Sulla cresta dell'onda
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"Val Vigezzo, la valle del tempo dipinto"

La valle Vigezzo si estende longitudinalmente da Est ad Ovest, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola (VCO), su di un vasto altopiano di origine glaciale, in quella parte del territorio piemontese che confina con il Canton Ticino, già nelle Alpi Lepontine, e con il Lago Maggiore, su cui affaccia Cannobio. E' un luogo incantato, ricco di bellezze naturali, di storia e di arte, e possiede anche alcune caratteristiche peculiari e curiose, che le hanno procurato i soprannomi di "Valle dei pittori, degli spazzacamini, delle meridiane, e... dell'acqua di Colonia".

Si trova alle soglie dell'area selvaggia più vasta d'Italia, il Parco Nazionale della Val Grande - del quale è stato allestito un museo nel paese di Malesco - vero santuario dell'ambiente. I suoi sentieri possono essere percorsi, a partire dalla Piana di Vigezzo - dove giunge una modernissima cabinovia con partenza da Prestinone, frazione di Craveggia - dagli amanti delle passeggiate ad alta quota, a stretto contatto con la natura tra fantastici paesaggi. Inoltre il trenino blu della Vigezzina, la ferrovia italo-svizzera che si estende per 52 km con 83 ponti e 31 gallerie, offre itinerari pittoreschi e suggestivi.

La stazione di Piana di Vigezzo
Prestinone dall'alto della cabinovia

Le peculiarità della vallata, prima accennate, cominciano dal regno minerale, conosciuto dagli appassionati e studiosi di mineralogia di tutto il mondo sin dalla fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, per il ritrovamento di campioni di grande valore scientifico e collezionistico, come il Berillo, la Columbite, i cui cristalli migliori provengono dal Pian dei Lavonchi, un pianoro situato alle spalle del paese di Craveggia, e l'Euxite, un ossido di Titanio, Ittrio, Niobio e Tantalio. Ma l'elenco dei minerali della valle Vigezzo è lunghissimo e comprende più di cento specie.

L'appellativo di "valle dei pittori" le viene a buon diritto dal notevole numero di artisti nati nei paesi della vallata e operanti in essa, o recatisi a portare la loro arte all'estero. Oltre alla famiglia Sotta, del Comune di Malesco, che conta tra le proprie fila quindici pittori, troviamo testimonianze dell'attività artistica vigezzina fin dal Seicento nella chiesa di San Silvestro a Druogno, affrescata da due stimati pittori: Carlo Mellerio, uno dei primi artisti conosciuti in Valle, e Giacomo Rossetti, che affrescò il presbiterio.

Nel settecento la chiesa della Vergine Assunta nella piazza del paese di Santa Maria Maggiore fu decorata dai due maggiori affreschisti della storia artistica della valle, Lorenzo Peretti, nativo di Buttogno, frazione di Malesco, dove ancora esiste la sua semplice casa natale, e Giuseppe Maria Borgnis, nato a Craveggia.

Quest'ultimo, autore di tutti gli affreschi della chiesa del suo paese, dedicata ai santi Giacomo e Cristoforo, morì nel 1761 nelle vicinanze di Londra, dove si era recato per affrescare le sale del palazzo di sir Dashwood, eccentrico aristocratico inglese, appassionato di arte classica.

Nell'ottocento il più importante pittore fu Lorenzo Peretti che affrescò molte edicole votive sparse nelle frazioni del Comune di Malesco, e nella prima metà del novecento il vigezzino Carlo Fornara, nativo di Prestinone (frazione del Comune di Graveggia), fu notevole maestro divisionista a fianco di Segantini.

Ma indipendentemente dall'eccellenza dei suoi artisti, l'appellativo calza perfettamente per tutti i paesi della valle che sembrano fare a gara con la ridente natura piena di poesia, presentandosi al visitatore con le facciate delle case graziosamente affrescate, con le cappelle votive e i tabernacoli sparsi un po' ovunque lungo le vie e i sentieri.

Gli alti fitti comignoli di Graveggia

Per quanto riguarda gli spazzacamini, la selva armoniosa di comignoli che specialmente a Graveggia, costituisce un elemento inconfondibile del paesaggio della Valle, richiama istintivamente alla mente la figura di questi umili operatori dei secoli passati. C'è persino nel comune di Santa Maria Maggiore un piccolo museo dedicato allo spazzacamino, fondato nel 1983, dove si svolge l'annuale raduno internazionale degli spazzacamini di tutta Europa nella prima settimana del mese di settembre. In quello stesso anno un monumento in bronzo fu eretto a Malesco per ricordare il giovane spazzacamino Faustino Cappini, morto adolescente nell'esercizio della sua attività.

Qui viene affermata l'esistenza della protezione agli spazzacamini di Vigezzo da parte dei re di Francia, che concessero loro il privilegio di assoluta libertà di commercio in terra francese con esenzione dal pagamento di ogni tassa o balzello.

