Sulla cresta dell'onda
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Dego, frazione Girini (SV)

Dal sito del Comune apprendiamo che Dego Ŕ centro agricolo dell'Appennino Ligure, alla confluenza tra il Rio Grillero e la Bormida di Spigno.

Per la sua posizione strategica fu una postazione difensiva contro le incursioni dei Saraceni e fu spesso al centro di eventi militari, passando di mano pi¨ volte nei secoli, come attestano i ruderi dei suoi castelli. Come altri paesi del Savonese, fu inserito nella Marca Aleramica nel X secolo, fu possedimento dei Marchesi Del Carretto che lo fortificarono, pass˛ ai banchieri Scarampi nel XIV sec., e infine appartenne ai Marchesi del Monferrato. Nel 1625 fu conquistato dai Savoia e fu annesso al Regno di Sardegna dopo circa un secolo.

Nel marzo del 1814 il papa Pio VII░, riacquistata la libertÓ dalla prigionia napoleonica, si ferm˛ a Dego. La portantina usata per trasportarlo nell'alloggio che l'avrebbe ospitato Ŕ oggi conservata nel Palazzo Comunale.

Nella vicina frazione di Girini, a circa quattro chilometri da Dego, si trovano tre orologi solari. Del pi¨ antico rimane solo una traccia su una casa colonica.

Dego Girini

Su un edificio pi¨ recente, Ŕ invece ben preservato un quadrante datato 1883, orientato sul meridiano di Roma e declinante a levante. Segna le ore dalle 05.00 alle 13.00 ma anche il mezzogiorno locale. Tra le linee orarie delle 12.00 e delle 13.00 compare il nome "Girino".

Sotto il quadrante, recentemente restaurato, si trova un "nastro" con i nomi Anna, Lorenzo, Alberto, Margherita, Ilaria, Elisabetta, Francesco e Chiara, probabilmente membri della famiglia, ai quali lorologio Ŕ stato dedicato.

Dego Girini

A poca distanza, un terzo quadrante si trova alla destra della porta d'ingresso di una villetta moderna.

E' orientato sul meridiano di Roma, declinante a ponente e segna le ore dalle 11.00 alle 20.00. In alto la data ottobre 1886 e le iniziali M.G. dell'autore. In basso, una scritta informa che Giacomo Ruffini ne commission˛ il restauro nel 1971.

Dego Girini

Foto di Carlo Di Ruzza

a cura di Paola Presciuttini, gennaio 2011