Sulla cresta dell'onda
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C A S T E L L A R O

Le prima notizie di Castellaro Ligure (IM), ricordato da Giovanni Ruffini ne Il dottor Antonio, risalgono a un atto notarile della metà del XII secolo, con il quale i Clavesana ne cedettero la proprietà. Quasi un secolo dopo il borgo divenne feudo dei Lengueglia e poi passò agli Spinola.

Vi si erge il Santuario di Nostra Signora di Lampedusa, sul quale spicca una meridiana a ore francesi declinante a sud-est.

meridiana di Castellaro

Il Santuario fu innalzato nel 1619 a seguito di un atto di pirateria e di fede: nella notte del 25 giugno 1561 Andrea Anfossi, detto il «Gagliardo» per la sua robustezza e per il suo coraggio, fu preso prigioniero durante un'incursione dei pirati di Ulugh Alì e fu ridotto in schiavitù al remo.

meridiana di Castellaro

Dopo decenni di lavori forzati, nel 1602 la nave barbaresca su cui era imbarcato si trovò a sostare in una rada di Lampedusa e il prigioniero fu mandato a terra a tagliar legna. Mentre invocava l'aiuto del Cielo, una luce splendente lo guidò verso una grotta dove si materializzò una tela che raffigurava la Madonna e Santa Caterina martire. Con rinnovato vigore l'Anfossi scavò una canoa da un tronco e lasciò l'isola, sostenendo con le braccia la tela sacra a mo' di vela. Raggiunto finalmente il suo paese natale, volle che nel podere di sua proprietà fosse edificato un Santuario dedicato alle sue Salvatrici, nel quale è ancora conservata la tela prodigiosa.

Il portale della chiesa è sormontato da un antico affresco che rappresenta la miracolosa navigazione aiutata dalla sacra immagine, affiancato da una fitta iscrizione che racconta la storia.

meridiana di Castellaro

Il Santuario è da allora divenuto luogo di devozione dei naviganti e conserva un'ampia collezione di ex voto.

ex voto Castellaro

Foto W. Rossi, 10 settembre 2007

Una seconda meridiana, di fattura recente, si trova sulla facciata di una casa nelle adiacenze di piazza Ruffini

meridiana di Castellaro
meridiana di Castellaro

Foto W. Rossi, 30 novembre 2007

A cura di Paola Presciuttini