Sulla cresta dell'onda
 
 
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Qua e là per la Sicilia:
Cefalù

La storia di Cefalù, come del resto dell'intera Sicilia, è intrisa di mitologia: secondo la leggenda, la cittadina fu fondata dai Giganti - i Lestrigoni agricoltori, i Lotofagi giardinieri, i Ciclopi fabbri - ai quali succedettero i Sicani discendenti dal Ciclope Briareo, che avrebbero eretto la città intorno al 1600 a.C.

Secondo altri, gli stessi Sicani avrebbero fondato molto prima, tra il 3000 e il 2700 a. C., una città chiamata Eraclea, poi ridenominata Cefalù, per sfuggire al cretese Deucalione.

Altri ancora ne attribuiscono la fondazione ai Fenici, che l'avrebbero chiamata Ras Melkart, ossia "Promontorio di Ercole". Ercole, infatti, sarebbe approdato a Cefalù intorno al 1283 a. C., dove avrebbe costruito un tempio sul promontorio.

Un altro mito è incentrato sulla figura di Dafni - figlio di Mercurio e di una ninfa - il quale, nell'ebbrezza del vino, fu infedele alla sposa Echenaide. Il padre di lei, per vendetta, lo accecò e Dafni prese a vagare per i boschi, finché Mercurio non lo trasformò nella roccia alle spalle della città, che somiglia infatti a una testa umana, in greco Kephaloidion, da cui sarebbe derivato il nome di Cefalù.

Un mito recente è legato al Sacro Graal che gli Esseni, seguaci di Giuseppe d'Erimatea, avrebbero portato nella città, da dove successivamente lo stesso Giuseppe l'avrebbe spostato in Bretagna. Entrato in possesso di Federico II, il Graal sarebbe stato da questi conservato a Cefalù dove l'Imperatore avrebbe fondato l'ordine graalico del Grifone, al quale sarebbe appartenuto anche Cristoforo Colombo.

Questa vicenda si desume da un archivio segreto emerso tra i documenti preservati da Büren Hohenstaufen di Curlandia, recentemente entrati in possesso della principessa Yasmin von Hohenstaufen, discendente di Federico II, che ha comunicato la notizia (da Nico Marino, Cefalù e i suoi miti in Cefalù, perla del Mediterraneo, Messina, Società Editrice Affinità Elettive, 2002.)

L'aspra Rocca, a 270 m alle spalle di Cefalù, ha esercitato un ruolo strategico nel corso della storia della città. Grotte impervie sul versante orientale attestano insediamenti di epoca preistorica, mentre un agglomerato urbano è documentato da numerose rovine: mura merlate, fortificazioni, resti di abitazioni, cisterne e forni.

Su una spianata si ergono i resti del cosiddetto Tempio di Diana, forse costruito nel IV secolo a. C., rimaneggiato in epoca greca e poi romana e infine trasformato in chiesa bizantina.

L'impianto megalitico, circondato da un possente muro di grossi blocchi di pietra, si compone di due locali e corridoio con arco d'ingresso dall'architrave modanato.

Adiacente è una grande cisterna sorretta da una colonna megalitica, coperta da grossi lastroni di tipo dolmenico e alimentata da una sorgente.

All'apice della Rocca - in posizione dominante sulla città e su un vastissimo tratto di costa da capo d'Orlando a Palermo, e resa inespugnabile da alte pareti a picco - sorge il Castello, recentemente restaurato, probabilmente risalente al XII secolo, parzialmente distrutto alla fine del Duecento, rimaneggiato nei secoli successivi, e utilizzato attivamente fino al Cinquecento, per essere definitivamente abbandonato nell'Ottocento.

La città, di chiare case basse dai balconcini a ringhiera, è un susseguirsi di dettagli architettonici - arconi, mensole di balconi, portali, cantonali - realizzati con il tipico calcare ricco di conchiglie fossili di cui è costituita la Rocca; di strade lastricate con mosaici di pietra lavica e ciottoli; di stretti pittoreschi vicoli che si inerpicano verso monte o scendono al mare.

In uno di questi si trova l'Osterio Magno, ritenuto residenza di Ruggero II e datato tra il XII e il XIV secolo, dalle belle bifore e trifore, oggi solo parzialmente restaurato.

Scavi recenti hanno accertato che l'edificio sorge su un precedente impianto di età ellenistica, di cui sono stati ritrovati alcuni ambienti con il loro contenuto di anfore, olle, ceramiche e numerose monete di bronzo, che su una faccia raffigurano Pegaso.

Nel vicolo opposto si trova il Museo Mandralisca, dal nome del barone Enrico Piraino di Mandralisca, filantropo e mecenate illuminato di vastissima cultura, che donò il suo intero patrimonio alla città natale, affinché si creassero un Museo, una Biblioteca e un Liceo, amministrati da un'apposita Fondazione. La Biblioteca conserva cinquecentine, incunaboli e altri antichi testi, oltre a una raccolta numismatica ricchissima, che attesta l'arte della monetazione siceliota, con particolare riguardo a Lipari e Cefalù. Singolare è una vastissima collezione malacologica, con oltre 20.000 conchiglie provenienti da tutto il mondo.

La Pinacoteca - con opere dall'epoca bizantina al Settecento - include il celeberrimo misterioso Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina (ca 1470). Tra i reperti più spettacolari della ricca collezione archeologica - in parte proveniente da Lipari dove il Mandralisca dirigeva personalmente gli scavi - vi è un cratere attico a figure rosse del V secolo, che rappresenta vividamente il Venditore di tonno.

La Cattedrale si staglia contro la Rocca, imponente e severa, alla quale le robuste torri campanarie merlate danno quasi l'aspetto di una fortezza.

La fabbrica fu iniziata nel 1131, per volere di Ruggero II che, secondo la leggenda, intendeva così sciogliere un voto per essere scampato ad una tempesta nel suo viaggio di ritorno da Napoli a Cefalù.

L'interno è dominato da un grandioso mosaico di stile bizantino, nel catino dell'abside, che rappresenta il Cristo Pantocratore, su fondo oro, benedicente con le prime tre dita della mano destra, secondo il rito greco.

Mosaici ugualmente opulenti e sfavillanti ricoprono le pareti del prebisterio e la volta, contrastando singolarmente con il cupo pavimento in lustra pietra scura.

Tra le tante opere d'arte colpiscono i numerosi sarcofagi, la Cappella del Sacramento rivestita d'argento, le 32 vetrate che inondano di luce la chiesa.

Poco distante è singolare il Lavatoio Medievale, al quale si accede attraverso un'ampia scala in "lumachella", la pietra calcarea locale frammista a conchiglie fossili.

E' un suggestivo ambiente scavato nella roccia, con basse e cupe volte che gli danno l'aspetto di una grotta; lungo i brevi parapetti delle vasche si aprono ventidue bocche di ghisa, da cui sgorgano le acque del fiume Cefalico, ora inglobato negli edifici circostanti.

Una volta era a cielo aperto e serviva per attingere acqua, abbeverare i cavalli e fare il bucato sulle apposite pietre inclinate.


Per saperne di più:
http://www.guidasicilia.it/ita/main/perle/perlecefalu.htm
http://www.palermo-sicilia.it/cefalu.htm

A cura di Paola Presciuttini, ottobre 2005
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