Sulla cresta dell'onda
 
 
Contenuti
 
Pagine
 
Altro
viaggititle

Goethe torna a Bardolino, accolto dai "Barconi del Garda"

Suso in Italia bella giace un laco,
A piè dell'alpe che serra Lamagna
Sovra Tiralli, c'ha nome Benaco

Divina Commedia, Inferno
, XX

Il San Nicolò e la Siora Veronica

Alla prestigiosa esposizione di modellismo navale allestita dall'Associazione Magellano in collaborazione con l'Associazione Culturale “Cesare Betteloni”, nella Villa Carrara Bottagisio di Bardolino, si è affiancata un'altrettanto spettacolare manifestazione organizzata dalla Municipalità, in un'efficace sinergia di storia, sport e spettacolo.

Da tre anni, infatti, i Comuni del Lago rievocano, nel mese di settembre, sia la battaglia di Peschiera combattuta nel 1848 tra la nave austriaca che difendeva l'accesso al porto di Peschiera e la nave che trasportava i volontari di Luciano Manara, sia la veleggiata tra i "Barconi del Garda" del 6 luglio 1930, con triangolazioni fra i Comuni del Garda; a questo fine è stato attuato un fitto calendario di evoluzioni sull'acqua dei barconi Siora Veronica e Nicolò.

Ma nel settembre 2006 è caduto anche il 220° anniversario dell'arrivo di J. W. Goethe, che discese il Garda in battello da Malcesine fino a Bardolino, nel 1786, durante il suo viaggio in Italia, per poi raggiungere Verona in groppa a un ... asino.

Una targa è stata posta a Bardolino il 14 settembre, a memoria dell'illustre ospite.

Per celebrare ulteriormente il passaggio di Goethe, il Comune di Bardolino ha affiancato alla rievocazione della veleggiata e degli eventi bellici del 1848 - significativi nella storia del Lago che tanta parte ebbe nello scenario politico-militare di metà Ottocento - uno spettacolo di piazza in costume, sul Lungolago antistante la torre mozza, per mezzo della Compagnia Danza Viva, ideato dal prof. Franco Farina, con recitazione di brani, danze e musiche, per la direzione artistica di Maria Grazia Torbol.

La torre mozza, in una fotografia di Garda Color, via Vergnano 95, Brescia

Il prof. Farina, con incalzante ... disinvoltura linguistica nell'alternare italiano e tedesco, ha impersonato un Goethe critico ed entusiasta al tempo stesso del Paese dove fioriscono i limoni; come spalla era affiancato da un esilarante Pulcinella, servitore tipico della Commedia dell'Arte, nella persona di una spumeggiante Alessandra Henke, mentre i versatili acrobatici danzatori Enkel Zhuti, Samantha Gabban e Alessandra Bedin animavano le musiche interpretate da Fabio Michelini e Corrado Bungaro.

Franco Farina - Goethe e Alessandra Henke - Pulcinella
La Siora Veronica, un 24 metri dell'imprenditore altoatesino Hans Renner
Il San Nicolò, dell'Agenzia Europlan, di Ivan De Beni

La manifestazione era scandita dalle salve di cannone sparate dal signor Ernesto, studioso e costruttore di modelli di artiglieria, residente a Salò.

Tre cannoni in miniatura erano allineati sul molo di Bardolino, antistante la piazza del Comune, che sottolineavano con i loro colpi i momenti clou dello spettacolo.

In rada si stagliavano la Siora Veronica e il San Nicolò, splendidi barconi a vela d'epoca.

Il San Nicolò è l'ultimo "barcone" a vela del Garda, costruito nel 1926 presso il Cantiere Guarnati: fu acquistato dalla Municipalità con il concorso di una sottoscrizione pubblica, per dotare la comunità di un mezzo di trasporto che movimentasse merci, prodotti e bestiame attraverso il Lago; ma questo avveniva prima dell'apertura - tra il 1913 e il 1935 - della strada costiera Gardesana, che inevitabilmente determinò la fine del trasporto lacustre e quindi la scomparsa dei barconi da carico.