Ma per chiarire la ragione di tale privilegio bisogna ricorrere al fascino della leggenda. Questa tramanda che un giorno di autunno intorno al 1612 il garzone dodicenne di uno spazzacamino di Villette (gli spazzacamini fumisti venivano mandati in città e anche all'estero fin da bambini perché potevano infilarsi nelle canne fumarie più agevolmente degli adulti), entrato attraverso il comignolo in una canna fumaria del palazzo del re di Francia, si era ritrovato nel camino di una sala in cui alcuni cospiratori stavano congiurando contro la vita del giovane re. Il ragazzo riferì la cosa al padrone, che si mise in contatto con la dama di corte di origine italiana Eleonora Doni, che a sua volta avvertì la regina Maria dei Medici, madre e reggente del re di Francia. La congiura così fu stroncata e la vita del giovane re fu salva. In seguito a ciò fu firmato dai re di Francia, come ringraziamento, l'editto dei privilegi a favore degli spazzacamini della val Vigezzo.

Non c'è invece bisogno di rifarsi ad una leggenda per affermare che l'Acqua di Colonia, famosa in tutto il mondo, è originaria della Valle Vigezzo e precisamente di Crana, frazione di Santa Maria Maggiore, dove nacque il suo inventore, Giovanni Paolo Feminis (lo ricorda una lapide sulla sua casa natale). Costui emigrato come tanti Vigezzini che nei secoli scorsi lasciarono la valle per cercar fortuna in altri paesi d'Europa, nel 1693 all'età di circa 25 anni si stabilì a Colonia dedicandosi al commercio di acque odorose di sua fabbricazione. Già in patria, come risulta da vecchie ricette e studi trovati presso famiglie imparentate con la sua, aveva compiuto esperimenti e ricerche con le essenze che la flora alpina della valle, con la ricchezza delle sue specie, gli forniva, e a Colonia mise in commercio un'acqua che chiamò prima "Mirabilis" e poi "di Colonia". Nel 1736, dopo aver raggiunto agiatezza ed onori, morì senza lasciare eredi, ma la fabbricazione dell'acqua di Colonia fu continuata da un suo collaboratore, Carlo Girolamo Farina, anche lui nativo del Comune di Santa Maria Maggiore, che la trasmise ai discendenti.

Veniamo infine al soprannome, certamente meritato, di "Valle delle meridiane". Queste sono infatti in tal numero da raggiungere, sommando gli orologi solari di tutti i paesi della valle, almeno 320. Numerose sono quelle realizzate dall'ing. Giacomo Brindicci Bonzani, il pioniere della moderna diffusione in valle della scienza gnomonica, che si avvaleva della collaborazione dell'arch. Giovanni Simonis e di numerosi pittori locali. Nato a Milano da Nicola ed Emma Bonzani di Villette, pur esercitando la sua professione in Lombardia, non abbandonò mai il paese di sua madre, del quale fu anche sindaco per molti anni.

Da Meridiane in Val Vigezzo / La valle del tempo dipinto, a cura della
Comunità Montana Valle Vigezzo,
e-mail vallevigezzo@vallevigezzo.vb.it

La pubblicazione offre una panoramica esauriente degli orologi solari
sparsi nella valle - seppur inevitabilmente incompleta
per effetto della frequente realizzazione di orologi ulteriori - unita a cenni storici
e a un'accurata spiegazione delle modalità di costruzione e lettura delle meridiane.

"Sua prerogativa fu quella di aver applicato i suoi quadranti a tempo medio civile (l'ora dei comuni orologi) anche su pareti fortemente declinanti (sia ad ovest che ad est) perché le curve orarie "a forma di 8", dette lemniscate, producessero effetti estetici di indubbia efficacia (oltre che, naturalmente, offrire ai passanti l'ora esatta): I suoi primi orologi solari, risalenti agli anni '60, furono tradizionali, del tipo "francese" a tempo solare vero locale, (ad es. la prima meridiana del Blitz o quella sull'asilo infantile di Villette). Un'altra peculiarità dei suoi quadranti fu l'uso quasi costante dello stilo con disco gnomico dorato, realizzato da artigiani vigezzini e rigorosamente dorato a Milano. Sulla piastra forata a forma di sole soleva far incidere nella faccia rivolta alla parete il nome della "regina della casa" e la misura dell'ortostilo in millimetri. "

    (Da Meridiane in Val Vigezzo cit.)

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1995, altri Vigezzini coltivano con passione questa antica scienza: l'arch. Giacomo (Gim) Bonzani di Villette, suo figlioccio ed allievo di gnomonica, che terminò le due ultime meridiane lasciate da lui incompiute; il prof. Dante Castelnuovo di Santa Maria Maggiore, l'ing. Mario Damone di Genova; il sig. Guido Dresti di Graveggia, autore tra l'altro di piccoli orologi portatili, veri gioielli di gnomonica; l'ing. Roberto Garavaglia di Santa Maria Maggiore; il sig. Sergio Materni di Malesco, decoratore, che ha sviluppato con i figli un programma informatico per il calcolo dei quadranti solari.


Le meridiane vigezzine, da noi fotografate e qui presentate in pagine apposite, si trovano nei Comuni di Druogno con le frazioni di Albogno, Cadone e Gagnone; di Santa Maria Maggiore con le frazioni di Crana e di Buttogno; di Toceno con la frazione di Promezz; di Craveggia con le frazioni di Vocogno, Siberia e Prestinone, di Malesco con la frazione di Finero e l'oasi del WWF; di Re e di Villette.

Foto di Paola Antonioli, Nino Trabano e Paola Presciuttini, febbraio 2009