particolare, che si svolgeva al servizio diretto delle miniere e che vedeva l’utilizzo di dei velieri particolari, i battelli, come se questi fossero dei vagoncini da minerale, a cui era dato di attraversare il mare. L’attività dei galanzieri, che si trovavano a svolgere un’estenuante lavoro da marinai e, insieme, da minatori, ha lasciato tracce nel tessuto sociale e culturale dei carlofortini e, alla fine dell’Ottocento, li ha posti all’avanguardia del movimento sindacale della Sardegna che proprio in quegli anni andava organizzandosi. Oggi la memoria dei battelli di Carloforte non è del tutto scomparsa: se la loro attività di trasporto si è conclusa da più di mezzo secolo, quattro di questi velieri sono stati restaurati e navigano ancora."


Papò Alessandro, Ancore di pietra, 2a ed., IRECO, 2008

In occasione della consegna del prestigioso XVIII Premio Franco Papò per l'archeologia subacquea, attribuito quest'anno, in occasione dell'EUDI SHOW a Roma, all'ingegnere Alessandro Fioravanti, notissimo per le sue ricerche condotte dal 1959 e ancora in corso nel lago di Bolsena, la Casa editrice IRECO, specializzata in libri di mare e archeologia, ha presentato la seconda edizione dell' opera di Alessandro Papò, fratello di Franco, anch'egli scomparso di recente.

La sua è un'opera di grande importanza nella ricerca archeologica in Mediterraneo perché "le ancore di pietra ci rivelano vicende e comportamenti fondamentali dei più antichi navigatori del Mediterraneo: approdi, rotte, battaglie, flussi commerciali, capacità tecnologiche e persino devozioni religiose (dediche a divinità)." E in questo volume, prima pubblicazione al mondo interamente dedicata alle ancore di pietra, Alessandro Papò presenta un importante contributo conoscitivo con la sistemazione e la classificazione di tutte le ancore litiche sinora conosciute, nonché una rassegna iconografica di oltre 300 esemplari, molti inediti.


Patrone Pietro e Gianluigi Blengino, La Liguria di Levante nell'Ottocento dalle vedute di P. D. Cambiaso, Genova, E.C.I.G., 1983

Ricco di immagini, il volume riproduce e commenta un gran numero di disegni, dipinti e acquerelli di Pasquale Domenico Cambiaso, provenienti da collezioni pubbliche e private, che ritraggono la Riviera che fu.


Pellegrino Angelo, Ostia Antica: guida agli scavi, Roma 2000, p. 63, ill.

Guida essenziale e chiara, suddivisa in otto itinerari illustrati, con glossario e bibliografia fondamentale.


Petriaggi R., Davidde B.,, Archeologia sott’acqua, Pisa · Roma , Fabrizio Serra Editore, 2007, p. 272, figure in bianco / nero .

"In questo ultimo decennio non sono mancati studi e ricerche in lingua italiana incentrati su temi inerenti la ricerca archeologica subacquea, l’architettura navale, le merci e i materiali trasportati, i relitti. Il volume che qui si presenta intende raccogliere e organizzare in un’utile guida le informazioni derivanti dalla esperienza personale degli Autori e da questo sapere sparso, per metterle a disposizione degli studenti e di quanti intendano orientarsi all’interno di questo àmbito di ricerca fortemente connotato da aspetti tecnologici innovativi. L’Italia, del resto, può rivendicare un ruolo di primo piano nella storia di questa disciplina, non solo come custode di un patrimonio archeologico sommerso ricchissimo e di inestimabile valore documentario, ma anche perché proprio in Italia, dopo la seconda Guerra Mondiale, ad opera di Nino Lamboglia sono stati compiuti i primi passi verso una metodologia di indagine rigorosamente scientifica ed una organizzazione razionale del lavoro subacqueo con mezzi adeguati ed efficaci strutture di coordinamento. Roberto Petriaggi e Barbara Davidde ripercorrono le tappe della storia della ricerca archeologica subacquea nel Mediterraneo e trattano gli aspetti attuali della disciplina, con particolare attenzione agli anni che seguono la pubblicazione del fortunato volume a cura di Piero Alfredo Gianfrotta e Patrice Pomey, Archeologia subacquea. Storia tecniche scoperte e relitti, nel 1981." .


Petriaggi Roberto> (a cura di), Il Satiro danzante, (catalogo della mostra presso la) Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, 1° aprile - 2 giugno 2003, pubblicato da Leonardo International, Milano 2003, 119 p., ill.

