Sulla cresta dell'onda

Segnaliamo libri e articoli, attinenti alle nostre varie sezioni, senza obiettivi di programmata selezione. Si tratta a volte di opere di largo respiro, di recente pubblicazione e quindi reperibili in libreria; a volte sono invece cataloghi di esposizioni specializzate o di collezioni locali, pertanto strumenti fondamentali di conoscenza e di ricerca, per lo più reperibili presso l'ente promotore dell'evento o presso le biblioteche pubbliche locali.


Rambelli Faustolo, Cantarelli L., Guiducci P.
Fumetti subacquei: disegni, nuvolette e avventure della collezione Rambelli
Editrice La Mandragora 2010, 464 p., cm 24x24.

Gli appassionati di subacquea e di fumetti potranno ammirare in questo libro/catalogo (prima opera del genere in Italia) più di 900 immagini di copertine di fumetti a tema subacqueo, che sono la maggior parte della collezione Rambelli e a loro volta rappresentano 230 diversi personaggi e testate.
I fumetti sono stati suddivisi in nove categorie: Avventura, Fantascienza, Guerra, Supereroi, Giallo-Noir-Horror, Ragazzi, Umorismo, Rivista a fumetti, Adulti, ognuna con una sua scheda di presentazione; all'interrno di queste categorie il lettore troverà altre 47 schede rigorosamente compilate da Paolo Guiducci (direttore della rivista "Fumo di China") e Loris Cantarelli.
Il libro si chiude con un'appendice che comprende quattro brani: sulle "Sirene" di Paola Campana, su "20.000 leghe sotto i marei" di Paolo Guiducci, su "Fumetti subacquei in USA" di Alberto Becattini, su "Il mare, gran fondale d'avventure" di Gianni Brunoro.


Rambelli Faustolo, Immersioni: storie, tecniche, esplorazioni riemerse dal mare del passato, presentazione e introduzione di Federico De Strobel e Paola Campana, 17x24 cm., 416 p., 340 ill., 2008, edito e venduto (33 €) da Editrice La Mandragora, via Selice 92, 40026 Imola (BO), e-mail info@editricelamandragora.it.

Il volume raccoglie testi e figure relativi al mondo della subacquea, recuperati dal "mare del passato" costituito da vecchi libri, giornali, riviste, fumetti e web, con introduzioni e collegamenti tra un testo e l'altro. Èun'indagine accurata svolta a ritroso nel tempo lungo la storia e le tecniche subacquee.


Rambelli Faustolo
Subacquea, gocce di storia
HDSI 2006, 315 p., oltre 190 figure.

Scrive l'Autore nella sua presentazione:
Come si può intuire dal titolo, il libro è legato alla storia della subacquea, ma non nel senso ampio e generico dell'argomento, su cui sappiamo esistono diversi volumi. Lo scopo di questo libro, attraverso i suoi dieci capitoli e un'appendice, è quello di divulgare e approfondire la conoscenza di alcuni specifici argomenti e attrezzature, poco noti o totalmente sconosciuti fino a pochi anni fa, di cui mai, o raramente, si è parlato ...
In sintesi, questo libro vuole semplicemente essere un modesto contributo a quella che è la missione culturale di 'The Historical Diving Society Italia' e mi auguro possa essere considerato tale da chi avrà la pazienza di leggerlo ... nella consapevolezza che la storia delle conoscenza dell'immersione è una parte importante e significativa dello sforzo tecnologico compiuto dai nostri avi, e che si compie tuttora, sulla strada del sapere umano.


Rambelli Faustolo, A. Rinaldi, Sul relitto della piattaforma "Paguro": guida al riconoscimento della fauna marina
La Mandragora 2004

Dal 1965 nei fondali al largo di Marina di Ravenna giace, su un fondale di 25-30 m, il relitto della piattaforma "Paguro", da diversi anni una delle più importanti mete per gli appassionati della subacquea. In questo libro, accurate schede di facile consultazione, redatte dal biologo Attilio Rinaldi, direttore della Struttura Oceanografica Dafne di Cesenatico, descrivono le cento specie finora censite che hanno colonizzato il relitto.


