Sulla cresta dell'onda
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Gita a Sperlonga: una vacanza tra mare e mitologia

Per cinque anni consecutivi il mare di Sperlonga ha ricevuto la "Bandiera blu d'Europa", per le sue acque limpide e trasparenti, e già questa circostanza è allettante di per sé. Ma è solo una delle caratteristiche che rendono Sperlonga una cittadina indimenticabile, che non a caso fa parte degli otto comuni italiani definiti "Borgo più bello d'Italia".

Collocata lungo la strada statale Flacca, deve il suo nome alle grotte naturali lungo la costa, in latino speluncae, che hanno spesso evidenziato segni di frequentazione in epoca preistorica. Di fondazione medievale, ricordata già nel sec. X, sorge nell'area della città di Amyclae, forse fondata dai Laconi, di cui si trovano cenni negli scrittori classici, che la collocano sulle rive del lago di Fondi o nelle vicinanze di Terracina; secondo una leggenda sprofondò invece nel laghetto di S. Puoto, alle spalle di Sperlonga.

Continuamente soggetta alle incursioni saracene nel Medioevo, nel 1532 fu munita di un sistema difensivo costituito da quattro torri, per ordine del viceré Don Pietro di Toledo: la Torre Centrale e la Torre del Nibbio, sono oggi incorporate tra le case del paese, di cui la prima compare nello stemma del Comune; la Torre Truglia, in posizione prominente sul promontorio tra le due riviere all'imboccatura del porticciolo turistico, fu eretta sui ruderi di una torre romana ma fu rasa al suolo due anni dopo, dalle orde del corsaro Khair ad-Din detto il Barbarossa; ricostruita nel 1611, fu nuovamente abbattuta di Turchi qualche anno dopo, per essere nuovamente ripristinata il secolo successivo come postazione d'avvistamento; dal 1870 al 1969 ha ospitato la Guardia di Finanza; e la Torre Capovento, a pochi chilometri a sud del paese, sull'omonimo strapiombo, anch'essa utilizzata come posto di dogana. Le incursioni barbaresche sono ancora oggi ricordate dal nome della Valle dei Corsari, presso la Grotta di Tiberio.

La Torre Truglia;
di fianco la torre Capovento.

Raggiungendo Sperlonga dalla strada litoranea che attraversa il nucleo moderno - piacevolmente adagiato tra la morbida campagna pontina e la spiaggia dorata - si alza lo sguardo … ed ecco lassù, arroccato su uno sperone di roccia del monte Magno, a 65 m. sul mare, il borgo antico di aspetto tipicamente mediterraneo (gli somiglia da vicino Monastir, sulla costa tunisina), con le sue case bianche, che si inseguono verso l'alto tra fughe di archetti, viuzze strette, impervie scalette e gradinate più dolci, piccoli belvedere su panorami incantevoli, cortiletti su cui affacciano portali, persiane dipinte d'azzurro, ringhiere di ferro, botteghe pittoresche: ogni angolo è una sorpresa, fino al culmine della "Piazzetta", un salotto all'aperto da cui si dipartono le discese verso la Riviera di Levante.

Una delle scale che scendono
verso la spiaggia di Levante.
La stradina voltata che dalla
"Piazzetta" si addentra nel Paese.
Il Paese arroccato sullo sperone di roccia, visto dal porticciolo.

E laggiù, in distanza (in effetti una passeggiata di una ventina di minuti lungo il bagnasciuga), ecco la Grotta di Tiberio, un'ampia e profonda cavità naturale alla base del monte Ciannito, all'estremità orientale della "Spiaggia dell'Angolo". Era il ninfeo di una villa imperiale - chiamata da Svetonio Spelunca nella sua biografia di Tiberio, di cui rimangono ricche vestigia - che si estendeva per trecento metri di lato, lungo la spiaggia, e si componeva di acquartieramenti per la truppa, residenza imperiale vera e propria, impianto termale, piscine antistanti la grotta, destinate all'itticoltura. Fu abbandonata nel 26 d.C., probabilmente per effetto di un'alluvione che ne compromise la stabilità, inducendo Tiberio a trasferirsi a Capri.

La Grotta di Tiberio
Alcuni ruderi della villa di Tiberio

Nel corso di lavori per l'apertura della via Flacca, nella seconda metà degli anni Cinquanta, vennero alla luce non solo i ruderi della villa, ma anche oltre 10.000 frammenti marmorei di grandiose sculture ellenistiche (fine del II sec. a.C.) che rappresentano soggetti omerici, con particolare riferimento al mito di Ulisse.

Sul luogo è pertanto sorto il luminoso e accogliente Museo Archeologico Nazionale, inaugurato nel 1963, che ospita i numerosi reperti e le ricostruzioni dei monumentali gruppi statuari, in origine collocati nella grotta.

Come arrivare a Sperlonga

La cittadina si trova a 116 Km. da Roma e a 114 da Napoli. Per chi viene in automobile dalla Capitale, è raggiungibile con la via Pontina fino a Terracina per poi proseguire lungo la via Flacca. Per chi percorre l'Autostrada del Sole Roma-Napoli, l'uscita più vicina a Sperlonga si trova a Cassino. Con il treno (FS, diretto Roma-Napoli) si deve scendere alla stazione di Fondi. Di qui parte il servizio di trasporto pubblico di collegamento con Sperlonga, in estate ad ogni arrivo dei treni. Un piccolo porto turistico consente l'attracco e il rimessaggio per circa 150-200 imbarcazioni con pescaggio non superiore a 0,50 m

Il Museo si trova sulla via Flacca, a circa due km dal Borgo. E' aperto dalle ore 9 fino al tramonto. Il biglietto costa 2 euro.

A cura di Paola Presciuttini, giugno 2006