Il suggestivo catalogo, con ricca documentazione fotografica, esordisce con presentazioni del Presidente della Camera, del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, del Presidente della Regione Siciliana, del Sindaco di Roma, dell'Assessore per i Beni Culturali della Regione Siciliana, del Direttore dell'Istituto Centrale per il Restauro, ognuno dei quali evidenzia aspetti diversi della rilevanza dello splendido reperto. Prosegue poi con gli interventi della Direttrice del Museo Archeologico Regionale di Palermo "A. Salinas" e della Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, e continua con i contributi tecnici di un folto numero di specialisti, che illustrano dettagliatamente le fasi delle varie analisi multidisciplinari e del restauro cui la statua è stata sottoposta; e si conclude con uno studio comparativo con altre immagini di danzatori in preda all'esaltazione mistica indotta dal vino, per poter meglio analizzare i particolari del bronzo di Mazara.
Il catalogo può essere acquistato presso www.leonardointernational.com - info@leonardointernational.com.


Pezzali Maria Pia e Achille Rastelli, Storia della motonave Viminale / varo siluramento e scoperta / 1925-1943-2000, Milano, Ugo Mursia Editore, 2005, 173 p., ill.

Dalla prefazione dell'ammiraglio Gino Birindelli, M.O.V.M.: In questo volume i due Autori passano dal racconto al romanzo, dalla guerra sul mare alla tecnica dell'esplorazione dei fondali marini, da aspetti generalmente ignorati dalla nostra storia a tratti non prima curati della conoscenza delle tante pene che il nostro popolo ha affrontato e, con coraggio, sopportato. ... La Viminale non visse un solo giorno senza lottare, soffrì molto e combatté molto e gli Autori hanno molto lottato per non farla ricadere nell'oblio durato sessant'anni.


Poleggi Ennio., Paesaggio e immagine di Genova, Genova, Sagep, 1982, 159 p., ill.

In 126 immagini la Città dei cartografi, dei pittori, dei topografi, degli apologeti.


Ponzi G., Il Tevere e il suo delta, in Rivista Marittima, 1874.
Lo studio descrive il bacino idrografico del fiume con le sue caratteristiche fisiche e dinamiche, dal Miocene al 1874, illustrato da carte geologiche dell'Autore.


Pozzo Fabio, Assolvete l'Andrea Doria, Milano, Longanesi 2006, 339 p., ill.

Il 25 luglio 1956 l'Andrea Doria stava navigando verso New York con 1706 persone a bordo. Alle 23.10, al largo del battello-fanale di Nantucket, l'unità fu speronata dalla svedese Stockholm e affondò in undici ore. Ci furono 52 vittime e centinaia di feriti, ma il salvataggio dei superstiti fu dovuto in gran parte all'equipaggio dell'Andrea Doria. Tuttavia il peso delle polemiche, sollevate da lacuni passeggeri e da una parte dei marittimi svedesi, si abbatté sul Comandante e sui suoi uomini. Cinquant'anni dopo, il sospetto grava ancora sulle loro spalle. Il libro di Fabio Pozzo, giornalista de La Stampa, ripercorre con il taglio dell'inchiesta giornalistica i fatti di Nantucket, ma soprattutto il dopo. [...] È; una lunga navigazione nel passato, che l'Autore compie insieme ad alcuni protagonisti di quegli eventi e che approda ancheall'unica, vera sentenza sulla collisione emessa da un'autorità costituita. Se tratta delle conclusioni dell'inchiesta sul sinistro, condotta dalla commissione speciale istituita dal Ministero della Marina mercantile italiano. Un'inchiesta rimasta segreta per mezzo secolo, che può forse mettere la parola fine al caso Andrea Doria: fu la Stockholm a causare la collisione, con un'accostata errata e fatale.


Presciuttini Paola, L'Istituto Idrografico della Marina in Forte San Giorgio, Genova, I.I.M., 1995, 386 p., 213 ill.

Èil risultato di un'esaustiva ricerca presso archivi di Stato e comunali, musei e biblioteche, che ha consentito di ricostruire l'evoluzione strutturale e logistica del comprensorio che ospita dal 1872 l'Istituto Idrografico della Marina. Sull'originario bastione della cinta cinquecentesca i Piemontesi innalzarono il Forte San Giorgio, semidistrutto dopo la Prima Guerra d'Indipendenza, poi convertito in osservatorio astronomico e finalmente diventato la sede dell'ente cartografico di Stato.


Presciuttini Paola, La sfera terrestre Adami-Kiepert pubblicata da Reimer, p. 89-100, ill., in Rivista Marittima, aprile 1987. Èuno studio esaustivo sul globo, di proprietà dell' Istituto Idrografico della Marina, importante per le sue dimensioni - circa 80 cm di diametro - prodotto da Carl Adami e da Heinrich Kiepert, e pubblicato dalla Dietrich Reimar Verlag di Berlino nel 1883.