Rambelli Faustolo, A. Bisca, V. Giuliani Ricci, R. Pepoli, G. P. Vistoli
Paguro: immagini da un relitto
Calderini Edagricole.

Questo libro è nato dal desiderio di quattro amici di far conoscere ai media il relitto più bello del Mediterraneo, quello della piattaforma di perforazione Paguro, inabissatosi nel settembre 1965, al largo di Marina di Ravenna, a seguito di una eruzione di gas che incendiatosi bruciò la struttura e scavò un cratere nel fondale dove la piattaforma si adagiò. Il libro è diviso in due parti. La prima, con diversi capitoli è dedicata alla storia di Marina di Ravenna, dell'Agip e dell'inizio delle perforazioni a mare. Seguono poi altri capitoli con i disegni della piattaforma, la descrizione dell'incidente, la nascita dell'area di interesse biologico Paguro, il riutilizzo delle strutture offshore dimesse, la mucillagine, la Madonnina del Paguro, ecc La seconda parte è riservata alle immagini subacquee del relitto e delle forme di vita che negli anni lo hanno colonizzato.


Rambelli Faustolo, Il piccolo manuale del palombaro sportivo, The Historical Diving Society Italia, 1995

Nel 1994 un gruppo di amici costituì l'associazione culturale The Historical Diving Society Italia con la mission di diffondere cultura e storia della subacquea attraverso varie attività. Una di queste fu l'organizzazione di stage da palombaro sportivo ma, mancando sul mercato un idoneo manuale, fu scritto e pubblicato che, come tutti i manuali, si sviluppa attraverso vari capitoli con la descrizione dell'attrezzatura, la vestizione, l'immersione, la svestizione, la conservazione, gli incidenti, le norme per la guida ecc .. Il tutto completato da alcune foto e disegni.


Rambelli Faustolo
Il palombaro sportivo: la storia, la tecnica, le attrezzature
Olimpia 1995


Regione Emilia-Romagna, Assessorato al Turismo e Commercio, I luoghi della Pesca in Emilia Romagna, 128 p., ill., 2006

La guida, realizzata dalla Regione Emilia-Romagna a conclusione del progetto comunitario Marimed* – La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, non è una "guida turistica" nel senso classico del termine, ma una lettura della costa dell’Emilia Romagna che mette in luce i luoghi dove si svolgono le attività lavorative della pesca, i luoghi della storia, dell’arte e della memoria marinara. Un percorso che conduce il lettore-turista alla scoperta delle radici, delle tradizioni, della cultura, del valore sociale, dei fatti salienti che caratterizzano questo patrimonio che spesso rimane in ombra e sconosciuto.
Frutto di un’attenta ricerca sul territorio, la pubblicazione è quindi un invito a visitare i nove porti pescherecci dell’Emilia Romagna con l’animo del viaggiatore che vuole cogliere l’essenza vera dei luoghi che incontra, strettamente collegata al mestiere del pescatore, ma anche alla meraviglia che sta dietro al portare a terra i prodotti del mare.


Ritchie G. S., The Admiralty chart: British naval hydrography in the nineteenth century, with an introductory essay by Andrew David, Pentland Press, 1967, 1995, p. XIV, 444, 10 fig., 12 carte.

L'Autore, lasciata la Royal Navy e la direzione dello UK Hydrographic Office nel 1971 con il grado di contrammiraglio, nel 1972 fu eletto presidente dell'International Hydrographic Bureau e fu rieletto per il successivo quinquennio. Ritiratosi a vita privata, ha continuato a coltivare i suoi studi di storico dell'idrografia britannica e ha dato alle stampe svariate opere di grande interesse specialistico. Pur essendo indubbiamente un testo inteso per addetti ai lavori, The Admiralty chart ha il fascino di un romanzo d'avventure, nel delineare la personalità e la vita professionale di personaggi che sono entrati nella storia dell'esplorazione e quindi del progresso dell'umano sapere.


