Sulla cresta dell'onda
 
 
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India: Rajasthan

Il Rajasthan - la "Terra dei Re" - offre uno dei volti più suggestivi dell'India: le numerose fortezze ricche di leggende; gli eccentrici palazzi, gemme di rara bellezza; una natura incantevole e un popolo gentile ed estroverso, la rendono una delle mete turistiche più affascinanti dell'India.

Clima: il territorio è molto esteso da nord a sud e quindi il clima varia notevolmente; è preferibile visitare il paese nei mesi da ottobre a marzo, quando le temperature oscillano tra 22° e 33° C.

Assistenza sanitaria: Gli ospedali sono efficienti nelle località più abitate, mentre i piccoli centri sono dotati di ambulatori; non sono richieste vaccinazioni per i turisti.

Visti e Documenti: E' necessario il passaporto con validità di almeno sei mesi, e un visto rilasciato dall'Ambasciata di Roma, valido per sei mesi.

Lingua: La prima lingua ufficiale - delle tante - è l'hindi ma l'inglese è diffuso.

Comunicazioni: I telefoni pubblici sono numerosi, poco costosi - a differenza di quelli degli alberghi - ed efficienti. I cellulari GSM hanno buona copertura di rete.

Moneta: L'unità monetaria è la rupia: un euro corrisponde a 45 rupie. Le carte di credito sono accettate correntemente, gli uffici di cambio e le banche sono numerosi.

Religione: La religione principale è l'hinduismo, seguita dalla religione gianista, sikn, parsi, buddista, mussulmana, cattolica. In molte zone del paese, nel raggio di pochi chilometri, si trovano templi, chiese e moschee. Nei luoghi di culto o in occasione di celebrazioni di piazza è ovviamente necessario un abbigliamento decoroso; nella maggior parte dei templi e delle moschee ci si toglie le scarpe prima di entrare, in alcuni casi bisogna anche coprirsi il capo.

Dove alloggiare: Il Rajasthan offre soluzioni per tutte le disponibilità, dai magnifici palazzi trasformati in alberghi di lusso, alle più economiche pensioni a gestione familiare. La sistemazione in un buon albergo a tre o quattro stelle, dotato di aria condizionata, costa 35 ÷ 45 euro.

Trasporti: La regione dispone di una vasta rete ferroviaria e di un efficiente servizio di autobus; i treni sono molte volte a scartamento ridotto e quindi lenti ma economici. Sono diffusi, non costosi e comodi gli "sleeper bus", cioè autobus-letto che consentono di viaggiare di notte, comodamente sdraiati. E' possibile noleggiare taxi con autista, anche per lunghi periodi, ad un costo ovviamente più elevato ma ragionevole.

A M B E R

Era l'antica capitale della regione, dove risiedeva il Maharaja prima che la residenza fosse spostata a Jaipur. La costruzione del suo palazzo-fortezza fu avviata nel 1592, splendido esempio di architettura rajput; in posizione elevata su una collina affacciata su un lago, si può raggiungere a piedi o a dorso di elefante.

L'opulento palazzo è testimonianza del lusso di cui si circondava la famiglia reale: sale, colonne, templi, soffitti decorati con specchi, affreschi, giardini incantati e una vista mozzafiato.

La fortezza di Amber, antica residenza del Maharaja a picco sul deserto, possiede un giardino e un lago.
Uno dei numerosi cortili interni del palazzo
La terrazza all'apice della residenza, affacciata sui cortili interni
Le facciate sono costellate di balconi aggettanti da cui le mogli del Maharja potevano guardare nei giardini senza esser viste
Dal cortile si accede a uno dei templi della fortezza. A destra, una delle varie porte rosse di accesso alla città
Mosaico di argento e specchietti all'interno della fortezza
Parete affrescata e decorata con argenti, cristalli e stucchi
A destra, la fuga di porte di comunicazione tra le varie sale della fortezza
Il patio rivestito in marmo - esotico e prezioso - perché dà frescura
Il botteghino dove si noleggiano gli elefanti che trasportano i turisti alla fortezza; a destra, un piccolo padiglione di marmo, sul perimetro dei giardini della fortezza, offre frescura ai visitatori
Il "Ganesh Pole", ossia il tempio dedicato al dio Ganesh, all'interno della fortezza; a destra un affresco del Dio interno al tempio
Per realizzare invasi idrici alcuni palazzi patrizi sono stati allagati
La periferia di Amber. A destra, letame disseccato al sole e poi utilizzato come combustibile

J A I P U R

Vivace capitale del Rajasthan, detta "città rosa" per il colore degli edifici nella splendida parte antica; la metropoli moderna è piena di contrasti, frenetica e al tempo stesso indolente e lenta; carri carichi di frutta, trainati da cammelli, attraversano il caotico traffico cittadino di automobili, risciò, biciclette e un'infinità di motocicli.