Molti di questi affondarono durante le improvvise violente tempeste che imprevedibilmente funestano il Lago, alcuni oggi adagiati sul fondo, ancora in assetto di navigazione: sarebbe certo non facile, ma prestigiosa, un'operazione di recupero per realizzare un contenitore culturale galleggiante!

Oggi il San Nicolò, da vent'anni condotto dal capitano Aldo Valente, appartiene all'Agenzia Europlan, di Ivan De Beni.

Ivan De Beni

E' un ketch interamente in legno, manovrato da due persone, ben attrezzato ad ospitare brevi crociere di gruppo o individuali nel Basso Lago, "solcando - come scrive Ivan De Beni - le trasparenti acque dei ricordi in un magnifico scenario articolato dalla natura, abbracciati dai colori del tramonto o tuffati nel silenzio di una notte stellata".

Di sapore antico sono anche i due battelli di linea Italia e Zanardelli, che assicurano il trasporto pubblico tra le cittadine del Basso Lago, affiancando i veloci aliscafi: risalgono ai primi del Novecento e hanno conservato la propulsione a ruote - tipica delle navi fluviali del passato - una volta azionate dalla forza del vapore, oggi da motore diesel.

L'Italia lascia il porto di Bardolino

La storia dei due battelli nell'opera in tre volumi di Francesco OGLIARI, La navigazione sui Laghi Italiani, Milano, Cavallotti. 1986-88. Dall'opera riportiamo i seguenti brani:

ITALIA
"Nel 1909 la ditta Odero di Genova riceve la commissione per la costruzione di un piroscafo che deve essere il migliore e il più capace, della potenza di 540 cavalli e della portata di 800 viaggiatori. Nasce l'"Italia". Il 5 maggio del 1909 viene effettuato il viaggio di prova fino a Riva, ma Clemente Copacin (capo della dogana austriaca), turbato dal nome e dalla maestosità del piroscafo, protesta perché l'arrivo non è stato preavvisato ed impedisce pertanto la fermata a Riva del battello.
Il capitano del piroscafo si allontana diretto a Torbole e ritorna a Peschiera. Una volta stabilita la corsa ordinaria con il suo orario l'"Italia", con innalzata la bandiera nazionale, ritorna a Riva e si mormora, con speranza, "L'Italia è a Riva".
Il 23 maggio 1915 viene requisito a Peschiera dall'Autorità Militare. Alle 22 dell'11 settembre 1916 il piroscafo carico di abitanti di Limone sul Garda, in fuga dalle zone di guerra, lascia il pontile adiacente la Villa Lucchini con destinazione Tremosine, Tignale, Gargnano, Maderno e Gardone Riviera.
Il 12 gennaio 1945 viene requisito dal "Kriegs-Lazarett" germanico di Gardone Riviera ed viene mitragliato dagli aerei anglo-americani. Il piroscafo si trovava al pontile di Sirmione con prua a nord, e portava ben visibili i segni stabiliti per le navi-ospedale a prua, a poppa, sui fianchi e sul tetto del ponte di Comando; inoltre inalberava le bandiere bianche con croce rossa.
Alle 10,40 quattro apparecchi nemici si lanciarono sul battello, colpendo il natante. Poi gli aerei sganciarono sette/otto bombe, tre delle quali caddero a circa 60 metri dalla prora e le altre a circa 50 metri dalla poppa.
Il piroscafo fu colpito da una cinquantina di colpi in tutte le parti compresa la macchina. Dopo circa mezz'ora improvvisamente si sviluppo' un incendio nella cabina del Capitano e in quella dei Fumatori, sotto il ponte di comando. Dopo un'ora l'incendio era domato. Andarono distrutti il ponte di comando, le sottostanti due cabine e le scale di accesso al ponte superiore. In questo mitragliamento ci fu un morto.
In attesa di essere rimorchiato a Peschiera, verso le 9 del giovedì 18 gennaio diverse bombe gli caddero attorno senza colpirlo. Vennero danneggiati alcuni alberghi vicino al piroscafo e quindi si decise di portarlo al largo di Sirmione dove venne messo all'ancora. Verso le 14,00 ci fu un nuovo violento attacco aereo. Colpito in pieno anche sotto la linea di galleggiamento, si sviluppò un incendio a bordo. L'acqua invase la sentina e dopo alcune ore il piroscafo affondò a circa un chilometro sud-ovest della punta di Sirmione."