Rivista Marittima vedi:

Annati
Bembo
Brussato
Dell'Amico
Dell'Orco
Fincati
Formicola
Galuppini
Gargiulo
Gay
Marzari
Panella
Ponzi
Presciuttini
Romani
Romano C.
Romano S.
Russo F.


Rocchetta Fosco, Riccione estivo, agosto 1894 - Origini del turismo riccionese al tempo della Belle époque, edito dal Comune di Riccione, 2009, ill.

La ristampa di questo giornaletto estivo, uscito nel 1894, vuol rappresentare un suggestivo viaggio alle origini di quell' "industria dell'ospitalità", che sarà la base portante dell'economia di Riccione. Difatti, nel volgere di pochi lustri, un'arida ed inospitale landa sabbiosa, si trasformerà in una stazione balneare rinomata a livello internazionale. La pubblicazione si lega a quel fenomeno, diffuso tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, di opuscoli redatti e messi in vendita tra la borghesia del tempo, al fine di raccogliere fondi in sostegno di iniziative benefiche. Protagonisti, erano gli stessi proprietari dei villini, che in quell'anno erano giunti alle sessanta unità.

Illustri uomini politici, avvocati e medici di chiara fama, dame dell'alta borghesia e nobiltà, con fantasia e creatività, si cimentavano in commedie, concerti e giochi, con lo scopo di allietare le serate della comunità dei bagnanti. Alcune signore, autentiche "Fondatrici di Riccione sul mare", sono rese vive da simpatiche caricature, che rimandano a quel clima di gaiezza, di mondanità e di fiducia nel futuro, che fu proprio della Belle époque. A fianco di vere "celebrità" del tempo, accolte nei "cento casotti di legno civettuoli ed eleganti lungo la spiaggia… che fanno bella, allegra, elegante e prospera l'antica borgata di pescatori", emergono i primi imprenditori locali, che ebbero un ruolo primario nella crescita del nascente centro balneare. Tra le figure più significative, risalta quella di don Carlo Tonini, che aveva visto coronarsi il suo sogno della fermata del treno, e che va ritenuto uno dei principali artefici dello sviluppo turistico di Riccione.

Giochi, disegni e vignette adornano la rivista, e tra queste suscita una particolare tenerezza quella che rappresenta un carro condotto da buoi, su cui venivano trasportati i fanciulli scrofolosi dal vecchio Paese al mare. Immagine di indubbia valenza simbolica, che sta a rammentare che il movimento dell'ospitalità ottocentesca a Riccione, è sorto in buona parte per finalità terapeutiche, sfruttando la salubrità dell'aria e del mare.

Il libro, che trae origine dalla pubblicazione di un numero unico estivo, integrato da note, commenti e foto della fine dell'Ottocento, e dei primi del Novecento, frutto di meticolose ricerche d'archivio del curatore, nel fornire un quadro gioioso della vita di spiaggia e degli intrattenimenti esclusivi del tempo, rende palese come in questa località, fin da quell'epoca, si evidenziassero quelle note di stile, eleganza e signorilità, quel saper anticipare mode e tendenze, che sono stati fra i più importanti motivi del successo turistico riccionese.


Rocchetta Fosco, Il naufragio della "Bruna" del 17 gennaio 1929, Comune di Riccione, 2009, p. 48, ill.

Dall'Introduzione del Curatore:

Il saggio, compreso nel volume Le Fontanelle di Riccione - ambiente e storia di un'area urbana tra mare e collina, edito dal Comune di Riccione nel 2006, raccontava il drammatico caso della barca "Bruna", che rappresenta l'evento funesto più noto e doloroso per la marineria riccionese del Novecento.

Questo naufragio, avvenuto nella notte del 17 gennaio 1929, anno definito del "nevone" a causa del clima particolarmente rigido e delle abbondanti precipitazioni che si verificarono anche in Romagna, è tuttora nel ricordo dei parenti dei cinque marinai scomparsi e degli anziani.

La memoria di tale disgrazia è inoltre tramandata ai posteri da una tabella collocata il 13 luglio 2002, dinanzi all'imboccatura nord del porto-canale e, più di recente, da una vela raffigurante l'armo della Bruna, assieme ad una prua recante un'iscrizione coi nomi dei cinque marinai scomparsi. Queste due ultime opere, dal 29 marzo 2008, si trovano nei pressi del Monumento ai Caduti del Mare.