Presciuttini Paola, 125 anni al servizio del Paese, Genova, I.I.M., 1998, 208 p., ill.

Dalla prefazione del Capitano di Vascello Corrado Fiori, all'epoca direttore dell'Istituto Idrografico della Marina "Il volume ... completa la presentazione ... del nostro Istituto, avviata con il libro L'Istituto Idrografico della Marina in Forte San Giorgio ... e rievoca l'attività dell'Istituto incentrata, in sede, in Forte San Giorgio e, in campagna, là dove le esigenze della  Nazione hanno portato gli idrografi civili e militari, ad operare con competenza e abnegazione".
All'opera è di complemento, a cura della stessa Autrice, il catalogo della mostra allestita in occasione delle celebrazioni per il 125° anniversario della fondazione dell'Ente.


Presciuttini Paola, Coste del Mondo nella cartografia europea: 1500-1900, Ivrea, Priuli & Verlucca, editori, 2000, 179 p., circa 300 immagini.

Èun'affascinante galleria di vedute di costa inserite in carte nautiche, portolani, resoconti di spedizioni oceaniche. Nel delineare, quindi, le tappe salienti della cartografia, dal Cinquecento alla costituzione degli enti cartografici di Stato, illustra - con immagini splendide - l'evoluzione delle vedute di costa, dagli schizzi rudimentali inseriti nei primi portolani a stampa, agli agglomerati turriti rappresentativi di città importanti nelle policrome pergamene medieval-rinascimentali, fino ai disegni a vista ottocenteschi, a volte delicatamente acquerellati, che - per espressività e delicatezza - sconfinano nell'arte del vedutismo vero e proprio.


Presciuttini Paola, Coste del Mediterraneo nella cartografia europea 1500-1900, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca Editori, 2004, 179 p., 318 ill.

Èil completamento dell'opera precedente, con una vasta policroma carrellata di vedute costiere da Gibilterra al Mar Nero, accompagnata da un rapido excursus della cartografia del Mediterraneo, dai primi documenti arcaici fino alle suggestive vedute prodotte dagli enti cartografici di Stato nel primo Novecento.


Presciuttini Paola, La rivoluzione geodetica e le prime carte nautiche ufficiali del Mediterraneo, in La Cartografia in Italia: nuovi metodi e nuovi strumenti dal Settecento ad oggi a cura di Andrea Cantile, Istituto Geografico Militare 2008, p. 244, ill.
L'opera, attraverso i saggi di numerosi specialisti ed esponenti degli enti cartografici dello Stato, si propone come ulteriore apporto alle riflessioni sulla cartografia italiana, avviate qualche anno fa, in occasione di una mostra presso il Museo Correr di Venezia, così come questo libro segue l'omonima mostra di carte e strumenti, ospitata presso il Palazzo Ducale di Genova nella primavera 2007.


Presciuttini Paola, Toponimi costieri italiani nella cartografia dell'Istituto Idrografico della Marina, Imperia-Chiusanico, Grafiche Amadeo, Centro Stampa Offset, 2008, 397 p., 374 immagini.

L'opera si propone di esemplificare il solo patrimonio cartografico di interesse storico dell'Istituto Idrografico - pari a circa 1500 titoli per circa 15000 fogli, oltre a circa 9000 grafici di scandagliamento e varie migliaia di documenti associati - al quale si aggiungono circa 3000 tra carte sciolte e atlanti di produzione italiana preunitaria, francese e inglese. A questo fine si presentano 176 toponimi da un confine all'altro della Penisola, disposti in ordine alfabetico, di cui si ricostruisce sommariamente l'etimologia. Ciascun toponimo è illustrato da una o più carte, complete di schede bibliografiche e notizie biografiche degli autori noti.


Presciuttini Paola, L'Istituto Idrografico della Marina in "Atti del convegno : La Marina dal Regno sardo al Regno d'Italia", Cherasco, 20 ottobre 2007, Ufficio Storico della Marina Militare, 2009.


Puddinu Paolo, Un viaggiatore italiano in Giappone nel 1873, stampato a Sassari per conto dell' Editore IEOKA, 1998, 318 p., ill.

L'Autore, docente all'Università di Sassari, specializzato in lingua e cultura giapponese, nel 1994 ebbe a disposizione un manoscritto di Giacomo Bove, con disegni dell'Esploratore, che illustra il viaggio compiuto dalla "Governolo" in Estremo Oriente, al comando del C.F. Enrico Accinni, con l'incarico di prendere possesso dell'isola di Banguey al fine di stabilirvi una colonia penale. La successiva scoperta di documenti che integrano quel diario ha consentito all'Autore di spiegare perché l'Italia non riuscì a creare un insediamento in Oriente.