Jaipur deve il suo nome e la sua pianificazione urbana al grande maharaja guerriero e astronomo Jai Singh II (1693-1743), ideatore di un monumentale osservatorio astronomico che rappresenta, oltre al grande complesso fortificato, una delle principali attrattive della città.

La città fortificata fu dipinta di rosa - colore associato all'ospitalità - nel 1876, per accogliere il Principe di Galles Edoardo VII ed è, da allora, rimasta meta privilegiata dei Reali britannici in visita nel Paese.

Di sera, con la luce calda del tramonto, la città rosa è uno spettacolo suggestivo, dove spicca il Palazzo dei Venti, capolavoro di architettura, progettato per consentire alle donne della famiglia del Maharaja di osservare le cerimonie pubbliche senza essere viste. Il complesso del City Palace, ancora oggi residenza del Maharaja, è una cittadella fortificata, comprensiva di edifici opulenti, cortili e giardini, in gran parte visitabili.

Il Palazzo dei Venti, residenza delle mogli del Maharaja di Jaipur
Venditori ambulanti di acqua potabile

L'osservatorio Jantar Mantar, progettato dal maharaja Jai Singh II nel XVIII secolo, a prima vista può sembrare una curiosa collezione di sculture; in realtà ogni elemento assolve una specifica funzione: la definizione della posizione del sole e delle stelle, il rilevamento degli azimut, il calcolo delle eclissi, il movimento dei pianeti e così via. Localmente non esiste una guida cartacea alla comprensione dell'impianto ma è possibile avvalersi di visite guidate.

Rappresentazione degli emisferi celesti per determinare la posizione degli astri. Lo strumento fu restaurato nel 1901, come precisa la stele sottostante

L'osservatorio comprende numerosi quadranti solari equatoriali in muratura: la scala in primo piano è in effetti uno gnomone gigantesco che proietta la sua ombra sul quadrante costituito dalla sottostante superficie semicilindrica, su cui sono tracciate le linee orarie. Nella fotografia successiva si vede ancora un immenso orologio solare in muratura (un'idea delle dimensioni si ha per confronto con le figure umane), costruito per la previsione degli oroscopi da parte degli astrologi di corte.

P U S H K A R

Nonostante il turismo di massa che oggi la invade, Pushkar è una piccola città affascinante, ai margini del deserto, aperta al solo traffico pedonale; è situata sulle sponde di un piccolo lago circondato da templi ed è un importante centro di pellegrinaggio, come testimoniano i tanti Sadhu (uomini che perseguono una ricerca spirituale); poiché è una città sacra, vi è vietato il consumo di alcool, di carne e anche di uova.

Nel mese di novembre si celebra il Camel Fair, cioè un imponente raduno di allevatori con i loro circa 50.000 capi, tra cammelli e altro bestiame; e poi pellegrini, musicisti, mistici, turisti e cineoperatori da tutto il mondo, per un totale di circa 200.000 persone.

Residenza antica di un Maharaja
La città sul lago, al tramonto
Templi affacciati sul lago e una mucca sacra
Un cantiere edile dove lavorano donne operaie abbigliate con il sari tradizionale
Bufali in transito allo stato brado
Al mercato, pigmenti naturali per colorare pelle e indumenti
La "Passeggiata spirituale" di Pushkar, percorsa da una moltitudine di pellegrini
Facciata di residenza patrizia
Monumentale modello dell'antica residenza del Maharaja, in oro e argento massiccio, sotto una spessa immensa campana di plexiglas, a Ajmer, a breve distanza da Pushkar

U D A I P U R

E' una città romantica, dal ricco patrimonio culturale, che i turisti hanno definito "la Venezia d'Oriente".