Rocchetta F. (a cura di), Luigi Ghirotti: una vita per l'archeologia. Raccolta di scritti nel decennale della scomparsa, Comune di Riccione, 2007, p. 164, fig.

"In occasione del decimo anniversario della scomparsa del Maestro Luigi Ghirotti, avvenuta il 18 settembre 1997, L'Amministrazione comunale di Riccione [...] ha riteneuto che fosse opportuna e doverosa una pubblicazione [...] che ne raccogliesse gli scritti, dei quali una buona parte inediti".

Luigi Ghirotti è stato, infatti, un autentico pioniere della ricerca archeologica e storica del territorio riccionese, e di vari luoghi della Romagna, con il grande e non comune merito di porre, in maniera del tutto disinteressata, la sua appassionata, competente e sicuramente fertile attività al servizio della comunità locale. Di considerevole rilievo culturale e scientifico è stato in modo particolare il suo apporto alle conoscenza delle più antiche vicende umane che hanno caratterizzato il territorio riccionese e la valle del Conca, partendo dalla preistoria alla colonizzazione romana."


Rocchetta Fosco (a cura di), Le Fontanelle di Riccione / Ambiente e storia di un'area urbana tra mare e collina, Comune di Riccione, 2006, p. 288, ill.

Dalla Prefazione si desume che, a prescindere da alcune ricerche episodiche e a carattere occasionale, il territorio delle Fontanelle, ovvero di quella frazione di Riccione confinante a sud-est con Misano e posta fra il litorale marino e le prime pendici collinari, è stato piuttosto trascurato dall'investigazione naturalistica, storica e archeologica. L'opera, frutto del lavoro di più studiosi, propone saggi diversi che illustrano l'evoluzione della zona dalla preistoria all'Ottocento, con la disamina di ogni caratteristica rilevante, dalla geologia all'archeologia, dall'assetto agricolo e ambientale alle istituzioni sociali, dalle attività marinare alla descrizione di numerosi naufragi, fino al fenomeno del brigantaggio e all'instabilità politica propria del XIX secolo.


Rocchetta F., Il ponte romano dell'antica Flamina a Riccione, Riccione, Centro della Pesa 2004, p. 48, 26 fig.

"A Riccione, l'attuale via Flaminia in pratica si sovrappone al tracciato dell'antica via consolare, salvo due brevissimi tratti [...]. Di certo il ponte sul rio Melo non può "competere" per magnificenza e fama con il giustamente celebrato arco d'Augusto di Rimini [...]; pur tuttavia, sicuramente rimaneggiato e sottoposto ad innumerevoli interventi nei secoli, esso rappresenta una testimonianzaa di indubbio valore per una località quale quella riccionese, che non annovera monumenti e beni artistici di una certa rilevanza. A questo proposito si ricordano le numerose appassionate sollecitazioni in difesa di questo reperto, da parte di Luigi Ghirotti, ispettore onorario all'archeologia dell'Emilia Romagna, cui è stato intestato nel 1998 il Museo del Territorio, per i meriti unanimemente riconosciuti nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico locale".


Romani Luigi, Giacomo Bove, ufficiale ed esploratore, p. 97-114., in Rivista Marittima, aprile 2001.
"La breve storia della vita di un appassionato di scoperte geografiche nei primi anni del Regno d'Italia".


Romano Simone, Le 88 costellazioni del cielo stellato: loro posizione e mitologia, 62 p., ill., in Rivista Marittima, aprile 2001, supplemento.

Il fascicolo, corredato di cartine che indicano posizione e confini delle costellazioni, è completo di appendice con immagini ispirate alla mitologia, tratte dagli atlanti celesti Uranometria di Johann Bayer (1603) e Uranographia di Johann Elert Bode.


