Sulla cresta dell'onda
 
 
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Isole del Pacifico: Fiji

Per visitare le Fiji, un arcipelago di oltre 330 isole (lat. tra 15° e 22° S e lat. tra 175° e 177° E), non occorrono particolari formalità, sebbene ad alcune località - per esempio al gruppo delle Yasawa - si può accedere solo se si può dimostrare di essere stati invitati da un abitante del luogo.

A Nanuya Levu (Turtle Island) sono stati girati i film Laguna blu e Ritorno a Laguna blu. L'isola di Bau è stata la "capitale" dei re Tanoa e suo figlio Cakobau che nell' Ottocento si impadronirono di quasi tutte le Fiji, i cui sepolcri si trovano sulla collina che domina l'isola.

Sul finire della vita, Cakobau si convertì al Cristianesimo e vietò il cannibalismo e i sacrifici umani: nella chiesa di Bau, di fronte all'altare, c'è il fonte battesimale, pare costruito con la stessa pietra che, nel secolo XIX, era usata per celebrare sacrifici umani. A Orchid Island si possono ammirare, tra i consueti animali esotici tipici dell'arcipelago, anche l'iguana crestato, che vive solo su quell'isola.

Danzatori nel costume nazionale

Nell'isola di Suva si trova l'artificiale disneylandiana località di Pacific Harbour, sede del Teatro delle Fiji, che intende mantenere vive leggende, tradizioni e danze locali. Tra queste il firewalking, ossia la suggestiva camminata sul fuoco, privilegio della tribù Sawau. I partecipanti, solo maschi, sono scelti dagli abitanti tra i familiari del sacerdote che sovrintende al rito e, per le due settimane che lo precedono, non possono avere rapporti sessuali né mangiare noci di cocco. In preparazione del rito, viene scavata una buca profonda almeno un metro, circondata da pietre e coperta di legna, cui viene dato fuoco. La legna bruciata viene smossa con pertiche al suono di canti propiziatori, mentre una grande felce - che, secondo la tradizione, ospita l'anima del dio - è posta sulla buca.

Grandi foglie di vite vengono trascinate sulle pietre, onde renderle stabili per facilitare il passaggio dei camminatori, sulle quali il sacerdote muove alcuni passi per verificarne la solidità. Dopodiché ordina che vengano coperte con fasci di foglie verdi e di palude, e poi dà il segnale dell'inizio: i camminatori avanzano sulle pietre ardenti in fila indiana, mentre le foglie sprigionano vapori, e si allontano senza aver riportato alcuna ustione.

Resta un mistero come questo sia possibile: alcuni suppongono che sia effetto di autosuggestione esaltata da fervore religioso-esistenziale, altri ritengono che i vapori e l'umidità isolino la pelle, proteggendola.

Al largo della Costa di Corallo di Viti Levu si trova l'isoletta di Vatulele, nota come "isola dei gamberi rossi", perché in una caverna, chiamata Koromalamala, si trova una moltitudine di crostacei che i locali definiscono ua bua, ossia "gamberi cotti", per via del loro colore che li fa sembrare, per l'appunto, appena cotti. Sono invece considerati sacri e quindi intoccabili.

Kulukulu è famosa per le dune di sabbia, alte fino a 45 metri, che separano le piantagioni di canna da zucchero dal mare: a volte il vento, smovendo la sabbia, fa affiorare ceramiche antiche e persino resti umani risalenti a 2000 anni fa, dal che si suppone che nella zona ci fossero tombe, oppure che si usasse seppellire i corpi dei defunti sotto la sabbia.

Nell'isola di Kadavu si trova il villaggio di Namuana, dove le donne - cantando inni propiziatori agli dei tutelari - chiamano le tartarughe marine, spesso di grandi dimensioni, che affiorano dopo qualche minuto e lentamente raggiungono la riva. Lo stesso rito si svolge sullo scoglio di Tuinaikasi nell'isola di Koro.

Nel settore orientale delle Fiji si trovano le isole Lau, 57 in tutto, di cui la più importante è Lakeba. Lungo la costa settentrionale c'è il villaggio di Nasaqalau, nel quale ogni anno, tra ottobre e novembre, si verifica un evento, forse unico al mondo, ossia la chiamata degli squali.

I preparativi iniziano con un mese di anticipo: un palo, sul quale è assicurato un brandello di tapa, la tipica stoffa locale ricavata dalla corteccia del gelso, viene conficcato nella barriera corallina, nel luogo dove gli squali saranno chiamati, al quale nessuno deve avvicinarsi.

Il giorno della cerimonia colui che chiamerà gli squali entra nel mare, spingendosi fin dove l'acqua gli arriva al collo, e inizia un canto rituale. Nell'arco di mezzora o poco più arrivano una cinquantina di squali, guidati da uno squalo bianco. L'uomo (o la donna), senza interrompere il suo canto, si avvia verso terra, seguito dagli squali che, quando sono vicini alla riva, vengono assaliti e si lasciano trucidare senza reagire. Viene risparmiato solo quello bianco, mentre gli altri sono mangiati.

L'evento non ha ancora trovato una spiegazione scientifica e si verifica puntualmente da circa cinquant'anni, a cadenze regolari. I nativi credono che se la cerimonia ha successo, la loro vita sarà al sicuro quando le loro imbarcazioni dovessero rovesciarsi in mare.

Se qualche turista avesse la ventura di assistere all'evento, dovrebbe fare un dono alla comunità, ad esclusione di danaro che, nella convinzione locale, equivarrebbe a una maledizione tale da interrompere la tradizione.

Camminatori sul fuoco
A cura di Paola Presciuttini, luglio 2003
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