Fu fondata nel 1568 sulle sponde di un lago al centro del quale si trova il Lake Palace.

In origine antica residenza reale estiva, esso è oggi divenuto il non plus ultra degli alberghi di lusso, con cortili verdeggianti, laghetti interni con fiori di loto e una piscina ombreggiata da alberi di mango.

L'enorme City Palace - nella fotografia qui di fianco - che domina il lago, è il più grande palazzo integro del Rajasthan, oggi essenzialmente adibito a museo.

Particolare della facciata del "City Palace"
Udaipur affacciata sul lago
Antica residenza estiva del Maharja, al centro del lago, ora trasformata in hotel di lusso
Residenza invernale, sulla sponda ... dello stesso lago
Bagno pubblico riservato alle donne e ai bambini
Mezzo di trasporto pubblico urbano
Parcheggio di ... cammelli in attesa di turisti
Il "Lake Palace" in notturna
Tempio jagdish (giainista) a Udaipur

J O D H P U R

Jodhpur si estende ai confini del deserto del Thar ed è il più grande centro urbano del Rajasthan. E' dominata dal Meherangarh, imponente fortezza all'apice di un costolone di roccia che si erge proprio in mezzo alla città. Dal forte lo sguardo spazia su una spettacolare distesa di case azzurre. All'interno del Meherangarh vi sono giardini e palazzi dai nomi evocativi, come il Sukh Mahal "palazzo del piacere", o il Phool Mahal "palazzo dei fiori", nelle cui sale sono custodite straordinarie collezioni di gioielli della Casa reale, di antichi howdah (portantine per gli elefanti adibiti al trasporto dei Reali e della loro corte), e poi miniature, armi, mobili, argenteria e vestiti della tradizione rajput.

La fortezza di Meherangarh fu costruita da Rao Hodha nel 1459
Edificio in arenaria rossa all'interno del Meherangarh
Gli interni della residenza sono decorati con affreschi, mosaici di cristallo e stucchi
Sala di passaggio nel Meherangarh
Veduta aerea delle case blu di Jodhpur
Il mausoleo del maharaja Jaswant Singh II

J A I S A L M E R

E' difficile trovare città paragonabili a Jaisalmer, seducente avamposto nel deserto, abitato da poche migliaia di persone: sembra uscita da "Le Mille e una notte" ed è stata ribattezzata "città d'oro", per il colore con cui la luce del tramonto tinge le mura e i bastioni della città. E' stata fondata nel 1156 ed è incredibilmente rimasta integra come se il tempo si fosse fermato; per entrare bisogna superare una serie di massicci portoni che conducono ad un grande cortile sul quale si affaccia il Rajmahal, ovvero il palazzo a sette piani del Maharaja, parzialmente aperto al pubblico.

Girando nel labirinto di vicoli, bazar e haveli - le splendide residenze dei ricchi mercanti, decorate con raffinate sculture - è possibile visitare i sette templi giainisti, scolpiti con maestria, collegati gli uni agli altri da una serie di passaggi e corridoi, di cui solo due sono aperti a chi non è di culto giainista.

Appena fuori della città è possibile provare l'emozione di un safari nel deserto a dorso di cammello, oppure raggiungere a piedi il lago artificiale, popolato da una grande varietà di uccelli acquatici e circondato da numerosi tempietti e santuari che, per poche rupie, si può visitare con un pedalò.

L'arcone d'accesso alla città, in arenaria gialla, chiamato Tilon-ki-pol, fu fatto erigere da una famosa prostituta, tale Tilon; il Maharaja voleva far abbattere la porta, sostenendo che non avrebbe potuto varcarla senza che la sua dignità fosse offesa; durante una sua assenza dalla città Tilon ordinò che sulla sommità della porta fosse innalzato un tempietto a Krishna, e così il Maharaja non poté più abbatterla.

Templi giansenisti
Il frontone di un tempio giainista
Prima di entrare nel tempio si suona la campana per annunciarsi agli Dei
Misere abitazioni alla periferia della città
Un tramonto sulla città ...
... dopo dieci minuti
(Foto Paola e Nino, dicembre 2006)
A cura di Paola Presciuttini, dicembre 2006
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