Le antiche terre del Ducato di Spoleto: i territori di Spoleto e Terni nella cartografia dei secoli XVI - XIX, a cura di Fabrizio Ronca e Alberto Sorbini. Contributi di Fabio Fatichenti, Alberto Melelli, Alberto Sorbini. Terni 2005.

Il corposo catalogo descrive i materiali cartografici esposti a Terni, 16 settembre - 15 ottobre 2005, e a Spoleto, 7 dicembre - 15 gennaio 2006, illustrati dalle schede catalografiche di Fabrizio Ronca e dalle schede biografiche di Patrizia Barboni, mentre il commento alle carte è di Alberto Melelli (nn. 1-114) e di Fabio Fatichenti (nn. 115-129)

Tra le numerose esaustive presentazioni delle Autorità locali che illustrano la mostra sotto molteplici punti di vista, proponiamo le parole di Sonia Berrettini, assessore alla Cultura del Comune di Terni: "La memoria è un elemento essenziale di ciò che ormai si chiama l'identità, individuale e collettiva, la ricerca della quale è una delle attività fondamentali degli individui e della società d'oggi, nella febbre e nell'angoscia", afferma Jacques Le Goff, uno dei medievisti più grandi della nostra epoca.

Nell'era in cui la comunicazione digitale raggiunge livelli qualitativi sempre più elevati grazie a una tecnologia sempre più sofisticata, il fascino del documento cartaceo rimane immutabile per la sua valenza come fonte storica, ma anche per la pregevolezza e l'accuratezza con cui esso spesso è stato realizzato.

Per questo motivo proponiamo questa mostra di carte geografiche antiche che coprono un arco temporale dal 1500 all'Unità d'Italia, riferite al territorio del Ducato di Spoleto e dello Stato Pontificio, attraverso le quali è possibile fare un viaggio a ritroso nella storia del nostro territorio e scoprirne l'assetto e i cambiamenti conseguenti agli eventi politici che si sono susseguiti. Visitare la mostra è come fare un viaggio a ritroso nel passato [...] per conoscere più a fondo la nostra storia, visionando documenti che sono abitualmente gelosamente conservati negli archivi o nelle biblioteche e che sono, in questa occasione, posti all'attenzione del pubblico facendo sfoggio anche di un'elevata qualità artistica, oltre che di un alto rigore scientifico che sono alla base della loro realizzazione.

Certamente, soprattutto per i più giovani, la mostra è un'occasione per avvicinarsi alla storia in modo più diretto e alternativo rispetto ai consueti libri scolastici e le splendide carte geografiche realizzate più di cinque secoli fa non faranno rimpiangere le immagini riprodotte da accattivanti schermi colorati che fanno ormai parte della nostra quotidianità".


Rosa Alain, L'ultima Comacina di Comacchio: il "Riccardo I": storia di un recupero, 2006.

Questa pubblicazione raccoglie le testimonianze e i contributi di numerosi studiosi di due discipline - l'archeologia navale e lo studio dell'economia marinara - ancora poco conosciute e poco valorizzate: e pensare che gli scambi commerciali sono da sempre avvenuti via mare!

Lo studio qui presentato è stato caparbiamente voluto da A. Rosa per dare al grande pubblico una vicenda "locale" che sottolinea la straordinaria capacità di quelle realtà "locali/territoriali" di produrre economie volte al benessere e al sostentamento delle famiglie.

.

Rosato Guido (a cura di), La gru galleggiante Langer Heinrich dal 1915 a oggi: storia, tecnologia e conservazione, Erga Edizioni, Genova 2008, p. 110.

La Langer Heinrich, altrimenti nota a Genova come "Gru Maestrale" - di cui ricostruiamo la storia alla pagina La Gru "Maestrale" a Genova, Calata Gadda - è stata sottoposta al vincolo di tutela del Ministero Beni Culturali nel 2002 e - entro il 2008 - ha subito un complesso intervento di restauro. Dalle parole del proprietario, ing. Alessandro Zamponi: Ho accolto con entusiasmo l'idea di pubblicare un libro che illustri la storia, le caratteristiche tecnico-architettoniche e la conservazione del Langer Heinrich perché è questo un modo per far conoscere a un gran numero di persone gli sforzi fatti per preservare un'opera degna di attenzione da parte delle istituzioni preposte alla salvaguardia dei beni, e dei professionisti del settore con i quali mi auguro di continuare un dibattito sul futuro utilizzo del Langer Heinrich.