L'Italia, restaurato e restituito al servizio, costeggia il lago

ZANARDELLI
Il piroscafo "Giuseppe Zanardelli", commissionato alla ditta Escher Wyss di Zurigo, viene varato a Peschiera del Garda il 25 settembre del 1903.
E' la nave ammiraglia della flotta di quel periodo: salone, forza di 400 cavalli, propulsione a ruote, portata di 800 persone. Una folla imponente di popolo applaude la sua discesa in acqua con le rappresentanze delle Società Ferroviarie, alla presenza dello stesso presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Zanardelli, del quale il piroscafo porta il nome.
Il 06 novembre 1944 alle ore 11,45, durante un servizio in corsa e in prossimità di Limone del Garda, venne colpito da raffiche di mitraglia alla dritta, sul ponte di comando e nel complesso centrale da parte di un attacco aereo. Il marinaio Ceccon Guerrino si trovò nella cabina di comando con un morto ed un ferito grave. Riuscì comunque a guidare lo Zanardelli verso il porto di Limone. [...]
All'alba del giorno seguente del vecchio piroscafo non rimangono che lamiere contorte e pennoni inceneriti. Disincagliato dal piroscafo "Italia" e apportate riparazioni di fortuna ai fori della linea di galleggiamento, in serata venne portato a Peschiera. In questa occasione sono morte due persone tra l'equipaggio: il Capitano Bernardo Martinelli e il Marinaio Bertera Francesco. In tutto si contano 12 morti e 17 feriti gravi.
Nel maggio del 1945 riprende a navigare ma è requisito dalle truppe anglo-americane e dipinto con vistosi quadri secondo il gusto americano.
Il 14 ottobre del 1976 ha evitato di misura un piastrone roccioso sommerso e si è infilato di prua a terra, poggiando la sua carena sugli scogli contro la costa di Manerba con più di 300 persone a bordo. Tutti incolumi e si pensa ad un miracolo della madonna del Frassino.
Viene rimodernato nel 1982 con 2 motori MTU SR 493TZ da 760 CV con propulsione a due ruote.

Lo Zanardelli in una fotografia d'epoca (courtesy F. Arrighini)

La storia della navigazione sul garda - dal varo del primo piroscafo Arciduca Ranieri nel 1827, alla cantieristica, alle società di navigazione, ai servizi passeggeri e trasporto merci e corrispondenza - in un lungo articolo di Francesco Arrighini e di Massimo Gozzi pubblicato da www.magellano.org.


Del primitivo castello di Bardolino poco si conosce, anche se si ritiene che, sul finire del IX secolo, re Berengario, incapace di respingere gli Ungari, abbia consentito di costruire rocche e fortilizi a difesa dei paesi lacustri. Con gli Scaligeri, il castello fu rifatto ed ampliato organicamente, con mura robuste rinforzate da torri, spalti e merlature: circondato da un fossato, comunicava, attraverso porta San Giovanni (o superiore) a nord con Garda e con porta Verona (o inferiore) a sud-est. Una delle più antiche carte topografiche del lago rappresenta Bardolino in dimensione quasi quadrata, che comprende il porto fra due speroni che si protendono verso il lago, una torre nell'angolo sud-est sopra porta Verona del castello, la piazza caseggiata e nel fondo il campaniletto acuspidato di San Nicolò. Come si è detto, soltanto pochi resti del castello e delle fortificazioni di Bardolino sono oggi visibili: le due porte d'accesso e la mozza torre rettangolare sul lungolago.


Una tesi di laurea sul territorio del Garda in rete, alla pagina qui linkata



Ancora grazie a Francesco Arrighini dell'Associazione Culturale “Cesare Betteloni”, Ivan De Beni dell'Agenzia Europlan e Stefano Ioppi, giornalista de L'Arena di Verona, per la cortesia e la collaborazione
Paola Presciuttini, 22-24 settembre 2006
Facebook Twitter Linkedin