Sulla cresta dell'onda
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Qua e là per la Sicilia
Scicli

È la Vigàta di Montalbano, il quale ha avuto il grande merito di divulgare le bellezze infinite del Ragusano.

L'origine di Scicli risale forse al 1500 a.C.; secondo alcuni, il nome potrebbe derivare da "siliqua" (la carruba, prodotto importante dell'agricoltura locale), oppure da "sicla", ossia una zecca creata dai Romani; l'ipotesi più attendibile lo fa discendere dai Siculi fondatori, di cui restano tracce abitative nelle grotte e nei sepolcri scavati nella roccia impervia della collina di San Matteo, incombente sulla città, simili alla "Cava di Ispica". Il quartiere rupestre di Chiafura è un insediamento trogloditico di un centinaio di grotte, sviluppate in più ambienti su piani diversi, abitate nel tempo dalle classi più disagiate fino al Dopoguerra.

Elio Vittoriani ne Le città del Mondo così la descrive: "Scicli sorge all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini. … Chi vi arriva venendo dal non lontano litorale la scorge che si annida con diecimila finestre nere in seno a tutta l'altezza della montagna, fra fili serpeggianti di fumo e qua e là il bagliore d'un vetro aperto o chiuso, contro il sole."

Colonizzata dai Greci e dai Romani, con la rovina dell'Impero anche Scicli cadde in mano ai Saraceni nell'anno 864 e, come tutta la Sicilia, fu conquistata dai Normanni di Ruggero d'Altavilla nel 1091, poi dagli Svevi, dagli Angioini e dagli Aragonesi. Distrutta dal terremoto del 1683, fu ricostruita in stile barocco, con pietra calcarea dorata a vista, alla stregua di Noto.

Il suo centro monumentale si snoda attorno alla scenografica Piazza Italia che, con i suoi artistici prospetti, le strade lastricate che si incuneano dolci e deserte, senza traffico né negozi, sembra il palcoscenico di un teatro naturale.

Su di essa affaccia la Chiesa Madre, dalla facciata leggera ed elegante, terminata nel 1751, coronata da due brevi campanili ai lati del timpano arioso.

Dalla Piazza del Municipio si apre la bellissima via Francesco Mormina Penna - che curva leggermente verso ovest, così da accentuare quell'impressione di "quinta" teatrale - nella quale si susseguono case patrizie e chiese barocche, inframmezzate da scalinate arrotondate. Di fronte al Municipio un gazebo liberty per spettacoli musicali completa l'effetto senza tempo dell'ambiente.

Nella via Francesco Mormina Penna si trova l'inconsueto Palazzo Spadaro, costruito a cavallo tra Ottocento e Novecento, che asseconda la curvatura della strada

Sulla facciata spiccano i balconi dalle belle inferriate bombate, le paraste con base a scarpa e il bel portale affiancato da modanature.

Il Palazzo Beneventano è singolare nella sua collocazione ad angolo, ossia con lo spigolo opposto al visitatore che viene dal centro della città.

E' un edificio opulento per ornamenti barocchi, allo stesso tempo di grande originale eleganza: in alto i due prospetti sono raccordati da un ampio ornato cornicione, mentre lo spigolo è sottolineato da un cantonale diamantato, su cui è collocata una statua di san Giuseppe e in alto lo stemma della famiglia con due teste di moro.

Sui due prospetti spiccano i balconi panciuti sulle belle mensole scolpite, secondo lo stile tutto siciliano, e i mascheroni dalle espressioni allucinate, all'apice dei portali.

A 212 metri sul livello del mare si staglia, dominante sulla città, il "Castelluccio", ossia quel che resta di una fortezza probabilmente normanna a base quadrata, accessibile attraverso una scaletta tagliata nella roccia.

Foto Paola Presciuttini, settembre 2005