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Qua e là per la Sicilia: Ispica

Il nome di Ispica deriva dalla fenicia Ispa, nella valle sottostante. Nel Medioevo il nome del borgo chiamato Ispicae Fundus si corruppe in Spaccaforno, documentato dal XII secolo. Riprese l'antico nome nel 1935.

La città riveste un particolare interesse archeologico per la vicina area che per circa 13 km si snoda fino a Modica: una sorta di canyon di aspra bellezza, detto "Cava" per la particolare morfologia del tavolato calcareo degli Iblei, spaccato dai fiumi in gole profonde spesso impervie.

Nelle pareti sono scavate in numero stupefacente tombe ipogee preistoriche, catacombe cristiane del IV secolo e grotte artificiali per uso abitativo, risalenti all'alto Medioevo: quella miriade di aperture dà alle pareti rocciose l'aspetto di rozze facciate di case costellate di finestrelle. In fondo alla valle si trova la chiesa rupestre di Santa Maria della Cava, di origine paleocristiana, che custodisce preziosi affreschi bizantini.

La città, ricostruita dopo il terremoto del 1693, è armoniosa e linda, con bei palazzetti e belle chiese.

Colpisce la Basilica di S. Maria Maggiore, racchiusa entro una bella cancellata in ferro battuto, iniziata dopo il terremoto del 1693 per accogliere la statua del Cristo alla Colonna.

Fu completata nel 1725 su progetto del siracusano Rosario Gagliardi, artefice di varie chiese di Noto e della imponente chiesa di San Giorgio a Ragusa Ibla.

Solo due anni dopo, un secondo terremoto fece crollare gran parte della Basilica, che fu ricostruita nell'arco del trentennio successivo, mentre nel 1749 Vincenzo Sinagra, originario di Noto, realizzò lo scenografico loggiato, ispirandosi al colonnato di San Pietro. Ha forma semiellittica, con tre logge centrali e altre dieci per parte, che all'inizio del secolo scorso furono adibite a botteghe. Recentemente se ne è disposto il restauro.

La Basilica della SS. Annunziata: prima del terremoto del 1693 la Chiesa sorgeva entro le mura del fortilizio dei marchesi Statella (oggi Parco Forza). Gli scavi effettuati nel 1972 nell'estremità orientale del pianoro ne hanno portato alla luce le fondamenta.

L'analisi delle strutture è difficile per il sovrapporsi dei diversi strati, ampliamenti e ricostruzioni: sembra doversi escludere l'ipotesi di un pre-esistente tempio greco dedicato ad Apollo Libistino, sia per la mancanza di resti, sia perché pare accertato che il luogo - in età araba o normanna - fosse adibito alla raccolta delle acque, come indicherebbe la grande cisterna con le quattro canalette di scolo intagliate nella roccia.

Il primo impianto risale ai tempi dei Caruso - seconda metà del 1400 - e si limitava a una cappella gentilizia, comunicante con la residenza patrizia. Sotto gli Statella - dalla metà del 1500 - la costruzione fu ampliata e prese il nome di Chiesa dell'Annunziata. La completa descrizione della Chiesa alla pagina www.ispicaweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=72&Itemid=34, da cui abbiamo tratto queste notizie.

Foto Paola Presciuttini, 3 giugno 2006
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