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San Vito Lo Capo

Alba a San Vito

Il territorio di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, da cui dista circa 40 km, offre molti spunti di interesse naturalistico e culturale. Per esempio a est del paese, oltre la punta di Solanto, sopravvivono i resti della Tonnara del Secco, una delle più importanti dell'Isola; è costituita da un grande edificio in mattoni e pietra suddiviso in svariati locali, munita di scivolo artificiale digradante verso il mare, per il trasporto di materiali. E'sovrastata dalla tardo-cinquecentesca Torre 'Mpisu (impiccato), a pianta quadrata, riconducibile all'architetto militare Camillo Camilliani.

Accanto agli edifici della tonnara sopravvivono i resti di vasche per la lavorazione del pesce, risalenti al IV secolo d.C. Sulla costa, a breve distanza dalle vasche, si notano alcune "bitte" ricavate nella roccia, con evidenti solchi presumibilmente dovuti all’attrito delle cime che sostenevano le reti dell'antica tonnara.

Di origine diversa e di quasi un secolo precedente rispetto alla torre 'Mpisu è il "Torrazzo" (o "torre vecchia"), a pianta circolare, situato in prossimità del faro.

Intorno alla metà degli anni Novanta, nello specchio di mare antistante il Capo fu rinvenuto un relitto di nave datata intorno all'anno 800, di cui i reperti sono conservati nel locale Museo del Mare. Le armi e gli utensili recuperati dal relitto di un galeone secentesco, rinvenuto alla fine degli anni Ottanta sui fondali sabbiosi a ridosso della spiaggia, sono invece preservati nel Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi di Marsala.

La stessa area presenta tracce di insediamenti preistorici: nella Riserva naturale dello Zingaro, di incomparabile bellezza, si apre la Grotta dell'Uzzo, risalente al Mesolitico, la cui importanza è stata evidenziata dalle numerose campagne di scavo che si sono susseguite dagli anni Settanta.

La cittadina è Comune a sé dal 1952, anno in cui fu staccata dal territorio di Erice. Prende il nome dal giovane patrizio Vito - oggi patrono della cittadina come pure di Mazara, sua città natale - che, convertitosi al Cristianesimo, dovette lasciare la terra natia con la nutrice Crescenzia e il precettore, per sottrarsi alle persecuzioni volute da Diocleziano.

Navigando sotto costa verso Nord, i fuggiaschi furono costretti dalla tempesta a cercare rifugio nella baia, al riparo dell'odierno capo San Vito. Qui vollero convertire i nativi ma furono invece male accolti e infine cacciati: per castigo divino una frana distrusse il villaggio, a poca distanza dal punto in cui si trovavano Vito e Crescenzia, che assistettero all'evento; in quel luogo nel Cinquecento fu eretta la cappella dedicata a Santa Crescenzia.

La cappella è sulla strada provinciale, a poca distanza dal Paese; è un aggraziato piccolo edificio dalle influenze arabe e spagnole, al quale sono state recentemente aggiunte fitte cancellate: la tradizione vuole infatti che la Santa possa proteggere dalle calamità e dalla paura, e quindi nei secoli il popolo ha gettato sassi all'interno della cappella, come rito propiziatorio, causandone la semidistruzione; ora l'edificio è stato restaurato, mentre la cancellata protegge l'altare, che era stato ricoperto dalle pietre; alcune sono state lasciate a testimonianza dell'antica devozione.

Sono sopravvissute al tempo anche alcune torri, tra le quali il bel "Torrazzo", a difesa dell'adiacente tonnara, e resti di antichissimi impianti di lavorazione del pesce, risalenti al IV secolo a.C. Ma l'edificio più importante di San Vito Lo Capo è il Santuario, dall'aspetto di fortezza: è uno dei pochi esempi di chiesa fortificata, atta ad accogliere la popolazione in occasione di incursioni saracene; è sorta intorno alla metà del Quattrocento sul sito di una preesistente chiesetta dedicata al Santo, sorta forse sui resti di quella che fu la sua abitazione, di cui resta l'abside, inglobata nel Santurario come cappella dedicata a San Vito. Vi si conserva una statua in marmo del Santo giovanetto, risalente al Cinquecento e attribuita ad Antonello Gagini.

Nel tempo la muratura è stata irrobustita fino a misurare 104 metri di lato alla base e 16 metri in altezza. E' costruita in arenaria dal tipico colore dorato, a grossi blocchi di pietra squadrata a faccia vista, con base a scarpa dello spessore massimo di due metri e mezzo, e cordolo di raccordo all'alto corpo verticale.

Al primo piano della fortezza si trovano la Sala degli Argenti e la Sala degli Ex voto, dove è conservata anche una piccola raccolta di fossili rinvenuti nella zona, tra i quali due zanne d'elefante risalenti a 150.000 anni fa.

Una rampa di scale in marmo - quel che resta dello scalone monumentale che dal Santuario portava agli appartamenti riservati ai ceti elevati - ospita una raccolta di paramenti sacri e dipinti di pregio. Un'ulteriore scala conduce alle cosiddette "case nuove", di epoca ottocentesca, e al panoramico terrazzo.

Sull'angolo di nord-est si erge la torre con merli alla ghibellina, che probabilmente ospitava la guarnigione a difesa della chiesa. Sui prospetti si aprono numerose ampie feritoie, alle quali si aggiunge un oculo centrale sulla facciata principale, sotto al quale una nicchia ospita la statua del Santo.

In origine la statua si trovava nel cortile che separava la cinta fortificata dalla chiesa vera e propria, nel quale è stata portata alla luce una cappella ipogea, ora restaurata e accessibile, qui fotografata al tramonto, con i raggi di sole che raggiungono l'altare: a sinistra di questo si apre una grotta con un pozzo, nella quale è stata collocata una piccola statua del Santo in pietra calcarea.

Foto V. Rossi, ottobre 2005