Ruberti Fabio, Manuale IANTD Advanced EANx Diver , www.iantdexpeditions.com, 2011, p.133

133 pagine di storia, scienza, e addestramento dell'immersione avanzata con miscele nitrox. Riccamente illustrato con immagini descrittive del testo e dei concetti, molte tratte tra le migliori scattate durante le famose IANTD Expeditions; numerose tavole descrittive delle configurazioni dell'equipaggiamento, nonché tabelle tecniche sulle saturazioni dell'ossigeno e numerose tabelle per la decompressione.

.

Russo Flavio, Ingegno e paura, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma 2005, vol. 3.

Dalla presentazione del Col. Massimo Multari, C° Ufficio Storico: "Da sempre l'uomo ha cercato di difendere la sua esistenza e il suo territorio dagli attacchi esterni costruendo fortificazioni poderose e stabili che, nel corso del tempo, hanno subito continue e radicali trasformazioni, adeguate alle tecniche di difesa più ingegnose per offire una protezione efficace contro le minacce di nuove e temibili armi di offesa. Tali strutture hanno superato spesso il loro precipuo fine difensivo, costituendo straordinari capolavori di architettura fortificata legata all'arte militare, L'opera dell'ing. Flavio Russo ricostruisce in maniera completa ed esaustiva la storia e l'evoluzione delle fortificazioni in Italia, dai primi manufatti di era preistorica e classica, alle costruzioni difensive di età medievale, moderna e contemporanea, con particolare rilievo ai periodi degli ultimi conflitti mondiali. Di ogni fase storica sono state prese in considerazione non soltanto le conoscenze e le tecnologie costruttive del tempo, ma anche le vicende militari e strategiche riguardanti i principali assedi e campagne militari a cui dette fortificazioni dovettero far fronte, nella buona sorte di restistere e respingere gli attacchi o nella tragica evenienza di una disfatta. Nondimeno viene esaminato l'aspetto di come le fondamentali innovazioni architettoniche, apportate nel tempo alle diverse strutture fortificate, siano state concepite e inevitabilmente condizionate dalle esperienze vissute, all'indomani di ogni avvenimento cruciale in ambito civile e militare".


Russo Flavio, Ferruccio Russo,Tormenta navalia: le artiglierie navali romane, supplemento alla Rivista Marittima, 2007, p. 192, ill.

Dalla presentazione: "In tutte le rievocazioni delle battaglie navali che ebbero per protagoniste le flotte romane, gli storici coevi non mancano di evidenziare il ruolo sostenuto dalle artiglierie di cui erano dotate. Logicamente si trattava di armi a propulsione elastica o meccanica ma, sulle loro concrete caratteristiche tecniche, sulle loro effettive connotazioni strutturali e sulle loro verosimili prestazioni balistiche, le stesse fonti divengono straordinariamente laconiche quando non reticenti. E, fenomeno persino più emblematico, le rappresentazioni iconoche delle quali il mondo romano ci ha lasciato uno sterminato repertorio, dagli affreschi ai bassorilievi, dai vasi alle monete, pur tramandandoci un dettagliatissimo almanacco di navi da guerra, tralasciano qualsiasi accenno alle macchine da lancio di cui erano ampiamente dotate. Molte le allusioni, rare le descrizioni scritte o iconiche, rarissimi i reperti: più che una realtà tecnologica sembrerebbe trattarsi di una chimera militare!

Un'attenta indagine nei trattati greci mai tradotti, una minuziosa ricognizione fra i reperti archeologici mai interpretati, un'accorta rassegna fra le immagini astruse di qualsiasi natura mai decifrate e, non ultimo, una verifica sperimentale hanno permesso di far finalmente luce su quella sorta di antesignano segreto militare. Una ricerca condotta con la sensibilità dell'umanista e la competenza del tecnico".